sabato, 11 Aprile 2026

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Matrimonio Harry e Meghan: evviva gli sposi!

Matrimonio

Matrimonio Harry e Meghan: finalmente ha avuto luogo l’happy end della felice ed innovativa coppia.

Come certamente molti di voi, anche io ho seguito la diretta ed è stato davvero emozionante.

Matrimonio Harry e Meghan: sposi novelli

Grande folla d’inglesi a testimoniare l’affetto verso questi due giovani che hanno fatto il grande passo.

E’ stato tutto impeccabile: tempistica perfetta, invitati sereni e niente disturbi.

Ma del resto era stato tutto ben orchestrato. Ed erano tutti decisamente emozionati in questo perfetto matrimonio reale.

La regina composta ed elegante, accompagnata dal marito senza bastone; Harry sorridente e commosso accompagnato da un ancora più felice fratello; la mamma di Meghan emozionata; Kate con i piccoli paggetti.

Bellissimo il coro gospel che canta Stand by me.

Insomma una favola.

Matrimonio Harry e Meghan: lo sposo

Che dire di Harry? Il ritratto di sua madre. Trasudava amore da tutti i pori.

Arriva la sposa e lui si commuove.

Si guardano sempre complici e sempre sorridenti.

E poi il prete chiede al principe “Harry vuoi tu prendere…” ed Harry dice “Sì lo voglio” prima che il prete finisca la frase di rio e sale una risatina generale. Tenerissimo.

Matrimonio Harry e Meghan: la sposa

Arriva come un raggio di sole: Meghan in bianco, splendida e fiera.

Meghan percorre da sola la navata, in tutta la sua semplice bellezza e tutti sono rapiti da lei.

Il padre di Harry le porge il braccio, si dicono qualcosa e si dirigono verso l’altare.

Durante la cerimonia si guardano sempre, si sorridono, bisbigliano

Per tutto il tempo sono il ritratto della felicità e dell’amore.

All’uscita come prevedibie una fola super festosa li acclama50 anni di matrimonio, ed è il momento del bacio.

La coppa di novelli sposi sale sula carrozza delle favole e si avvia verso il viale per i saluti di rito.

Tutto il resto del gossip può aspettare!

Evviva gli sposi!

Gossip e news sul matrimonio di Harry e Meghan

Violenza a Trecastagni: non lasciamo sola Serafina

Violenza a Trecastagni

Violenza a Trecastagni: non lasciamo sola Serafina, la dottoressa aggredita durante il turno alla guardia medica.

Sola, con dispositivi fallaci, arriva un paziente. Lei apre, lo aiuta ma lui la aggredisce e la violenta.

Stavo guardando Non è l’Arena, domenica su La7, e Giletti inizia a raccontare questa storia atroce, rivelando dei dettagli ancora più terribili.

Violenza a Trecastagni: Serafina Strano abbandonata dall’ordine dei medici

Dunque Giletti intervista la dottoressa che ha la forza di raccontare a tutti la terribile vicenda ma che ha anche il coraggio di volersi rimettere in gioco.

Non in guardia medica, mi pare ovvio, e invece viene dichiara inabile al lavoro e l’ordine dei medici non si costituisce parte civile, non la sostiene abbandonandola a se stessa.

Non è forse anche questa una violenza?

Violenza a Trecastagni: Alfio Cardillo è stato condannato

E’ stato arrestato e condannato Alfio Cardillo a otto anni di carcere per aver aggredito sessualmente la dottoressa.

Ma è anche stato condannato duramente l’atteggiamento dell’Ordine dei medici catanese per la mancata costituzione di parte civile dell’ente all’interno del procedimento penale contro Cardillo.

La dottoressa ha così commentato: “Trovo scandaloso che nonostante la mia segnalazione, l’Ordine dei medici di Catania non sia stato al mio fianco, ignorando il mio caso. E’ l’ennesima dimostrazione che il sistema è malato”.

Ed ha ragione. Ma Buscema, il presidente dell’Ordine catanese, ha dichiarato di esser sempre stato vicino alla dottoressa Strano ed inoltre ha replicato “Ho rifiutato di prendere parte ad altri avvenimenti, proprio per evitare che si pensasse che io o i miei colleghi volessimo sfruttare questa tragedia per farci pubblicità”.

Questa non è assolutamente una scusante. Inoltre la dottoressa vuole lavorare ed è stata dichiarata inabile al lavoro. E nessuno ha mosso un dito.

Violenza a Trecastagni: l’innesco di una grossa polemica

C’è da dire però che questi fatti non sono eventi rari che accadono solo in Sicilia ma accadono anche in Sardegna ed in altri luoghi.

Perchè le guardie mediche vengono lasciate da sole, devono presidiare luoghi sperduti, muoversi durante la notte, senza protezioni se non aggeggi del tutto inutili che possono facilmente essere distrutti isolando definitivamente la vittima.

Vorrei far presente che a Selargius, provincia di Cagliari, circa 30.000 abitanti, la guardia medica che si trova nel centro cittadino ha un vigilantes a disposizione, armato che accoglie i pazienti.

A maggior ragione forse si dovrebbero attivare misure del genere in paesini sperduti?

Non lasciamo da sola la dottoressa Serafina nella sua lotta e non lasciamo da soli i medici che soli e senza difese lo sono per davvero.

La questione non finisce qui.

Prossimi film al cinema: Tuo, Simon, recensione in anteprima

Prossimi film

Prossimi film in programma? Tuo Simon che esce il 31 maggio.

Giusto giusto ieri c’era l’anteprima, e vi ho preso parte. Adoro il cinema, mi piace davvero un sacco: le luci che si spengono gradualmente e lo schermo che s’illumina.

Tornando a noi: gran cosa le anteprime. Mi piacciono e per la maggior parte ho a che fare con bei film che poi recensisco volentieri.

Come ogni volta ho guardato prima il trailer, giusto per vedere cosa mi aspettava (e per raccontarlo a mio marito), ma il guaio dei trailer recenti è che ci sono un sacco di spoiler. Quindi attenzione: questa recensione non contiene spoiler.

Prossimi film al cinema: Tuo, Simon

Simon ha 17 anni e una vita perfetta: amici che conosce da sempre super affiatati, scuola tranquilla e una famiglia perfetta.

Ma Simon ha un segreto, che ovviamente non confessa perché crede che altrimenti tutto cambierebbe.

Inizia a scriversi segretamente con qualcuno in rete ma viene scoperto da un bullo che lo ricatta.

Per non vedere il suo segreto spiattellato, Simon cede al ricatto, incasinando la vita dei suoi amici e mentendo a tutti.

Suo malgrado Simon sarà messo di fronte ad una dura prova…

Prossimi film al cinema: Tuo, Simon, recensione in anteprima

E’ un film scorrevole e divertente, che tratta un tema molto delicato. Forse guardandolo penserete che riguardi solo un certo genere di persone. In realtà riguarda tutti noi, tutti abbiamo un segreto che manteniamo perché abbiamo il timore del giudizio degli altri.

Si viene tenuti sulle corde, durante il film, perché non si sa fino alla fine chi sia il misterioso corrispondente di Simon.

Molto sentito il tema del bullismo a diversi livelli: qualunque sia il motivo non va mai bene.

E questo film ci insegna che i segreti non distruggono solo chi li detiene ma anche chi ci sta intorno, sovente si raccontano troppe bugie per mantenerli.

Così Simon scopre che la cosa peggiore non era cosa sarebbe successo se fosse venuto fuori il segreto ma ciò che ha fatto per mantenerlo. La verità, delle volte, fa meno male di una bugia.

Decisamente vi consiglio di guardarlo.

Tuo, Simon – trailer

Parole giapponesi nella lingua italiana, bellissime ma intraducibili

Parole giapponesi nella lingua italiana

Parole giapponesi nella lingua italiana, bellissime ma intraducibili.

Hanno un significato profondo e sono di uso quotidiano, la particolarità sta proprio nel fatto che non si possono esprimere con un solo termine.

Scopriamo quali sono.

Parole giapponesi nella lingua italiana: le espressioni intraducibili

Ecco qualche parola giapponese che non possiamo tradurre con un singolo termine:

  • Itadakimasu, ricevere con umiltà il cibo, è una sorta di ringraziamento. Viene tradotto con buon appetito ma in realtà non è la stessa cosa.
  • Otsukaresama, con questo termine si ringraziano le persone che hanno dimostrato un grande impegno nello svolgere i propri compiti.
  • Komorebi, indica la luce del sole che filtra attraverso le foglie degli alberi.
  • Komeroshi indica il vento freddo che inizia a soffiare quando l’inverno sta per arrivare.
  • Shinrin-yoku, relax nella foresta, cercare un luogo tranquillo fra gli alberi per meditare.
  • Yugen indica le capacità misteriose che non possono essere descritte a parole
  • Shoganai è usato per indicare le cose inevitabili.
  • Wabi-sabi è una parola giapponese che indica la bellezza imperfetta, impermalente e incompleta.
  • Shibumi indica una bellezza poco appariscente, raffinata.

Parole giapponesi nella lingua italiana: i termini curiosi

Questi invece sono alcuni termini giapponesi curiosi:

  • Bakku-shan ovvero una ragazza bellissima da dietro ma non da davanti
  • Kyoikumama ossia madre che crea pressione sui suoi figli perché a scuola raggiungano ottimi risultati.
  • Age-otori ovvero un termine giapponese che indica l’apparire meno belli dopo essersi tagliati i capelli.
  • Hanami un classico della lingua giapponese, indica la millenaria usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi.
  • Irusu, fingere di non essere in casa quando qualcuno bussa alla porta.
  • Tsundoku, l’atto di comprare un libro e lasciarlo lì, non letto, spesso impilandolo sopra altri libri non letti.
  • Ikigai, la cosa che ci dà forza di svegliarci ogni mattina

Ce ne sono davvero tantissime! E’ bellissimo scoprire queste terminologie che non possiamo tradurre con una sola parola e hanno significati tanto profondi.

Conoscete altri termini?

Ikigai, l’arte della felicità giapponese: istruzioni per l’uso