venerdì, 3 Luglio 2026

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Dimmi che colore indossi e ti dirò che donna sei

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‘Oggi piove, mi vesto di nero’: chissà in quante di voi lo hanno prima pensato e poi messo in pratica in una triste giornata invernale. Naturalmente questo vale anche per il contrario, per le belle giornate assolate in cui viene voglia di indossare un mix di colori tutti diversi. Ma ogni donna ha il suo colore, lo sapevate? Non un colore preferito, ma una tonalità che le si addice più di altre e che viaggia in armonia con il viso, l’incarnato e il colore dei capelli. Ecco cosa ha spiega l’esperta Gaia Vincenzi in un’intervista rilasciata a la Stampa.

Psicologa e psicoterapeuta, Gaia Vincenzi, racconta l’esistenza di una tecnica chiamata ‘analisi del colore’ che aiuta a individuare tutte le tonalità e le sfumature in armonia con il nostro viso (pelle, occhi, capelli, sopracciglia).
Il metodo per scoprirlo è davvero semplice. Basta mettersi davanti a uno specchio, avere il volto struccato per dargli luce e posizionare un telo bianco sotto la testa. In questo modo si valutano tutte le componenti del viso: il colore della pelle, gli occhi, le sopracciglia, i capelli, le labbra, i denti. Ciascun dettaglio lo si definisce, poi, in termini di “caldo” o “freddo”. In questo modo avremo capelli caldi o occhi freddi e solo così scopriremo se siamo donne-inverno o donne-estate.

Se siamo donne-inverno, quindi dai toni freddi, avremo bisogno di colori forti e puliti come nero, bianco e argento. Se siamo donne-estate, dai toni caldi, dovremo puntare su nuance semi-fredde, intense ed energiche: cacao, rosso lampone, viola malva.

Attenzione però. Anche il buon gusto vuole la sua parte. Quindi se è vero che ciascuna donna possiede un colore che meglio la rappresenta, non vanno dimenticate alcune regole di bon ton. Attenzione poi a cosa si indossa agli appuntamenti importanti. Ad esempio, ‘il giallo che è un colore allegro, è adatto come camice per chi lavora con i bambini e va bene per una gita con gli amici’, spiega la Vincenzi. Mai comunque per un primo appuntamento o per un colloquio di lavoro: meglio un azzurro che suggerisce tranquillità e fiducia o un grigio chiaro. E il rosso? Attira l’attenzione, meglio evitarlo in un incontro con la suocera.
A voi la scelta e soprattutto buono shopping.

Che faccia avete dopo uno shot di tequila? (FOTO)

Credit: uknews24.net

Ci siamo passati tutti: un brindisi e poi giù tutto d’un colpo. E poi un’espressione involontaria del viso, quasi schifato da quello che abbiamo appena bevuto.

Tim Charles, fotografo di Londra, ha pensato di immortalare il dimenarsi inevitabile della faccia di chiunque beva alcolici con una serie di scatti, chiamati poi Shot Face. Il suo lavoro è stato raccogliere 34 fotografie raffiguranti stranissime espressioni facciali prima, durante, e dopo aver buttato giù a goccia un colpo di tequila.

Charles, 33 anni, ha pubblicato questa sequenza di scatti capaci di far parlare le immagini e di raccontare al pubblico l’immediato e intenso rammarico che assale il nostro volto dopo aver bevuto tequila. La cosa divertente è come il fotografo ha trovato il gruppo di soggetti disposti a sottoporsi all’esperimento fotografico: la metà di loro altro non erano che suoi amici, gli altri invece gli ha trovati mettendo annunci sui siti web dedicati ai casting. Inoltre, anche il fotografo stesso ha partecipato al fotoprogetto.

Gli scatti sono stati fatti in due sedute tra giugno e luglio di quest’anno. Tequila, ma anche Sambuca e Gin, a volontà. L’idea, a Tim, è nata molto semplicemente e la racconta così: “Someone had the bright idea to get a round of shots in and after watching my girlfriend pull the most grimacing face I can ever imagine someone pull, I immediately thought this would be a great project to do – e continua – So I guess I can thank her and her grimace! It was such a raw form of expression, a face that people can’t really control and also a moment that is actually quite socially common”.



[Credit: dailymail.co.uk]

Coppie che aspettano un figlio, l’emozione della notte insieme (FOTO)

Un figlio è qualcosa di unico, bellissimo, emozionante, intimo. Tenerlo nel pancione per 9 mesi, vivere la maternità e guardare l’amore attraverso gli occhi del tuo compagno regala gioie inattese, nuove. Sono sensazioni, queste, che sono subito diventate un progetto fotografico. L’artista è russa, si chiama Jana Romanova, e ha deciso di creare “Waiting“, il suo book fotografico di coppie in attesa di un figlio.

Per la realizzazione del lavoro, l’artista ha realmente soggiornato nell’appartamento di ciascuna coppia – amici, conoscenti – fino al mattino successivo, spiando durante la notte e le prime luci dell’alba come la coppia vivesse, a letto, la felicità dell’attesa.

Il progetto svela la diversità di contatto e di intimità tra le coppie ritratte, congiunta al sentimento di calore e fragilità che le unisce.

Un progetto originale, particolare e molto complesso e lungo nella sua realizzazione. Ma l’emozione che, alla fine, queste foto ci regalano, ci fanno capire davvero cosa sia l’amore, il sacrificio, la speranza e l’attesa, l’emozione quotidiana e semplice di coppie innamorate in attesa che venga al mondo la luce del loro sentimento. Sono fotografie che hanno fatto subito il giro del web, e tante altre se ne possono trovare sul sito internet ufficiale della fotografa.

Gay: dove e come contrarre matrimonio

I matrimoni gay rappresentano da tempo una tematica piuttosto controversa, e non solo in Italia: innumerevoli sono state le proposte di legge avanzate nei Paesi europei ed extraeuropei, ma a ben poche di queste proposte è stata in seguito data un’effettiva legittimità. Del resto, i posti in cui si può contrarre legalmente matrimonio tra persone omosessuali sono solo: Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Canada, Sudafrica, Argentina, Messico, qualche stato del Nordamerica come Iowa, Vermont, Massachusetts, Connecticut, New Hampshire, New York, e Washington DC.

Tra tutti, i veri precursori in questo campo furono i Paesi Bassi, che legalizzarono i matrimoni gay nel lontano 2001: seguirono a ruota Belgio e Spagna, dove l’istituzione divenne legale nel 2003 per l’uno e nel 2005 per l’altra. In questi casi, comunque, requisito indispensabile per unirsi in matrimonio è la residenza: perlomeno uno tra i due membri della coppia dovrà, perciò, presentare la documentazione relativa alla richiesta di residenza. Una procedura i cui tempi e le cui dinamiche variano molto da Paese a Paese: in Belgio, per esempio, si esige che chi ha intenzione di sposarsi sia residente in territorio belga da almeno tre mesi.

In Canada, invece, è tutto molto più facile: non serve che una richiesta di celebrazione del matrimonio per essere accontentati. Ovunque sia possibile contrarre matrimoni gay, però, verrà anche richiesto di esibire documenti che certifichino il fatto di non essere sposati nel Paese d’origine, come il certificato di stato libero.

Da Paese ottuso qual è, l’Italia non riconosce come validi i matrimoni gay contratti all’estero: una limitazione che il Bel Paese è quasi l’unico a portare avanti. Difatti, in Paesi europei come la Francia, le unioni matrimoniali tra omosessuali contratte fuori vengono riconosciute, e in altri come l’Inghilterra e la Germania esistono altre possibilità che investono degli stessi diritti e degli stessi doveri dell’unione coniugale.