domenica, 31 Maggio 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

I 10 piatti italiani più cool in America

Che gli americani siano innamorati della cucina italiana è risaputo, così come altrettanto conosciuti sono molti dei piatti della tradizione tricolore, sebbene con errori, riveduti e corretti per adeguarli ai gusti degli abitanti a stelle e strisce.

Stanchi delle solite ricette, si sono rivolti a dieci fra gli chef e proprietari di ristorante più quotati del panorama gastronomico italiano degli States, che hanno stilato la loro personalissima classifica dei piatti italiani evergreen e di quelli invece poco considerati, ma che avranno una nuova fortuna.

Spaghetti aglio, olio e peperoncino

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Lo chef Joel Hough, del ristorante “Il Buco” a New York
Piatto sopravvalutato: “Il vitello tonnato. Non mi piacciono i piatti con le salse pesanti e questo lo è senza alcun dubbio, con tutta quella maionese spalmata sulle fettine di carne fredda”.
Piatto sottovalutato: “Lo spaghetto aglio, olio e peperoncino. Semplice e sobrio, ma davvero squisito, si realizza seguendo le tecniche fondamentali di preparazione della pasta che ogni chef deve per forza conoscere».

Sarde

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Lo chef Jared Gadbaw, del ristorante “Marea” a New York
Piatto sopravvalutato: “Il risotto. Lo evito da sempre e per due motivi: il primo è che non amo mangiare lo stesso boccone più e più volte, ma fondamentalmente perché è rarissimo che venga preparato come si deve”.
Piatto sottovalutato: “Le sarde. Un alimento italiano davvero sottovalutato negli Usa sono le sarde, che invece sono un pesce molto saporito e che si presta bene ad essere grigliato e servito ad esempio con un mix di cipolle, uvetta e pinoli”.

Arancini

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Lo chef Jasper Mirabile Jr., del “Jasper’s Restaurant” a Kansas City
Piatto sopravvalutato: “Bruschetta. I ristoranti la fanno pagare uno sproposito, ma in fondo non è altro che del pane all’aglio tostato e condito con pomodori, cipolla e olio d’oliva. E anche per i clienti è ormai un classico, al punto che ne ho alcuni che la ordinano appena seduti al tavolo, mentre se fosse per me porterei loro i miei scampi alla livornese o i crostini di polenta con capesante scottate o ancora un bel piatto di prosciutto e salame nostrano”.
Piatto sottovalutato: “Gli arancini. Queste palline di riso ripiene di carne e formaggio sono talmente deliziose che comincio a vederle sempre più spesso sui menu dei ristoranti americani. Per quanto mi riguarda, le mangio fin da quando sono bambino e sebbene ci siano molte ricette differenti, preferisco ancora quella tradizionale”.

Pasta al pomodoro

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Lo chef Mike Isabella, ristorante “Graffiato” a Washington
Piatto sopravvalutato: “Gli arancini. Farli bene è difficilissimo, perché la chiave sta nel riuscire a dare sapore al riso all’interno degli arancini e anche se ci sono un sacco di posti dove li preparano, non tutti lo fanno nel modo giusto”.
Piatto sottovalutato: “La pasta al pomodoro, piatto semplice, ma se fatto nel modo giusto, prendendo tutto il tempo che serve per insaporire la salsa e condendo ogni ingrediente con amore, è assolutamente delizioso”.

Baccalà

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Lo chef Walter Pisano, ristorante “Tulio” a Seattle
Piatto sopravvalutato: “Le fettuccine Alfredo. L’idea originale era fettuccine, burro e parmigiano, ma una volta arrivato negli Usa il piatto è stato arricchito con panna ed altri ingredienti per renderlo più appetibile ai palati americani, ma così facendo se ne è rovinato il gusto”.
Piatto sottovalutato: “Baccalà. Molto popolare a Venezia, in realtà il baccalà è un merluzzo salato ed è un piatto molto versatile ed incredibilmente semplice, anche se la preparazione richiede del tempo: tanto per dire, un nostro cliente chiama in genere con due settimane d’anticipo per prenotarlo ed essere così sicuro di trovarlo”.

Mondeghili

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Lo chef Filippo Gozzoli, “A Voce Colombus” a New York
Piatto sopravvalutato: “Le polpette classiche. Intendo quelle fatte con carne macinata di manzo e porco che si trovano ormai ovunque in America”.
Piatto sottovalutato: “I mondeghili. Polpette della tradizione milanese, sono fatte con mortadella, manzo e maiale macinati, parmigiano, prezzemolo e pangrattato, a cui viene poi aggiunta della mozzarella per renderle più morbide e vengono quindi fritte e servite con una salsa al pomodoro”.

Timballo

timballo

Lo chef Suzette Gresham, ristorante “Acquerello” a San Francisco
Piatto sopravvalutato: “Lasagna. Con tutto il rispetto per gli amanti della lasagna, questo non è però il solo piatto di pasta al forno che si fa in Italia. Non a caso, è ormai diventato un piatto più americano che italiano. E anche se le variazioni sono infinite e piacciono tutte un sacco, andrebbe considerato un trampolino di lancio verso altre ricette”.
Piatto sottovalutato: “Timballo. Simile alla lasagna, ma molto più complicato da realizzare, il timballo è molto apprezzato in Italia, anche se qui da noi il termine è ancora poco comune. Il mio preferito è il timballo teramano, fatto con ben 16 strati di crespelle, ognuno dei quali condito con sugo di pomodoro e verdure, mozzarella, parmigiano grattugiato e polpettine di carne di vitello e maiale: se non avessi visto coi miei occhi una famiglia abruzzese che lo preparava, non avrei mai creduto che fosse così difficile da fare”.

Insalata di Cicoria

insalata di cicoria

Lo chef Jordan Wallace, “Pizzeria Locale” a Denver
Piatto sopravvalutato: “Il panzerotto, un calzone fritto e ripieno di prosciutto, ricotta e mozzarella: so che sembra delizioso, ma è un vero e proprio attentato calorico, che oltretutto mette a rischio camicie e pantaloni”.
Piatto sottovalutato: “L’insalata di cicoria, consumata praticamente ovunque in Italia, la cicoria è però comunemente associata all’idea che sia amarissima e in effetti alcune qualità lo sono davvero, ma con la giusta combinazione di olio d’oliva e aceto e l’aggiunta di noci, il gusto risulta più bilanciato”.

Bigoli in salsa

bigoli in salsa

Lo chef Ethan Stowell, “Ethan Stowell Restaurants” a Seattle
Piatto sopravvalutato: “La caprese. Di per sé, non è affatto cattivo. Anzi, se preparato nel modo giusto, è davvero buonissimo. Ma il fatto che sia uno dei piatti più richiesti anche a metà dicembre lo rende ormai un clichè, ecco perché l’abbiamo tolto dai nostri menu”.
Piatto sottovalutato: “I Bigoli in salsa. Anche se non è molto conosciuto, è da sempre uno dei miei piatti di pasta preferiti, perché si fa con ingredienti semplici, pasta, acciughe, olio extra vergine, cipolle e aglio, che però ogni volta vario a seconda del mio gusto e il risultato è sempre squisito. Non per niente sono solito ripetere che questo potrebbe essere il mio ultimo pasto prima di morire”.

Spaghetti

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Lo chef Paul Bartolotta, “Bartolotta Restaurants” a Milwaukee
Piatto sopravvalutato: “Aceto Balsamico. Gli italiani quasi non lo conoscono, mentre negli Stati Uniti trovi sempre qualcosa con la scritta “balsamico” sul menu, anche se raramente si tratta dell’aceto balsamico di Modena, quanto piuttosto della sua versione “imbastardita”, che però costa considerevolmente meno rispetto all’originale”.
Piatto sottovalutato: “Gli spaghetti. Pur essendo la più americana delle paste, in realtà la considero sottostimata per il modo in cui viene usata, perché non dev’essere trattata come la pizza. Gli spaghetti sprigionano infatti tutta la loro magia quando vengono cotti nella giusta quantità di acqua salata e conditi in maniera semplice, con aglio e olio; burro e parmigiano, alici o vongole, ma proprio questa loro semplicità fa in modo che siano poco considerati”.

credits: www.vanityfair.it

La moda del finger food. Ricette veloci e senza cottura

credits photo : hotel-atlantic.com

Quella del finger food è diventata una vera e propria moda. Il finger food, per chi ancora non lo sapesse, è il cibo mangiato con le mani, a differenza di quello mangiato con un coltello e una forchetta, senza bisogno di posate insomma, o servito in piccoli bicchieri o cucchiaini.

I finger food sono quei cibi in piccole porzioni singole che stanno riscuotendo un successo sempre maggiore fra i consumatori contemporanei, senza distinzione di classe o di estrazione sociale, diventando una vera e propria moda, figlia delle ultime tendenze della nouvelle cuisine. Per italianizzare un po’ il termine, il finger food non è altro che uno stuzzichino, perfetto per aperitivi o brunch.

Questo tipo di preparazione sta spopolando sia per la praticità con la quale si possono allestire i buffet, sia perché i piatti in versione mignon sono molto più belli da vedere e sfiziosi da mangiare.

Le caratteristiche principali del finger food sono: ingredienti di facile reperibilità, semplicità e velocità dell’esecuzione e possibilità di accontentare un pubblico dai gusti più svariati. Il concetto è semplice.

In una società che richiede velocità, quella del finger food diventa non solo una moda, ma anche uno strumento per fare di necessità virtù, grazie alla facilità di preparazione accompagnata da un’elegante presentazione.

Sembrano ormai lontani i tempi in cui si ritrovava seduti con la famiglia intorno ad una tavola imbandita e con piatti decisamente abbondanti, momenti ed abitudini tipici della tradizione gastronomica italiana. Anche il cibo, però, è sempre al passo con le ultime tendenze.

credits photo : donnaclick.it
credits photo : donnaclick.it

Ecco qualche idea di finger food veloce, antipasti-lampo da mangiare in un sol boccone e da preparare in un minuto senza cottura:

Mini crostini contadini
Sgranate su una fettina di pane tostata piccoli pezzi di pecorino e una fava lessa, alternandoli, e spolverate con pepe nero e un filo di olio di oliva.

Tazzine a sorpresa
Nelle tazzine da caffè create uno strato di dadini di pane da toast, aggiungete un cucchiaino di pesto e mezzo pomodorino ciliegia, e scaldate in microonde.

Feta e pere
Sui crostini spalmante un po’ di miele, ponete un cubetto di formaggio greco Feta, un quarto di fetta di pera (sottile) e guarnite con mezzo gheriglio di noce.

Cocktail al cucchiaio
Sui cucchiaini spalmate un po’ di salsa cocktail, ponete una coda di gambero (si trovano già pronte) e spolverate con curry o zafferano

Fagottini ripieni
Prendete il prosciutto cotto di Praga e ponete al centro della fetta di mezza pesca fresca. Chiudete a pacchetto e fermate con mezzo stuzzicadenti.

Bicchierini fantasia
Frullate tonno, maionese e pane in cassetta fino ad avere una spuma: mettetela in piccoli bicchieri da vodka in vetro e ponete all’interno un piccolo gambo di sedano.

Cucchiai aromatici
Disponete sui cucchiaini una pallina di formaggio caprino saporito, in cui avrete prima emulsionato erba cipollina. Guarnite con briciole di cracker.

Pasticcini salati
Tagliate grossolanamente la mortadella e i pistacchi e impastateli con formaggio spalmabile. Fate della palline e mettetele nella carta dei pasticcini.

Finto sushi
Usate gli avanzi del riso o risotto, fateli a palline o blocchetti e arrotolateli con lo speck, o la bresaola tagliata spessa. Al posto del wasabi usate maionese o pesto!

Uva granellata
Mescolate formaggio spalmabile con un po’ di taleggio molle o gorgonzola. Fate rotolare un acino di uva bianca nella crema di formaggio e cospargete con granella di pistacchi.

Gli italiani davanti ai dolci? Rustici o fashion, moderni o radical(FOTO)

Si chiama “Quadrato semiotico degli amanti dei dolci” il risultato dell’analisi che Cameo Muu Muu, leader nella produzione di budini, ha commissionato a Squadrati, istituto di ricerche di mercato.

Così l’azienda si è armata di tool di monitoraggio ed ha estrapolato circa 10.000 conversazioni user-generated su facebook, twitter e blog italiani avvenute nei tre mesi di primavera (dal 16 marzo al 16 giugno).
Sono partiti da chiavi di ricerca molto ampie, come “dolci” o “dessert” e, grazie alla mappe contestuali automatizzate, hanno individuato altre chiavi di ricerca, correlate alle principali, ma più precise e parlanti – es. “dolce al cucchiaio”, “budino”, “cake design” etc-.

Poi sono passati all’analisi semiotica delle conversazioni e infine per raccontare la ricerca hanno optato per il quadro semiotico.

Quindi questa ricerca risulta essere di tipo qualitativo, ed ha origine nelle espressioni spontaneamente contenute in rete, nella quale emergono atteggiamenti verso dolci e dessert ben definiti.

Sul sito di Squadrati, l’azienda che ha creato l’analisi, si legge: “Se amate l’estetica del dolce grezzo e quando parlate di dolce la retorica del dovere vince su quella del volere –i dolci devono essere artigianali, lo zucchero deve essere di canna– siete irrimediabilmente degli apocalittici del dolce.

Se siete per l’estetica leziosa e i vostri discorsi sui dolci vertono sempre sul piacere del risultato finale, in termini di gusto e/o di aspetto, siete degli integrati del dolce.
Chiaramente se il vostro consumo di dolci si pone in continuità con il passato e/o i gusti più comuni siete tra i consumatori mainstream, viceversa se anche nella scelta del dolce rivedete un processo di ricerca e un segno di distinzione siete dei consumatori trendy
“.

I poli del quadrato: RUSTICI vs MODERNI, RADICAL vs FASHIONISTI

Insomma il risultato è un quadrato semiotico, i cui quattro poli sono stati definiti: rustici, moderni, radical e fashionisti.

I rustici: Amano i dolci semplici della tradizione italiana e, quando possibile, preparano i dolci in casa. Discutono di ricette e della fase di preparazione e non amano le sperimentazioni.

I moderni: Non disdegnano i dolci industriali (budino, panna cotta ecc.) che scelgono anche per la comodità che offrono. Del dolce la cosa più importante è il momento dell’assaggio.

I radical: Sono attenti alle tendenze salutiste e sono esperti di dolci “senza” (es. senza edulcoranti, senza farine raffinate). Discutono di ingredienti e origine dei prodotti e amano le sperimentazioni (es. budino all’agar agar).

I fashionisti: Hanno un gusto esterofilo, un debole per il cake design e un approccio molto fashion al dolce: sono attratti dalle ultime novità e pongono l’attenzione sull’aspetto estetico del dolce.

E voi in quale fetta siete?

Il cibo crea dipendenza, impariamo a dire basta

Le statistiche in ambito sanitario del nostro secolo, fotografano alla perfezione un problema attualissimo, a cui viene dedicata ancora esigua attenzione: quello dell’alimentazione.

Nel Regno Unito un paziente su sette soffre di diabete, negli States muoiono tredici persone ogni ora per problemi legati all’alimentazione, l’obesità incalza ovunque. E tutto questo è dominato e sepolto da industrie troppo forti e potenti da contrastare.

Viviamo in un mondo diviso da estremi: da una parte canoni di bellezza che propinano modelli estremamente ridotti, che inducono spesso alla malattia, e dall’altro la maggior parte della popolazione che combatte contro i chili di troppo. Difficilmente si riscontra uno stile di vita sano, equilibrato, ma soprattutto consapevole.

Perché fondamentalmente è questo che manca: l’informazione,la cultura del cibo e la conoscenza della sana alimentazione. E poi c’è da contrastare quel grande colosso che è l’industria alimentare, che solo nel Regno Unito spende un miliardo di sterline per promuovere prodotti spesso affatto salutari, contro i quattordici milioni spesi dallo stato per creare campagne di sensibilizzazione contro l’obesità.

Bisogna ripartire dalla scuola, dove, oltre alle materie obbligatorie, si dovrebbe insegnare a vivere. Perché è lì che si deve crescere e maturare, sotto ogni punto di vista. E proprio nel Regno Unito Henry Dimbleby e John Vincent hanno lanciato per Michael Gove un piano alimentare all’inizio di quest’anno. Le scuole potranno attrezzare e coltivare dei veri e propri orti, le famiglie saranno invitate a cucinare: si tenterà di insegnare da zero la cultura del cibo, in modo da dominarlo senza aspettare che sia lui a dominare noi.

Si deve agire sulla base di modelli come la Finlandia, in cui il tasso di mortalità per problemi cardiaci legati al cibo è diminuito dell’80%. Si deve fare pressing sulle catene di Fast Food, in cui basterebbe solo modificare leggermente alcuni ingredienti per abbattere l’apporto calorico dei piatti proposti.

L’obesità, dunque, è solo la punta di un iceberg gigantesco piazzato nel mare dell’ignoranza e dell’ingenuità. Si deve comprendere cosa si mangia. Si deve mangiare con gusto. Si deve mangiare per vivere. E mangiare senza criterio e in modo insano, non porta affatto alla vita.