venerdì, 10 Luglio 2026

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Le coccole fanno bene, all’amore e a se stessi

Le donne le hanno rese, dopo “ho ragione io” il secondo principio fondamentale della loro personale Costituzione. Gli uomini, secondo la leggenda, non hanno mai pronunciato questa parola. Coccole. Quella tenera e premurosa usanza che è il modo che ha la vita per dirci che no, in fondo non è proprio brutta come la vediamo.
Perché andiamo, quale strumento è più efficace delle coccole per far capire al tuo uomo che vuoi fare l’amore, ora?

E no, a dirlo non è la natura dispotica di noi fanciulle, in cerca di attenzioni come della Nutella in fase premestruale. A dirlo è la scienza. Le carinerie e le premure in un rapporto sono necessarie a prescindere dal fine, secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships, che ha esaminato 397 coppie conviventi, per mostrare come i tipici segnali fisici pre-sesso, influenzino positivamente la relazione. In tutti i modi, dalle coccole ai baci, finanche ai massaggi sexy.

Maggiore soddisfazione, più stabilità, comunicazione corporea e di conseguenza meno conflitti: i benefici del relax fisico di coppia sono davvero importanti. “Le coccole, i preliminari, comunicano desiderio di essere vicini, di avere rapporti sessuali, di interesse per il rapporto,” spiega Leavitt, responsabile della ricerca. “Così, anche se le coppie non fanno sesso, stanno rafforzando la relazione comunicando desiderio di essere vicini e impegnati al rapporto“.

E ok, prima. Ma dopo? Le coccole dopo il sesso hanno l’importantissimo ruolo di farci sentire bene, rilassarci e avvicinarci all’altro tanto da avere voglia di ricominciare. Perché quando siamo vicini a chi amiamo, quando lo tocchiamo, abbracciamo e coccoliamo, rilasciano ossitocina, l’ormone della felicità, che ha immediati benefici sul nostro corpo.

Insomma, se siamo tutti d’accordo, le coccole a letto patrimonio dell’umanità.

Le modelle ‘mangiano’ brodo di osso per rimanere in forma

Brodo di osso per rimanere sempre in forma, giovani, sane e belle. Sarebbe questa la nuova moda del momento, spopola tra le modelle e sembra davvero essere la nuova e originale svolta delle diete. No, non si tratta di carne, né verdure. Brodo di osso, per davvero.

Solo 86 calorie per tazza. Il pranzo è “ultra dimagrante” ed è super popolare a New York. Ma perché questa scelta? Il brodo di osso è ricco di aminoacidi, calcio e collagene. Berlo aiuta a tener lontane malattie, curare dolori articolari, mantenere pelle, unghie e capelli in salute. Un vero e proprio toccasana, un rimedio anti-influenza.

Ma non solo America: il brodo di osso è arrivato anche in Europa. Le famose chef inglesi Jasmine e Melissa Hemsley, autrici dell'”Arte di mangiare bene”, utilizzano brodo di osso in moltissime pietanze, dagli stufati alle uova strapazzate.

Ma come prepararlo? Mettere in pentola 2-3 kg di ossa (manzo, agnello o pollo), versare acqua in abbondanza; condire con cipolle, porri, carote e sedano; aggiungere un cucchiaio di grani di pepe, una foglia di alloro e un pizzico di aceto di mele e far sobbollire fino a 24 ore.

Ma non tutti sono davvero entusiasti di questa nuova dieta: per molti esperti nutrizionisti, infatti, le proprietà nutritive del brodo di pollo sarebbero un toccasana per il corpo, ma sono presenti in quantità davvero minime in ogni porzione. E, quindi, a cosa serve? Apparenza o auto-convinzione?

Sesso: uno studio svela le dimensioni giuste per lui (FOTO)

Non prendiamoci in giro, questo studio è sicuramente stato condotto da uomini. Perché nessuna donna avrebbe mai accettato un risultato simile, piuttosto avrebbe provato e riprovato, cambiato e ricambiato rappresentanti e se fosse stato necessario avrebbe falsato i test.

A parte gli scherzi, gli scienziati dell’Institute of Psychiatry e del King’s College di Londra rivelano che la lunghezza media del pene in erezione è di 13,12 centimetri, e di 9,16 a riposo. Per quanto riguarda la circonferenza, la media è di 11,66 centimetri in erezione e 9,31 a riposo.

Ora, voi uomini vi sentirete tutti sollevati e infatti l’intenzione dello studio era proprio quello di tranquillizzare chi soffre della cosiddetta ‘ansia da pene piccolo’ sulle proprie dimensioni. Ma noi donne lo siamo molto meno. Anzi, l’ansia adesso è venuta a noi. Nel corso degli anni, le nostre aspettative si sono anche abbassate parecchio, ma insomma, non crediamo di pretendere poi troppo. Prima di questo studio, almeno, la lunghezza media era di 15 cm. Non sono molto ma vi assicuriamo che 2 centimetri possono fare la differenza.

E non provate neanche a dire che “la lunghezza non conta, ma conta come lo usi” perché non si spiegherebbe il motivo per cui voi stessi stareste sempre con un centimetro da cucito in mano che fareste invidia anche alla sarta di Kim Kardashian. Non ci credete neanche voi alla favola che “se lo sai usare anche 10 cm bastano” e vorreste convincere noi?
La competizione negli spogliatoi del calcetto e quella con il Rocco nazionale non avrebbero senso se effettivamente la misura del pipino non fosse importante.
Chè poi devi anche saperlo usare è assodato. Puoi avere 30 centimetri ma non sapere neanche da dove iniziare e sarebbero assolutamente sprecati.

Non vogliamo passare come eterne incontentabili ma l’analisi ha preso in considerazione 17 studi per un totale di 15.500 rappresentanti del ‘sesso forte’ e le lunghezze variano da 4,8 centimetri a 21,2 cm in erezione. Siamo un po’ preoccupate. Semplicemente ci stavamo interrogando sulla logistica della situazione. La domanda sorge spontanea: ma come fanno a non perderlo?

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Considerando che si tratta del primo lavoro scientifico con analisi sistematica delle misure maschili, David Veale, uno degli autori, sottolinea: “Pensiamo che questi grafici potranno aiutare i medici a rassicurare la gran parte degli uomini sul fatto che il loro pene rientra nella media. Li useremo anche per testare la discrepanza fra ciò che gli uomini pensano e la realtà”. Ne vedremo delle belle, a quel punto. Quanti megalomani con uno stuzzicadenti nelle mutande dovranno fare i conti con la dura realtà.

Gli stadi di una telefilm dipendente (FOTO)

Sarà capitato a tutti di accendere la televisione e non trovare niente di interessante da guardare, quindi quale opzione migliore se non vedere qualcosa dal proprio computer di casa? Accade tutto molto velocemente: un consiglio da parte di amici su qual è l’ultima serie più in voga, poi una puntata tira l’altra, e alla fine si scopre di essere diventati un telefilm dipendente.

Non è facile essere un’esperta di serie tv: alcuni impiegano anni per guardare un telefilm, altri una settimana per terminare dieci stagioni di Friends o di Beverly Hills 90210, ma alla fine si finisce tutti nello stesso vortice davanti al pc. Telefilm dipendente non si nasce; ci si diventa.

Devi assolutamente guardarlo

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L’imperativo è d’obbligo. I tuoi amici ti parlano sempre di quella serie tv perché è davvero “fantastica, cool” e non devi assolutamente perderla. Sebbene non sia il tuo genere, più persone te la consigliano e ne parlano, e quindi senti il dovere di iniziarla per non sentirti tagliata fuori dalle loro discussioni.

Vedo solo una puntata

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Inizi a dare uno sguardo al telefilm di cui parlano tutti, ma dopo la prima puntata capisci di aver bisogno di vederne un’altra per decidere se ne sei ossessionata oppure no. Senza accorgertene, ti ritrovi ad aver visto otto episodi in un weekend, e l’idea che l’indomani sia lunedì, ti rattrista. Decidi, perciò, che guarderai una puntata a notte, per poter sopravvivere alla giornata lavorativa. La frittata è fatta: quel telefilm è meraviglioso e ti chiedi come hai fatto fino ad ora a non essertene accorta.

La stalker

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Il terzo stadio è immediato: scoprire quante più cose sulla nuova serie tv che stai seguendo con passione. Controlli se esiste una pagina ufficiale dello show, e quando scopri che anche gli attori protagonisti stanno insieme nella vita reale, non puoi credere di guardare un telefilm così perfetto. Anche i tuoi social media iniziano a cambiare: i tuoi account si riempiono di frasi tratte dalla serie tv in questione, quando fai amicizia la prima cosa che chiedi è “Quante serie tv segui?”

Vita sociale, questa sconosciuta

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Il quarto stadio generalmente colpisce la vita sociale. Quando i tuoi amici, quelli babbani che non accendono il computer, ti chiedono se puoi uscire con loro, la tua risposta sarà: “Scherzi, devo recuperare le serie tv in arretrato!” A volte sei combattuta non sapendo se guardare un altro episodio di “Game of Thrones” per sapere se il tuo personaggio che ami è sopravvissuto, oppure decidere di fare una doccia.

Tutte le belle cose devono finire

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Inevitabilmente, sai che il tuo telefilm giungerà alla fine, quindi per far sì che la sua morte sia meno indolore, decidi di fare una maratona prima del tragico series finale. Dopo aver visto l’episodio, sei triste ma felice allo stesso momento, perché realizzi che non potevi desiderare di meglio: il tuo telefilm è la perfezione assoluta. E poi arriva la fase della depressione: è finito tutto.

L’accettazione

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Il telefilm che amavi si è concluso. Nessun’altra serie potrà colmare quel senso di vuoto. Improvvisamente sai cosa hanno provato Bryan Adams e Mel C felt quando scrissero la canzone “Baby When You’re Gone.”

La vita va avanti

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Mentre sei ancora nell’elaborazione del lutto, i tuoi amici iniziano a parlare di quest’altro telefilm che ti fa accapponare la pelle, perché sai che nessun altro potrà rimpiazzare la tua serie tv preferita. Ma dentro di te sai che hai bisogno di andare avanti, quindi, con riluttanza, premi play e inizi un nuovo telefilm. Di nuovo ricadi nel vortice e concludi che è stato meraviglioso guardare la prima puntata.

É in quest’ultima fase che una telefilm dipendente riconosce di aver bisogno di aiuto. Niente paura: ci sono delle persone pronte ad aiutarti, ma tutto dipenderà da voi.