lunedì, 24 Agosto 2026

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Giornata mondiale contro l’AIDS: quanto è stato fatto finora?

Credits: corrieredinovara.com

Trent’anni fa, Rock Hudson confessò al mondo di essere malato di Aids ed essere omosessuale, dando il via a una stagione mediatica che ha contribuito alla lotta contro questa malattia, e trovando i fondi necessari per contrastarla con trattamenti sempre più efficaci. Tuttavia l’Aids non se n’è mai andato e ogni anno ci sono due milioni di nuove infezioni Hiv. In occasione del 1° dicembre 2015, Giornata Mondiale di Lotta all’Aids, l’invito è perciò questo: non abbassare la guardia. Anche se negli ultimi anni non ci sono più campagne importanti contro Aids e Hiv, è bene ricordare che il numero delle infezioni non è diminuito, anzi, è aumentato costantemente, sopratutto in Europa e in Italia, dove ha raggiunto dei numeri allarmanti. Analizziamoli per capire meglio la situazione.

Ogni 100 mila abitanti, ci sono 6,1 nuovi casi di sieropositività e i più colpiti sono i giovani tra i 25 ed i 29 anni, afferma il Centro Operativo Aids dell’Iss. Non solo: nell’84% dei casi il contagio avviene attraverso rapporti sessuali senza preservativo, che accadono nel 40% casi dei tra omosessuali maschi. Il mancato calo delle nuove diagnosi, unito comunque alla bontà delle cure per chi scopre di avere un’infezione, fa sì che nel nostro Paese ci siano 140mila sieropositivi, il numero più alto d’Europa. Come bisogna fare per prevenire il problema?

Uno studio del Cdc di Atlanta ricorda che l’assunzione dei farmaci prima di contrarre l’infezione ridurrebbe i contagi del 90%, tuttavia non è molto conosciuta neanche dai medici oltreoceano, tanto che oltre un terzo non ne ha mai sentito parlare. Da questi dati si deduce che poco e niente è stato fatto per prevenire. Se si confrontano le stime del 2014, registrate da un rapporto Oms-Ecdc, le infezioni erano 142mila nei 53 paesi della regione europea dell’Oms, di cui circa 30mila nella sola Unione Europea, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio.

Il vero problema di trasmissione è quindi generato dai rapporti omosessuali non protetti. “Le diagnosi di Hiv tra uomini che fanno sesso con uomini sono aumentate ad un allarmante tasso del 42% nel 2014 rispetto al 30% del 2005 in quasi tutti i Paesi europei”, ha sottolineato Andrea Ammon, direttore Ecdc. Bisogna perciò spingere nelle campagne di prevenzione, coinvolgere le persone e invogliarle ad usare il preservativo, come unico ‘scudo’ in grado di proteggerci da questa malattia.

Instagram, le coppie sono le nuove star

Gli instagramers amano due cose: foto bellissime e tutte le persone che fanno cose esclusive. Come viaggi, vacanze ed eventi a cui i comuni mortali non possono partecipare per tante, e ovvie, ragioni.
Ah, dimenticavo, gli instagramers vanno pazzi per le coppie di innamorati; quelle che scattano foto dei loro abbracci, bacetti e ‘i love you’ nei posti più belli della terra. Quegli innamorati così strafighi che è impossibile resistere al tasto ‘follow’.
Immaginate adesso una coppia famosa su Instagram, composta da due persone belle, innamorate e sempre in viaggio: non vi viene la voglia di scoprire i dettagli delle loro avventure?

Charlotte Durgeat e il fidanzato Jesson Vedel sono diventati popolarissimi sui social grazie a scatti da sogno nei quali mostrano la loro vita tra un viaggio e l’altro in giro per il mondo. Le mete preferite? Beh, senza dubbio California, Australia, Bali, Francia, Grecia e Spagna. Tutti posti davvero bruttini in pratica.
Cosa fa più invidia di qualcuno che ha chiappe rotonde e abbronzate h24 e tutti i giorni dell’anno? Pare infatti che i due piccioncini prediligano le mete calde, nelle quali potersi sbizzarrire tra un selfie in spiaggia e fotografie scattate sott’acqua.


Che dire: pare che questa meravigliosa coppia in stile ‘laguna blu’ sia decisamente popolare tra i travel addicted.
Noi non possiamo fare altro che premere il tasto ‘follow’ invidiare le giornate di chi possiede soldi, bellezza, e fisico da urlo.

Nella giungla o in città? A Parigi c’è la Flower Tower (FOTO)

flower tower

Vivere come se ci trovassimo in una foresta o nella giungla, ma in realtà siamo in Francia a Parigi. Può succedere se prendiamo casa nella Flower Tower. Opera dell’architetto Eduard Francois l’edificio si compone di una struttura di 10 piani completamente ricoperti da piante di bambù. I vasi che sembrano in bilico e pronti a cadere, in realtà sono incorporati nella struttura del palazzo.

Il numero delle piante è pari a 380 e sono disposte tutt’intorno all’edificio. I residenti che occupano i 10 piani del palazzo sono quindi completamente immersi nel verde e per loro fortuna la pianta scelta è il bambù che non provoca nessun tipo di allergia.

Oltre ad essere anallergica, la pianta di bambù è stata scelta per il rumore soave che le sue foglie creano al soffiare del vento. Proprio per dare agli inquilini del palazzo la sensazione di dormire su un albero. Le piante vengono innaffiate da un sistema di irrigazione automatico che ricicla l’acqua piovana ed è quindi ecologico e sostenibile.

Il portavoce della Tower Flower ha dichiarato al Mail Online Travel che gli abitanti “potranno godere del fruscio e della luce che passa attraverso le foglie. La torre incarna il desiderio della natura in città”. L’edificio completato nel 2004 è ormai un punto di riferimento urbanistico per la città di Parigi.

Lotta per la normalità: la storia di donne disabili che non si abbattono (FOTO)

Credit: huffingtonpost.co.uk

Non fermarsi di fronte alle difficoltà”. Di questo motto Wendy Crawford ne ha fatto un vero e proprio stile di vita, quando a 19 anni un incidente d’auto sembrava aver stroncato la sua promettente carriera da modella, lasciandola paralizzata e con i sogni infranti. Eppure tutto questo non l’ha fermata ed ora è fondatrice e direttrice dell’organizzazione mobileWOMEN.org che dal 2002 aiuta donne in carrozzina a vivere la loro quotidianità e la loro femminilità.

La pagina web e il rispettivo gruppo Facebook, si propongono di consigliare le donne affette da disabilità, come farebbe una qualunque pagina per “sole donne” ma dando consigli specifici. Lo scopo della fondazione è sicuramente quello di riavvicinare le donne che sono costrette in carrozzina alla normalità, ma soprattutto lo scopo principale è spronarle a continuare la propria vita senza abbattersi, proseguendo nella propria carriera, avendo figli, praticando sport e, cosa più importante, vivendo al massimo.

Credit: famaleword.it
Credit: famaleword.it

Da questa passione per la moda, che nonostante la sua condizione Wendy non ha perso, nasce nel 2014 il progetto fotografico Raw Beauty Project che ritrae 20 donne, inclusa la fondatrice, nella loro quotidianità: mentre fanno sport, mentre suonano il piano, mentre vivono la loro vita come qualsiasi altra persona, come qualsiasi altra donna.

In questo modo possiamo conoscere le storie di altre donne che hanno visto sconvolta la propria vita dal fato o dalla malattia, come Monique Stamps, diventata tetraplegica all’età di 16 anni, che ha partecipato al progetto perché desidera “che le persone ci trattino come donne intelligenti, valorose, belle e sexy; con la stessa sensualità delle donne che non hanno disabilità“. O ancora ragazze come Carlana Stone, prima giornalista televisiva in sedia a rotelle per la tv locale di Miami ABC, paralizzata a 17 anni in seguito ad un incidente in auto con degli amici di cui lei sola è rimasta danneggiata. Christy Cruz, in carrozzina da quando era molto piccola, partecipa al progetto perché “la mia speranza è quella di dare coraggio, educare e aiutare al di là delle mie disabilità“.

Credit: cosmopolitan.co.uk
Credit: cosmopolitan.co.uk

Il tema della disabilità è sempre troppo poco discusso. Anche in Italia, nel gennaio 2014, una campagna di sensibilizzazione, lanciata dall’artista milanese AleXsandro Palombo, vedeva delle principesse Disney sulla sedia a rotelle o affette da altro tipo di disabilità. Questo per mostrare che “la bellezza non è essere una principessa” ma lottare tutti i giorni contro i propri limiti, vivere la propria vita senza lasciarsi abbattere dagli ostacoli o dalle difficoltà che ci si presentano sul cammino.

Credit: humoristic.blogspot.com
Credit: humoristic.blogspot.com

L’esempio da queste donne che ricercano la normalità della loro condizione femminile, non facendosi compiangere o compatire, deve essere tenuto in grossa considerazione da tutti. Dalle persone affette da disabilità, perché esiste la luce fuori dal tunnel. Dalle persone che hanno la fortuna (e la responsabilità), di essere normodotate, affinché queste immagini, di donne forti, ricordino che le difficoltà nella vita capitano a tutti e di lieve o di grave identità che siano, vivere significa tirarsi su le maniche a ricominciare, perché sopravvivere lasciandosi trascinare dagli eventi non è rispettoso per chi non ha avuto la fortuna di essere al mondo.