venerdì, 10 Aprile 2026

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Kate Middleton, il lato divertente della duchessa che nessuno conosce (FOTO)

Kate Middleton ci ha sempre abituato a look perfetti, classe e portamento da vera regina. Tutti la amano per la sua semplicità, per l’eleganza dei suoi outfit, sempre alla moda e mai banali; per la sua passione per il riciclo – come sappiamo la duchessa ha in più occasioni “riciclato” abiti già usati in passato in cerimonie ed eventi – e la sua dolcezza. Ma non tutti conoscono il lato più “divertente” della futura regina di Inghilterra.

Kate Middleton, il lato divertente della duchessa che nessuno conosce (FOTO)

Sono le foto più simpatiche del web, facce ed espressioni tutte da ridere di una duchessa bellissima e sempre tirata a lucido che nessuno si aspetterebbe mai di vedere così. Ecco una gallery tutta da gustare: ci sono le “facce buffe” più simpatiche di Kate Middleton, una principessa bellissima e da ammirare anche quando è, semplicemente, “se stessa”. Disgusto, rabbia, sorpresa, emozione, noia: sul volto della bella Kate si legge sempre tutto molto chiaramente, niente è lasciato al caso. Ecco, allora, le foto più divertenti di Kate Middleton, per amarla ancora di più in uno dei suoi lati più belli di sempre e che, quasi nessuno, ha mai visto sui tabloid di tutto il mondo.

ESCLUSIVA – Rihanna fa shopping a Portocervo, continuano le sue vacanze italiane (FOTO)

Rihanna ha scelto l’Italia. La cantante originaria delle Barbados sta passando questi ultimi ma bollenti giorni di Agosto nel nostro territorio, soprattutto sulle coste tirreniche. Paparazzata in Sicilia, Panarea – dove ha visitato una vineria che si chiama Gambino – e nella meravigliosa Capri, la cantante è arrivata anche a Ponza con il suo yacht “Galaxy“. Pochissimi gli scatti che la ritraggono in bikini ma moltissima è la curiosità di fans e turisti.

Oggi Rihanna è a Portocervo, in Sardegna. Noi di Blog di Lifestyle l’abbiamo paparazzata in esclusiva per i nostri lettori grazie a delle “speciali inviate” sul posto. La cantante ha fatto shopping in piazzetta da Prada, Miu Miu, Versace e Ferragamo. Tantissimo lo stupore dei passanti e tanta la disperazione dei fans italiani impossibilitati a raggiungerla anche solo per una foto o un autografo.

Rihanna non fa concerti nel nostro territorio: tanta è l’amarezza dei fans che da sempre cercano di portare Rih in Italia con tappe dei suoi tour. Milano o Roma potrebbero essere le città papabili, ma la cantante non sembra ancora dar pace ai suoi Navy. Ha scelto, però, la nostra bella Italia per le sue vacanze: un giro di tutte le coste e isole più belle del tirreno accanto alle sue amiche e scortata da bodyguard.

Quale sarà la prossima meta?

#IceBucketChallenge, ma quanti sanno cos’è la SLA?

La protesta dei malati di SLA in Italia risuona forte e chiaro in tutto il mondo: “Le secchiate? Solo ipocrisia”.
Loro sono i primi a riconoscere che l’iniziativa è partita bene, molto bene in America, ma che, strada facendo, si è dimenticato il reale obbiettivo dell’Ice Bucket Challenge.
Ormai le secchiate d’acqua non solo altro che l’ultima moda del momento: è sicuramente più comodo farsi riprendere con i capelli e gli indumenti bagnati piuttosto che tirare fuori il portafoglio e donare per una buona causa.

Personalmente ritengo che molti di quelli che hanno partecipato alla campagna #IceBucketChallange non sanno nemmeno di preciso cos’è la SLA.

Ecco una spiegazione.

La SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica – chiamata anche morbo di Lou Gehrig per via di un giocatore di baseball che attirò l’attenzione pubblica sulla malattia nel 1939 – è una malattia neurodegenerativa progressiva del motoneurone, che colpisce selettivamente i motoneuroni, cioè porta a una paralisi totale. La prima parte del corpo ad essere colpita da questa malattia è la corteccia celebrale, poi, in un secondo livello, il tronco encefalico e il midollo spinale.
La SLA è una patologia rara, colpisce 2 – 3 persone ogni 100 000 individui all’anno, principalmente uomini. È estremamente rara dopo gli 80 anni.

Attualmente non si conosce il numero esatto di malati di SLA in Italia, poiché non sono stati ancora completati i relativi registri, ma si stimano almeno 3.500 malati e 1.000 nuovi casi all’anno con una forte concentrazione il Lombardia, poi Campania, Lazio e Sicilia – anche se questo potrebbe dipendere in buona parte da una maggiore capacità di diagnosi delle strutture ospedaliere locali.

Esordio e decorso della malattia variano molto da individuo a individuo e dipendono dalla forma di SLA da cui si è colpiti. I sintomi iniziali sono: brevi contrazioni muscolari, detti anche fascicolazioni, crampi, rigidità e debolezza muscolare che influiscono sul funzionamento di un arto.
Questo tipo di esordio riguarda circa il 75% dei casi, mentre il restante 25% ha un esordio differente, detto bulbare, che si manifesta con difficoltà nella parola fino alla perdita della capacità di comunicare verbalmente e difficoltà di deglutizione. Le differenze di sintomi iniziali della malattia dipendono da quale dei motoneuroni viene colpito prima: se il primo è che si trova a livello della corteccia cerebrale si avrà un esordio bulbare, invece l’esordio sarà spinale se il motoneurone colpito si trova a livello del tronco encefalico e del midollo spinale.
E non si tratta della perdita progressiva della capacitò di muoversi, parlare, deglutire e spesso anche respirare autonomamente, la SLA colpisce anche il lobo fronte temporale, causando la demenza.

La diagnosi viene fatta per lo più in maniera sintomatica e avviene mediamente dopo un anno dall’insorgenza dei sintomi, anche se ci sono stati casi in cui la malattia viene diagnosticata in tempi molto più lunghi.

Ma quali sono le cause, i fattori che scatenano la malattia?

Attualmente si ritiene che la SLA sia una malattia con cause multifattoriali, cioè che il suo insorgere possa essere determinato da una serie di motivi di tipo sia genetico che ambientale.
Studi recenti hanno individuato tra le cause anche il mutamento di un gruppo di geni, che sarebbe un fattore predisponente.
Attualmente, però, maggior attenzione viene rivolta a cause ambientali e stili di vita che possono, nel soggetti predisposti, facilitare l’insorgenza della malattia. Tra questi fattori ambientali ci sono, ad esempio, il contatto con agenti inquinanti, o i traumi frequenti alla testa.

La maggior parte dei pazienti affetti da SLA alterna periodi di ricovero ospedaliero a periodi di assistenza domiciliare continua, sia di tipo medico che non. Non va sottovalutato l’altissimo impatto sociale della malattia che investe tutta la famiglia – ad esempio, capita spesso che il coniuge della persona malata lascia o riduce la propria attività lavorativa, per seguire costantemente il malato e adattare la casa alle esigenze di quest’ultimo. L’impatto psicologico non è da meno.

Ora come ora, non ci sono cure in grado di arrestare o prevenire la malattia. Per questo motivo era partita la raccolta fondi #IceBucketChallenge, per dare un contributo economico alla ricerca di una cura. Per dare la felicità a chi è, purtroppo, più sfortunato di noi.
La cosa però ci è sfuggita di mano, e le secchiate d’acqua ghiacciata non sono diventate altro che un modo per farsi vedere e mettersi in mostra sui social network. A voi, che fate i buffoni su in problema così grande, chiedo gentilmente di mettervi una mano sulla coscienza.

Risparmiatevi il ghiaccio e donate.

[Credit: osservatoriomalattierare.it]

Scandalo Zara: il brand realizza una maglia con la stella di David

Nelle ultime ore il noto brand d’abbigliamento low cost Zara sta facendo molto parlare di se a causa della vendita shock di una una t-shirt a righe con una grossa stella gialla che molto ricorda i pigiami a righe che erano costretti ad indossare gli ebrei durante il terribile regime nazista.

Nella descrizione della t-shirt, realizzata per il settore dell’abbigliamento bimbo dai 3 mesi ai 3 anni, c’è scritto “Sheriff Shirt” alludendo al fatto che la grande stella, gialla e a sei punte, riprende il distintivo degli sceriffi americani. Molti però ci hanno visto la stella di David, simbolo degli ebrei, e la scelta di inserirla in un capo a righe bianche e blu ha poco a che vedere con la divisa da cowboy, ma è senza alcun dubbio un richiamo alle divise dei deportati.

L’indignazione ha fatto il giro del web e la maglia è stata ritirata dal commercio sia online che nei vari punti vendita.