martedì, 2 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

McDonald’s chiude i battenti?

Credit photo: www.ilgiornale.it

Un happy meal ha sempre reso felici tutti i bambini che, dopo una giornata a scuola costretti a pranzare con minestrone e insalata, non vedevano l’ora di ingozzarsi di patatine, hamburger e chicken mcnuggets. Come un menù grande è il sogno di tutti gli adulti, soprattutto quando si impongono di seguire una dieta sana ed equilibrata. Ma, fra poco, riempirsi lo stomaco con il cibo di McDonald’s potrebbe diventare solo un sogno.

Il colosso dei fast food, infatti, almeno da quanto afferma il giornale britannico “The Indipendent”, sta vivendo una forte depressione e questi potrebbero essere i suoi “ultimi giorni“. Lo scorso aprile McDonald’s aveva annunciato che prima della fine dell’anno avrebbe chiuso circa 700 dei suoi ristoranti in tutto il mondo e la situazione, da allora, non sembra affatto migliorata.

Ma quali sono i motivi che potrebbero portare alla chiusura della famosissima multinazionale americana?
In primis c’è il fattore delle perdite costanti – circa 2,6% rispetto al 2014 – e poi si chiudono molti più locali di quelli che, invece, si aprono.
Ma il vero e proprio problema è rappresentato dalle condizioni di lavoro dei dipendenti: un sondaggio condotto da Mark Malinowski rivela che il loro indice di gradimento – in una scala da 1 a 5 – supera di pochissimo l’1,69.

Dati peggiori non ce ne sono mai stati da quando McDonald’s ha aperto le sue porte al pubblico: questo potrebbe essere anche collegato al fatto che il grande colosso, negli ultimi anni, ha cercato di rimodernarsi ed adattarsi sempre più ai gusti e alle richieste del pubblico. Sempre nel sondaggio, infatti, emerge che ai dipendenti non sono piaciute diverse iniziative: estendere gli orari della colazione e l’opzione “Create Your Taste” – che permette ai clienti di scegliere tra moltissimi ingredienti sempre più light – ha solo portato più stress a chi lavora in cucina e dietro la cassa.

Piatti a tema Disney (FOTO)

photo credits: samantha lee

In cucina, come un po’ in tutte le cose, anche l’occhio vuole la sua parte. Trovarsi davanti ad una pietanza ben servita e dai colori vivaci rende il tutto più appetibile ed invitante.
Quando poi la cucina incontra i personaggi della Disney, cucinare e servire un piatto diventa arte e sembra quasi un peccato divorare il nostro personaggio preferito durante il pranzo o la cena.

L’autrice, dalle doti artistiche eccellenti, di questi piatti è Samantha Lee e si diverte a postare le sue golose creazioni su Instagram, ricevendo tantissimi like. Questi piatti sono una vera gioia per adulti e bambini, oltre ad essere belli sono anche golosi e ricchi di ingredienti sani.
Samantha ricrea personaggi famosi, attori e buffi cartoni animati in versione commestibile, ma i piatti che le riescono meglio, sono senza dubbio quelli a tema Disney.
Pane, riso, cioccolato, insalata, verdure e creme varie sono gli strumenti che utilizza quotidianamente per cucinare principesse, streghe e fatine a tema Disney. Guardate voi stessi, stando attenti a non divorare lo schermo del pc.

La strega Grimilde

photo credits: Samantha Lee
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Mary Poppins

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Crudelia

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Cappuccetto Rosso

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Mulan

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Campanellino

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Mike Wazoski

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Malefica

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Cenerentola

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Capitan Uncino

photo credits: Samantha lee
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Biancaneve

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Ursula

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Merida

photo credits: Samantha Lee
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Tiana

photo credits: samantha lee
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Minion

photo credits: samantha lee
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Expo: che cosa ne sarà dei padiglioni (FOTO)

Credits photo: mittelnet.eu

“Sarebbe bello che l’Albero della Vita continuasse a risplendere in città”: è quanto afferma il commissario unico dell’Esposizione Giuseppe Sala. Ed è così che ad ormai sole due settimane dalla data di chiusura ufficiale dell’evento che ha destato l’attenzione del mondo intero sull’alimentazione, si inizia a teorizzare un “Expo dopo Expo”. Che cosa ne sarà, dunque, dei padiglioni più belli, più visitati, di quelli apprezzati per lo street food e di tutti gli altri che non siete riusciti a vedere, dal 1 novembre in poi?

“Come da regolamento del Bie rimarrà anche dopo Expo e deve essere il punto di partenza di un grande progetto che coinvolgerà tutto il sito”: la prima risposta giunge dal commissario Bracco a proposito del Padiglione Italia, che non solo per campanilismo ma anche per dovere, continuerà a vivere anche dopo l’Expo.

Credits photo: ilfattoquotidiano.it
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Lo stesso commissario afferma che ci sarà una rivalutazione dell’area, per cui Sala promuove, tra le tante, l’idea di una cittadella universitaria.
Per quanto riguarda gli altri padiglioni pare che il loro destino sia già segnato. I contratti con le aziende di trasporto sono stati firmati e si attende solo il 31 ottobre per iniziare i lavori di smantellamento, che si auspica siano veloci.

Per alcune aree invece c’è un progetto diverso. Vittorio Cino, direttore comunicazione di Coca Cola Italia annuncia: il nostro padiglione verrà trasformato in un campo da basket che doneremo alla cittadinanza”; d’altra parte, Casa Don Bosco partirà per l’Ucraina e la rete del Brasile sarà destinata ad una palestra.

Credits photo: ilpost.it
Credits photo: ilpost.it

Detto questo, sono ancora tantissimi i dubbi: il maggiore riguarda l’Albero della Vita. Secondo alcuni, il simbolo dell’Expo non dovrebbe scomparire completamente, anzi c’è chi immagina persino di rivederlo a Milano, magari proprio su piazza Loreto, al centro della città. A conti fatti però, il commissario Sala fa presente che la gestione dell’albero è troppo costosa per rimontarlo a Milano. Certo, sarebbe un peccato che sia l’albero della Vita sia il Padiglione Zero sparissero completamente.

In particolare quest’ultimo è il cardine dei valori dell’intero Expo, che i 168 paesi hanno tentato di rappresentare non sempre con successo all’interno dei loro padiglioni. Ma area espositiva a parte, il segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, che nella giornata di ieri ha presenziato a Expo, ha ribadito il messaggio fondamentale di Expo 2015: lavoriamo insieme per garantire cibo al mondo intero.

Latte: fa più bene intero o scremato?

www.nonsprecare.it

Non si sa veramente se il latte faccia bene o meno: sono tanti gli studi che si occupano di delineare un profilo ‘coerente’ di quello che è considerato uno degli alimenti più importanti per la crescita umana. Non a caso si tratta del prodotto ‘indicato’ e maggiormente consumato dai bambini di tutto il mondo ma che vede ogni anno un cospicuo aumento del numero di chi fatica ad assumerlo perché intollerante.
Tom Vilsack, segretario al ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America, questa settimana ha illustrato davanti alla Commissione agricoltura della Camera le linee guida dei prossimi Dietary Guidelines.

Il dibattito che lo tiene impegnato dentro e fuori dal Campidoglio verte sui benefici del latte a basso contenuto di grassi: secondo alcuni studi pare che i suoi pregi siano davvero significativi in termini di nutrizione.
Le linee guida che riguardano la corretta alimentazione vengono aggiornate ogni 5 anni e vengono rilasciate dal Dipartimento di Salute e Servizi Umani e dal Department of Agriculture (USDA). Essi prevedono una dieta a base di verdure, frutta, cereali integrali, legumi, noci, frutti di mare e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi.
Ma non ci sono prove definitive che dimostrino che il latte magro è una scelta alimentare sana. Infatti un numero crescente di indizi sembra indicare che il latte intero grasso potrebbe essere una scelta migliore.

Il latte scremato, ovvero quello a basso contenuto di grassi, e quello intero sono entrambi trattati allo stesso modo negli Stati Uniti. La crema viene separata dal siero e poi nuovamente aggiunta in quantità diverse a seconda che si tratti di intero o scremato. I tipi di latte a basso contenuto di grassi possono contenere circa l’1% o 2% di grassi, mentre il latte intero contiene 3,25% di grassi. Di contro il latte intero ‘grasso’ contiene meno carboidrati rispetto a quello scremato perché più del suo volume si compone di grassi, che a sua volta non contengono lattosio. Secondo gli studi pare anche che abbia leggermente meno proteine. Qual è, dunque, la scelta migliore?