domenica, 8 Febbraio 2026

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#Viajosola, quando anche viaggiare deve diventare un diritto

Credits: viajesycocina.com

Questa è la storia di José María Coni e Marina Menegazzo. Ma, in fondo, è la storia di ognuna di noi. Due ragazze di 21 e 22 anni che, zaino in spalla e mano nella mano, erano arrivate fino a Montanita, in Ecuador, per trascorrere una bellissima vacanza. Alla ricerca di qualcosa, di quella felicità che si prova solo quando si viaggia, da sola con le amiche, dimenticandosi di tutto quello che abbiamo lasciato una volta partite. Alla ricerca di un sogno a cui questa volta, però, sono state tagliate le ali. Un sogno che mai potrà realizzarsi perché qualcuno ha pensato di scriverci la parola fine al posto delle dirette interessate.

I corpi delle due ragazze sono stati ritrovati chiusi in un sacco. I due uomini che avevano offerto un posto dove dormire alle ragazze, rimaste senza soldi, hanno poi confessato l’omicidio. Ma, ancora una volta, due innocenti hanno perso la vita. E una ragione per perdere sogni, speranze, desideri, famiglia, amori ed amicizie non ci dovrebbe mai essere, quando si viaggia da sole. Ma nemmeno quando si va in giro con gli shorts, quando si torna a casa in macchina da sole dopo una serata in discoteca e quando si fanno uscite sole donne.

Quello di viaggiare per noi donne è un diritto. Non farlo più significherebbe dare ascolto a chi fa domande come “Ma torni a quest’ora da sola? Non ti viene a prendere nessuno? Guidi tu? Ci sono ragazzi nel gruppo? Davvero fai un viaggio da sola?“. Ma soprattutto significherebbe rinunciare a vivere. Perché viaggiare è sinonimo di scoperta, bellezza, indipendenza, vita. Una di quelle che vale la pena di essere vissuta.

Con la vicenda di José María e Marina si torna a parlare di femminicidio: il 35% delle donne nel mondo, solo lo scorso anno, ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un’altra persona. Sempre dai dati Istat, poi, emerge che nel nostro paese sono 6 milioni 788 mila le donne che sono state violate nel corso della loro vita. E, nel 2014, 152 sono state uccise.

Quando questi numeri saranno pari allo zero? Solo quando si smetterà di dare la colpa a noi donne per come ci vestiamo, per voler viaggiare da sole. Insomma, per avere gli stessi diritti e la stessa indipendenza degli uomini. Perché noi non siamo certamente il sesso debole. E lo dimostriamo ogni giorno, con esempi di donne straordinarie che si battono per i nostri diritti, quelli che dovremmo avere a prescindere da tutto. Ma anche esempi di donne qualsiasi che si svegliano presto tutte le mattine, per mantenersi e per mantenere i figli. Per non dover mai chiedere niente a nessuno, per far vedere che anche noi riusciamo a fare tutto. E lo facciamo anche bene.

E l’esempio di Guadalupe Acosta, una studentessa paraguaiana che, dopo la tragica vicenda, decide di dar voce alle due ragazze scomparse, rivendicando il diritto di noi donne a viaggiare da sole, in sicurezza, tranquillità e serenità. Guadalupe ha scritto un post su Facebook diventato virale, con più di 557 mila like ed oltre 730 mila condivisioni.

Ayer me mataron.Me negué a que me tocaran y con un palo me reventaron el cráneo. Me metieron una cuchillada y dejaron…

Pubblicato da Guadalupe Acosta su Martedì 1 marzo 2016

La ragazza sudamericana parla di umiliazione, di sogni infranti, di diritti che dovremmo avere, del fatto che se la vicenda fosse capitata ad un uomo avrebbe avuto più seguito. Per questo invita tutti, donne soprattutto, a farsi sentire, a non stare in silenzio, ad urlare al mondo quello che succede, a combattere per noi stesse.
E il suo appello è stato ascoltato: l’hashtag #Viajosola è diventato uno dei trend topic di questi giorni.


Chissà se questa potrà essere la svolta, chissà se la violenza sulle donne diventerà solo un brutto ricordo. Ma fino a quel momento non ci sarà nessuna vittoria per noi, nessuna festa della donna. Festa della donna sarà solo quando non ci saranno abbastanza sacchi per metterci tutte a tacere.

Stop agli sprechi alimentari, anche l’Italia avrà la sua legge

credits photo: comunicareilsociale.com

Finalmente anche l’Italia avrà una legge che combatte gli sprechi alimentari. La proposta della legge antispreco, arrivata da alcune associazioni e presentata dalla deputata del Pd Maria Chiara Gadda, verrà votata entro mercoledì alla Camera e poi passerà al Senato. Ma i pronostici sono positivi, poiché gode di un forte sostegno bipartisan. Una legge di cui si sentiva l’assoluta necessità, considerando che, stando ai dati diffusi da Last Minute Market, solo nel nostro Paese si gettano via 8 miliardi di euro in cibo. Ma cosa prevede?

Lo scopo è quello di sensibilizzare ad un uso più sostenibile delle risorse e di favorire l’utilizzo di prodotti ancora di buona qualità (non solo cibo, ma anche farmaci) da parte di associazioni di volontariato. Si tratta di prodotti che oggi vengono gettati a causa delle lunghe procedure burocratiche.

La nuova legge prevede incentivi per chi decide di donare e l’eliminazione degli ostacoli che un donatore incontra. Ad esempio, al momento, chi intende donare eccedenze alimentari deve rilasciare una dichiarazione almeno 5 giorni prima dalla donazione. Con la nuova legge, invece, basterà una dichiarazione consuntiva a fine mese che possa garantire la tracciabilità dei prodotti donati. Qualcosa di diverso, insomma, dalla legge francese, che invece punta a penalizzare chi spreca. “Punire chi spreca serve a poco, la cosa importante da capire è che gli alimenti recuperati non sono rifiuti, ma il prolungamento del cibo buono. E questa legge lo dice chiaramente, perché si fonda sul concetto di dono“, ha affermato Maria Chiara Gadda.

Un obiettivo importante della legge è quello della responsabilizzazione del cittadino: “Ad esempio abbiamo voluto ribadire che i prodotti con la dicitura ‘da consumarsi preferibilmente entro’ possono essere usati anche dopo la scadenza, sottolineando la differenza appunto fra termine minimo di conservazione e data di scadenza. O che il pane invenduto entro le 24 successive alla produzione è ancora buono e può essere donato. Abbiamo poi introdotto la possibilità di donare beni alimentari confiscati – cosa che già avviene ma solo a discrezione dei magistrati – purché integri e sicuri dal punto di vista igienico-sanitario. Inoltre le associazioni di volontariato, accordandosi con l’imprenditore agricolo, possono recuperare i prodotti che rimangono a terra durante la raccolta. Infine la legge garantisce ad attività commerciali e produttive in genere uno sconto sulla tassa dei rifiuti proporzionale alla quantità di cibo donato“, ha infatti spiegato la deputata Gadda. Il testo della nuova legge, ovviamente, non è così semplice come può sembrare: deve occuparsi di normative sulla sicurezza alimentare evitando di facilitare la via della speculazione, del mercato nero e dell’evasione.

La marijuana è l’anticamera per l’eroina: mito o realtà?

Credit: http://www.independent.co.uk/

Una studio comparato recente ha dimostrato come l’alcol sia due volte più dannoso della marijuana per chi ne fa uso e cinque volte più devastante per chi marijuana non sa nemmeno come è scritto.
In sostanza, è molto più pericoloso farsi un drink al pub, che una canna al parco.

Inoltre non è assolutamente dimostrato che la cannabis sia il primo passo verso una vita fatta di delinquenze e abusi tossici poiché, se ci pensate bene anche voi, è difficile che gli adolescenti inizino la loro vita fatta di perdizione con uno spinello, quando sigarette e alcol sono perfettamente legali e raggiungibili ancora prima del compimento della maggiore età.
Uno studio – che abbiamo già analizzato qui – dimostrava come alcol e tabacco sono state classificate come droghe molto più invadenti e pericolose della marijuana stessa, che di per sé non è nemmeno riconosciuta come droga, poiché manca in termini di dipendenza e crisi di astinenza.

Paradossalmente, la legalizzazione della stessa per scopi medici condurrebbe a più crimini di quanti non ce ne siano già in giro per il mondo legati al giro della distribuzione.
Uno studio commissionato nel 2012 ha dimostrato come i dispensari di marijuana curativa siano strettamente legati al mondo della delinquenza.

Come già detto, la cannabis non dà dipendenza, a differenza di quanto sostenuto dalla maggior parte degli obiettori, che lo ritengono un problema sempre più dominante.
Quando, invece, di persone dipendenti dall’alcol ce ne sono abbastanza da cominciare a pensare che sia veramente una grana da risolvere. Perché nessuno se ne preoccupa?

Chi fuma, tenderà a fumare sempre di più: un’altra bugia. Solo un numero minimo di utenti la consuma regolarmente, infatti la maggior parte delle persone che hanno provato tende a usarla non più di 12 giorni all’anno.

E infine, è stato provato che non esistono grandi differenze tra persone che ne fanno un uso abituale e quelle che invece hanno solo provato qualche volta.
Certo è stato dimostrato anche chi ne fa un uso costante abbia un’istruzione e un reddito più basso rispetto a chi non ne fa, ma di questi particolari bisogna dare “colpa” anche a fattori diversi.

Restaurant Map, un ristorante per ogni stazione

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Credit: Milanocittàstato.it

Abitate a Milano e siete sempre indecisi sul ristorante da scegliere? Niente paura, è arrivata la Restaurant Map. Una speciale cartina della metropolitana ideata dal portale milanocittàstato.it, dove per ogni fermata delle 4 linee presenti a Milano è indicato un ristorante.

La mappa è stata pubblicata anche sui diversi social network ed è qui che è arrivato il grande successo grazie a migliaia like e soprattutto a tantissime condivisioni tra i milanesi e non solo.

restaurant map
Credit: Milanocittàstato.it

E i vari commenti sulla Restaurant Map non si sono fatti attendere, c’è infatti chi propone di realizzarne un edizione ogni anno mettendo in concorrenza i ristoranti e quindi con l’entrata e l’uscita dai vari locali. O ancora chi propone partnership con l’ATM, l’Azienda dei Trasporti milanese per l’erogazione di speciali premi o la raccolta di punti per chi si recherà nei ristoranti indicati utilizzando proprio la metropolitana.

Un’iniziativa di cui sentiremo nuovamente parlare quindi, quella della Restaurant Map e da oggi sarà più facile scegliere il ristorante dove andare a cena.