lunedì, 9 Febbraio 2026

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Welfie: su Instagram i selfie cafoni dei giovani miliardari (FOTO)

Sono giovani, ricchi, esaltati ed armati di smartphone. La nuova frontiera per i “Rich kids” si chiama “Welfie” ed è il selfie che immortala il lusso nel quale i rampolli borghesi dell’alta società mondiale navigano.

Tra Instagram, Twitter e Facebook sono centinaia gli autoscatti, che riprendono splendidi yacht, ville di lusso, elicotteri, champagne ed cene da capogiro e tutto il meglio che i normali ventenni nemmeno s’immaginano, portando tutto il loro lusso sui social network.

Ne ha parlato anche un articolo del New York Times. Il termine è la fusione delle parole “wealthy” e “selfie” e se non siete ricchi sfondati, ahimè per voi non potrete essere protagonisti del welfie, perché per farlo occorre esibire la propria ricchezza, o quella degli altri. L’importante è che nell’autoscatto figurino oggetti da ricchi, o meglio ancora direttamente un miliardario in persona.

Merito delle fatiche di paparino, se questi adolescenti possono viaggiare in business class per il solo fatto di essere nati nella famiglia giusta. E così altro che selfie con panino e birretta in piazza, ma a bordo di un maxi yacht a bere Dom Perignon come fosse acqua, di fronte a un armadio pieno di Louboutin o in un resort cinque stelle lusso, magari immersi in una piscina riscaldata.

I nostri piccoli Gatsby devono proprio esagerare e farlo sapere a tutti. Viva l’ostentazione cafona e narcisistica della ricchezza e celebrazione del lusso, se no che gusto c’è!

Guarda le foto dei welfie nella gallery.

Donne e carriera: binomio imperfetto?

L’universo femminile, si sa, è complicato, figuriamoci quando bisogna prendere delle scelte di vita importanti. Lavoro o famiglia? Carriera o figli? Chissà a quante è capitato di dover scegliere e non saper cosa fare, oppure di aver scelto e di essersene poi pentite.

Non c’è posto in famiglia per due persone in corsa verso traguardi professionali e qualcuno deve retrocedere, la donna come sappiamo parte svantaggiata, per lei avere dei figli è un desiderio importante, ma pur sempre un ostacolo per la vita professionale. Per l’uomo, invece, ci sono più agevolazioni e possibilità.

Accade, però, che la donna desideri fare carriera e sentirsi realizzata sul piano professionale. Decide, quindi, di non innamorarsi o di fare un figlio al massimo. Se nella coppia è presente la cosiddetta donna manager, allora la coppia scoppia. La donna di successo deve necessariamente scegliersi un compagno di vita di poche ambizioni: solo così emergerà professionalmente.

A dircelo è uno studio coordinato dall’Università della Florida: il successo femminile può ‘avvelenare’ l’amore, oscura il partner e provoca in lui un senso di frustrazione. In casi del genere è facile vedere emergere un forte senso di rivalità tra i due e un conseguente allontanamento.

Al contrario, invece, le donne accettano con serenità il fatto di avere un compagno in carriera. Questo perché, spiegano gli autori della ricerca, sono più inclini a identificarsi con il partner e non temono i suoi successi. Inoltre, proprio perchè per la donna è difficile conciliare il tutto, avere un marito con un buon lavoro consente loro di prendersi cura dei figli e della casa.

Una scelta ideale non ci sarà mai, ma la cosa certa è una sola: l’unico modo per svolgere al meglio un lavoro è amarlo, coltivarlo con passione, affinchè tiri fuori il meglio di noi stessi.

Sei degli anni 2000 se il mondo digitale lo domini tu

Cari anni ’80 e anni ’90, come tutte le cose vi riscopriamo solo quando vi perdiamo. È inutile nasconderlo, la nostalgia è canaglia, ma se il passato non ritorna (o lo fa solo in parte) c’è un futuro che avanza per chi è nato negli anni 2000. Dai cartoni, agli stili, al modo di rapportarsi con le persone, chi è nato e cresciuto in questo primo decennio del nuovo millennio di certo vede e intende il mondo in maniera diversa ed è più all’avanguardia di quel che si pensi. Scopri come.

Nulla di strano se il primo pensiero nei confronti di questa generazione è “sei degli anni 2000 se il mondo digitale lo domini tu”, ma questo è solo l’inizio.

Sei degli anni 2000 se…

Non sai cosa significa avere le ginocchia sbucciate perché ai giochi in strada preferisci un videogame o un joystic da collegare al pc (conosci tutte le Psp e persino la Wii).

Non ti piace scrivere sui vecchi quaderni e anche se possiedi un diario personale, non lo usi tanto: hai una pagina online in cui i prof ti assegnano i compiti e se hai bisogno di scrivere, lo fai direttamente sul pc.

Per ascoltare la musica, non hai certo bisogno del walkman, oggi esiste l’ipod o ancor meglio you tube e itunes per scaricare le tue canzoni preferite legalmente.

Al cinema vedi film come Ratatouille, Frozen, Avatar ed in tv le Winx, la versione moderna di Barbie, Dragon Ball, i Puffi etc., ma soprattutto sei cresciuto con High school musical 1, 2 e 3, Camp Rock 1 e 2 e Twilight.

I tuoi idoli musicali sono i cantanti dei talent show che hanno spopolato nel 2000 (Amici, Xfactor, The voice, Italia’s got talent e così via) oppure i rapper emergenti. Adori Marco Mengoni, Fedez, Fabri Fibra, One Direction etc..

Chi sono Madonna, Britney Spears, Christina Aguilera? Benvenute Rihanna, Lady Gaga, Tailor Swift, Demi Lovato e Miley Cirus.

Ascolti la musica creata con impianti elettronici. Ami i deejay come David Guetta, Pitbull, Bob Sinclair.

Alle elementari avevi già un cellurale e non il Nokia 3310 per giocare con Snake, ma uno di quelli moderni con i colori e il bluetooth. Roba da anni 2000.

Le biblioteche? Per fare le ricerche usi computer e ipad.

Rivolgi le domande a Siri, applicazione geniale, mentre i tuoi pensano ancora che Siri sia il tuo amico immaginario.

Hai Facebook da quando avevi 9 anni, anche se l’età minima per creare un profilo è 13.

Hai sostituito i libri cartacei con l’ebook.

Le conversazioni vis à vis sono un optional, tanto c’è whatsapp e il messaggio vocale. Quasi quasi non ricordi più cosa sia un sms.

Non sai che cosa siano le Lire. Sei nato e cresciuto con gli Euro.

Quando hai bisogno di lezioni di trucco, guardi Clio su Real Time.

La moda è jeans strappati e risvoltino.

Infine sei degli anni 2000 se, i tuoi primi anni di vita sono stati segnati, anche se non lo ricordi, dalla caduta delle Torri Gemelle, la strage di Novi Ligure e il delitto di Cogne, la morte di Papa Woityla, il terremoto in Abruzzo e lo tsunami in Indonesia, la morte di Michael Jackson e Mike Bongiorno, la vittoria dell’Italia ai mondiali del 2006 e il dominio di Schumacher e Valentino Rossi nella Formula 1 e nella moto gp e l’avvento della tecnologia che, come abbiamo detto dall’inizio ha davvero segnato questo nuovo millennio.

Ma sopratutto sei degli anni 2000 se per te il mondo è ancora tutto da scoprire e da vivere e cerchi risposte alla domanda “Che cosa farò da grande?”

#NotInMyName, la risposta dell’Islam a #JeSuisCharlie (FOTO)

#NotInMyName (non in mio nome) è il messaggio che i musulmani vogliono trasmettere in tutto il mondo, di risposta alla guerra mediatica che li sta coinvolgendo in seguito all’attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Lo fanno su Twitter con un hashtag #NotInMyName, appunto.
In occasioni come queste è facile cadere nell’errore di generalizzare, condannare un intero popolo, una comunità, una religione.

L’intendo di questa campagna da parte dei musulmani è quello di prendere distanze da quanto accaduto nella capitale francese da parte di due miliziani dell’Isis in nome dell’Islam.
“Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile” ha dichiarato un’afro-europea musulmana.

Persone stanche di essere associate a gente che uccide, stupra, violenta e sputa sui valori democratici in nome di una religione che nulla prevede di tutto ciò.
Da qui nasce questa raccolta di foto e la voglia di difendere il proprio culto da parte di comunità islamiche integrate in Occidente, che rispettano i valori di pace e democrazia su cui l’Europa si fonda. E si trovano, oggi come ieri, a difendersi da chi li reputa responsabili di un’atrocità simile senza appurare quanto nulla ci sia di fondamento.

“A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.
Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.
Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo.”
Questo il pensiero di una giovane musulmana francese riguardo la strage dei fratelli franco-algerini.

Un gruppo di ragazzi musulmani, a Milano, ha bruciato la bandiera dell’Isis per gridare a gran voce il proprio “NO” alla violenza e alla guerra in nome della loro religione, altri hanno aderito a questa campagna sperando in una reazione diversa da parte del resto del Mondo. Ma forse non basta e non basterà mai.

“È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”