domenica, 1 Febbraio 2026

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Ibs libri: La custode di mia sorella di Jodi Picoult

Ibs libri: La custode di mia sorella di Jodi Picoult.

Forse ve lo ricorderete per averlo visto al cinema (un film realizzato da Nick Cassavetes con Cameron Diaz ed Alec Baldwin) come me d’altronde, due anni fa circa, è stato uno dei primi film che ho visto dopo essermi trasferita. Una storia, bellissima, commovente, basata su un fatto realmente accaduto, che però vi farà pensare parecchio. Una storia intelligente proprio perché non fa ricorso ai clichè e non fa del melodramma facile però vi fa porre delle domande sulla vita, sul perché si nasce, su cosa siamo disposti a fare pur di non perdere qualcos’altro.

Ma andiamo per gradi…

La custode di mia sorella: Ibs libri

La nostra protagonista inizialmente è Anna. Una bambina di tredici anni come tante che un giorno entra in un negozio di pegni per impegnare una catenina regalatale dal padre. Anna ha mille domande in testa una sopra tutte la perseguita: perché è nata? Ovviamente alla risposta ci è arrivata quando ha raggiunto l’età in cui s’incominciano a capire le cose, quando ha cominciato a capire il perché di così tanti interventi. Vi state chiedendo dunque perché Anna è nata?

Il motivo è sua sorella Kate che già in tenera età è stata colpita da una grave forma leucemica. Anna è una sorta di scorta di pezzi sani; gran parte di quello che si “guasta” in sua sorella o di cui lei ha bisogno è Anna a fornirglielo. Anna è stata concepita con il preciso scopo di essere il perfetto donatore compatibile e lo sa, ecco che da qui nascono quelle domande di cui parlavo prima: la ragazzina comincia a chiedersi se i genitori l’abbiano mai amata davvero, se avere un perfetto donatore fosse sempre stato il loro unico fine e soprattutto se lei sarebbe nata ugualmente anche senza la malattia di Kate.

Anna decide di assumere un avvocato molto famoso per far causa ai suoi genitori e riavere i diritti sul suo corpo, segnando però così il destino di Kate che si ritroverà senza un donatore…

Attorno alle due ragazze girano le vite dei restanti componenti della famiglia tra cui la madre: donna forte, tenace che rinuncia a tutto pur di strappare Kate alla malattia e che non si arrende all’idea che sua figlia possa non farcela portandola veramente a volte allo stremo delle forze più di quanto già non faccia la malattia, Kate vorrebbe parlarle ma lei non sente, non ascolta, persa nella sua battaglia tanto da non vedere che cosa nel frattempo sta succedendo sotto i suoi occhi, fino alla fine la madre di Kate non si renderà conto che Anna ha preso una decisione non per il male ma per il bene di Kate…e non vi dico altro per non svelarvi il finale.

Poi abbiamo il fratello delle due praticamente abbandonato a se stesso, non donatore, non particolarmente utile, che vive all’ombra della malattia di Kate ed il padre pompiere che assiste a tutto questo assecondando la moglie.

Kate dal canto suo è una ragazza anche lei come altre che sogna una storia d’amore, che riesce ad averne una, ma purtroppo con un ragazzo terminale, che vuole bene alla sua famiglia verso cui ha dei grandi sensi di colpa per via del suo stato.

Ibs libri per iniziare bene l’anno

Una storia molto delicata e commovente che far sorgere però molte domande e dubbi che vanno oltre l’etica, se come futuri genitori noi dovessimo trovarci nei loro panni cosa faremmo?

E’ giusto dare la vita ad un bambino per poi farne una scorta di ricambi per un altro familiare? Sono temi molto difficili ma anche molto interessanti con i quali se ci fate caso ci troviamo a far fronte prima o poi, come nel caso delle cellule staminali prelevate dagli embrioni: è giusto usarle o no?

Non perdetevi questo libro!

Chi è Jodi Picoult?

Nasce il 19 maggio 1966 a Nesconset, nei pressi di Long Island. Dopo aver studiato alla Princeton University, dalla quale ne esce laureata nel 1987, pubblica due racconti brevi nella rivista per teenagers.

Si impegna in un numero impressionante di lavori che vanno da quello di editor fino a insegnante di inglese. Successivamente a un master in Educazione all’Harvard University, si interessa ai fumetti firmando le sceneggiature di un volume di “Wonder Woman”, pubblicate dalla DC Comics.

Sposata con Tim Van Leer (un suo compagno di college) e madre di tre figli, dalle sue opere letterarie sono state tratte finora solo film per la tv che le hanno fatto guadagnare nel 2003 il New England Bookseller Award.

Paragon Hotel di David Morrell: non entrate se avete paura

Paragon Hotel di David Morrell: Il libro di cui parliamo oggi è un autentico viaggio nel terrore.

Non avete mai letto un thriller come questo ve l’assicuro. Io, come ben sapete, sono per i tascabili economici e quando ne esce uno nuovo mi precipito subito a vedere di che si tratta. Ebbene questo non lo adocchiai subito, era nella pila insieme agli altri ma non ci feci caso.

Mi trovavo ancora a Cagliari ed una sera mi recai con amici al cinema che guarda caso si trova proprio sopra la libreria. Secondo voi potevo non fare una tappa?Uno dei primi libri che presi dalla pila degli economici fu proprio questo: Paragon Hotel.

Mi fece subito pensare non so perché ad un hotel cupo sinistro con forze paranormali, una cosa alla Shining avete presente?

Gli hotel mi piacciono come ho già accennato in un altro articolo, l’idea di fermarsi con poche cose in una stanza per poco tempo, di abitare un luogo di passaggio m’intriga. Di solito sono poi così semplici, arredati con poco (non amo i super lussuosi), così minimalisti da costringerti a tenere tutto sottomano. Quando ho letto la trama ho deciso che era mio…un hotel vecchio e disabitato, archeologi urbani?Lo compro!

Paragon Hotel: alla scoperta dei creepers

Ma che saranno poi sti archeologi urbani?
Si chiamano creepers, un termine in gergo che sta per esploratori urbani: archeologi metropolitani con la passione di visitare le costruzioni abbandonate e carpirne i segreti altrimenti condannati a morire con esse.

Sono loro i protagonisti di questa storia: cinque ragazzi attrezzati come esploratori più unito un reporter del New York Times, Balenger, un uomo molto misterioso, che li vuole vedere in azione per ricavarne un servizio, ovviamente senza rivelare i loro nomi, perchè si tratta di un’attività assolutamente illegale…o forse no?Forse non è esattamente questa storia che interessa a Balanger…

L’oggetto della loro esplorazione: il Paragon Hotel che è stato costruito nel periodo di gloria di Asbury Park da un milionario misantropo, Morgan Carlisle, che lo riempì di lusso e confort ma che ora giace sprangato e mal ridotto in attesa di demolizione. Un uomo molto strano (che spiava i propri clienti), emofiliaco, agorafobico che pure un giorno si recò in mezzo alla spiaggia per spararsi…

I cinque più Balanger partono per la spedizione introducendosi da una condotta sotterranea infestata dai ratti verso il cuore fatiscente del Paragon Hotel e dei suoi inquietanti segreti.

Un po’ per volta i nostri protagonisti riescono ad esplorare pezzo per pezzo l’edificio trovando segni lasciati da persone che quel luogo lo hanno frequentato molto spesso. Tra imprevisti e difficoltà scopriranno di non essere soli, qualcosa nel buio li segue…
Non è quello a cui state pensando. Non c’è assolutamente nulla di paranormale in questo libro.

Paragon Hotel: non entrate se avete paura

“Vi sono luoghi nei quali non si dovrebbe entrare”

Tutto contribuisce all’atmosfera di terrore che si respira: il ritmo incalzante, i cigolii, gli oggetti più inconsueti abbandonati, porte inspiegabilmente chiuse con chiavi mancanti, ombre, passaggi segreti, colpi di scena di ogni tipo. Posso dirvi che io l’ho letto in un giorno, non riuscivo a scollarmi dalle pagine.

Devo dirvi che verso la metà probabilmente comincerete ad intuire il finale ma nonostante questo è un gran bel libro che vi terrà incatenati fino alla fine.

Riusciranno i protagonisti a rivedere il giorno sani e salvi?Così li tallona nel silenzio e nel buio?

Chi è veramente Balanger, perchè questo luogo è così importante per lui?

Quale orribile segreto nasconde nell’hotel?
Se avete in mente una serata da brivido, non lasciatevelo sfuggire.

Book deal: I Buddenbrook di Thomas Mann


Book deal: oggi trattiamo un classico, I Buddenbrook di Thomas Mann
Un libro che tratta la decadenza di una famiglia aristocratica e di tutti i fatti che l’hanno portata alla fine sia per mancanza di eredi che per ragioni finanziarie.

Book deal: I Buddenbrook di Thomas Mann

Tutto inizia con Jean e Elisabeth che alla loro morte, lasciano la famiglia nelle mani dei figli Thomas, Christian, Antonie e Clara.

Di questi Thomas e Christian prendono le redini della ditta e l’unico a portarla avanti sarà Thomas dopo che Christian perde interesse.

Tony infine sposa il signor Grunlich, cui avrà una figlia, Erika, e da cui si separerà dopo poco.

Thomas si sposa e avrà dalla moglie Gerda un figlio, il suo sembra un matrimonio ben riuscito.

Intanto Christian e Thomas hanno sempre più frequenti litigi e Christian incomincia a soffrire a una gamba per degli strani dolori nervosi.

Tony si risposa con il signor Permaneder ma divorzia quando lo scopre ubriaco a provarci con un’altra.

Passano gli anni, Thomas fa costruire una nuova casa, viene eletto console e la figlia di Tony, Erika, si sposa con il signor Weinschenk con il quale successivamente avrà una figlia, Elizabeth.
Ma i tempi propizi finiscono e guai e malanni minano la famiglia.

Book deal: I Buddenbrook di Thomas Mann

Questo romanzo cerca essenzialmente di raccontare di una famiglia nel corso di molti anni soffermandosi, per facilitarne la lettura, solo su alcuni personaggi.

I protagonisti del racconto sono introversi, snob, sensibili e soprattutto restii ai cambiamenti. Si parla di valori, di rispetto del proprio nome e dell’apparenza che è tutto per chi vive in una comunità quale può essere Lubecca.

Il libro parla anche di un periodo storico, la seconda metà dell’ottocento, delle abitudini di una certa classe, la borghesia mercantile, e della sua lenta decadenza, perché incapace di raccogliere la sfida dell’imperialismo.

E’ un libro molto interessante sulla decadenza della borghesia, sul tramonto di una classe sociale che non riesce a sopravvivere alla modernità.

Grande Fratello Vip 4: l’inutilità dei reality show

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Grande Fratello Vip 4. Di nuovo. Ancora?

Ma possibile che ogni anno Mediaset non trovi programmi migliori su cui investire?

Ovvio che no: vogliamo un popolo di persone pensanti e giudicanti o un gregge uniforme che pensa solo a belare a sapere chi va a letto con chi?

Appunto.

Grande Fratello Vip 4: l’inutilità dei reality show

Ma mica c’è solo questo, riparte anche la Pupa ed il secchione. Programmi che hanno il solo scopo di svuotare le menti del pubblico, un tritarifiuti in cui gettare il ceto medio della popolazione ed impastarlo per renderlo uniformato.

Pensateci: anziani piazzati davanti alla tv, casalinghe chiuse in casa, famiglie che non leggono e non s’informano, tutti ansiosi di sapere quale “vip” litigherà con chi o quali “segreti” verranno svelati.

Meglio un programma leggero ed inutile che uno che approfondisca i problemi del Paese ed inviti le persone a valutare e pensare con la loro testa.

Il Grande fratello è un tritarifiuti umano: il Paese va a rotoli? Non hai un lavoro? Non puoi dare da mangiare ai tuoi figli? La tua vita scorre monotona? Non ti preoccupare: accendi la tv e dimenticati di tutto c’è il reality show di turno che ti permette di NON PENSARE.

Pupa e secchione, L’isola dei famosi, cambia il nome ma non la sostanza: programmi creati per spegnere la mente delle persone.

La storica crociata contro il Grande Fratello

Dalla prima edizione partì questa crociata: i realty show servono a rendere le persone un gregge.

Perchè guardare un noioso dibattito politico dove si parla del Paese, del perché non ho un lavoro, del perché la mafia gestisce lo Stato, quando posso sapere quale “vip” è andato a letto con chi, quale estraneo sarà pagato per litigare con chi, quale altro estraneo sarà pagato per fare alleanze con chi e quale è stato pagato (o ha pagato?) per vincere il programma?

Quanti dilemmi.

Il suggerimento è sempre quello di evitare come la peste questi programmi, non fateli guardare ai vostri figli, piuttosto scegliete un altro programma. Piuttosto spegnete la tv ma per favore non siate complici di un sistema di mass media che vi vuole un unico gregge di menti schiavizzate e vuote.