venerdì, 6 Febbraio 2026

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Scandalo H&M: ecco come vengono davvero prodotti gli abiti

H&M al centro dello scandalo: finalmente rivelato ufficialmente come vengono prodotti i famosissimi abiti della catena low cost. Il merito della “scoperta” è da attribuire a tre giovani fashion blogger norvegesi che hanno raccontato nel dettaglio come vengono prodotti i vestiti degli store H&M di tutto il mondo. Il risultato dell’esperimento ha dell’incredibile e noi abbiamo deciso di raccontarlo anche a voi.

H&M e l’ondata di polemiche: è stato realizzato un docu-reality dal titolo “Sweat Shop” dal quotidiano norvegese Aftenposten. Protagoniste della ricerca sono delle giovani fashion blogger norvegesi inviate in Cambogia, uno dei luoghi in cui l’azienda low cost produce gran parte dei suoi capi, e hanno lavorato per un mese intero nei laboratori tessili dove vengono realizzati gli abiti, vivendo nelle stesse – pessime – condizioni in cui vivono gli operai di H&M. Alloggi fatiscenti e turni di lavoro massacranti, una realtà senza paragone che viola qualsiasi diritto umano. Paghe al di sotto del minimo necessario per sopravvivere e condizioni pietose.

Lo scopo dell’esperimento su H&M è stato quello di dimostrare come dietro alla catena di moda conosciuta su tutto il globo ci sia gente sfruttata e trattata al limite del sopportabile. La giornata lavorativa si aggira tra le 16 e le 18 ore al giorno con uno stipendio minimo, in condizioni igienico-sanitarie molto precarie e senza nessun tipo di tutela. Moltissime le aziende presenti in questi territori, da Zara a Primark, da Gap a, appunto, Hennes &; Mauritz.

Anniken Jørgensen ha 17 anni ed è una delle tre blogger che ha partecipato al documentario. La sua denuncia all’azienda sta facendo il giro del web e, insieme a questo progetto, tantissime sono divenute le adesioni alla sua iniziativa di boicottare H&M e i suoi abiti. La stessa azienda low cost, visto lo scandalo in cui stava affondando, ha invitato la ragazza ad un colloquio personale a Stoccolma annunciando anche di aver preso provvedimenti nei confronti dei laboratori tessili a cui commissiona la realizzazione degli abiti.

[Fonte: ilmessaggero.it]

Cinema e cibo al Roma Film Fest 2014

Il Roma Film Fest 2014 inizia ad entrare nel vivo e lo fa con l’evento Short Food Movie, un progetto promosso dalla Fondazione Cinema per Roma (che dal 2007 organizza il Festival) e dal Centro Sperimentale di Cinematografia nell’ambito di Expo Milano 2015. Il Blog di Lifestyle ha seguito l’evento dal vivo.

Il progetto nasce con l’intento è quello di raccogliere, attraverso il sito del Short Food Movie, contributi video della durata dai trenta ai sessanta secondi, provenienti da tutto il mondo e ispirati al tema dell’Expo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

L’evento è iniziato con una serie di proiezioni, seguite da una tavola rotonda alla presenza di Dario Franceschini (Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo) e di varie personalità di spicco che presenzieranno all’Expo di Milano 2015, tra cui Sabrina Fiorentini dell’Associazione Italiana Food Blogger. Nel corso della discussione, è stato approfondito il tema, che verrà affrontato nuovamente all’Expo di Milano 2015, riguardante il nostro pianeta e i problemi che ne conseguono sul mal utilizzo delle risorse energetiche.

Uno sguardo importante è stato rivolto al rapporto tra cinema e cibo. “Sono convinto che anche il mondo del cinema possa offrire un contributo considerevole sul tema della sicurezza alimentare, come strumento di divulgazione e per sensibilizzare il grande pubblico su una delle sfide più importanti a livello globale”, ha dichiarato Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali con delega Expo Milano 2015.

Short Food Movie è uno dei quattro progetti globali prescelti da Expo Milano 2015 per promuovere l’evento nel mondo in collaborazione con il programma delle Nazioni Unite “The Zero Hunger Challenge”. L’obiettivo di Short Food Movie è utilizzare gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie per sensibilizzare la società sui temi come la salvaguardia del nostro pianeta, l’alimentazione e le risorse naturali che stanno scarseggiando, che saranno presentati all’Expo di Milano il prossimo anno. Chiunque può partecipare al progetto Short Food Movie: più persone sono coinvolte, e più il messaggio arriverà forte e chiaro. Feed you mind, film your planet.

Ebola: 3 buone ragioni per scongiurare il panico

Ancora un caso di contagio di Ebola per un medico americano del Texas, venuto a contatto con un paziente affetto da “male del momento”: giusto una settimana più tardi, la notizia di un’altra infermiera, questa volta spagnola, ammalatasi per ragioni analoghe. E, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un notevole aumento dei casi di Ebola in Africa Occidentale (per dicembre potrebbero essere tra le 5.000 e le 10.000 a settimana le persone contagiate), in tutto l’Occidente si diffonde il panico.

Eppure, dopo il primo caso statunitense diagnosticato a Dallas, sono stati più di 5.000 i falsi allarmi riscontrati dal Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie: il virus, perciò, non è così contagioso come si pensa. Soprattutto all’interno di una società bene informata e dotata di un sistema sanitario adeguato: ecco, allora, tre buone ragioni per non cadere vittima del panico di fronte alla psicosi da Ebola che ormai impazza in tutto il mondo.

1. L’Ebola è meno contagioso di un raffreddore

I rischi di contagio in Occidente sono minimi in primo luogo perché il virus non si trasmette per via aerea, certo è mortale in un caso su due, ma è comunque meno contagioso di un raffreddore. Una persona affetta, per esempio, dal morbillo può arrivare a infettarne altre 18: un raggio d’azione molto più ampio di quello di un soggetto affetto dall’Ebola, che può infettare all’incirca 2 persone soltanto. A questo proposito, occorre ricordare che il contagio è possibile solo per contatto di liquidi biologici, come sangue, sudore, saliva e sperma, o di lesioni e mucose.

2. Il virus non è contagioso nel periodo di incubazione

Una persona affetta da Ebola non diventa contagiosa nell’immediatezza: bisogna aspettare la fine dell’incubazione, che può durare approssimativamente dai 2 e i 21 giorni. Il malato, poi, non diventa davvero contagioso se non dopo l’apparizione dei primi sintomi, che sono mal di testa e febbri importanti. Pertanto, in questo lasso di tempo, i soggetti che ignorano di essere portatori del virus non hanno alcun potere di infettare chi gli sta intorno.

3. I Paesi dell’Occidente sono i più preparati

Peter Piot, il professore belga che ha scoperto il virus Ebola nel 1976, ha dichiarato al quotidiano inglese The Guardian che persone portatrici del virus provenienti dall’Africa continueranno senza dubbio ad arrivare in Europa. Ma, a suo avviso, i Paesi europei sono preparati e le possibilità che la cosa diventi incontrollabile sono bassissime. Per esempio, i Paesi con delle buone infrastrutture sanitarie hanno i mezzi per isolare i pazienti che hanno contratto il virus e di sviluppare dei trattamenti sperimentali, come lo ZMapp e il TKM-100-802. Tuttavia, questi farmaci in via di sperimentazione non sono disponibili che in quantitativi ridotti: la comunità mondiale, dunque, non può che attenderne la prossima produzione industriale perché, una volta inviati in Africa occidentale, pongano fine all’epidemia.

Penelope Cruz eletta donna più sexy del 2014

Dopo due anni consecutivi sul podio, il mensile americano Esquire spodesta Scarlett Johannson dal trono di donna più sexy del mondo ed incorona al suo posto la bella Penelope Cruz.

Agli uomini piacciono le bionde e non solo. Infatti con questa nomination la quarantenne Penelope Cruz rappresenta non solo una rivincita per le donne more- dal momento che per diversi anni il titolo di donne più sexy del mondo è andato sempre a delle bionde- ma anche per le meno giovani, cioè quelle donne considerate un po’ più mature di età, dimostrando che si può esser sexy anche a quarant’anni. Penelope però non è solo tutta curve, sorriso smagliante e sguardo magnetico, ma è anche un’attrice di successo figlia del cinema d’autore.

Inizia la sua carriera lavorando in televisione ma il debutto cinematografico avviene alla fine degli anni 90 quando viene lanciata da Pedro Almodóvar. Successivamente Penelope comincia a lavorare in America a fianco di grandi attori come Johnny Depp e Tom Cruise, con cui ha avuto una relazione. Dopo aver vinto il David di Donatello come protagonista del film Non ti muovere, ottiene una candidatura agli Oscar diventando così la prima attrice spagnola ad ottenere questa nomina. Nel 2008 vince l’Oscar con il film Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen e nel 2011 diventa anche la prima attrice spagnola a ricevere una stella nella famosa Walk of Fame di Hollywood.

Oltre alle grandi soddisfazioni lavorative, Penelope ha anche realizzato il sogno di mettere su famiglia. Dal 2010 la Cruz è sposata con l’attore Javier Bardem da cui ha avuto due figli.
Bella, talentuosa e intelligente, l’iberica Penelope sembra non avere rivali nella battaglia dei più sexy e non teme le degne “rivali” e colleghe Angelina Jolie e Scarlett Johannson. Penelope sembra inoltre la degna erede dell’iconica Sophia Loren, da cui la Cruz ha più volte ammesso di ispirarsi.