Si chiamano Zuzu Galova e Peter Sedlacik e sono sue ragazzi slovacchi che ha dato vita al progetto fotografico Lens between us diventando la coppia che si fotografa viaggiando.
Si sono conosciuti mentre lavoravano per la stessa agenzia pubblicitaria e hanno deciso dopo poco tempo di abbandonare tutto per andare a vivere in Australia. Da quel momento in poi però hanno deciso di viaggiare in tutto il mondo ma continuando a fare ciò che amavano, i fotografi. E così che hanno iniziato e portano avanti il loro progetto a quattro mani.
L’idea che sta alla base del progetto è quella di scattare contemporaneamente una foto l’uno all’altro, in questa maniera della stessa immagine si hanno diverse inquadrature ed è possibile vedere anche quello che di solito resta fuori.
Galova ha spiegato che l’idea è nata durante il viaggio in Portogallo “entrambi avevamo con noi una macchina fotografica, e ci siamo ritrovati uno difronte all’altro”
I due hanno realizzato circa 150 immagini doppie che pubblicano regolarmente su tutti i profili dei diversi social network, Instagram, Trumblr e Facebook dove hanno un seguito di oltre 50.000 follower che hanno potuto già ammirare le esperienze della coppia che si fotografa viaggiando in Indonesia, Singapore, Nuova Zelanda e tanti altri.
Possiamo essere persone alla mano, genuine e allegre ma capita, a volte, di presentarci alle persone e risultare antipatici nostro malgrado. La colpa, però, potrebbe essere di alcuni gesti che facciamo involontariamente e a cui non diamo peso. Ci sono, infatti, 10 regole da rispettare per apparire simpatici fin dal primo incontro. Ecco quali sono:
Contatto visivo
credits photo: thinkdonna.it
Parlare con qualcuno che non ci guarda è qualcosa che a noi non piacerebbe, ci fa sentire snobbati e non abbastanza interessanti. Quindi è buona cosa cercare sempre di instaurare un contatto visivo. Questa è un’abitudine che tutti dovrebbero avere.
Niente smarthphone
Riponete lo smartphone nella borsa o in tasca e smettetela di inviare sms o intrattenere conversazioni su whatsapp mentre qualcuno vi parla. Innanzitutto è da maleducati, e poi rischiate di non rispondere ad una domanda che l’altro vi pone.
Chiamare le persone per nome
Lo capiamo bene, ricordare il nome di una persona che si è appena conosciuta non è assolutamente facile. Ma ci sono alcuni trucchetti, come ripetere a mente più volte il nome dell’altra persona appena ci viene detto o richiederlo, scusandoci della nostra scarsa memoria. Sarà più apprezzato del far finta di ricordarselo.
Sorridere
credits photo: psychologies.co.uk
I musoni non piacciono a nessuno, quindi via quel viso triste e arrabbiato e sfoderate il vostro sorriso.
Stringere la mano
Quando ci si presenta è sempre segno di buona educazione stringere la mano. Ma bisogna fare un po’ di attenzione al come, poichè contribuisce alla prima impressione che l’altro si fa di noi. Una stretta troppo debole vi farà apparire come una persona che non vale la pena conoscere. Una stretta troppo forte, invece, vi farà apparire arroganti.
Ascoltare attivamente
Ascoltare va bene, ma bisogna fare anche qualcosa di più. Partecipare al discorso dell’altro farà capire che quello che dice ci interessa e non ci stiamo annoiando.
Apprezzare
Chiedere consigli o aiuto alle persone le farà sentire utili e importanti. Non vergognatevi, voi imparerete qualcosa e chi avete di fronte avrà la possibilità di dimostrarvi le sue capacità.
Accettare i complimenti
credits photo: odiami.pianetadonna.it
Non contraddite i complimenti che vi fanno, imparate ad accettarli.
Non interrompere
Non interrompete chi vi sta facendo un discorso o, se proprio dovete, dopo chiedetegli di continuare. Va bene anche chiedere spiegazioni se non capiamo qualcosa che ci sta dicendo, metterà l’altro a proprio agio.
Nessuna lamentela
Chiunque incontriamo sta vivendo problemi e sta superando gli ostacoli che la vita mette davanti. Per questo motivo le persone negative non piacciono. Riducete le lamentele al minimo.
Dopo otto anni di sospensione, il volo Parigi-Teheran di Air France riprenderà il prossimo 17 aprile, grazie all’accordo sul nucleare e alla fine delle sanzioni contro l’Iran. Le polemiche, però, sono già iniziate. Non tanto per quanto riguarda il volo, la tratta e la sua ripresa dopo così tanti anni, ma per l’abbigliamento a cui le hostess di Air France dovranno attenersi: pantaloni, giacca lunga che possa coprire i fianchi e velo per testa e capelli all’uscita dall’aereo.
Le prime a mettersi contro questo obbligo imposto dalla compagnia di volo francese sono proprio le dirette interessate, ossia le hostess della Air France. La loro polemica parte dal fatto che questa divisa venga imposta come un vero e proprio obbligo, senza che si possa avere il diritto di scegliere cosa è più consono per ognuna di loro. “Non vogliamo far polemiche, non sta a noi dare un giudizio sull’uso del velo in Iran. Quello che noi denunciamo è l’obbligo“, ha infatti spiegato il segretario del sindacato di categoria Francois Redolfi a FranceTv info.
La notizia, però, sembra essere davvero ufficiale, dato che è stata confermata da Christophe Pillet, rappresentante del sindacato Snpnc del Comité central d’entreprise. Tuttavia, il rappresentante ha chiesto all’azienda che le hostess potessero prestare servizio a Teheran volontariamente, senza che questo potesse aver ripercussioni sullo stipendio.
La direzione della compagnia aerea, purtroppo, non accetta queste condizioni, pena una sanzione. L’unica soluzione sembrerebbe quella di selezionare un numero sufficiente di hostess – disposte ad accettare l’obbligo – per coprire il servizio: infatti le leggi iraniane devono essere rispettate, dai turisti e anche dalle hostess. “La legge iraniana impone di indossare un velo che copra i capelli nei luoghi pubblici a tutte le donne. Quest’obbligo, che non va seguito in volo, è rispettato da tutte le compagnie aeree internazionali che viaggiano in Iran” ha concluso la Air France.
Cosa viene in mente quando si pensa alla Sicilia? Probabilmente il mare bellissimo, il buon cibo, i cannoli e l’odore degli agrumi. I limoni, in mandarini e gli aranci siciliani, infatti, sono famosi e ricercati in tutto il mondo. Peccato, però, che quelle che provengono dall’isola più grande d’Italia non sono buone notizie. Stando a quanto riportato dai dati dell’Istat, ripresi da Coldiretti, in Sicilia, negli ultimi 15 anni, il numero di limoni si è ridotto del 50%, quello degli aranci del 31% e quello dei mandarini del 18%. In poche parole, sono spariti circa 1/3 dei terreni.
Il motivo di questi dati? Innanzitutto la crisi ha costretto molti contadini ad abbandonare alberi e terreni. Anche i compensi non sono stati d’aiuto, basti pensare che nel 2016 le industrie di lavorazione hanno pagato le arance ai coltivatori solo dai 10 centesimi al kg per arrivare ad un massimo di 40 centesimi. Un prezzo bassissimo, dettato anche da fatto che quest’anno, a causa del clima asciutto e di un virus che ha attaccato le piante, le dimensioni dei frutti si sono ridotte.
Al posto degli alberi di agrumi si trovano ora distese di cemento, parchi eoloci e fotovoltaici e campi abbandonati. A peggiorare la situazione ci si mette anche la concorrenza estera: Spagna, Turchia, Tunisia e Marocco godono di costi di produzione bassissimi che li privilegiano sul mercato.
All’allarme c’è una pronta risposta siciliana: “Stiamo lavorando per collegare sempre più strettamente le produzioni ai nostri territori valorizzando le produzioni di eccellenza, cioè i prodotti Igp, quelli Dop, le coltivazioni biologiche che rappresentano ormai il 40% del totale. Vogliamo puntare sul brand degli agrumi di Sicilia. C’è l’arancia rossa, quella di Ribera, il limone di Siracusa, il limone Interdonato di Messina, il mandarino tardivo di Ciaculli, il limone dell’Etna. Ogni frutto una storia, una peculiarità, un metodo di coltivazione, un paesaggio” spiega Federica Argentati, presidente del distretto Agrumi di Sicilia. Insomma, la soluzione alberga nella qualità.