lunedì, 6 Aprile 2026

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Felicità, sono i danesi che ne custodiscono il segreto

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Più il DNA di una popolazione si avvicina a quello dei danesi e più quegli abitanti sono felici. Lo dimostra una ricerca condotta da Eugenio Proto – studioso dell’università di Warwick – e pubblicata sulla rivista dell’Institute for the Study of Labor a Bonn.

Lo studio è nato da indagini su 131 paesi del mondo per stilare le classifiche di felicità delle diverse popolazioni. I territori con gli abitanti più felici sono risultati essere l’Olanda e la Danimarca. Negli ultimi posti invece grandi potenze economiche e politiche quali la Gran Bretagna e gli USA. Male anche l’Italia e la Francia.

Ma quello che più sorprende di questa ricerca sono stati i due esperimenti che Proto ha compiuto sulle popolazioni di tutto il mondo. Il primo step ha riguardato l’incrocio fra i dati genetici dei diversi individui con i risultati emersi dalle classifiche sulla felicità, prendendo come punto di riferimento la Danimarca.

Il risultato? Maggiore era la distanza genetica di una popolazione dai danesi – ovvero maggiori erano le differenze tra i due corredi genetici – minore risultava essere il livello di felicità e soddisfazione di quel popolo.

Nel secondo step i ricercatori hanno confrontato un particolare gene – il 5HTT – che esiste in due misure, una corta e una lunga: gli abitanti che presentano la taglia corta di questo gene corrono un maggiore rischio di cadere in depressione e di abbattersi facilmente. La forma corta del 5HTT nel popolo danese è praticamente assente: la popolazione è molto felice e quindi i sintomi depressivi sono quasi del tutto assenti.

Diversa è la situazione per una realtà come quella italiana: il basso livello di felicità e soddisfazione della popolazione della nostra penisola comporta di conseguenza anche una percentuale più alta di individui portatori della forma corta del gene 5HTT. Italiani popolo di depressi, verrebbe da dire. O forse di diversamente felici?

In fondo il segreto della felicità non è poi così inavvicinabile: basta solo un po’ di ottimismo e un pizzico di DNA danese in più.

Candice, prima modella curvy sul calendario Pirelli

Con Candice Huffine è proprio il caso di parlare di rivincita delle forme. Anzi, si tratta di una vera e propria rivoluzione delle curve morbide e abbondanti nel campo della moda e in casa Pirelli in particolare, essendo Candice la prima modella curvy ad apparire sulle pagine del celebre calendario, per l’edizione 2015.

Le sue misure non mentono. Secondo quanto riportato dai media, la bella it girl americana di 29 anni corrisponderebbe alle misure 90-60-90, con un peso di 90 chili e 1.80 di altezza. La modella avrebbe già posato per Vogue America, per realizzare ora un sogno quasi proibito, aggiungendo il suo nome alla lunga lista di top model come Adriana Lima e Isabel Fontana. Top model bellissime ma che corrispondono a quei canoni di magrezza richiesti sul campo. Candice è quindi un’eccezione, uno strappo alla regola per aprire il mondo della moda anche ai chili in più.

Per dimostrare come la bellezza non debba necessariamente essere sinonimo di magrezza.

“Ieri sera, prima di venire sul set assieme alle altre pensavo al fatto di rappresentare una novità. E mi sono venute le lacrime agli occhi! È veramente un cambiamento forte voler inserire una modella con la mia immagine nel calendario più famoso del mondo” ha dichiarato Candice, entusiasta di poter comparire sulle pagine del Calendario Pirelli, grazie a Steven Meisel il fotografo dell’edizione 2015, grande e stimato artista del settore, che l’ha voluta tra le modelle di quest’anno.

È l’ora del tradimento

Credit Photo: www.curiosandoinrete.com

È l’ora del tradimento

Se è vero che il tradimento arriva quando meno te lo aspetti, è altrettanto vero che ha degli orari ben precisi.
AshleyMadison. com, sito di incontri extraconiugali, ha stabilito le fasce orarie in cui pecchiamo di infedeltà. Lo ha fatto intervistando 3.000 tra gli utenti italiani iscritti al sito.

I risultati?

Per il 35% degli uomini e il 37% delle donne d’Italia, il momento migliore della giornata per tradire il proprio partner è la sera, tra le 19 e le 22.
Si tratta di quella fascia oraria che si presta, infatti, ad ogni tipo di scusa: la partita di calcetto, l’impegno di lavoro improvviso, l’amica che chiama all’ultimo minuto perché in preda ad una delusione d’amore. Sono queste le scuse perfette per raggiungere l’amante e concedersi una serata di passione.

Il 29% degli uomini intervistati e il 31% delle donne dichiara, invece, di tradire durante la pausa pranzo: tra le 13 e le 15.
Si tratta di coloro che scelgono il loro amore occasionale sul posto di lavoro. Così, invece di consumare il pranzo, dedicano le loro migliori attenzioni al collega prescelto.

A sorpresa scopriamo di essere un popolo di mattinieri.
Un buon 17% maschile contro il 12% femminile tradisce tra le 7 e le 9 del mattino.
A quel punto le scuse variano dal bisogno di fare jogging, al capo esigente e che ti costringe agli straordinari.
C’è chi preferisce la tarda mattinata.
Il 14% delle italiane e il 9% degli italiani dichiara di tradire tra le 10 e le 13.

La notte a quanto emerge da questo sondaggio siamo tutti più fedeli.
Costretti dall’altra metà della mela a restare in casa? Fatto sta che solo il 6% delle donne e il 10% degli uomini tradisce al calar della notte.

Bere tanto migliora lo status sociale

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Bere spesso – e tanto – aiuta a migliorare il proprio status sociale. Sia per gli uomini che per le donne.

A rivelare questa sorprendente scoperta è la dottoressa Tara Dumas, ricercatrice del Centre for Addiction and Mental Health che ha sede in Canada. La scienziata e il suo team hanno studiato un campione di 357 giovani adulti provenienti da Toronto in un periodo compreso fra il maggio e il giugno del 2012.

La ricerca ha riguardato una questione molto particolare: quanto gli episodi di sbronze – correlati anche al numero di drink e alla frequenza con cui esse capitavano – hanno influenzato l’opinione dei soggetti riguardo i loro amici.

Il risultato? Più un uomo beve drink pesanti e più è visto come socialmente rilevante. Allo stesso tempo più una donna beve cocktail in generale e più il suo status symbol ne giova in termini di crescita di popolarità e importanza.

Questa ricerca suggerisce dunque come uno posizione sociale elevata è spesso associata a modelli di comportamento rischiosi, come quello del bere molto e cocktail forti. Questo perchè il farsi vedere esperti bevitori cambia l’ottica e il modo di valutarci di chi ci sta di fronte: non dare il minimo segno di cedimento anche dopo aver sorseggiato 5 drink è sintomo di grande controllo di se stessi e di superiorità sociale.

E questo porta ad un maggior rispetto e ad una migliore considerazione da parte di tutta la comunità di amici e conoscenti. Almeno questo è quanto ha rilevato la ricerca della Dumas. Perchè poi – a pensarci bene – lo status sociale di un individuo dipende da ben altri fattori piuttosto che dalla sola capacità di reggere bene l’alcol.