La moda selfie sta diventando una vera e propria ossessione. Le pose e le location sono le più svariate: in bagno, in piazza, al supermercato, addirittura durante una premiazione Oscar o una partita che vale la finale. Seduti, in piedi, sulla bici, nudi o in costume, truccati stile Carnevale o con le boccacce. Dire basta a questa mania sembra impossibile. C’è chi si contorce come un circense nel tentativo di prendere tutti e non tagliare nessuna faccia, chi è alla disperata ricerca di un effetto abbastanza vintage e sfocato per sembrare più belli o magri e chi cammina con il telefono puntato verso il cielo per cercare la connessione migliore per condividere lo scatto appena fatto sui social.
Da oggi è tutto più facile. Da oggi basta solo il “cheese!”
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Arriva, grazie all’agenzia digitale iStrategyLabs, uno specchio che scatta selfie da solo e li pubblica direttamente su Twitter. “Selfie” questa volta sta a significare “Self Enhancing Live Feed Image Engine”: si tratta di un mini computer Mac nascosto dietro uno specchio, dotato di webcam e luci. All’interno del computer integrato è presente un software FRS (Facial Recognition Software) in grado di riconoscere i volti. Basta posizionarsi davanti e sorridere pronti per il flash, ma per ora lo specchio non è ancora in commercio.
Le favole con animali, che parlano e si comportano come esseri umani, sono diseducative per i bambini? Questo è quello che ritiene la psicologa canadese Patricia Ganea, che dopo le polemiche scatenate dal suo studio, ha spiegato i risultati della sua ricerca e le sue opinioni.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychology. L’obiettivo dello studio era scoprire se per far conoscere davvero la natura ai bambini siano meglio le favole in cui gli animali parlano e indossano vestiti o se magari non siano più utili libri con immagini più realistiche, come ad esempio quelli di National Geographic, poichè le favole e i cartoni Disney e non, non raccontano ciò che la fauna selvatica è in realtà.
credit: MICHAEL GOTTSCHALK, PHOTOTHEK VIA GETTY
Patricia Ganea, la professoressa associata di psicologia applicata e sviluppo umano all’Università di Toronto, non si è scatenata contro Bambi, Winnie The Pooh o Peppa Pig. Al contrario, la sua indagine scientifica serve per capire quali strumenti permettono ai bambini di imparare di più.
L’obiettivo principale era sapere se il tipo di libri letti ai bambini influenzano il loro modo di conoscere il mondo degli animali con cui non hanno grande familiarità, e quindi la tendenza ad assegnare ai piccoli amici della natura qualità prettamente umane.
Se nei libri mostrati ai bimbi compaiono animali antropomorfizzati, i piccoli saranno più propensi a credere che gli animali siano molto simili agli esseri umani. Secondo la professoressa, i bambini imparano di più sulla fauna dai libri con immagini realistiche o filmati di animali in carne ed ossa.
Il libro ha suscitato grandi polemiche, come ad esempio sul London Daily Express: “Avviso ai genitori: Smettete di leggere il Libro della giungla e Winnie the Pooh, perché umanizzano gli animali“. Il messaggio della ricerca è stato frainteso, visto che l’obiettivo non è far smettere i genitori di leggere libri che mescolano la fantasia con la realtà, ma creare un aprroccio più realistico tra i bambini e la natura. I genitori devono continuare a leggere ogni tipo di libro ai bambini per stimolare la loro fantasia e il loro svilupppo cognitivo, soprattutto in un’età compresa tra i 3 e i 5 anni.
“L’uso dei libri illustrati come strumento di educazione scientifica mette in accordo tutti gli studi: i libri illustrati sono un eccelente mezzo per far conoscere il mondo ai bambini. Permettono di apprendere nozioni di biologia fondamentali già a cinque o sei anni. Quindi la nostra ricerca suggerisce che se si vogliono porre le basi perché il bambino sviluppi una comprensione accurata del mondo dal punto di vista scientifico, allora è meglio usare libri realistici già in tenera età“, queste le parole della Ganea.
Inoltre la psicologa ha spiegato che la tendenza ad antropomorfizzare la natura non è una caratteristica solo infantile. Infatti, si riscontra anche negli adulti, poichè il formarsi di idee poco accurate da piccoli avrà conseguenze sull’apprendimento di nozioni corrette in età più avanzata.
Tradizionalmente, si usano gli animali delle favole per creare una distanza emotiva tra il bambino e la morale della storia. Ma forse questo ha come conseguenza negativa che il bambino non riesce a riportare su se stesso l’informazione appresa con la favola.
Noi preferiamo sognare ad occhi aperti i mondi fantastici che ci offre la nostra mente creativa grazie all’aiuto delle favole e dei film, senza ovviamente dimenticare l’importanza del conoscere la realtà della natura in tutte le sue sfaccettature, attraverso la scienza.
Fiori di ciliegio, raggi di sole, temperature gradevoli, vestitini e…la ceretta. Il pelo superfluo, l’incubo di tutte le donne, giovani, adulte, bionde, rosse, brune, torna ad essere il chiodo fisso, quello che decide gli outfit nelle soleggiate giornate di aprile.
Viso pulito, capelli stirati, pelle senza imperfezioni, maquillage, carnagione, insomma, la perfezione, diventa l’unico obiettivo nei periodi in cui la pelle da mostrare aumenta e non ci si può rifugiare sotto lana sformata ed enormi sciarponi.
Jessica Ledwich, giovane artista di Melbourn, armata di macchina fotografica, ironizza sulle torture a cui le ragazze devono sottoporsi per avvicinarsi sempre più a quell’ideale di bellezza che devono, più di quanto vogliano, soddisfare.
Così lo scenario della sua raccolta The Fanciful, Monstrous Feminine, sembra il set di Kill Bill: sangue, dita mozzate, maschere di pelle e coltelli insanguinati a sostituire il tacco dodici, sono gli ingredienti principali della sua “mostruosa” opera.
Una critica esplicita, che più esplicita non si può, ad un sistema esigente e doloroso per il gentil sesso. “Come la maggior parte delle donne ho passato un sacco di tempo a leggere riviste di bellezza e di moda e sono rimasta stupita di come si plasmi la percezione, mia e delle altre ragazze, di come dovremmo apparire”, ha spiegato l’artista.
“Quando ho compiuto 20 anni, mi sono resa improvvisamente conto della maggiore pressione sulle ragazze giovani nell’apparire in un certo modo e del modo palese che i media – che pretendono di rivolgersi a queste donne avendone a cuore gli interessi – sostengano queste agende di bellezza”.
Parecchi trucchetti di make-up e il necessario intervento digitale hanno contribuito alla creazione di questa serie di fotografie in grado di ricordare i dolori, spesso non indispensabili, a cui ci si sottopone, per perseguire un’ideale di bellezza imposto subliminalmente.
Sì all’igiene e all’estica sana, no agli eccessi che di sano hanno ben poco.
La storia dei due ragazzi è diventata subito virale e sta conquistando velocemente i social network e il web. Purtroppo, si tratta di una storia d’amore, che non ha il lieto fine, triste e commovente, che però esalta il sentimento forte dell’amore, che va oltre la morte.
Lui è un ragazzo, morto in un brutto incidente stradale e lei, la sua fidanzata, non ha mai smesso di inviargli sms d’amore nel suo cellulare.
La serie di messaggi è stata pubblicata dalla sorella del ragazzo scomparso, sul social network Tumblr, conquistando il cuore di moltissime persone. La sorella non ha mai voluto rispondere ai messaggi della fidanzata, ma ha voluto tenere sempre l’iPhone del fratello acceso, in modo da poterlo ricordare e per permettere alla ragazza di sfogare il suo dolore in questo modo.
Queste storie ci fanno pensare a come tutto quello che ci circonda sia fugace e ci ricorda di apprezzare quello che abbiamo, soprattutto il dono di avere persone speciali accanto. Il destino crudele può portarci via il terreno da sotto i piedi, ma l’amore, il sentimento più potente al mondo, può darci la forza di andare avanti e di affrontare il dolore in modo differente, come nel caso di questa triste storia, senza lieto fine.