sabato, 19 Settembre 2026

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Mermaid Swim Experience, l’emozione di essere sirena per un’ora(FOTO)

leidonnaweb.it

Si chiama “Mermaid Swim Experience” la particolare esperienza che ha avuto origine nelle Filippine e che consente ai comuni mortali di trasformarsi in sirene per quasi un’ora.

Gli istruttori del Manila Ocean Park infatti hanno istituito una lezione di 45 minuti per far provare a uomini, donne e bambini la sensazione di nuotare senza utilizzare le proprie gambe. Si avranno a disposizione costumi e code, entrambi in varie colorazioni e facilmente indossabili, per far si che i visitatori che vogliano provare questa esperienza possano calarsi meglio nella parte.

Con il personale che insegna come stare a galla e le tecniche specifiche di respirazione subacquea si può diventare in tutto e per tutto come Ariel, la celebre sirena del cartone animato Disney “La Sirenetta”. Certo, le prove non si svolgono in mare aperto ma in una vasca del parco – per evidenti ragioni di sicurezza – e non si sarà mai in grado di respirare sott’acqua come solo le sirene sanno fare, ma l’esperienza di essere una creatura leggendaria ha fatto e farà sicuramente sognare grandi e piccini.

L’iniziativa è partita l’11 aprile ma rimarrà in vigore anche tutta quest’estate, consentendo ai visitatori-sirena di nuotare anche nella vasca idromassaggio jacuzzi e nella piscina esterna, entrambe di proprietà del parco. Insomma con grazia, leggiadria e i giusti movimenti di pinne e braccia qualunque essere umano può aspirare a diventare una sirena.

E questa è senza dubbio una trovata che avrà un grande successo e che si spera attirerà un certo numero di turisti in un Paese come le Filippine, continuamente devastato dalle calamità naturali ma che nonostante questo non perde la voglia di innovarsi e di guardare avanti.

Camera con vista per i senzatetto che abitano il Manhattan Bridge

Chi non vorrebbe poter aprire la finestra di casa e trovarsi davanti uno spettacolo mozzafiato? Una vista da rallegrare ogni singolo risveglio?
Alcuni senzatetto americani hanno deciso di utilizzare niente meno che il Manhattan Bridge di New York City come nuova residenza privata. Materiali utilizzati: legno compensato e tanto, tanto ingenio.

Gli affitti per gli appartamenti – anche quelli grandi come scatole di scarpe – crescono inesorabilmente: l’affitto mensile medio nel quartiere di Brooklyn è di 2.900 dollari, una cifra da record, che è solo marginalmente più economica rispetto a quella di Manhattan.
Sono effetti collaterali di una crisi economica che ha peggiorato le già precarie situazioni di alcuni, togliendo loro ogni possibilità di vivere una vita dignitosa, togliendo loro anche le rispettive case.

Così i senzatetto, i vagabondi, con il passare del tempo, hanno imparato a vivere la città, a viverla gratis, decidendo di costruire il loro “rifugio contro le intemperie” in uno dei posti più spettacolari della città.
Certo, le abitazioni sono spazi stretti dove ci sta solo una persona sdraiata, ma questo è proprio quel che si intende con “spirito d’adattamento”.
E proprio di spirito d’adattamento ne sa qualcosa un cinese di mezz’età, abitante del ponte, che tutte le mattine blocca la sua “porta” con un lucchetto per la bicicletta, che apre poi tutte le sere, quando torna a casa a dormire.

Per accedere ai vari rifugi-case bisogna oltrepassare quasi tutto il Manhattan Bridge e scavalcare una recinzione.
Proprio domenica scorsa, un ciclista, ha visto un uomo intento a scalare una parte del ponte e ha subito chiamo il 911 pensando che l’uomo avvistato fosse sul punto di suicidarsi.
La storia è finita bene perché l’uomo ha subito detto di non aver nessuna intenzione suicida, voleva solo tornare nella sua nuova casa.

Le case-rifugio si trovano nella parte del ponte sotto il traffico automobilistico e sopra la metropolitana; sono lunghe poco più di 10 metri – dove ci stanno un materassino e pochi oggetti personali – e non ci sono né bagno né cucina, tuttavia, per chi lì ci abitata, sono una vera e propria casa.

Stephen Sutton, la generosità di un adolescente malato di cancro(FOTO)

dailymail.co.uk

Malato di cancro al colon-retto, l’adolescente inglese Stephen Sutton vuole realizzare un obiettivo ambizioso prima di morire: raccogliere 1 milione di sterline da donare in beneficenza all’organizzazione Teenage Cancer Trust.

Da quando gli è stato diagnosticato il tumore nel 2010 all’età di 15 anni e avuta la diagnosi dei medici che non gli davano che qualche anno di vita, Stephen ha deciso di stilare una “lista dei desideri”.

I 46 punti che la compongono mettono in evidenza la bontà, la generosità e la voglia di vivere che non hanno mai abbandonato questo adolescente nonostante la sua triste situazione.

Delle attività che Stephen desidera compiere ben 35 sono già state spuntate: fra queste l’abbraccio con un animale più grande di lui – un elefante del West Midlands Safari Park – l’apparizione come comparsa al programma giornaliero della BBC “drama Doctors” e l’improvvisarsi batterista alla finale di Champions League a Wembley.

Di questi “particolari” desideri ce ne sono alcuni nello specifico che sottolineano la spensieratezza e la voglia di divertirsi tipiche di ogni adolescente: il lanciarsi con un paracadute, fare crowd-surf sopra un gommone o il farsi un tatuaggio a forma di forbici sopra alle cicatrici delle operazioni subite a causa del tumore.

Tumore che non ha fermato la voglia di lottare e di fare del bene che caratterizzano Stephen: “voglio raccogliere quanto più denaro possibile e arrivare a un milione, cosa che aiuterà a salvare gli altri malati e a cambiare la vita delle persone” ha infatti dichiarato.

Il traguardo non sembra così impossibile da raggiungere, se si considera che Stephen è riuscito finora a raccogliere 572,455 sterline. Ma sicuramente con il buon senso e la generosità delle persone questo sfortunato adolescente riuscirà a realizzare in pieno il suo ultimo e più grande desiderio.

L’arte di rimandare, tutta questione di geni

Un vecchio detto afferma di non lasciare a domani quello che si può fare oggi. Eppure rimandare un compito di un’ora, un giorno, oppure all’infinito è un’abile arte che caratterizza gran parte della popolazione mondiale. La procrastinazione non è semplicemente una cattiva abitudine, ma una tendenza sviluppatasi soprattutto in tempi moderni, che l’uomo primitivo in realtà non conosceva.

Il suo incremento è dovuto all’abitudine di porsi degli obiettivi a medio e lungo termine – mentre in passato i bisogni primari andavano colmati in brevissimo tempo -, ma anche ad altri fattori come il lavoro, lo studio e le abitudini personali. E proprio i lunghi tempi fanno sì che ci si distragga più facilmente dall’obiettivo, che per chi è geneticamente più propenso a procrastinare, può significare non arrivare in tempo alla meta, o addirittura scordarla. Così il prima o poi lo faccio è diventato un vero e proprio stile di vita.

l'arte di rimandare, tutta questione di geni

Un gruppo di ricercatori americani della University of Colorado di Boulder ha cercato però di scavare in fondo a questo problema “organizzativo”, collegando l’atto del procrastinare con la genetica. Mettendo alla prova un campione di persone, i ricercatori hanno scoperto l’esistenza di un legame tra i geni e questa modalità comportamentale. La ricerca ha dimostrato come davanti al ritardare un’azione siamo tutti diversi, ma la tendenza ha caratteri simili all’interno delle coppie di gemelli.

Per arrivare al risultato, i ricercatori hanno analizzato i comportamenti di 181 coppie di gemelli identici o omozigoti (con lo stesso DNA), paragonando i risultati sia all’interno del duo, sia con 166 coppie di gemelli fraterni (eterozigoti), ovvero con DNA differente. Il campione è stato interrogato attraverso questionari sull’abilità nel concludere i compiti e mantenere gli obiettivi prefissati nel tempo. Tra i gemelli intervistati, gli studiosi hanno notato una vasta corrispondenza tra la tendenza a procrastinare delle coppie di gemelli identici, meno presente in quelli eterozigoti.

Rimandare all’infinito attività o impegni importanti può però essere un problema in ambito scolastico o lavorativo e la scusa dell’origine genetica della procrastinazione potrebbe non reggere. Allora un buon piano d’azione da seguire giorno per giorno è la soluzione migliore per combattere l’arte del rimandare o meglio, l’arte del fallimento.