martedì, 7 Aprile 2026

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Ascoltare il telegiornale è una delle maggiori fonti di stress

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Si dice che a causare lo stress siano i numerosi impegni a cui siamo sottoposti durante la giornata o i vari problemi, che siano lavorativi, familiari o riguardanti lo studio.

Un recente studio, però, ha dimostrato che i motivi per cui viviamo periodi di grande tensione non sono solo questi. Una delle ragioni, anche abbastanza impensabile e forse sorprendente, è la visione del telegiornale.

La ricerca che ha rivelato questi risultati è stata condotta dalla Scuola per la salute pubblica di Harvard e dall’associazione umanitaria Robert Wood Johnson Foundation. Allo studio hanno partecipato 2500 persone: uno su quattro ha rivelato di aver vissuto un periodo molto stressante per tutto l’ultimo mese.

Nel corso della ricerca è stato chiesto agli individui più stressati quali fossero le ragioni che li hanno portati ad essere così tesi. Eccole.
1. Problemi in famiglia (48%)
2. Azioni intraprese dal governo e dai partiti politici (44%)
3. Ascoltare, leggere o guardare le news (40%)
4. Faccende domestiche (39%)
5. Fare commissioni (38%)

Guardare il TG è proprio al terzo posto. Tutti noi vogliamo sempre essere informati su ciò che accade nel mondo e nel nostro paese, vogliamo sapere cosa succede nel campo della politica e dell’innovazione: quale miglior modo per essere sempre al passo con i tempi se non guardare il telegiornale?

Ma non sempre fa così bene. Guardando i vari notiziari durante il giorno, oltre ad essere informati, veniamo anche caricati di una grande tensione e di un grande stress, purtroppo. Forse perché ci immedesimiamo nei problemi del mondo e delle altre persone, che, sommandosi ai nostri, ci portano ad una situazione pessima. È importante quindi mantenere le distanze.

E, se volete, rilassarvi un po’, la soluzione non è solo quella di staccare la spina, viaggiare o passare qualche giorno in un centro benessere. Basta non ascoltare i servizi del telegiornale e il nostro stress subirà un forte calo.

Gli uomini innamorati sono disposti a tutto

Chi dice che solo il gentil sesso crede alle favole? Fate innamorare un uomo e chiedetegli qualsiasi cosa: lui, per la sua amata, la farà.

Più inclini al rischio se innamorati, questo afferma lo studio di un team di psicologi dell’Università di Innsbruck. Gli esperimenti mostrano, infatti, come il campione di uomini cui venivano mostrate foto del sesso opposto, immaginando uno scenario dai risvolti romantici, fosse molto più disposto a correre rischi o a infilarsi in situazioni pericolose, rispetto al campione di controllo.

E la storia del principe che salva la principessa dalla torre più alta del castello, minacciata da un drago, ha origini ben più antiche: in passato gli uomini dovevano mettere a rischio la propria vita per conquistare cibo, territorio e una donna che garantisse la discendenza.

Insomma, con le dovute eccezioni, gli uomini innamorati sanno essere più romantici di una classe di ragazzine davanti a un film romantico.

La sindrome dell’impavido cavaliere colpisce gli uomini non appena il battito del loro cuore accelera. E no, non basta una tachicardia, ci vuole proprio l’amore. Perché è la cosa che sappiamo fare meglio, tutti, uomini e donne. Perché è quello che cerchiamo, in questa vita.

Principi azzurri sparsi per il mondo, salvateci pure…

Un messaggio per le vittime dell’MH17

Lei, Renuka Manisha Virangna Birbal li ha guardati negli occhi per l’ultima volta, prima che i 298 passeggeri salissero a bordo dell’aereo MH17 della Malaysia Airlines che li avrebbe condotti verso la tragica morte. Renuka li ricorda attraverso un messaggio postato sulla propria bacheca Facebook. Un messaggio straziante, un tributo a quelle famiglie distrutte, a quelle vite stroncate e il ricordo del loro entusiasmo. Avevano visi sorridenti, pronti a iniziare una nuova vita ricorda Renuka. Una vita stroncata da un missile maledetto che ha abbattuto l’aereo in volo.

Renuka scrive delle ultime parole scambiate con i passeggeri durante il check-in, ricorda le loro voci, i loro visi, ricorda le famiglie numerose che stavano finalmente tornando a casa. In particolare ricorda la voce di un bambino che le sorrise per poi chiedere preoccupato: “Mamma, quando rivedremo le nostre valige?” Un innocente preavviso di quello che sarebbe successo di lì a poche ore.

un messaggio per le vittime dell'mh17

Renuka descrive nonne che scattavano foto ai loro nipoti, un uomo pronto a iniziare una nuova vita a Kuala Lumpur, in Malaysia, una coppia di giovani sposi entusiasti di passare la propria luna di miele in quel paradiso.
Un uomo che si stava recando al funerale della propria mamma e un bambino che le disse: “Ci vediamo presto”.

Era il 17 luglio 2014. Un ultimo sorriso, un ultimo saluto e quell’ultimo buon viaggio a passeggeri e colleghi.

un messaggio per le vittime dell'mh17

Erano 298 e nessuno di loro si è salvato. 44 i malesi (tra cui 15 membri d’equipaggio e due bambini), 28 gli australiani, 12 gli indonesiani (tra cui un bimbo), 9 gli inglesi, 4 i tedeschi, 4 i belgi, 3 i filippini. E, ancora, uno statunitense, un canadese, un neozelandese e un residente di Hong Kong.

Tutti hanno un nome, una storia, tutti avrebbero avuto un futuro, una vacanza meravigliosa da passare in compagnia dei propri parenti o amici, una magica luna di miele. Sì perché a bordo c’erano bambini partiti per le vacanze con la mamma e il papà, c’erano giovani sposi. Qualcuno, invece, aveva lasciato Amsterdam per inseguire la squadra del cuore, altri invece erano diretti a Melbourne dove era in programma una conferenza internazionale sull’Aids. Poi c’era chi tornava a casa.

I corpi sono caduti in un campo di girasoli e lì si sono fermate per sempre anche le loro storie.

Da Capri a San Francisco: ecco dove è vietato girare in costume

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Sono moltissime le proibizioni in alcune città italiane: quella di non girare per strada in minigonna, quella di non mangiare gelati per strada e perfino quella dii non stendere i panni del bucato in vista nel centro storico.

Non poteva mancare, poi, il divieto di girare per strada in costume. E guai a chi osa infrangere le regole: i “ribelli” saranno costretti a pagare una multa che va dai 25 ai 500 euro.

Questo divieto, presente in alcune città ormai da qualche anno, nasce proprio dalle lamentele degli abitanti di queste località balneari, che sono stufi di vedere passeggiare per strada persone in costume da bagno. Basterebbe che le donne usassero un pareo e gli uomini indossassero una Tshirt, rinunciando alla libertà del petto nudo.

Il costume non è l’unico indumento utilizzabile al mare. Soprattutto quando si passa dalla città per andare in spiaggia. Anche perché avete mai visto persone girare in bikini in città non di mare?

Quella dell’uso di abiti sopra il costume da bagno è proprio una questione di rispetto nei confronti degli abitanti, e non solo. Anche gli albergatori gradirebbero che i loro clienti si presentassero nella sala da pranzo e nella hall dell’hotel non totalmente scoperti.

In città come Capri, Sorrento, Lipari e Lerici i sindaci sono diventati molto severi, non credendo più alla scusa del caldo insopportabile. E lo fanno soprattutto per tutelare i propri cittadini.

Per chi invece proprio non sopporta doversi vestire anche al mare, può optare per altre località, ma attenzione: anche città come Barcellona e San Francisco hanno adottato questa proibizione. Ed è San Francisco a stupire di più: proprio la città dell’anticonformismo e della libertà di espressione decide di vietare alle persone di girare per strada e sui mezzi pubblici in costume.

Ma non si tratta solo di un questione di decoro, c’è in gioco anche la salute. Non è molto igienico sedersi solo con delle mutandine su sedie in cui si sono appoggiate milioni di persone: ciò potrebbe portare alla formazione di gravi infezioni.