sabato, 27 Giugno 2026

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Latte: fa più bene intero o scremato?

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Non si sa veramente se il latte faccia bene o meno: sono tanti gli studi che si occupano di delineare un profilo ‘coerente’ di quello che è considerato uno degli alimenti più importanti per la crescita umana. Non a caso si tratta del prodotto ‘indicato’ e maggiormente consumato dai bambini di tutto il mondo ma che vede ogni anno un cospicuo aumento del numero di chi fatica ad assumerlo perché intollerante.
Tom Vilsack, segretario al ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America, questa settimana ha illustrato davanti alla Commissione agricoltura della Camera le linee guida dei prossimi Dietary Guidelines.

Il dibattito che lo tiene impegnato dentro e fuori dal Campidoglio verte sui benefici del latte a basso contenuto di grassi: secondo alcuni studi pare che i suoi pregi siano davvero significativi in termini di nutrizione.
Le linee guida che riguardano la corretta alimentazione vengono aggiornate ogni 5 anni e vengono rilasciate dal Dipartimento di Salute e Servizi Umani e dal Department of Agriculture (USDA). Essi prevedono una dieta a base di verdure, frutta, cereali integrali, legumi, noci, frutti di mare e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi.
Ma non ci sono prove definitive che dimostrino che il latte magro è una scelta alimentare sana. Infatti un numero crescente di indizi sembra indicare che il latte intero grasso potrebbe essere una scelta migliore.

Il latte scremato, ovvero quello a basso contenuto di grassi, e quello intero sono entrambi trattati allo stesso modo negli Stati Uniti. La crema viene separata dal siero e poi nuovamente aggiunta in quantità diverse a seconda che si tratti di intero o scremato. I tipi di latte a basso contenuto di grassi possono contenere circa l’1% o 2% di grassi, mentre il latte intero contiene 3,25% di grassi. Di contro il latte intero ‘grasso’ contiene meno carboidrati rispetto a quello scremato perché più del suo volume si compone di grassi, che a sua volta non contengono lattosio. Secondo gli studi pare anche che abbia leggermente meno proteine. Qual è, dunque, la scelta migliore?

Il nuovo tappo per chiudere il Barolo

Un nuovo tappo per chiudere il Barolo. Ecco la novità portata direttamente dall’Agricola Brandini, l’unica azienda certificata biologica partner dell’Associazione Vino Libero, che ha scelto Select Bio di Nomacorc per tappare il suo Barolo Docg 2011.

Una novità importantissima per gli amanti del buon vino: questo perché è la prima volta che, su questo prodotto, viene utilizzata una chiusura alternativa al classico sughero, dopo quella riforma del 2014 che la consente anche sui vini Docg. Il nuovo tappo Select Bio porta una ventata di originalità e ricerca: è il primo tappo al mondo a zero emissioni di Co2, perché usa una materia prima derivante dalla canna da zucchero, ed è anche attento a quella serie di accortezze in merito alla gestione dell’ossigeno, e quindi elimina quello che è sempre stato considerato il grande problema nell’utilizzo di tappi alternativi al sughero nei vini (soprattutto rossi), appunto lo scambio di aria tra esterno e interno della bottiglia che serve ad esaltare le caratteristiche della bevanda nelle lunghe attese in cantina. Al Barolo Docg Brandini, infatti, verrà garantito un passaggio costante di ossigeno, in grado di favorirne l’evoluzione negli anni.

“Siamo orgogliosi di proteggere la qualità di un vino di eccezionale qualità come il Barolo Brandini con il nostro Select Bio. Le nostre chiusure garantiscono affidabilità, prestazioni omogenee e un passaggio costante di ossigeno che accompagnerà l’evoluzione del vino in maniera ottimale”, ha dichiarato Filippo Peroni, direttore commerciale Italia e Sud est Europa di Nomacorc. “Una soluzione sostenibileche è frutto di anni di ricerca Nomacorc, in collaborazione con i più grandi istituti internazionali. Una chiusura che rispetta l’ambiente e aiuta gli enologi a dare ai consumatori i vini esattamente come li hanno pensati. Per questo il gruppo di aziende Vino Libero ha scelto Nomacorc, con una partnership che sta dando ottimi risultati. Se oggi un Barolo sceglie di affidarsi alla nostra qualità è proprio perché abbiamo saputo fare dell’innovazione un tratto distintivo e qualificante della nostra azienda”.

[FONTE: ADNKronos]

Steven Assanti: 336 kg e vuole dimagrire

photo credits: steven assanti

In America la maggior parte della popolazione è sovrappeso o obesa, ma Steven Assanti ha davvero esagerato. Questo ragazzo di Rhode Island, infatti, pesa ben 800 pounds. Più di 336 kg.
Un peso shockante ed altamente pericoloso quello di Steven, che si dichiara pizza-dipendente e pronto ad un radicale cambiamento. Tre mesi fa, era ricoverato in ospedale a causa di un infezione alla gamba, ma venne cacciato per aver ordinato una quantità esagerata di pizzadopo aver promesso ai medici di seguire una dieta.

Steven vuole raggiungere un peso forma, diventare un esempio per tutti gli obesi ed eventualmente, iniziare la carriera di attore.
Ha inoltre dichiarato di voler scioccare il mondo, avere una vita normale e di non sentirsi più un essere umano.

Attualmente Steven si trova ricoverato al Kent Hospital di Warwick e dice di aver perso già una decina di kg, assumendo non più di 2000 calorie al giorno per prepararsi ad un intervento di bypass gastrico.
Continuerà a mantenere la promessa?

“Sfido la Nutella con la crema di Giffoni”: parole di Sal De Riso

Credits photo: alimentipedia.it

“Sfido la Nutella con la mia crema alle nocciole di Giffoni all’evo senza grassi idrogenati e olio di palma”: così esordisce Sal Del Riso, noto pasticciere salernitano ai microfoni di radio Club 91 durante l’intervista dal programma “Sapori di Sera”, attaccando e mettendosi in concorrenza con la conosciuta e amata crema della Ferrero. Ma questa è stata solo la prima di tante rivelazioni.

Molti lo avranno visto per la prima volta nell’edizione 2014/2015 della Prova del Cuoco, altri avranno assaggiato la sua Torta Delizia al Limone Salernitana o frequentato regolarmente la pasticceria di cui è proprietario a Minoti (Sa), Sal De Riso ha un lungo curriculum enogastronomico alle spalle e non lascia nulla al caso, nemmeno fuori dalla cucina.

Nel corso dell’intervista a Radio club 91, non solo ha testimoniato l’alta qualità della sua crema alle nocciole di Giffoni, ma ha anche rivendicato l’origine salernitana della sfogliatella e ha rivelato, come ultima cosa ma non per importanza, di aver collaborato con la Ferrero per il Gran Soleil. Ma andiamo con ordine.

Per chi non lo sapesse, la crema alle nocciole di Giffoni è nata nel 2006 e la sua composizione si distingue dalla nutella per l’utilizzo di ingredienti certificati e di origine protetta, quali la crema di nocciole giffoni IGP e l’olio extra vergine a marchio Dop. Quest’ultima però a differenza della sua concorrente, a causa dell’elevato costo degli ingredienti, ha ancora un minor riscontro positivo sul mercato, almeno su quello italiano.

“Esporto in Corea, San Pietroburgo e Arabia Saudita” è quanto afferma infatti Sal De Riso, lanciando senza mezzi termini la sfida nei confronti del cult delle donne in crisi, la Nutella.

La sua, però, non è solo una rivendicazione versus il prodotto che più di altri si serve di olio di palma piuttosto che di vere nocciole (solo il 13%), ma anche nei confronti delle produzioni dolciarie locali che sono state esportate nelle provincie limitrofe.

Il riferimento è alla sfogliatella di cui non tutti conoscono la vera storia. “La sfogliatella non è napoletana. La sfogliatella è salernitana, dopo oltre un secolo è arrivata a Napoli. È nata prima la frolla e poi la riccia. Le sue origini risalgono al ‘600 sulla costiera amalfitana“: è quanto spiega Sal De Riso.

Più precisamente la sfogliatella è nata presso Conca dei Marmi nel Conservatorio di Santa Rosa e solo nell’800 è arrivata a Napoli, dove il pasticciere Pintauro l’ha trasformata in sfogliatella riccia.

La differenza maggiore è che la seconda risulta più leggera, senza crema pasticcera e amarene in superficie, ma per i veri salernitari, come Sal De Riso, la prima ricetta rimane pur sempre l’originale.

Ma che ci faceva allora Sal De Riso con la Ferrero? Il pasticciere salernitano ha collaborato per il Gran Soleil, dessert al limone che il consumatore doveva congelare e consumare a casa. Questo prodotto non ha raggiunto però i consensi necessari per rimanere nel mercato e dopo qualche anno è stato ritirato proprio dalla Ferrero. Chissà he ne penserà l’attento pasticciere.