domenica, 12 Aprile 2026

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Ikigai, l’arte della felicità giapponese: istruzioni per l’uso

Ikigai

Ikigai, l’arte della felicità giapponese: istruzioni per l’uso

La felicità, o meglio i metodi per trovarla, vanno ormai di moda. Prima c’era la tecnica danese Hygge, molto in voga recentemente ed ora si è passati al Giappone con l’ikigai.

Ma di cosa si tratta?

Ikigai, l’arte della felicità made in Okinawa

Ikigai, l’arte della felicità nasce ad Okinawa dove si pratica l’arte del vivere serenamente. Ikigai potrebbe essere tradotto come “una ragione per svegliarsi al mattino”. Il termine è formato da ikiru (vita) e kai (la realizzazione di ciò che si spera) ma può indicare anche genericamente la persona che si ama ed anche questa può essere una buona ragione di vita.

Ognuno ha la propria ragione per vivere, occorre trovarla. Come si fa? Attraverso una ricerca interiore. Trovare lo scopo della nostra vita ci aiuterà ad essere felici.

Per definire meglio l’ikigai potremmo dire che è l’intersezione tra quattro aspetti fondamentali della nostra vita:

  1. quello che amiamo
  2. ciò che gli altri amano di noi
  3.  le cose che sappiamo fare
  4. quello che possiamo fare per il mondo

L’armonia di queste cose porta la felicità e la soddisfazione nella nostra vita.

Ikigai, l’arte della felicità in 4 domande

Per intraprendere il percorso della ricerca dell’ikigai ci sono 4 domande a cui occorre rispondere:

  1. che cosa ami?

Cosa ti appassiona e ti piace fare? E’ una fonte motivazionale per te?

  1. Che cosa sai fare?

Tutti abbiamo una vocazione, devi scoprire qual è la tua?

  1. Qual è il tuo scopo nel mondo?

Quale credi che sia la tua missione verso gli altri?

  1. Che lavoro fai?

Ti piace veramente? Se potessi cambiarlo cosa faresti?

Ikigai, l’arte della felicità giapponese: libri

Per approfondire potete leggere “Trovare il senso della vita per essere felici” di Bettina Lemke

si può acquistare a questo link http://www.giunti.it/libri/salute-e-benessere/ikigai-il-metodo-giapponese/

O anche “Il metodo Ikigai. I segreti della filosofia giapponese per una vita lunga e felice” di Héctor García e Francesc Miralles, che si può acquistare qui 

La vedova Winchester: trama tra finzione e realtà

La vedova Winchester

La vedova Winchester è un nuovo horror tratto ovviamente da una storia vera. Stavolta davvero vera.

Uscito quest’anno, scritto e diretto da Michael e Peter Spierig, con protagonista Helen Mirren nei panni dell’ereditiera Sarah Pardee Winchester.

Dei fucili sicuramente ne avrete sentito parlare, sono i più famosi del mondo, ma sono davvero in pochi a conoscere la storia della famiglia Winchester. O meglio di ciò che fu dopo la morte di William.

La vedova Winchester: trama

1906: Sarah Winchester è la vedova di William, l’uomo che diventò famoso per i fucili di sua invenzione. La coppia ebbe una figlia che morì giovane ed altri da cui Sarah non si riprese più.

Morto il marito, Sarah si convince di essere maledetta dalle anime di tutte le persone morte proprio a causa del fucile. Una medium le suggerisce di costruire un’enorme casa per ospitare le anime e placarle.

Sarah dunque acquista una proprietà a San Jose in California dove fa costruire una gigantesca magione, la Winchester House. Per suo volere vi si lavora ininterrottamente 365 su 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.

Ma la società Winchester inizia a dubitare della sua sanità mentale, perciò viene convocato il dottor Eric Prince che deve valutarla.

Eric fa la conoscenza di Marion Marriot, una nipote, e suo figlio Henry che vivono nella casa con la vedova.

Eric ha un segreto, anche la casa ha un segreto e tutti sono coinvolti, Henry compreso.

La vedova Winchester: tra finzione è realtà

Film interessante, quanto meno si distacca abbastanza dall’ormai consolidato genere horror moderno di effetti triti e ritriti. Non so perché m’ha fatto pensare all’esorcista.

Parlavamo giustappunto di horror qualche giorno fa, fra amici, notando come ormai questo genere stia collassando. Trame tutte uguali, effetti prevedibili, finali prevedibili. Fatti in serie insomma. Su questo La vedova Winchester prende un po’ le distanze, forse perché c’era poco da inventarsi.

Come ogni volta vien sa chiedersi: quanto c’è di vero?

La casa è vera, le situazioni raccontate nel film sono per lo più vere. Ovviamente la parte di fantasmi e possessioni non si sa se sia vera oppure no.

Sarah era davvero convinta di essere perseguitata dai fantasmi e perciò ha realmente costruito una casa con tante stanze, bagni, scale che non portano da nessuna parte,porte che si aprono sui muri e via dicendo.

Una curiosità? La vedova Winchester era ossessionata dal numero 13.

Bon ton 2018: la gentilezza è ancora di moda?

Bon ton 2018

Bon ton 2018: è di moda essere gentili? Guardatevi intorno: quanto siamo presi dalla nostra vita, dal nostro stress e dai nostri telefoni? C’è ancora spazio per il bon ton?

Bon ton 2018: la gentilezza è ancora di moda?

Mi verrebbe da dire no.

Non sto parlando della forchetta che va a destra o a sinistra del piatto o di come piegare il tovagliolo e via dicendo. Parlo di gentilezza.

Se siete su un mezzo pubblico e sale una persona anziana le cedette il posto? Se a qualcuno cade qualcosa lo aiutate? Se una donna in attesa entra dopo di voi le cedete il posto in fila?

In generale sembriamo molto più frettolosi, più scocciati e meno amabili e gentili.

Sarà capitato anche a voi di perdere la pazienza per sciocchezze.

Va di moda essere cool, essere attivi sui social, essere ognuno sulle sue perché gli altri sono invasori da tenere lontani.

Bon ton 2018: cos’è la gentilezza?

A volte vorrei tornare ad un’altra epoca, quella in cui si era più onesti, più gentili ma soprattutto più rispettosi ed educati.

Basta guardare i ragazzini: bestemmiano, urlano, offendono, ovunque senza ritegno. Che fine ha fatto l’educazione?

Gli adulti non sono da meno: tutti passano davanti alla donna seduta sul marciapiede con la faccia disperata, tutti ignorano la commessa che si china a raccogliere i prodotti caduti dallo scaffale…ma questi sono solo due esempi. Se vi guardate attorno ne vedrete altri.

Eppure basterebbe poco: essere meno arrabbiati, meno frettolosi, meno presi da noi stessi.

Un gesto di gentilezza possiamo farlo tutti, sempre, di occasioni non ne mancheranno certo.

Potremmo prenderlo come un impegno: aiutare qualcuno in difficoltà, dire prego e grazie, chiedere scusa o permesso, non alzare la voce (non urlare al telefono), non tenere le suonerie a tutto volume.

Un comico diceva: basta poco che ce vo’?

Metti la nonna in freezer: recensione in anteprima

metti la nonna in freezer

Metti la nonna in freezer, direi che il titolo è abbastanza esplicativo. C’è un freezer e c’è una nonna, lei ovviamente sarà morta e qualcuno ce l’avrà messa dentro. Perchè?

Metti la nonna in freezer, in anteprima

Questo martedì ci ha portato pioggia, vento ed una simpatica anteprima. Come mio solito ho dato un’occhiata al trailer e devo dire che li per lì non mi ha fatto una cattiva impressione. Film tragicomico con scene equivoche simpatiche.

E’ la storia di Claudia giovane restauratrice che con due colleghe tiene aperta una bottega di restauro. Il guaio è che la sovrintendenza le deve molti soldi e senza di questi la bottega di restauro dovrà chiudere. Per ora lei e le sue colleghe vanno avanti con la pensione della nonna di Claudia.

Simone Recchia è un incorruttibile ma maldestro finanziere, dedica anima e corpo al suo lavoro per non pensare al divorzio ed ai suoi problemi, costringendo i colleghi a giornate estenuanti di lavoro.

I colleghi di Simone hanno un piano: farlo innamorare.

Simone ha un piano: sfinirsi di lavoro.

Anche Claudia sarà costretta ad elaborare un piano quando un evento imprevisto le sconvolge la vita. Ma il destino sembra contro di lei ed un giorno la finanza suona alla sua porta…

Metti la nonna in freezer: recensione

La trama di Metti la nonna in freezer è molto semplice ed è anche un fatto di cronaca ben noto purtroppo.

Il film è sotto le aspettative: c’è un lato comico poco graffiante, che non cattura, sì qualche battuta fa ridere ma il tutto è abbastanza prevedibile, equivoci compresi.

A metà fra favola e verosimile, i due registi, Giancarlo Fontana e Giuseppe G.Stasi, cercano di mettere insieme una commedia romantica su un fatto tragico. Ma manca il collante, il feeling. De Luigi ce la mette tutta ma onestamente mi ha fatto ridere solo sulla battuta finale. Miriam Leone c’è ma a volte è fuori concerto o troppo artificiosa.

Nel complesso poteva venire meglio, raccontata con più arguzia, meno ansia e più humor.

Le due colleghe? Meglio non parlarne, una classico stereotipo bionda e scema e l’altra…beh di lei non dirò nulla, troppo spoiler.

Esce il 15 marzo. Gli do una sufficienza giusto perché non ho sbadigliato né guardato l’ora.

Fatemi sapere se andrete a vederlo.