lunedì, 13 Luglio 2026

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Inquinamento, quali le possibili conseguenze?

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Nonostante il terzo giorno consecutivo di blocco del traffico a Milano e le misure adottata a Roma dove si circola con le targhe alterne da lunedì, i livelli di inquinamento e di polveri sottili nelle nostre città non sembra diminuire, anzi. Del resto queste misure restrittive sono state molto discusse e criticate perché attuate in un periodo dell’anno, quello compreso tra Natale e Capodanno, dove notoriamente le grandi città si svuotano e molti si godono periodi di meritate vacanze lontani da grandi centri, magari in montagna a respirare un po’ di aria pulita.

Il problema è ben più serio, e non bastano certo pochi giorni di blocco della circolazione per migliorare la situazione. Il livello di pm10, le cosiddette polveri sottili, è ben oltre i livelli consentiti da più di mese a Milano, complice anche un clima insolito per dicembre, con le temperature molto più alte delle medie stagionali e la quasi totale assenza di precipitazioni. Non c’è neve in quasi nessuna delle località di montagna del nostro paese e se molti impianti sono aperti è solo grazie alla neve artificiale che ricopre però solo le piste.

Le conseguenze di questa costante esposizione alle polveri sottili sul lungo periodo per la nostra salute possono essere veramente dannose. Ma il problema non riguarda solo le città e i suoi abitanti, diverse zone rurali risultano essere compromesse dall’inquinamento. Le preoccupazioni poi non devono essere solamente di natura sanitaria perché la quantità eccessiva di azoto danneggia gli ecosistemi e mette a rischio la biodiversità.

C’è quindi da lavorare molto sugli effetti dei cambiamenti climatici sui nostri ecosistemi come conseguenza dell’inquinamento, ben vengano quindi gli accordi tra i potenti del mondo da poco raggiunti al Cop21 di Parigi e anche le esortazioni di Papa Francesco che a questo argomento ha dedicato un’intera Enciclica. Tutti dobbiamo diventare poi più consapevoli che anche le nostre abitudini devono cambiare favorendo una mobilità sostenibile non solo quando siamo obbligati dalle disposizioni comunali.

Snapdad: il cambio del pannolino non è mai stato così divertente (FOTO)

Credits: www.cosmopolitan.com

Si chiama Snapdad ed è il risultato del blog tenuto da un graphic designer, dedicato al suo infante tutto da colorare.

E’ una delle pagine più cliccate di Tumbrl e il protagonista è Felix, un neonato che è già diventato una delle piccole star del web.

A renderlo tale il suo talentuoso papà, Lukas Costeur, di origine belga, che ha pensato bene di trasformare il momento del cambio del pannolino in un vero e proprio cambio d’abito e di scena.

Così, tra una spruzzata di borotalco e un po’ di crema ad alta protezione, ecco farsi strada tutti i personaggi più noti del mondo surreale e fantastico, accompagnati dalle loro battute più famose.
Da Batman, passando per Harry Potter, per arrivare a Luke Skywalker ecco le immagini più divertenti del “tragico” momento del cambio del pannolino.

Il geniale designer ha rivoluzionato la “popò”, rendendola il momento più atteso della giornata, sia da lui che da noi, che non vediamo l’ora di vedere il piccolo Felix alle prese con un nuovo personaggio.

Parole intraducibili illustrate magnificamente da Marija Tiurina (FOTO)

Credits: dailybest.it

Parole intraducibili, ovvero: ma come parla la gente? A volte udiamo o leggiamo certe idiomi il cui significato è impossibile da cercare. Ci sono infatti parole intraducibili che esistono solo in una specifica lingua e non in altre. Allora direte: e come si fa a capirne il senso? Per spiegarle bisogna usare una frase complessa che rischia, però, di far perdere il significato originario. Perché ammettiamolo, alcune parole sono belle solo se dette in lingua originale.

L’artista inglese Marija Tiurina ha realizzato una serie di splendidi disegni in cui illustra le parole intraducibili che si trovano in lingue quali arabo, portoghese, giapponese, e ne dà il significato. Andiamo a dare un’occhiata.

Cafuné (brasiliano portoghese): L’atto di passare teneramente le dita tra i capelli di qualcuno.

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Baku – shan (giapponese): una ragazza bellissima solo se vista da dietro.

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Gufra (arabo): La quantità d’acqua che può essere tenuta in una mano.

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Torschlusspanik (tedesco): La paura della chiusura di un cancello o metaforicamente la paura della diminuzione delle opportunità man mano che l’età avanza.

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Tretar (svedese): Quando riempi una tazza di caffè per tre volte.

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Duende (spagnolo): Il misterioso potere che un’opera d’arte trasmette alle persone per smuovere le loro emozioni.

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Schlimazl (yiddish): Una persona cronicamente sfortunata.

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Schadenfreude (tedesco): Il piacere derivato dalle sfortune altrui.

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Tingo (rapanui): L’atto di farsi prestare tutti gli oggetti desiderati dalla casa di un amico.

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Luftmensch (yiddish): Chi fa costantemente sogni ad occhi aperti.

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L’appel duvide (francese): La chiamata del vuoto, l’urgenza di saltare da alti edifici.

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Credits photo: dailybest.it

Perché gli inglesi parlano sempre del tempo?

Credits: www.chiarabonazzi.it

Avete presente lo stereotipo di noi italiani che mangiamo solo pizza e non facciamo altro che gesticolare? Ecco, non è l’unico. Di luoghi comuni in giro per il mondo ce ne sono a volontà e uno di questi riguarda gli inglesi, anche se chi non hai mai vissuto in Inghilterra forse non sa che i sudditi della regina Elisabetta parlano sempre del tempo: tutte le loro conversazioni iniziano parlando del famoso, imprevedibile e variabile weather.

Un tempo decisamente strano dovuto alla sua latitudine, alla frequenza di cicloni e anche al fatto che l’Inghilterra è un’isola ed è composta da altre isole. Trevor Harley, che si occupa di psicologia cognitiva alla University of Dundee e gestisce un sito internet dedicato interamente al tempo in Inghilterra, afferma che questo Paese è uno tra i più mutevoli per quanto riguarda le condizioni climatiche. Basti pensare che il giorno più caldo della sua storia è stato nel mese di novembre, con una temperatura di 22.4° C.

Proprio per parlare del tempo, in maniera decisamente scientifica, durante la metà del novecento è nato il British Weather Newsgroup. Ma oggi questo argomento viene trattato in tutte le salse e ogni conversazione inizia proprio con una domanda sul tempo, che si collega ad altri temi: come vestirsi con questo tempo così variabile -a cipolla, più scoperti o con mille maglioni?- e se è necessario portare l’ombrello nella borsa.

Quello del tempo è un tema così centrale nella vita degli abitanti inglesi che, come gli eschimesi con la neve, ogni modo di piovere ha un suo nome: se volete arricchire il vostro vocabolario basterà guardare il meteo. Anche se, inizialmente, sarà difficile capire anche dalle immagini: in Inghilterra, l’intensità delle piogge e la bassa pressione vengono indicate con aree di colori differenti.
Inoltre, l’antropologa Kate Fox ha condotto delle ricerche proprio sull’importanza del tempo nel Paese e il risultato è significativo: il 94% degli intervistati ha ammesso di aver parlato del tempo nelle sei ore appena passate, mentre il 38% nell’ultima ora.

In molti parlano del weather come un’ossessione per gli inglesi, ma in realtà è un grave errore: discutere riguardo al tempo è una semplice occasione per fare un po’ di conversazione, come afferma Kate Fox nel suo libro “Watching the English“, nel quale ha dedicato un capitolo a questo discorso.
Il tempo può essere usato per sciogliere il ghiaccio all’inizio di una conoscenza, per riempire momenti di silenzio o per portare il discorso lontano da argomenti scomodi. E ci sono anche delle regole -non scritte- da seguire in questo rituale: si inizia con una domanda come “cold, isn’t it?” o “raining again?“, sebbene la risposta sia scontata, e la risposta sarà per lo più positiva. In caso contrario, ci si giustifica dando la colpa ad una mania personale.

Non dimenticate, poi, che esistono anche due temi molto più trattati. Il primo è il discorso riguardo al brutto tempo che tutti vorrebbero, come un Natale nevoso, presentatosi solo quattro volte da 51 anni. Il secondo, invece, è la nostalgia del clima passato.