giovedì, 25 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Una dolce e dietetica novità direttamente dal Giappone (FOTO)

Cosmopolitan.it

La torta – gelato, crema, nutella, di crepes – è forse il primo dolce che si mangia e sicuramente il nostro primo amore nell’ambito ‘cibo’. Ma si sa, tutte le cose buone e piene di crema, se mangiate spesso, fanno salire il tanto temuto ago della bilancia. Ma, se proprio non riuscite a resistere alla tentazione di mangiare una bella torta, vi rincuorerete appena leggerete questa notizia che viene direttamente dal Giappone.

Qui, infatti, il food stylist Mitsuki Moriyasu ha iniziato a sperimentare una nuova versione del classico dolce a cerchio. Sia chiaro, niente farina, uova, burro, cioccolato, creme e quant’altro. Al posto di questi classici componenti sono stati utilizzati tutti ingredienti verdi, colorati e ricchi di vitamine, insomma frutta e verdura. L’inventore giapponese si è appassionato di questo dolce restyling dopo aver presentato una torta bio ad un ristorante riscuotendo grandissimo successo. Da allora, ha aperto un bistrot dedicato proprio a questo tipo di preparazione.


Vediamo nel dettaglio la composizione di queste fantastiche torte:
Impasto: farina di soia senza glutine – molto più digeribile rispetto a quella classica.
Crema: formaggio o panna di tofu, colorato poi con le tinte naturali di verdure – più naturale di così.
Ripieno: insalata, bucce, radici, frutta – tutto in base ai proprio gusti.

Non soltanto belle da vedere, ma anche buonissime e sicuramente molto più dietetiche e leggere rispetto alla classica torta di compleanni con creme, cremine e cioccolato a dismisura. Una vera e propria rivoluzione per chi ingrassa al solo guardare una torta.
Questo nuovo modo di preparare le torte è davvero originale e, sicuramente, gli amanti dei cibi freschi, colorati e salutari non rimarranno delusi. Chissà, magari qualcuno prenderà spunto dall’idea del giapponese Mitsuki e così potremmo anche noi assaporare questa delizioso dolce anche qui in Italia.

Il vero dramma adesso è decisamente uno: mangiarle a colazione, pranzo o cena?

Il vino subacqueo

credits: www.enotecagrazia.it

Il vino subacqueo, cioè la moda di far invecchiare il vino sott’acqua, è una pratica che sta diventando sempre più diffusa soprattutto in Spagna, Italia e Francia.
Il vino Lagunare, lo spumante Abissi, la cantina subacquea in Spagna sono degli esempi molto importanti riguardo la pratica del vino subacqueo; ultimamente anche in Francia, una delle griffe più importanti di Bordeaux cioè Chateau Larrivet Haut-Brion, invecchia un Bordeaux sotto il livello del mare.

Quella di fare invecchiare il vino o lo spumante sott’acqua è una pratica che nasce per caso, per scommessa, per errore, come nel caso delle 6.500 bottiglie di spumante dell’azienda ligure, fatte invecchiare a 70 metri di profondità. L’azienda in questione si chiama Bisson di Chiavari, ed è la prima che in Italia ha fatto un esperimento d’avanguardia di spumantizzazione subacquea.

L’esperimento è iniziato nel 2009 con la posa in fondo al mare delle 6500 bottiglie divise in vari gabbioni; data la profondità a cui sono state immerse, le bottiglie hanno potuto godere del perfetto bilanciamento di pressione, ottenendo un’omogenea spinta dall’interno verso l’esterno e viceversa. Questo effetto di pressione ha favorito un intenso amalgamarsi delle bollicine e conferito al vino subacqueo un miglior aspetto organolettico e quindi una maggiore sensazione di piacere nella degustazione. Un altro importante aspetto è stato l’effetto dondolo svolto naturalmente dalle correnti marine che ha permesso di mantenere in sospensione le cosiddette fecce; processo che nel normale invecchiamento in cantina viene attuato tramite appositi macchinari.

credits: www.vocedialghero.it
credits: www.vocedialghero.it

Un altro importante esperimento di vino subacqueo è quello del Lagunare, un vino vissuto affinandosi fra terra e mare. Il vino in questione è un rosso che finisce sott’acqua quando è ancora dentro la botte e l’insieme della porosità della botte, degli scambi tra ambiente interno e ambiente esterno, e il fatto che le bottiglie siano sommerse, rende questo vino veramente unico. In progetto c’è, anche, la produzione di un Lagunare bianco e di un passito sempre con gli stessi metodi di invecchiamento subacqueo.

In Spagna, invece, il vino subacqueo viene fatto invecchiare direttamente in una cantina sottomarina che si chiama Lseb (Laboratorio submarino envejecimiento bebidas); si tratta di un luogo composto da particolari moduli per contenere le bottiglie, adagiati sul fondale e attrezzati con sensori e videocamere che trasmettono in tempo reale in superficie, i dati registrati. L’esperimento spagnolo è mirato a dimostrare quali sono gli effetti positivi che l’acqua del mare ha sull’invecchiamento del vino.

I due casi italiani, quello spagnolo, quello recente francese, sono ancora rari ma sono destinati, in futuro, a portare numerose novità nel profilo organolettico del vino subacqueo e sicuramente saranno d’esempio per altre cantine vinicole che inizieranno a dedicarsi a questa particolare pratica di invecchiamento.

In arrivo il piatto che salverà la nostra linea (FOTO)

Credit: cosmopolitan.it

Il momento più atteso per i fissati con le diete, o per chi semplicemente vuole rimettersi in forma con l’arrivo dell’estate ma non riesce a rinunciare ai bei piatti di pasta e quant’altro – anche ‘l’occhio vuole la sua parte’ – è alle porte.

Direttamente da Bangkok arriva, infatti, il piatto che assorbe le calorie. Questo progetto è ancora in via di sviluppo, ma i presupposti e le idee di certo non mancano, anzi. L’azienda BBDO – di Bangkok appunto – con la collaborazione del governo thailandese, ha messo a punto un nuovo tipo di piatto, con dei fori al centro e ai lati. Una specie di scolapasta rimpicciolito, insomma.

Credit: youtube.it
Credit: youtube.it

La creazione, chiamata The Absorbplate, grazie ai fori presenti appunto, aiuta a far sì che l’olio del cibo che cuciniamo scenda giù. In questo modo, si ingeriscono meno calorie – all’incirca 30 – per ogni piatto. Può sembrare poco, in effetti, ma non ci può far altro che bene.

Ovviamente, il messaggio che si vuole dare è che con qualche piccolo accorgimento in cucina si possono migliorare le condizioni di salute – ricordiamo il danno che si fa al nostro organismo quando si ingeriscono grandi quantità di grasso o, appunto di olio, che possono provocare gravi problemi cardiovascolari e al fegato – ma, senza ombra di dubbio, per ottenere risultati sul nostro fisico e per prepararci realmente al meglio alla prova costume, dobbiamo muoverci e fare sport, qualunque esso sia. Basti pensare che in Thailandia, il secondo problema più grande che affligge il popolo è l’obesità e forse proprio per questo motivo che il governo thailandese ha voluto incoraggiare questa iniziativa.

Prima di comprare questo piatto rivoluzionario, però, si deve aspettare ancora qualche mese perché non è ancora stato lanciato sul mercato. E chissà, magari si progetteranno anche i piatti per i secondi o addirittura per i dolci.

Novel food, prodotti alimentari insoliti

credits: www.federconsumatori-fvg.it

Grilli e formiche, ma anche alghe e cibi costruiti in laboratorio: il Parlamento Europeo ha approvato le nuove regole per l’introduzione e la vendita di alimenti non “usuali” destinati alle nostre tavole.
Il 28 ottobre 2015 il Parlamento Europeo ha dato il via libera ad un’insieme di leggi con lo scopo di svecchiare la regolamentazione dei cosiddetti novel food, una categoria alimentare sulla quale non si legiferava da quasi 20 anni. L’11 novembre è arrivato anche il parere positivo del Consiglio Ue e la normativa entrerà quindi in vigore.

Ma quali sono i cibi che possono rientrare nella categoria dei novel food?
Rientrano sotto questa dicitura tutti quei prodotti alimentari che, prima del 15 maggio 1997, la data di adozione del vecchio regolamento, non venivano consumati in modo significativo all’interno dell’Unione Europea; di conseguenza qualsiasi cibo, ma anche tecnica di produzione o trattamento o tecnologia in campo alimentare, come per esempio la pastorizzazione ad alta pressione dei succhi di frutta o ingredienti nanomateriali (additivi, aromi), che influisce su proprietà nutrizionali e che non era diffuso o conosciuto nel 1997 è da considerarsi novel food.

Nel catalogo “novel” ritroviamo, anche, tutti quei prodotti o ingredienti costituiti a partire da microrganismi, funghi e alghe, prodotti che non sono di consumo abituale anche se oggi trovano sempre più spazio sulle nostre tavole; mentre Ogm e carni clonate non rientrano nel novero dei novel food.

Uno degli alimenti che entrerà a far parte dell’elenco dei novel food è proprio quello più lontano dalla nostra concezione di buono e commestibile: gli insetti.
Gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che, se da una parte nel 2050 la popolazione mondiale crescerà fino ad arrivare a 9 miliardi, dall’altra a questo aumento non corrisponderà uno sviluppo dell’agricoltura (che dovrebbe essere pari del 60%) tale da poter sfamare tutti, ma le criticità emergono soprattutto per quanto riguarda la produzione di proteine animali, visto il peso degli allevamenti – principalmente quelli bovini – sulle risorse energetiche e idriche. Per questo l’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 3 milioni di euro per ogni paese membro che incoraggi l’uso degli insetti in cucina.

credits: www.youtube.com
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La Commissione Europea sta valutando lo sviluppo di politiche in materia di nuovi prodotti alimentari e mangimi che introducano l’uso di insetti come alimenti o mangimi e ha chiesto il parere scientifico dell’Efsa (European Food Safety Authority – l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), un ente composto da un panel internazionale di scienziati e ricercatori indipendenti, che si occupa di valutare e comunicare eventuali rischi legati all’alimentazione, mentre la Commissione ne gestisce l’approvazione e l’eventuale rischio che questa approvazione comporta.

L’Efsa ha affermato: “L’uso di insetti come fonte di alimenti e mangimi ha, potenzialmente, importanti benefici per l’ambiente, l’economia e la sicurezza della disponibilità alimentare. Si segnalano come specie di insetti con maggior potenziale d’uso come alimento o mangime nell’Unione europea mosche, larve della farina, grilli e bachi da seta”.

Il tema insetti cibo del futuro ha suscitato l’interesse internazionale al punto che la Fao ha elaborato un documento che riguarda gli insetti edibili, in cui l’agenzia ne incoraggia il consumo, sia per combattere la carenza di cibo nel mondo sia per farne il nuovo nutrimento del pianeta.

Il discorso però non si limita al solo aspetto umanitario e ambientale ma è oggetto di vere e proprie sperimentazioni condotte da un crescente numero di chef, tanto da farne un trend gastronomico che spazia dallo street food alla ristorazione gourmet. Un esempio importante può esserlo il giovane chef sardo Roberto Flore, conosciuto per il suo impegno come head chef al Nordic Food Lab dell’università di Copenaghen:”C’è un mondo di culture e tradizioni, ma soprattutto di gusto, che noi ancora non conosciamo”.