venerdì, 3 Luglio 2026

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BlueSmart: valigia hi-tech per instancabili viaggiatori

Bilancia, caricabatterie, sensore di prossimità, tracciamento della posizione e molto altro. Di che si tratta? Semplice: dell’Eldorado di tutti gli instancabili viaggitori.
Si chiama Bluesmart ed è il piccolo trolley, realizzato dall’omonima startup di New York, che ha aggiunto alla classica valigia caratteristiche sempre più adatte ai frequent flyer: oltre a quelle già citate, troviamo un telaio in alluminio anodizzato, quattro ruote e tessuto waterproof rinforzato con inserti in policarbonato e poliuretano, l’apertura e la chiusura digitale, e l’accesso a dispositivi elettronici.

Le funzionalità hi-tech della valigia BlueSmart sono state pensate apposta per chi viaggia quotidianamente; funzionalità che “possono risolvere tutti i problemi del viaggiatore moderno” – parola della starup newyorkese.

Il controllo del viaggiatore su BlueSmart avviene tramite un’app scaricabile sullo smartphone – sia per iOs che per Android – che permette di sbloccare il lucchetto digitale. Il GPS del telefono, poi, permette di tracciare su una mappa tutti i movimenti, così da ritrovarla sempre e comunque, avvisando l’utente con una notifica sullo smartphone nel momento in cui la valigia si allontana troppo da lui, prevenendo così eventuali furti.

La bilancia che BlueSmart ha integrata serve per tenere sempre sotto controllo il peso: è la maniglia che permette di pesare la valigia così da essere certi di non superare i limiti consentiti dalle varie compagnie aeree.
Dulcis in fundo, se il vostro smartphone ha bisogno di essere ricaricato ma voi non potete fermarvi neanche mezzo secondo per attaccarlo a una presa elettrica, niente panico: il problema è facilmente risolvibile perché la valigia BlueSmart è dotata di batteria per ricaricare completamente un telefono almeno sei volte con una sola carica.

Qui un video che vi illustrerà tutte le funzioni della valigia BlueSmart.

Ciò che più vi stupirà è che si tratta di un progetto Indiegogo: il prodotto, infatti, è stato proposto sulla piattaforma di crowd funding Indiegogo per raccogliere i fondi necessari ad avviarne commercializzazione, e ha già superato di molto il budget minimo per avviarne la produzione di massa, che dovrebbe cominciare non prima della chiusura di tale raccolta fondi.
A giungo 2015 la valigia BlueSmart sarà acquistabile nei negozi a un prezzo di circa 450$.

[Credit: macitynet.it]

Halloween: idee per costumi fai da te (FOTO)

Credit photo: www.pursesandi.net

È iniziato il conto alla rovescia per Halloween, l’evento tanto atteso da tutti, adolescenti, adulti e soprattutto bambini che, in modi differenti, avranno modo di divertirsi al massimo e di rendere la notte più paurosa dell’anno anche la più divertente.

E, che si stia in casa a guardare un film horror, che si vada in giro per il proprio palazzo a fare la famosa domanda “Dolcetto o scherzetto?” o che si partecipi ad una qualsiasi serata in discoteca, una cosa è d’obbligo: il travestimento, che deve essere assolutamente a tema.

Ma chi è disposto a spendere capitali per un costume che verrà usato solo una notte? Noi di Blog di Lifestyle vi proponiamo delle idee molto carine ed originali per realizzare dei costumi fai da te, che vi faranno fare una bellissima figura, senza che il vostro portafoglio ne risenta.

Fantasma

Il vestito da fantasma è il più semplice e veloce da realizzare: bastano un lenzuolo, delle forbici e dei pennarelli colorati.
Una volta procuratosi un vecchio lenzuolo – rigorosamente bianco -, bisogna procedere facendo due fori all’altezza degli occhi e uno all’altezza della bocca, che poi si potranno colorare e decorare a proprio piacimento. Prima finire, è importante ricordarsi di tagliare il lenzuolo alla giusta lunghezza, a meno che non volete iniziare la serata con una bella caduta.

Diavolo

Anche per il costume da diavolo occorre un lenzuolo, ma questa volta rosso o nero. In più, con un cerchietto e della cartapesta – utile per creare delle piccole corna – ed un trucco abbastanza marcato sarete dei diavoli perfetti.

Vampiro

La prima cosa da procurare è un tinta rossa, che si può anche ottenere mescolando del colorante alimentare con dello sciroppo d’acero, commestibile è ottimo da mettere anche sulla bocca.
Vestiti completamente di nero – anche con un mantello, da realizzare anche con un lenzuolo -, con la faccia piena di cipria bianca e con del sangue finto sulla bocca, altro che i Cullen.

Zombie

Quello dello zombie è uno dei costumi più gettonati, da persone di tutte le età. Anche questo é molto facile da realizzare: occorrerà un po’ di trucco, bianco sul viso e scuro intorno agli occhi – solitamente ombretto blu o viola -, del sangue finto intorno alle labbra e sui vestiti, che devono essere vecchi, rovinati e un po’ strappati.

Mummia

Se avete tempo e voglia di sperimentare, questo è il costume giusto per voi. Procuratevi garze, bustine di tè nero, calzini di spugna. Per avere un vestito pauroso, prendete un pentolone e riempitelo di acqua, lasciando il tè in infusione e poi immergendovi le garze. Una volta asciugate le garze, bisogna cucirle su dei vestiti vecchi, bianchi o beige, e fatti passare anche sul viso. Il tutto è completato infilando i calzettoni di spugna sulle calze.

Strega

Per essere una vera strega serve davvero poco: un vestito nero – lungo, corto, largo o stretto non importa -, una vecchia scopa è un cartoncino nero, con il quale si realizzerà un cappello a punta, da decorare come meglio si crede. Si consiglia poi un bel rossetto rosso e gli occhi truccati con tinte molto scure.

Bambola assassina

Per la bambola assassina è d’obbligo avere un vestitino dal colore chiaro, dei guanti e delle collant bianche e delle scarpe di vernice. Per quanto riguarda il trucco, il viso deve essere bianco, con gli occhi e le labbra, al contrario, con colori più scuri. E per dare un tocco in più, portate con voi un tenero pupazzo.

Dottore pazzo

Maglia e pantaloni dello stesso colore – se li avete verdi o azzurri – con un grembiule bianco, che deve essere sporcato con del sangue finto. Spettinate i i capelli, infilate dei guanti in l’attrice e tenete in mano un coltello: più pazzi di così si muore.

Grazie alla sua barba è diventato un vero sex symbol (FOTO)

Una barba per amica: potremmo intitolarla così la storia della vita di Jeffrey Buoncristiano, un ragazzo normalissimo, che ha rivoluzionato la sua esistenza grazie alla sua barba.

Una vita tranquilla, senza emozioni particolari o eventi determinati, fino ad una rottura sentimentale molto dolorosa. Jeffrey, distrutto, decise di trasferirsi a Brooklyn e, come usano fare molte donne che cambiano taglio di capelli quando decidono da dare una svolta drastica alla loro vita, decise di lasciarsi crescere la barba, di non tagliarla più e lasciarla wild sul mento.

In pochi mesi è diventato un’icona sexy e uno degli uomini più desiderabili e desiderati d’America.

Tutti pazzi per lo shoefiti: ma di che si tratta?

È iniziato tutto in America, oltre dieci anni fa: da allora, scarpe spaiate o legate tramite laccio hanno cominciato ad apparire appese ai cavi del telefono o della luce un po’ dappertutto – da un paio d’anni, e con sempre maggior frequenza, anche in Europa. Un fenomeno in espansione cui è stato dato persino un nome: lo shoefiti, neologismo che tiene insieme la parola “shoe”, scarpa, e “-fiti”, suffisso di “graffiti”.

Ma rispetto ai graffiti c’è qualcosa di sostanzialmente diverso: come ha tenuto a precisare il sociologo Marco Valesi dell’Università Merced in California, i graffiti sono una forma di protesta contro, per esempio, i politici, le forze dell’ordine, il sistema, e tendono ad apparire nei quartieri più periferici di una città. Lo shoefiti, invece, è completamente privo di questa carica conflittuale: le scarpe appese si possono trovare un po’ dappertutto, dal centro storico alle zone universitarie, non per forza nei quartieri degradati o problematici.

Sull’origine di quest’uso, poi, molteplici sono le teorie: tutto potrebbe essere partito per emulazione di un rito militare, e cioè quello di appendere le scarpe per celebrare la fine del servizio militare e il ritorno alla propria vita, o addirittura da un segnale tipico dei narcotrafficanti, con cui si comunica l’arrivo di una partita di droga. Ci si potrebbe essere ispirati anche a delle pellicole cinematografiche: scarpe di questo genere, infatti, sono state avvistate in scene di film come Big Fish di Tim Burton o nel meno recente Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore.

Tralasciando il mistero intorno alla sua nascita, lo shoefiti resta attualmente, per chi lo mette in pratica, una specie di celebrazione di un “rito di passaggio”: un tentativo di instaurare una forte interazione tra cittadino e città, attraverso una propria personale traccia, lasciata in mostra in un quartiere della città in cui ci si trovava o in cui si vive.