martedì, 3 Febbraio 2026

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Addio occhiali da vista grazie all’impianto ‘gocce di pioggia’

Credit: boorp.com

Si chiama “Gocce di pioggia” ed è la nuova tecnica sperimentata dagli scienziati che potrebbe farci dire addio agli occhiali da lettura.
Si tratta di una piccola operazione indolore che prevede il posizionamento di un minuscolo impianto – goccia di pioggia, appunto – sotto la cornea nel tentativo di invertire la visione dei problemi associati con l’invecchiamento.
La procedura appena descritta dovrebbe combattere la condizione di presbiopia, cioè la difficoltà di mettere a fuoco gli oggetti vicini.

I problemi di presbiopia sono sempre più comuni introno ai 40 anni di età, periodo in cui si inizia ad essere costretti a portare occhiali per la lettura.
Con questa nuova tecnica si potrebbe sostituire la chirurgia laser, che fino ad ora è stata considerata l’unico trattamento a lungo termine, e che comunque potrebbe lasciare alcuni pazienti bisognosi di occhiali.

Si tratta di un intervento da poco più di 10 minuti, arco di tempo in cui il chirurgo posiziona queste “gocce” nell’occhio del paziente, più precisamente sotto un lembo della cornea, la parte trasparente dell’occhio: si corregge la vista da vicino, modificando la posizione della cornea.
Mark Wevill, un chirurgo oftalmico che ha completato l’intervento su una manciata di pazienti, ha detto al DailyMail: “Goccia di pioggia non può fermare gli occhi dall’invecchiamento, ma può aiutare a contrastare il deterioramento della vista causato dal processo di invecchiamento”.

Questo nuovo tipo di operazione è stato lanciato in America, ma ha fatto la sua strada attraverso l’Atlantico ed è ora usato allo Space Sanità a Royal Leamington Spa, Warwickshire. Infatti, la prima paziente ad essersi sottoposta alla nuova tecnica “gocce di pioggia”è Lynda Marenghi, 57 anni, proveniente proprio dalla Gran Bretagna.
La procedura costa £2495, e statisticamente offre speranza a 32 milioni di persone inglesi che portano gli occhiali per la lettura, con un risparmio in prodotti ottici – tra occhiali, visite e lenti a contatto – di 2.7 milioni di sterline.

#fatkini, l’hashtag delle donne con le curve (FOTO)

iconosquare.com

Accettare se stesse e il proprio corpo per come è. Questo è lo spirito dell’ultimo hashtag che impazza su Instagram: #fatkini.

Il termine non è però nuovo: coniato nel 2012 da Gabi Fresh – una utente esperta di moda e tendenze – è tornato in auge quest’estate, grazie anche alla collezione di bikini plus size che la Fresh ha realizzato in collaborazione con Robyn Lawley.

Un vero e proprio motto di ribellione contro le convenzioni estetiche promosse dalla società moderna. “Grasso è bello”: senza vergogna, senza paura, questo vorrebbe essere il nuovo trend lanciato dall’hashtag #fatkini. Perché magro non è sinonimo di perfetto. La perfezione non sta nella forma fisica o nel peso ma nell’accettarsi per come si è, senza pensare ai (pre)giudizi altrui.

Sorridenti, spensierate e con la gioia di potersi finalmente godere il sole con un costume che metta in mostra anche lati che finora avevano dovuto tenere rigorosamente nascosti, per vergogna e timore di suscitare lo sdegno altrui. Così sono le donne che postano centinaia di foto su Instagram. E che per le loro pose non solo ricevono decine e decine di “cuori” ma anche complimenti da persone di ogni parte del mondo.

Che forse la sensibilità della gente stia cambiando? Sicuramente il mondo della moda ha già fatto passi importanti. La creazione di questi costumi non è l’unico segno di una promettente inversione di rotta: basti ricordare gli scatti di una modella curvy che faranno parte per la prima volta del calendario Pirelli, emblema della sensualità e della bellezza femminili.

Perché la bellezza non ha un’unica forma. E soprattutto non ha un’unica dimensione o peso. Ogni donna è bella a modo suo, basta solo saperla scoprire.

Il punto G non esiste, ecco il risultato di una ricerca italiana

Durante un rapporto sessuale l’obiettivo primario di ogni uomo è quello di far arrivare al piacere la propria donna imbattendosi, così, nella ricerca più misteriosa di tutti i tempi, ovvero quella del ritrovamento del celeberrimo punto G.

Per molti, il ritrovamento del punto G. è come trovare un ago in un pagliaio; altri, invece, credendo di averlo trovato avranno festeggiato con gli amici l’ardua impresa riuscita; altri ancora avranno fatto delle ricerche su internet per riuscire, una volta per tutte, nell’impresa. Ma la verità è che il punto G, ovvero l’epicentro del piacere femminile che provoca l’orgasmo, non esiste.

Di dubbia esistenza già da parte di altri studiosi, la conferma della ricerca è made in Italy; difatti degli studiosi dell’università dell’Aquila e di Tor Vergata hanno di recente pubblicato sulla rivista Nature Urology l’esito della loro ricerca confermando che il punto G (che prende il nome da Ernst Gräfenberg il ginecologo ritenuto lo scopritore del punto più sensibile della parete anteriore della vagina che determina il piacere femminile) non esiste, ma il vero responsabile dell’orgasmo e del piacere che le donne provano durante un rapporto sessuale è in realtà un’area molto più vasta e complessa a cui è stato dato il nome di CUV (clitouretrovaginale) che si trova tra il clitoride, l’utero e la vagina.

Da questo studio, inoltre, si informa che, al contrario di ciò che si pensava, le aree intime femminili non sono delle strutture statiche ma bensì delle strutture altamente dinamiche e sensibili le cui terminazioni nervose sono interconnesse. Di conseguenza si raccomanda ai medici di fare attenzione durante gli interventi chirurgici ginecologici o urologici onde evitare di compromettere e maltrattare queste strutture così sensibili.

Ice Bucket Challenge: gli epic fail più divertenti delle secchiate d’acqua (VIDEO)

L’Ice Bucket Challenge è la moda più social del momento: spopola tra i vip e coinvolge tutti, dal mondo della moda al cinema, alla musica e tra la gente “comune”. Si tratta di una vera e propria sfida, con tanto di video e nomination, e consiste nel rovesciarsi addosso (da soli o con l’aiuto di qualcuno) un secchio di acqua gelata con tanto di cubetti di ghiaccio a favore della lotta contro la SLA. I social ne sono pieni, ma la causa è di tutto rispetto. Incentivare la ricerca e fare una donazione per sconfiggere questa malattia.

Ha colpito moltissimo la secchiata di Kledi Kadiu: una lotta personale del ballerino albanese contro i falsi “generosi” che pur di un mi piace in più sfruttano questa moda a loro vantaggio. Tantissimi sono, però, coloro i quali hanno già detto “sì” alla secchiata a scopo benefico: cantanti, attori, musicisti, sportivi di tutto il mondo uniti da un solo hashtag. Ma se tra “mi piace”, condivisioni e donazioni, la caccia al “vip bagnato” è iniziata da parecchi giorni, non mancano, di certo, gli “epic fail“. Sono moltissimi e tutti divertenti: il video degli “errori epici” dell’Ice Bucket Challenge è sul web e le risate sono più che assicurate.

http://www.youtube.com/watch?v=ByuY2oLmZJQ