lunedì, 28 Settembre 2020

Costume & Società

Home Costume & Società Pagina 748
Notizie e tendenze sulla società, sul costume, sull’opinione pubblica e sul cambiamento generazionale

L’arte di rimandare, tutta questione di geni

Un vecchio detto afferma di non lasciare a domani quello che si può fare oggi. Eppure rimandare un compito di un’ora, un giorno, oppure all’infinito è un’abile arte che caratterizza gran parte della popolazione mondiale. La procrastinazione non è semplicemente una cattiva abitudine, ma una tendenza sviluppatasi soprattutto in tempi moderni, che l’uomo primitivo in realtà non conosceva.

Il suo incremento è dovuto all’abitudine di porsi degli obiettivi a medio e lungo termine – mentre in passato i bisogni primari andavano colmati in brevissimo tempo -, ma anche ad altri fattori come il lavoro, lo studio e le abitudini personali. E proprio i lunghi tempi fanno sì che ci si distragga più facilmente dall’obiettivo, che per chi è geneticamente più propenso a procrastinare, può significare non arrivare in tempo alla meta, o addirittura scordarla. Così il prima o poi lo faccio è diventato un vero e proprio stile di vita.

l'arte di rimandare, tutta questione di geni

Un gruppo di ricercatori americani della University of Colorado di Boulder ha cercato però di scavare in fondo a questo problema “organizzativo”, collegando l’atto del procrastinare con la genetica. Mettendo alla prova un campione di persone, i ricercatori hanno scoperto l’esistenza di un legame tra i geni e questa modalità comportamentale. La ricerca ha dimostrato come davanti al ritardare un’azione siamo tutti diversi, ma la tendenza ha caratteri simili all’interno delle coppie di gemelli.

Per arrivare al risultato, i ricercatori hanno analizzato i comportamenti di 181 coppie di gemelli identici o omozigoti (con lo stesso DNA), paragonando i risultati sia all’interno del duo, sia con 166 coppie di gemelli fraterni (eterozigoti), ovvero con DNA differente. Il campione è stato interrogato attraverso questionari sull’abilità nel concludere i compiti e mantenere gli obiettivi prefissati nel tempo. Tra i gemelli intervistati, gli studiosi hanno notato una vasta corrispondenza tra la tendenza a procrastinare delle coppie di gemelli identici, meno presente in quelli eterozigoti.

Rimandare all’infinito attività o impegni importanti può però essere un problema in ambito scolastico o lavorativo e la scusa dell’origine genetica della procrastinazione potrebbe non reggere. Allora un buon piano d’azione da seguire giorno per giorno è la soluzione migliore per combattere l’arte del rimandare o meglio, l’arte del fallimento.

Arrivano i Bikini Bridge, la nuova moda dei selfie

Di selfie si sente parlare da mesi e mesi, ma la mania da autoscatto non sembra per nulla esser sfumata. Ora spopola sul web il Bikini Bridge e anche le celebrities sembrano esserne malate.

Il Bikini Bridge è un autoscatto che mostra il “ponte“, da cui prende appunto il nome, in inglese, che si crea tra il bordo dello slip e l’anca; più sporgente è più virale è. È una moda nata nel 2012 e fin dall’inizio ha preoccupato gli psicologi di un possibile incitamento alla magrezza. Tra le star coinvolte in questa nuova moda, Bar Refaeli e Heidi Klum

Dopo la mania dell’#aftersex, la moda dei selfie dopo aver fatto l’amore, il #selfieconlosconosciuto, il belfie per immortalare alla perfezione il proprio lato B, il #nomakeupselfie, la campagna social per la ricerca sul cancro, la Sellotape e la mania del nastro adesivo attaccato sul volto, spopola sul web l’ennesima versione facsimile del più antico e originale selfie con lo smartphone, che, nel tempo, ha portato sui social diverse varianti e non aspetta altro che inventare una nuova versione, per far impazzire giovani, adulti e star internazionali a colpi di (auto)flash.

“Il selfie è una malattia”, aveva dichiarato Katy Perry qualche giorno fa. Katy sembrerebbe quindi aderire pienamente al pensiero comune scaturito da un recente studio eseguito dall’American Psychiatric Association, secondo il quale il fenomeno selfie sarebbe un vero e proprio disturbo mentale. I più “malati” hanno pensato anche ad uno specchio che, in automatico, scatta le foto e le pubblica direttamente sul web, postandole anche su Twitter senza bisogno di cliccare o cambiare impostazioni.

Insomma, la selfie-mania è un trend che difficilmente svanirà nel nulla e in poco tempo, anzi, ogni giorno vengono fuori novità, idee originali e nuovi metodi per dare al selfie tradizionale un tocco in più di fantasia ed ironia.

‘Come’n Kitchen’ la nuova tendenza: cene a sorpresa e nuove conoscenze

Si chiama “Come’n Kitchen” ed è il catering creativo più famoso sul web. L’idea è nata da quattro under 30: Jacopo, 27 anni e studi in economia, Erica, 26, laureata in comunicazione, Nicolò, 28 anni, cuoco e Davide, barman di 29 anni. In poco tempo ha ottenuto un successo stratosferico, soprattutto su Facebook, dove è nato e si è sviluppato: “Serve solo una casa libera, al resto pensiamo noi” è il motto dei quattro giovani organizzatori.

Come’n Kitchen è una vera è propria organizzazione perfetta di eventi: bisogna “arrivare da soli“, o al massimo in due, e avere tanta voglia di conoscere gente nuova. È tutta una sorpresa.

“Funziona così — spiegano i quattro creatori — prima troviamo qualcuno disposto a metterci la casa, e per lui la cena è ovviamente gratis, poi raccogliamo le adesioni su Facebook e arriviamo con un catering completo, dai tavoli alle posate”. L’appuntamento è due volte al mese, sempre il mercoledì. Sopresa fino all’ultimo istante: una settimana prima vengono comunicati gli ingredienti, qualche giorno prima il menù e solo la mattina stessa si svela ai partecipanti l’indirizzo a cui presentarsi. Ogni serata ha un tema ad hoc, sempre diverso ed originale. Costo sui 30 euro a testa.

Silvia, 38 anni, alla sua seconda partecipazione alla “Come’n Kitchen”, dice: “A me la cosa che piace di più è proprio il segreto, il fatto che fino alla mattina non sai dove devi presentarti”. “Quello che mi piace di queste cene — continua Lucia, argentinaè che ti permettono di conoscere davvero altre persone. Al bar o nei locali non funziona, si resta sempre in gruppetti. Io invece vengo qui e mi siedo al tavolo da sola, vicino a personeimprobabili, diversissime da me, e mi diverto un sacco. Non me ne perdo una!”. Fabio invece, a 29 anni, si è anche fidanzato. Tutto grazie alla sorpresa, al buon cibo e alla grande curiositas.

#frasidauomo, il meglio delle rare pause dal silenzio

Non parlano spesso, non ne hanno la forza, ma quando parlano riescono a dire tutti la stessa cosa. Ah, gli uomini. Che siano colti, sarcastici, intelligenti o biondi, davanti ad una donna, a meno che non siano George Clooney che brandisce un Nespresso, riusciranno a dire sempre la migliore delle frasi sbagliate che hanno in mente.

E noi donne siamo abituate ad ogni tentativo di comunicazione che ha come sorgente i neurotrasmettitori dell’altro sesso. Belati, formule indigene, antiche filastrocche medievali, suoni gutturali e, soprattutto, il silenzio. Si perché quello che vogliamo sentirci dire o non sarà detto o sarà detto malissimo.

Così dobbiamo accontentarci di un linguaggio basic, telegrammatico, fatto di monosillabi dosati e mai sprecati, intervallati a eterni momenti di afonia. E oggi su Twitter, le nostre dolci e prive di favella metà, si autoetichettano, con l’aiuto delle signore, che di parole non sono mai a corto, sotto l’hashtag #frasidauomo. Il trend del giorno sul social, un trend di tutti i giorni nella vita reale.

E spulciando nei meandri di Twitter, hanno cinguettato proprio tutte le tipologie di maschione.

C’è il malato terminale

Il relativista

Il puritano

L’incommentabile

l’animale politico

Il laureato

Lo stilista

Lo smascherato

L’inguaribile osservatore

L’indefinito

Nonostante i ricorrenti silenzi, così tante #frasidauomo e così poco spazio per scriverle tutte.