venerdì, 6 Febbraio 2026

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Le decisioni migliori si prendono a stomaco vuoto

Quando si ha fame la mente è obnubilata dal desiderio di incontrare sul proprio cammino una bistecca o qualsiasi altra cosa vicina e commestibile. Una perdita di ragione che tuttavia, secondo uno studio dell’Università olandese di Utrecht, ci consentirebbe di prendere decisioni giuste.

I ricercatori, infatti, consigliano di tenersi alla larga dal frigorifero nel momento in cui dobbiamo riflettere e ragionare su una qualsiasi questione personale. La motivazione? La fame manterebbe vivo lo stato di arousal (allerta) dell’individuo, dirigendolo subito verso la scelta più saggia, ed evitandogli l’immersione nei contorti meccanismi mentali.

81 studenti universitari sono stati coinvolti in tre diversi compiti. Tutti i soggetti sono stati fatti digiunare dalla notte prima dell’esperimento e al mattino seguente ad alcuni è stato offerto uno yogurt denso, che favorisse il senso di sazietà, agli altri nulla.

In due dei tre compiti gli studenti sono stati coinvolti in test psicologici, mentre nell’ultimo l’esame testava la lungimiranza dei soggetti. Il risultato? Decisioni più sagge e a lungo termine, per gli esaminati a stomaco,vuoto.

Ovviamente questo effetto non è applicabile ad altri stimoli che coinvolgono l’arousal.

Davanti ad un bivio, insomma, diamo le spalle al frigo e scegliamo con l’unico mezzo che troppo spesso ignoriamo: il cervello.

Tristezza, l’emozione che dura 240 volte più delle altre

Credit photo: http://gnuova.blogspot.it

Perché quando si è tristi sembra che il tempo non passi mai? E – al contrario – come mai i momenti sereni passano sempre troppo velocemente?
A risolvere questo misterioso problema ci hanno pensato i ricercatori dell’Università di Leuven in Belgio, che hanno poi deciso di far pubblicare i risultati della ricerca sulla rivista “Motivation and Emotion”.

I ricercatori hanno condotto lo studio intervistando 233 giovani studenti. Prima di tutto, i ragazzi hanno dovuto raccontare le ultime occasioni in cui avevano provato delle forti emozioni, cercando di ricordare anche la loro durata. In seguito agli studenti è stato proposto un questionario riguardo le strategie usate per gestire tutte le emozioni provate.

I risultati confermano la percezione che tutti hanno riguardo ai momenti tristi e a quelli più felici perché “quando siamo tristi rimuginiamo continuamente sulla situazione: pensiamo alla cause, alle conseguenze di ciò che ci sta capitando tentando in ogni modo di trovare una soluzione. Ecco proprio il rimuginare è uno degli elementi fondamentali che determina la durata di un’emozione. Più si rimugina, più a lungo dura la sensazione che viviamo“.

In particolare, la tristezza è la più lunga tra le emozioni: dura 240 volte più a lungo di tutte le altre. Secondo i ricercatori infatti “la tristezza va a braccetto con eventi che hanno un grande impatto emotivo su di noi, come gli incidenti o la morte. Ecco perché è destinata a durare più a lungo“. Anche della vergogna, della colpa, della sorpresa e della felicità.

Non mancano nemmeno le differenze di durata tra emozioni che, almeno a “prima vista”, sembrano molto simili tra loro. Un esempio? Stando a ciò che risulta dallo studio sembra proprio che ci si senta in colpa per molto più tempo rispetto alla sensazione di vergogna. Ma anche l’ansia non scherza: è persino più lunga della paura.

Lo studio però provoca anche stupore: chi l’avrebbe mai detto che la noia, tra tutte le emozioni, è la più breve? Quando ci si annoia però il tempo sembra non passare mai. Tranquilli, gli studiosi hanno trovato una risposta anche a ciò: sembra proprio che “le emozioni più brevi sono collegate ad eventi che hanno poca importanza, mentre quelli che durano di più sono collegate a situazioni che ci sconvolgono a che ci interessano da vicino“.

Galateo 2.0, come usare la tecnologia con educazione

Pienamente immersi nell’era tecnologica e impegnati ogni giorno in maniera più o meno intensa con gli apparecchi tecnologici, è diventato un bisogno quasi naturale sapere anche quando e come è possibile e soprattutto educato tirare fuori il proprio cellulare. Abbiamo bisogno di un vero e proprio galateo del nostro tempo, che indichi le regole base per un uso educato della tecnologia nelle differenti situazioni quotidiane. Debrett’s ha risposto a questa necessità, pubblicando una guida dedicata alle buone maniere tecnologiche.

Infatti, le domande più frequenti giunte alle orecchie degli esperti del volume da parte dei lettori, riguardano propro l’uso del cellulare: in quali situazioni è meglio rimetterlo in tasca o in borsa? Secondo la regola stabilita dalla guida, lo smartphone deve essere riposto in tutte le situazioni in cui si è impegnati a fare altro. Dal pagare il conto alla cassa di un negozio al prendere un caffé. In questi casi, l’uso di Whatsapp e gli aggiornamenti sui social farebbero soltanto passare per dei grandi maleducati. Il cellulare va inoltre riposto anche quando si è in compagnia di altri e in tutti i luoghi in cui è richiesto il silenzio: al cinema, al teatro e in chiesa.

Ci sono poi alcuni interrogativi sull’uso delle popolarissime sigarette elettroniche, tra le quali, la più comune è stata: si può fumare sul posto di lavoro? La risposta della guida è stata secca: mai. Si rischia di passare per persone poco concentrate e inoltre, si rischia di distrarre i propri colleghi.

Per quanto riguarda l’uso delle e-mail, l’abitudine di inviare mail in “copia conoscenza nascosta” è da abolire, essendo un gesto poco carino nei confronti del destinatario.

Regole che sembrerebbero in realtà essere basilari, ma che è bene ribadire, perché non sono mai così scontate. Così come non sono scontati anche alcuni gesti che puntualmente eseguiamo nei viaggi sull’aereo: qui infatti è meglio evitare di reclinare il sedile dell’aereo, specie se si vola di giorno, poiché questa potrebbe apparire una scelta egoista, poco attenta agli altri passeggeri. Per la stessa ragione bisogna cercare di non invadere lo spazio dei vicini di posto e di tenere golfini, sciarpe, giornali e borse all’interno del perimetro delimitato dai due poggiagomiti.

“L’alto numero di interrogativi che abbiamo ricevuto dimostra che le buone maniere sono ancora molto importanti per le persone“, dice Jo Bryant, che ha curato le 480 pagine che compongono il volume. “Ma la chiave per essere educati – aggiunge – è sempre avere rispetto per le persone che si trovano a fianco a noi”.

Wake Up Call: un selfie appena svegli per l’UNICEF (FOTO)

Wake Up Call: “sveglia telefonica”. È questa la traduzione letteraria del nuovo gioco di solidarietà tra le star e i personaggi famosi di tutto il mondo: si tratta di scattarsi un selfie appena svegli, nel letto tra cuscini, guanciali e lenzuola stropicciate, e sfidando altri a fare lo stesso.

Sulla scia dell’Ice Bucket Challenge di questa estate, per raccogliere fondi in favore della ricerca contro la Sla, una nuova catena social, questa volta in favore dell’UNICEF. La moda del Wake Up Call è iniziata grazia all’attore Stephen Fry, che ha postato su Twitter un suo selfie appena sveglio. Con più di 7,5 milioni di followers, lo scatto ha ricevuto tantissimo successo e molti sono stati i vip che hanno voluto raccogliere la sfida portandola in mille paesi e continenti, sempre per una causa di tutto rispetto.

L’obiettivo della nuova sfida social Wake Up Call è la raccolta di fondi a favore dell’UNICEF per l’emergenza in Siria. Coloro i quali vogliono partecipare al Wake Up Call una sfida di selfie dovranno donare una cifra per lo scopo della campagna e incoraggiare altri a farlo, sfidandoli.

Tantissime le star già sul web: Tom Hiddleston, Emma Watson, Jamima Khan, Claudia Winkleman, Keeley Hawes, Nigella Lawsone, Elisabetta Canalis, Daisy Lowe, Naomi Campbell e Hugh Grant.