giovedì, 25 Giugno 2026

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Torte a specchio: ecco le più belle (FOTO)

photo credits: Dissapore

Se ultimamente avete cucinato una New York cheesecake dall’aspetto carino ed aggraziato, è arrivato il momento in cui la vostra autostima crollerà.
Perché davanti alle torte di Olga, una pasticcera russa, anche la torta più colorata e simmetrica sembra essere stata cucinata dalla fatina Fauna de La bella addormentata nel bosco.

Nel profilo Instagram di Olga, si possono trovare un’infinità di torte guarnite con: gelatina colorata, frutta, confetti e fiori. Inoltre, sembrano essere davvero buone.

L’effetto più sensazionale che Olga riesce ad ottenere è, senza dubbio, quello marmorizzato ed a specchio. Le torte preparate in questo modo, infatti, sembrano delle vere e proprie pietre preziose. Ricche di riflessi e sfumature.
Ma come è possibile realizzare questo tipo di gelatina? Vediamo insieme i passaggi.

Ingredienti

20 gr di gelatina in polvere;
120 gr di acqua;
300 gr di glucosio;
300 gr di zucchero;
150 gr di acqua;
200 gr di latte condensato zuccherato;
300 gr di cioccolato bianco, al latte o fondente -secondo i gusti-;
Colorante alimentare.

Procedimento

Per prima cosa bisogna immergere la gelatina in un contenitore contenente 120 gr di acqua. Nel frattempo facciamo bollire il glucosio e lo zucchero con 150 gr di acqua. Una volta raggiunta l’ebollizione, togliamo il composto dal fuoco e aggiungiamo la gelatina già sciolta nell’acqua, il latte condensato ed il cioccolato precedentemente sciolto.

Per ottenere un effetto a specchio si suddivide il composto colorandolo con i colori alimentari. L’effetto marmorizzato, invece, può essere realizzato versando sulla torta i diversi composti colorati, cercando di utilizzare sfumature diverse di uno stesso colore base.

Sughi vegani: tre ricette veloci da provare

credits photo: vegancucinafelice.it

Con i ritmi frenetici che caratterizzano i giorni della settimana, spesso e volentieri si ha poco tempo, poca voglia di cucinare e molta di mangiare qualcosa di buono, sfizioso e leggero. Per questo, vegani e non, siamo sempre alla ricerca di ricette che possono soddisfarci ma che non ci costringano a stare in cucina per ore. Per rispondere a questi bisogni ci sono tre semplici rapide soluzioni rigorosamente vegane. Vi serve solo un frullatore e della pasta da condire.

Pesto di pomodori e nocciole

Inserite nel frullatore pomodori secchi sott’olio, nocciole, basilico in abbondanza, uno spicchio d’aglio, olio d’oliva e un pizzico di sale e frullate. Nel frattempo cucinate la pasta e dopo inserite un po’ di acqua di cottura all’interno del frullatore, mettete in moto e il risultato sarà una crema deliziosa con cui condire il vostro piatto. Che tipo di pasta usare? L’ideale sarebbero i fusilli o gli strozzapreti.

Crema di rucola e olive

Questa crema stupirà chiunque, anche i vostri ospiti scettici sulla cucina vegana. Serve della rucola, olive nere disossate, capperi, noci, basilico e un po’ di aceto balsamico. Frullate insieme tutti gli indredienti. Il sale non dovrebbe essere necessario, ma assaggiate per vedere se è di vostro gradimento o se preferite saporirla un altro po’. Infine, irrorate con olio d’oliva. Condite la pasta (l’ideale sono le linguine, gli spaghetti o le farfalle) e servite.

Salsa di avocado

Avete mai provato l’avocado sulla pasta? Forse è il caso di fare un tentativo, non ve ne pentirete. Frullate la polpa di un avocado maturo, del basilico, il succo di mezzo lime, grattugiandone anche un po’ di scorza, pinoli ed olio di oliva. Aggiungete, infine, dello zafferano in polvere. Per il tipo di pasta potete scegliere qualsiasi cosa sia rigata. Stupirete gli ospiti vegani e non con un piatto fresco e particolare, impiegando veramente poco tempo.

Stop alla guerra di vino fra Italia e Francia

Jancis Robinson dichiara:” Vignaioli italiani, basta confronti con i francesi. Siete bravissimi“.
Con questa frase la famosa enologa e giornalista enogastronomica inglese, vuole in un certo senso porre fine alla pluriennale guerra di vino che esiste fra le due nazioni europee più importanti in materia di vino: Italia e Francia.

Italia e Francia sono le due nazioni che per qualità e quantità si classificano ai primi posti per quanto riguarda la produzione di vino. Proprio per questo è sempre esistita una guerra di vino fra i due Paesi, su chi produce di più, chi ha più vigneti, chi produce vini più di qualità o chi ha i vini più costosi al mondo.

La Robinson afferma, infatti, che i dati possono essere influenzati da tanti fattori, quello che conta di più è la qualità di un vino; in merito a ciò è importante ricordare che la qualità non è sempre e solo data dal prezzo maggiore o dal riconoscimento legislativo superiore, ma anche da un insieme di altri fattori come la materia prima di partenza, le tecniche di produzione, il clima, il territorio, il lavoro dell’uomo.

Se ci si dovesse basare sui dati e sui prezzi maggiori come ad esempio l’elenco dei 50 vini più costosi del mondo capiremmo che 11 sono tedeschi, uno è americano, il resto provengono dalla Francia; dall’Italia neanche uno. Ma è relativo, la Robinson afferma che questi risultati sono normali dato che in Italia, rispetto alla Francia, si è iniziato a produrre vino in tempi, diciamo, recenti.

Nell’ultimo periodo, però, i dati stanno cambiando; Berry e Bros & Rudd, un mercante di vini a tutto tondo, ha visto aumentare il valore delle vendite di vino italiano del 60 per cento in poco tempo. In pratica il vino italiano è sempre più apprezzato e soprattutto il Barolo.

credits: theviptable.blogspot.com
credits: theviptable.blogspot.com

Per Jancis Robinson, infatti, i vini italiani vedranno in breve tempo salire il loro valore soprattutto Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Sassicaia, Ornellaia; anche la Sicilia, secondo la famosa enologa, è destinata a produrre vini sempre più pregiati e interessanti grazie anche alle temperature miti.
Secondo la Robinson l’unico problema dei vignaioli italiani è che dovrebbero smettere di confrontarsi con la Francia e porre fine alla guerra di vino esistente:” Hanno molto di cui essere orgogliosi per camminare con le proprie gambe al giorno d’oggi“.

Da Hong Pao: alla scoperta del tè cinese più costoso al mondo (VIDEO)

CREDIT: www.dissapore.com

Sui monti Wu Yi del Fujian, di fronte Taiwan, si produce il più raro e prezioso dei quattro tè Oolang, e anche il più caro: si stima che il suo valore sia superiore di circa 30 volte il suo peso in oro. Se si vuole bere una sola tazza di questo tè occorrono circa 10 mila dollari, per un valore di circa 1400 dollari al grammo. A renderlo tanto pregiato è la sua lunga storia, che risale a 1500 anni fà. In epoca Ming, l’ultima delle grandi dinastie Cinesi, l’imperatore riesce a guarire la madre gravemente malata, grazie al tè di alcuni cespugli cresciuti su una roccia dei monti Wu Yi. L’imperatore per dimostrare la sua gratitudine, ordina di far ricoprire gli arbusti, durante la stagione invernale, con delle stoffe pregiate di colore rosso; da qui l’appellativo del tè in questione.

Leggenda a parte, ciò che rende veramente unico il Da Hong Pao è l’impervio territorio in cui si sviluppa: un canyon ricco di terreni rocciosi, solcati da fresche acque sorgive e alimentato da forti escursioni termiche, che garantiscono l’accumulo di sostanze aromatiche e di preziosi oli essenziali. Tale è la fama di questi arbusti storici, da alimentare un vero e proprio flusso turistico di appassionati, che compiono l’escursione tra i monti Wu Yi al solo scopo di contemplare e magari fotografare il luogo, sottoposto fin dagli anni trenta a sorveglianza militare, oltre che di un apposito presidio incaricato delle emergenze. I monti Wu Yi sono indubbiamente un luogo chiave della cultura del tè, prossimi al riconoscimento come patrimonio immateriale dell’Unesco.

CREDIT:  Christian J Kober/Alamy
CREDIT: Christian J Kober/Alamy

Le lunghe foglie del tè presentano un colore marrone con qualche sfumatura di verde, mentre il gusto richiama il sapore del cacao con essenza di bouquet floreale. Oggi rimangono solo sei arbusti, la cui produzione totale è di circa 500 grammi, dose molto esclusiva riservata a doni speciali a capi di stato e altre personalità influenti. Particolare è anche il cerimoniale di inizio raccolta, tra fine aprile e inizio maggio, detto “apertura della montagna”, che prevede la distribuzione di un sacchetto rosso con alcune monete ai raccoglitori, fieri di svolgere un compito così importante.

CREDIT: www.bibenda.it
CREDIT: www.bibenda.it

Per i cinesi, al pari degli inglesi, il tè è un simbolo della cultura nazionale. Oggi, il tè non è più soltanto una bevanda dissetante, ma permette di soddisfare alcuni bisogni spirituali, di offrire la propria amicizia e di esprimere sentimenti personali. La cerimonia del tè, nella sua essenza, è l’espressione sintetica degli aspetti fondamentali della cultura cinese. In quanto tale si è conservata nei secoli e nonostante l’inevitabile commercializzazione, è riuscita a preservare la sua simbologia. La cerimonia del tè è un rito al quale tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero assistere: crea un’armonia perfetta con la natura, dovuta alla semplicità dei gesti, degli oggetti e del luogo in cui si svolge. Si tratta di una tecnica psicofisica che va al di là del convivio per diventare momento di ricerca interiore, di perfezione da realizzare nella vita quotidiana: una religione dell’arte del vivere. I principi a cui si ispira la cerimonia abbracciano l’esistenza nella sua totalità. Essa è considerata una pratica quotidiana che insegna ad affrontare la vita con padronanza di se stessi.