sabato, 7 Febbraio 2026

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Platinette: “Le donne della tv hanno una grande forza di volontà” (INTERVISTA)

Platinette e Simone Gerace danno vita a “Sei Donna?” un dialogo semiserio sulle donne in televisione. Nel dialogo tra Mauro Coruzzi (in arte Platinette) e Simone Gerace si parla di televisione, o meglio, delle conduttrici televisive e, in generale, del ruolo della donna in TV rispetto ai loro colleghi uomini.

Attraverso una bellissima e divertente analisi della televisione degli ultimi 50 anni, ecco come la donna riesce a delinearsi davanti al piccolo schermo, conquistando sempre più il pubblico e scavalcando, di gran lunga, i loro colleghi. Qual è il segreto di tanta bravura? Platinette ha scelto di raccontarsi, in esclusiva, per i lettori di Blog di Lifestyle.

“Dialogo semiserio sulle donne in televisione”: com’è stato scrivere questo libro?

Avendo impostato il libro in una serie di lettere, come quelle che si scrivevano una volta, i due autori hanno lavorato separatamente con un meccanismo di scrittura tale per cui uno passava la palla all’altro e nessuno sapeva cos’avrebbe proposto alla fine della lettera se non quando la lettera la riceveva. Abbiamo scritto sotto l’impulso della passione per “la donna” in tv e ci siamo incontrati grazie ad una puntata di Barbara d’Urso. Siamo diventati amici, abbiamo continuato a scambiarci opinioni sulle donne della televisione, abbiamo cercato di mettere in risalto alcune delle qualità che addirittura nella vita quotidiana non vengono messe mai in evidenza.

Nel libro si parla di “girl power”, il potere delle donne: che cos’è e da dove nasce?

La televisione di oggi: se non ci fossero queste donne è come se spegnessi la tv, perché non c’è un momento della giornata in cui non ci siano una o più figure femminili al lavoro, al momento stesso, in concorrenza l’una con l’altra, di fronte alla rivalità inevitabile dei numeri, sia che sia in prima serata sia che sia la mattina presto. Le figure come la Carlucci o la De Filippi, Barbara d’Urso, Cristina Parodi, Benedetta Parodi… è un continuo vedere donne in televisione 24h su 24: sono solo donne; uomini così bravi e capaci di affrontare l’intrattenimento così come fanno le donne non ce ne sono, forse perché questi si vergognano un po’ di farlo, si sentono troppo grandi giornalisti e considerano questa realtà come distante. Molti sono, però, gli uomini bravi in tv come Fabrizio Frizzi o Carlo Conti.

Come riescono queste donne a combinare successo e professionalità come armi in più?

Ciascuna ha un suo “sistema”, ma ci sono elementi che possono risultare comuni: se penso a Barbara d’Urso o Lorella Cuccarini mi viene subito in mente una forza di volontà molto forte, così tanto da riuscire a far realizzare loro un obiettivo; questo viene perseguito con una mente molto chiara. Se oggi sono così è tutto un enorme sforzo di qualità. È una questione anche di atteggiamento.

Quanto conta la bellezza al femminile in tv?

Dipende da chi se la porta addosso come una necessità. Non ce n’è una nella storia dello spettacolo che non abbia chiaramente almeno fatto ricorso alla chirurgia estetica. Ciò che noi vediamo bello è quello che ci convince sugli altri. Capisco che per loro la bellezza possa rappresentare un’angoscia e che molte di loro possano essere ritoccate, rifatte: le più grandi entertainer della televisione, non italiana ma americana, come Joan Rivers, che io ho amato per la sua crudeltà e la sua cattiveria, hanno fatto ricorso a più o meno evidenti “ritocchini”. Se si vanno a confrontare le sue foto da più giovane con le foto dell’ultima fase prima di morire si vede una differenza netta, ma comunque il suo modo di fare televisione è rimasto lo stesso, la sua cattiveria era una cattiveria che non risparmiava addirittura neanche se stessa.

Signorine del tubo catodico: quanto ha funzionato ad oggi il modello letterina/valletta, basti pensare a Ilary Blasi o Elisabetta Canalis?

Non c’è una regola. Un po’ come la storia del Grande Fratello: chi l’avrebbe mai detto che da quel programma sarebbero usciti attori di cinema e palcoscenico, conduttori; chi l’avrebbe detto che avrebbero generato fenomeni come Tarricone? Non è la provenienza che conta, ma la possibilità che la provenienza ti può dare. Tra le grandi ragazze della tv, e non solo, ce n’è una bravissima, Roberta Lanfranchi. Tutti gli altri sono spariti e non è un caso.

Apparenza e finzione vs. realtà e verità: in quali percentuali ci sono queste due opposte componenti in tv?

Se si fa un programma, come si faceva una volta, di moda, quelli molto raffinati e senza conduzione o con la conduzione appena accennata, l’apparenza non solo è la forma ma il tutto. Secondo quello che si dice Alessia Marcuzzi sarà la conduttrice dell’Isola dei Famosi : in quel caso non è importante se lei quest’anno metterà qualche esponente della moda o meno, ma come lo farà.

Qual è il tuo modello ideale di televisione femminile?

La televisione che sia capace, come non accade più, di intercettare la verità che non sono quelle dei ruoli. Mi piacerebbe una tv di confessioni, di emozioni forti, raccontata con la verità, che può essere anche una naturalmente pericolosissima, perché tu sei volontariamente messo in gioco. Una tv davvero vera, non un insieme di costruzioni ad hoc. Anche se fare una televisione così non è per niente facile. Adesso la tv è dissanguata, la mania dei social l’ha distrutta.

Cosa ne pensi della tv urlata?

Tutto il bene possibile, almeno rimango sveglio. Litigano in maniera urlata molto di più i politici. Vedere Tina Cipollari con un anziano corteggiatore e farne nascere un litigio da vicolo di paese dell’entroterra non mi scandalizza per niente, anzi.

Quanta meritocrazia c’è davvero in tv?

Non credo che ci sia: si devono fare i numeri, la pubblicità, quindi perché certi programmi che non funzionano vengono riproposti? Forse perché c’è una grande pressione dietro. La meritocrazia non è un valore uguale per tutti: chi va in onda perché fa numeri e chi va in onda nonostante non faccia numeri. Barbara d’Urso non ha nessuna forza, senza non i numeri che fa e probabilmente sono quelli il segno della meritocrazia.

Quale può essere il futuro per le donne in tv?

Non ce n’è uno solo fino a quando non ci sarà un direttore di rete donna come è accaduto adesso con Mediaset.

Il matrimonio rovina le coppie?

Credit photo: www.wellnessworld.it

Si, lo voglio” è una delle frasi più importanti che un uomo o una donna possa pronunciare nella propria vita.
Il matrimonio è uno dei momenti più emozionanti e significativi: l’ansia della tanto attesa giornata, il timore che qualcosa possa andare storto e, soprattutto, la curiosità, ma anche lo spavento, di sapere cosa ci aspetta dopo, quando la festa sarà finita.

Per moltissime persone, il matrimonio è la tappa che aiuta a rafforzare il rapporto di una coppia, a renderlo più stabile e sicuro. Al contrario, per altre coppie il fatidico si porta solamente disastri: si inizia con incomprensioni e litigi e si finisce con le carte del divorzio tra le mani.
Una cosa però è certa: il matrimonio, nel bene o nel male, cambia radicalmente la vita di una coppia.

Ma esiste un modo per non rovinare il rapporto dopo le nozze? C’è la possibilità che tutto rimanga come prima? Senza litigate e discussioni?

La predisposizione

Non credete a chi vi dice che prima di una certa età non ci si può sposare perché siete troppo piccoli e non sapete cos’è l’amore. Non fidatevi nemmeno di chi vi dice che dopo i 50 anni sposarsi vi renderà, agli occhi di tutti, dei ragazzini. L’amore non ha età: non importa se dovrete aspettare molto tempo o se troverete subito la vostra dolce metà, l’importante è essere predisposti.

Un matrimonio funziona meglio se entrambi sapete a cosa state andando incontro. Avere ben presenti obiettivi ed aspirazioni future vi aiuterà solo a rafforzare il vostro rapporto. Affrontare ogni problema sapendo che l’altro/a è sempre pronto a sostenervi vi farà sentire più sicuri, come è giusto che sia in un matrimonio.

La personalità

Anche il carattere di una persona gioca un ruolo fondamentale in un matrimonio. C’è chi, avendo accanto una persona, si sente più sicuro – come se potesse spaccare il mondo da un momento all’altro -, e chi, invece, si sente in trappola, come un uccellino in gabbia.

Naturalmente, questo aspetto della personalità può anche cambiare durante gli anni, ma comunque fate molta attenzione: a chi piace sentirsi libero forse non è ancora pronto per un matrimonio, che, in modo o nell’altro, tarpa le ali.

L’esempio dei genitori

Diversi studi dimostrano che il successo di un matrimonio può dipendere anche dal rapporto che hanno avuto i propri genitori.

Se i vostri genitori hanno avuto un matrimonio da favola, anche il vostro lo sarà, avendo avuto da loro un buon esempio. Ma, a volte, le aspettative erano talmente alte che la vostra relazione di sembra inadeguata, almeno se confrontata con la loro.

Al contrario, se i genitori passavano più tempo a litigare che altro, voi tenderete a stare alla larga da rapporti duraturi, forse per la paura di dover affrontare gli stessi problemi. Oppure diventerete i migliori sposi del mondo perché proprio non volete vivere la stessa situazione dei vostri cari.

La persona giusta

Ovviamente un matrimonio non può funzionare se al vostro fianco avete una persona che non amate o con cui non andate d’accordo.

In un primo momento, quando tutto pare perfetto, anche la persona accanto a voi può sembrare la persona adatta, con cui metter su famiglia. Ma, solo vivendo giorno per giorno, si impara a conoscere una persona e a capire se è veramente la propria metà, quella con cui si vuole passare il resto della propria vita. Anche perché, quando si è con la persona giusta, tutti i problemi si annullano: ciò che importa è proprio la vostra forza.

25 anni dalla Caduta del Muro di Berlino: una festa o forse no?

L’epocale caduta del Muro di Berlino giunge oggi al suo ventincinquesimo anniversario: simbolo del crollo del Comunismo e della fine della Guerra Fredda, l’evento suscitò nel 1989 l’insorgere dei più comprensibili sogni d’emancipazione e di libertà. Ma questi sogni, a distanza di un quarto di secolo, sono davvero diventati realtà?

È vero, il mondo è cambiato quel 9 novembre 1989, quando centinaia di persone – armate di pale e martelli – hanno cominciato ad abbattere quell’odiata barriera che separava la nazione da più di 28 anni e che ricordava a tutti la costante minaccia della guerra. Attualmente diventata la quarta potenza economica su scala mondiale e considerata quale principale propulsore dell’Unione Europea, la Germania si appresta a celebrare l’evento che le ha permesso di riaversi dalla separazione impostale dal Regime Sovietico dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La caduta del Muro incarna un preciso momento storico: quello che segna la fine della Guerra Fredda e l’emergenza improrogabile di una nuova era. È stata la Caduta del Muro a rendere possibile la creazione dell’Unione Europea, favorendo l’egemonia della sfera geoeconomica su quella geopolitica“, spiega John Feffer, a capo del dipartimento delle Politiche straniere presso l’Institute for Policy Studies di Washington.

Oltre a rappresentare uno stravolgimento delle sfere politiche ed economiche, la Caduta del Muro di Berlino ha significato anche una vittoria dei diritti della persona: un’icona che continua a essere d’ispirazione per i migliaia di militanti desiderosi di libertà e democrazia. D’altra parte però, una volta innescatisi cambiamenti di un’incidenza alquanto significativa, le alte aspettative sorte nel 1989 hanno trovato ben poca soddisfazione nei venticinque anni che sono seguiti: “Le grandi speranze circa la caduta di ogni regime dittatoriale, la pronta risoluzione di ogni conflitto, la creazione di un’economia più equa, l’impiego delle risorse economiche a favore dei bisogni sociali piuttosto che a sostegno delle missioni militari sono state disattese – continua Feffer – Le guerre continuano a provocare morte e distruzione, i dittatori si succedono al potere, le spese militari continuano a essere astronomiche”.

E nuove minacce sono emerse mentre quest’evento si avvicinava, con la riapparizione del fantasma della Guerra Fredda non appena la situazione è diventata critica in Ucraina – Paese il cui destino sembra pericolosamente dipendere dai rapporti tra Stati Uniti, Europa e Russia. Il venticinquesimo anniversario della Caduta del Muro di Berlino viene, dunque, a cadere in un momento estremamente delicato al livello internazionale: dato, questo, che dovrebbe far risorgere in noi, più che uno spirito di festa, un ben più scomodo spirito critico.

#unlibroèunlibro, la campagna social per abbassare l’IVA agli ebook

Uno scatto e un pollice in giù per dire no alla discriminazione tra libri ed ebook. È questa la campagna promossa dall’Associazione Italiana Editori e diffusa sul web da autori o semplici lettori con l’obiettivo di chiedere l’equiparazione dell’IVA sugli ebook. Attualmente infatti il regime IVA a cui sono sottoposti i libri cartacei è del 4%, mentre per quanto riguarda quello dei libri digitali questa sale fino al 22%. Eppure il messaggio che si vuole promuovere attraverso questa iniziativa è proprio il fatto che un libro è un libro, indipendentemente dal suo formato e una storia è una storia, a prescindere dal supporto di lettura.

Tra gli obiettivi vi è anche quello di favorire la diffusione del libro in Italia anche attraverso l’aiuto delle nuove tecnologie, considerando che il Paese è all’ultimo posto in Europa per indice di lettura. Infatti, solo 4 italiani su 10 (il 43%) legge almeno un libro all’anno.

“Penalizzare l’e-book è penalizzare l’innovazione e la lettura“, sostiene l’associazione.“Questa è l’opportunità per cambiare, tutti insieme, le decisioni dell’Europa visto che sino a dicembre l’Italia ha la presidenza dell’Unione europea. Useremo ogni occasione per coinvolgere gli italiani e tutti i lettori europei per chiedere al nostro Governo di convincere l’Europa che un libro è un libro.”

Un’iniziativa accolta in maniera positiva dal pubblico italiano, che si è attivato in poche ore con oltre 5mila conversazioni social, nonché con numerosi selfie con l’hashtag #unlibroèunlibro e il pollice in giù, simbolo della campagna.