giovedì, 25 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

99 Wine Bottles, la nuova concezione delle etichette

credits:www.tomlefrench.com

Le etichette dei vini rappresentano una carta d’identità del vino stesso, in quanto contengono tutti gli elementi necessari per identificare il prodotto a cui si riferisce.
Si capisce che le etichette devono attestare qualcosa e risultare al tempo stesso avvincenti e gradevoli. La tematica delle etichette può riguardare molteplici aspetti del territorio, della storia; compaiono vedute di paesaggi, immagini di fattorie di ville e di castelli, stemmi nobiliari e nel venire incontro al collezionismo si propongono tematiche presenti in alcune serie di francobolli come fiori, farfalle, gatti e perfino rettili.

E se i marchi più importanti del mondo iniziassero a produrre vino, come sarebbero le loro etichette?

Un art director di nome Tom Le French ci ha provato; ha deciso di creare 99 Wine Bottles ispirate ai brand, di qualsiasi campo, più famosi del mondo.
I marchi sono veramente tanti, da Apple a Google, da Ebay ad Amazon, dalla Durex a Stars Wars, e anche Pampers, Adidas, Easyjet e molti altri.
L’autore della serie per motivare la sua idea creativa, ha spiegato:”Sono sempre stato a stretto contatto con la realtà della produzione del vino, prima a fianco di mio nonno e oggi con i miei amici, nel sud della Francia. Credo che 99 Wine Bottles sia un mix di due mondi in cui vivo, quello dei brand e quello del vino”.

Effettivamente Tom Le French con questa geniale e simpatica idea sta riproponendo un concetto risaputo e cioè che le etichette devono quanto più essere suggestive, in quanto introducono un linguaggio pubblicitario che intende convincere il cliente all’acquisto.
Infatti, secondo una recente ricerca pubblicata da esperti di wine marketing, pare che nel 90% dei casi sia il nostro inconscio a suggerirci, nel momento stesso in cui posiamo gli occhi sull’etichetta, quale vino scegliere.
Ancora più sorprendente è il fatto che la scelta venga dettata esclusivamente dalle emozioni generate da soli stimoli visivi. Ecco perché i neuroscienziati ci hanno indicato importanti accorgimenti per progettare etichette dal forte impatto emotivo e potere evocativo.

Sicuramente la novità introdotta da Tom Le French avrà un impatto importante nel mondo dei vini e sull’importanza delle etichette; spetta adesso ai consumatori chiedersi se bere una bottiglia di vino Pampers, piuttosto che caricarsi per la serata con un vino Duracell, o mantenersi sulle tradizionali etichette.

Le nuove abitudini alimentari degli italiani

Credits: www.dietagratis.com

È ormai risaputo che la cosiddetta “dieta mediterranea” fornisce tutti gli elementi necessari per poter vivere in salute senza troppi sacrifici inutili. Parallelamente ad essa, in Italia, sono sempre più di moda le più svariate abitudini alimentari, infatti vegetariani, vegani, crudisti, pollotariani o ancora pescetariani sono in vertiginoso aumento. Uno dei motivi di tali scelte risiede in una filosofia di vita che passa per l’alimentazione. Cerchiamo di comprenderne gli sviluppi.

Analizzando la dieta mediterranea possiamo dire che non si presenta come un programma dietetico ben definito bensì come un insieme di abitudini alimentari oramai intrinseche nei popoli della regione mediterranea. Vi sono almeno 16 stati sul Mediterraneo i quali regimi alimentari mutano da Paese a Paese, venendo influenzati maggiormente dalla cultura e dalle tradizioni religiose.
Le caratteristiche che accomunano tale alimentazione sono bene definite: elevato consumo di frutta, verdura, cereali, patate, noci, pane, olio d’oliva, moderate quntità di pesce e di carne, piccole quantità di formaggi, consumo moderato di vino accompagnato ai pasti ed infine uno stile di vita attivo.

L’italia è sicuramente un paese in cui l’alimentazione occupa un posto di rilievo nella vita quotidiana. Oggi gli Italiani stanno sempre più attenti ad un’alimentazione sana, scegliendo regimi alimentari che in parte si distaccano dalla dieta mediterranea tradizionale. Questi trends affondano le loro radici in un terreno fertile oggi più che mai, poichè l’alto grado di informazione e l’attenzione che questo popolo riserva al buon cibo, spingono gli italiani a intraprendere percorsi alimentari alternativi.

Analizzando la varietà dei regimi alimentari notiamo le prime differenze tra la dieta vegetariana e vegana: la prima esclude carne e pesce la seconda qualsiasi cibo e derivati di provenienze animale. Esistono poi i crudisti e i fruttariani: i primi si cibano di alimenti crudi o “cucinati” ad una temperatura al di sotto dei 50° i fruttariani seguono invece un regime alimentare basato su frutta, ortaggi, avocado e olive. Vi sono poi i pescitariani, i pollotariani e i seguaci dell’alimentazione macrobiotica. Come si può intuire i primi consumano esclusivamente pesce, i secondi mangiano come carne, solo quella di pollo. Queste ultime due diete probabilmente basano la loro ragione d’essere non su un aspetto filosofico ma più che altro puntano su un aspetto salutare, ovvero l’eliminazione del consumo di carne rossa.

Esistono poi delle tendenze meno conosciute e più estreme che sono: il locavorismo, per cui si consumano cibi locali, prodotti e trasformati in un raggio di 200 chilometri dalla propria area di apparteneza, la dieta paleolitca che accetta solo alimenti che l’uomo può reperire in natura proprio come nell’era paleolitica. In fine troviamo la dieta reducetariana e quella breathariana, la prima riduce ad una volta a settimana il consumo di carne e più in generale dei derivati animali,la seconda “dieta” o “non dieta” si basa essenzialmente su l’ingerire niente di fisico professando che si possa vivere semplicemente nutrendosi con arie e sole.

Una cosa è certa che ad oggi il grado di informazione è un surplus che deve essere usato a nostro favore per poter capire quali alimenti mangiare con più frequenza e di quali invece diminuirne l’assunzione, ma l’importante è evitare scelte estreme che possano compromettere la nostra salute. D’altronde l’equilibrio, si sa, porta spesso ad un giusto compromesso tra gusto e salute.

Big Mac: ecco cosa accade al nostro corpo quando lo mangiamo

credits photo: youtube.com

Nome: Big Mac. Fast food: McDonald’s. Calorie: 540. Segni particolari: irresistibilmente gustoso.
Morbido panino a tre strati, doppio hamburger, insalata, formaggio cheddar fuso, cipolla, cetriolini, tutti avvolti in una squisita salsa. In una sola parola: perfetto.
Sono queste le caratteristiche principali di uno dei panini da fast food, più amati di tutti i tempi: il Big Mac.
Ma dovrà pure avere qualche difetto questo panino. Si, purtroppo, e da non sottovalutare.

È ormai noto che i cibi più gustosi, sono quelli meno salutari. Per dimostrarlo, il sito Fast Food Menù Price ha realizzato una ricerca per spiegare cosa accade all’interno del nostro organismo quando ‘divoriamo’ il panino più celebre del McDonald’s.
Tre giorni. Settantadue ore. Sono esattamente questi i tempi che impiega il nostro corpo per digerire completamente un Big Mac.
Ecco, nel dettaglio, cosa succede nel nostro organismo, nel giro di un’ora:

Dopo 10 minuti

I cosiddetti “cibi spazzatura“, dopo essere stati consumati, rilasciano nel nostro organismo sostanze chimiche responsabili del buonumore, le stesse rilasciate dopo l’assunzione di droghe e cocaina. È molto probabile, che sia lo stesso meccanismo che determina successivamente la tendenza a mangiare in modo compulsivo e incontrollato. 

Dopo 20 minuti

Nel Big Mac sono presenti alte concentrazioni di sciroppo di glucosio-fruttosio e sodio, tutti ingredienti che possono creare dipendenza, spingendo l’organismo a desiderare sempre di più quel cibo, esponendo maggiormente al rischio di diabete, obesità e problemi cardiovascolari.

Dopo 30 minuti

In un Big Mac medio sono presenti circa 970 milligrammi di sodio: un’elevata quantità di sale. Una tale concentrazione di sale può portare il nostro corpo alla disidratazione, i cui sintomi sono molto simili a quelli della fame, spingendoci a mangiare ancora di più.
Un elevato consumo di sale, causa ai reni un maggior quantitativo di lavoro. Lo stesso avviene per il cuore, batte più velocemente, affaticandosi e aumentando così il rischio di un’innalzamento di pressione e l’insorgenza di problemi cardiaci

Dopo 40 minuti

Poco dopo aver mangiato il Big Mac, la sensazione di fame ritorna velocemente. La causa risiede negli alti livello di zuccheri nel sangue. Infatti, quando consumiamo qualcosa di molto calorico, i livelli di glucosio possono abbassarsi, facendoci sentire maggiormente la necessità di mangiare. Lo sciroppo di glucosio-fruttosio viene assorbito quasi istantaneamente, provocando un picco di insulina e quindi un attacco di fame incontrollato.

DOPO 60 MINUTI

Per digerire completamente un Big Mac occorrono circa tre giorni; mentre, per digerire gli acidi grassi trans – responsabili dell’insorgenza di problemi cardiaci, obesità, cancro e diabete – contenuti in esso, che in media sono 1,5 grammi, occorrono circa 51 giorni.

Questi dati sono piuttosto allarmanti.
Un adulto dovrebbe assumere circa 2000 calorie al giorno. Il Big Mac ne contiene 540, più di un quarto: il 38% del totale di calorie che dovrebbe assumere una donna. In una dieta di 2000 calorie al giorno, i grassi non dovrebbero superare i 60 grammi, 20 dei quali saturi. Mentre nel Big Mac ce ne sono 29 grammi di cui 10 saturi, circa la metà del fabbisogno giornaliero. Attenzione!

Sei semplici mosse da seguire per un’alimentazione salutare (FOTO)

In America ogni cinque anni un’equipe di esperti medici modifica le linee guida alimentari al fine di informare la popolazione della “giusta” alimentazione da seguire. La costante rettifica delle linee guida che il governo americano propone crea però confusione, in quanto la persone si trovano a dover affrontare nuovi equilibri alimentari che trovano applicazione sia nella “giusta” porzione, che nella “qualità” del cibo da portare in tavola.

Lo stretto legame del binomio “alimentazione e buona salute” è supportato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale inserisce la nutrizione adeguata e la salute tra i diritti umani fondamentali. Seguire una dieta corretta è un ottimo strumento per la prevenzione di molte malattie e di cura per molte altre.

Gli studi scientifici dimostrano che la salute comincia a tavola, sulla base del cibo che scegliamo di mangiare. Imparare e far propri i comportamenti fondamentali per una “corretta alimentazione” è, quindi, molto importante perchè mangiare sano è direttamente proporzionale ad una buona qualità di vita.

Mangiare fa comunque parte dei piaceri della vita ed a questi non si può certo rinunciare, si dovranno solo porre dei piccoli accorgimenti non solo nell’equilibrio di un unico pasto o su un unico giorno ma su una continuità temporale.

Cosmopolitan estrae, dalle linee guida, i sei principi più rilevanti per poter mangiar sano, almeno fino ai prossimi cinque anni.
Eccoli di seguito:

1. Si può mangiare di più se si fa attività sportiva

Credits: www.cosmopolitan.com
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2. L’alimentazione deve essere varia e completa

Credits: www.cosmopolitan.com
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3. Se il piano alimentare descritto al punto 2 non fa per voi, ecco due alternative

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4. Le dimensioni delle porzioni sono rimaste uguali alle vecchie linee guida (anche se creano un po’ di confusione)

Credits:www.cosmopolitan.com
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5. Attenzione al sale nascosto negli alimenti

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6. Una novità: per la prima volta le linee guida menzionano e regolano l’assunzione di caffè

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