martedì, 2 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Il fast food diventa sano e veg (FOTO)

Qualcuno potrebbe ritenerli pazzi. O per lo meno molto, molto coraggiosi. Invece, probabilmente questo è solo un segnale che qualcosa, finalmente sta cambiando. La novità arriva da oltre oceano, San Francisco per la precisione dove la la catena Amy Kitchen ha deciso di ampliarsi creando il proprio primo fast food con Drive Thru completamente vegetariano. Una scommessa sulla salute in un Paese che è famoso per la sua incidenza di obesi, ma soprattutto dove è radicata l’abitudine, malsana, di mangiare ai fast food, schifezze di ogni genere.
L’obiettivo di Amy Kitchen è quello di offrire un prodotto sano, adatto sia ai vegetariani che ai vegani. Tutti gli ingredienti utilizzati saranno senza Ogm e si potranno ordinare menù vegan e senza glutine. Più del 95% dei prodotti utilizzati sarà bio e gran parte degli ingredienti sarà di provenienza locale. Ci saranno anche menù speciali per chi soffre di allergie alle uova o alle arachidi.

Figurarsi che costi proibitivi, penserete. Vi sbagliate, perché al contrario di quel che si può pensare è possibile anche mangiare sano senza spendere un patrimonio. I piatti verranno preparati sul posto cercando di mantenere dei prezzi competitivi.
Nel menù la clientela potrà trovare sia panini, che burritos, rigorosamente senza carne, ma anche maccheroni al formaggio, pizze, insalate e salse piccanti, frullati e altre bevande salutari. Tutto servito con il Drive Thur, senza scendere dall’auto.

Una vera e propria scommessa che però ha tutte le carte in regola per avere un grandissimo successo, soppiantare i vecchi fast food come Mc Donald, Burger King e compagnia bella e diffondere cibo sano nel mondo. Ok, forse stiamo sognando troppo in grande, ma sicuramente questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità, come disse qualcuno.

Expo, oggi la pizza più lunga del mondo (FOTO)

fonte photo: www.citynow.it

2 tonnellate di farina, 1 tonnellata di salsa di pomodoro, 150 chili di olio extravergine di oliva e 1,5 tonnellate di mozzarella per un totale di 5 tonnellate. Questi gli ingredienti che saranno utilizzati per preparare la pizza più lunga del mondo, domani all’Expo. Tutti rigorosamente made in Italy, ovviamente, per un prodotto che verrà cotto in 5 forni speciali e assemblato su una gigantesca teglia, lunga quanto la pizza stessa.
Più o meno le quantità sono quelle che uso io, da buona meridionale, per fare la pizza del sabato sera, quindi direi, ad occhio e croce che dovrebbero essere sufficienti per servire poi le 35000 persone trepidanti e affamate.
L’obiettivo è quello di entrare nel guinness dei primati. Il record da battere è quello stabilito nemmeno una settimana fa in Calabria, dove 200 pizzaioli di Rende, in provincia di Cosenza, hanno creato una margherita da 10 quintali di farina, 8 di pomodoro, 7 di mozzarella per un totale di 1.299 metri di margherita. La precedente pizza più lunga del mondo era stata iscritta nel Guinness dei primati dalla Spagna: 1.141 metri.

fonte photo: vesuviolive.it
fonte photo: vesuviolive.it

La pizza di oggi sarà di circa 1 chilometro e 300 metro, la sua preparazione ha coinvolto più di 60 pizzaioli e sarà disposta lungo tutto il Decumano dell’Esposizione Universale. I pizzaioli in Expo hanno avuto a disposizione solo 18 ore, che scadranno alle 13.00 di oggi, sabato 20 giugno. Al termine delle loro fatiche, la mega Margherita da record verrà tagliata in circa 35.000 porzioni che saranno distribuite gratuitamente tra il pubblico da 200 persone volontarie.

Vi starete certamente interrogando sulla modalità di cottura di questa pizza gigante. Per cuocerla sono state approntati cinque forni elettrici speciali, dotati di ruote, che scorreranno lungo il chilometro e mezzo di tavolo per fare in modo che la pizza risulti pronta allo stesso momento, dall’inizio alla fine. I forni sono dotati di cavi elettrici lunghi 200 metri, per poter percorrere tutta la lunghezza della Margherita più lunga del mondo. “Solo dei matti potevano lanciarsi in un’impresa simile – spiega il portavoce della Nazionale Pizzaioli, Marzio Matteucci a Leggo. Ma se non lo facevamo ora, per l’Expo italiana, ci chiediamo quando avremmo avuto un’occasione migliore”.

Tutti all’Expo, oggi si pranza con la pizza.

5 errori che un vero amante del vino non deve fare (FOTO)

Credit: villapoliflora.it

Spesso molti pretendono di essere degli esperti di vino, quando (forse) non sanno neanche come si apre una bottiglia. Il vino è interessante, complesso, seducente, e non si riduce a una semplice chiacchierata tra amici per fare una buona impressione, o per fare colpo su una donzella.
Parafrasando Joe Black, il vino è “passione, ossessione, qualcosa senza cui non vivi”. Per questo abbiamo deciso di elencarvi i 5 errori più comuni che si dovrebbero evitare quando si parla o si beve di vino, così, per aiutarvi a diventare dei veri intenditori un po’ più realisti.

1. Servirlo alla temperatura sbagliata

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Ogni vino, rosso, bianco, rosato, liscio, o frizzante che sia, ha la sua temperatura di servizio ideale. E bisogna assolutamente tenerne conto. Ora, non è necessario usare un termometro a infrarossi prima di servire il nettare degli dei ai vostri ospiti, però potreste prendere in considerazione questi piccoli suggerimenti.
Vino bianco e spumanti vanno sempre serviti freddi, ma non ghiacciati. Se per esempio avete organizzato una cena tra amici in terrazza, si consiglia di servire vini con la temperatura al dì sotto di quella normale, in quanto tendono a scaldarsi non appena sono stati versati nei bicchieri. I vini rossi, invece, vanno serviti tra i 16° e i 18° C, e non a temperatura ambiente se sono conservati in un posto della casa con il riscaldamento a 25°. Se un vino rosso è servito troppo caldo, allora il sapore alcool sarebbe più pronunciato e il vino potrebbe risultare sbilanciato.

2. Scegliere il vino sulla base dell’etichetta e del prezzo

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Purtroppo questo è un errore davvero comune. Spesso si crede che un vino costoso sia sinonimo di migliore qualità, che un’etichetta d’oro sia un simbolo per il prestigio del vinificatore, che usando caratteri specifici sia garantita l’autenticità della cantina e la relativa rilevanza storica. No, non è così. Quindi, quando state per prendere una nuova bottiglia di vino, vi consiglio di individuare, sull’etichetta, l’area di produzione, il nome del produttore di vino, il tipo di vino e le uve utilizzate.

3. Non scegliere il bicchiere in base al vino da servire

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E qui, c’è da mettersi le mani nei capelli. In molti considerano alla moda avere tanti bicchieri in cui poter servire il vino, ma quando si tratta di scegliere quello giusto non ci azzeccano mai. Nel caso di vini bianchi frizzanti e spumanti, i bicchieri ideali sono quelli “a tulipano”, o a “flauto sottile”, cioè stretti alla base e leggermente più ampi in cima. Questo perché la base più ristretta potenzia le bolle e sarete in grado di apprezzare il profumo senza intrappolare il naso in un bicchiere troppo stretto. Per i vini rossi la scelta è più difficile: i calici ballon sono raccomandati per i vini corposi, ma i bicchieri semi-alti e mediamente ampi andranno bene per la maggior parte dei rossi.
Infine, anche se nel farlo vi sentite dei veri esperti, non tutti i vini possono essere roteati nel bicchiere. Nel caso degli spumanti, per esempio, il movimento vorticoso dissolverà le bollicine, e il vino tenderà a diventare liscio.

4. Lasciar invecchiare troppo (o troppo poco) un vino

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La maggior parte dei vini necessita del tempo per l’invecchiamento, ma non tutti migliorano col passare degli anni. È un peccato non essere in grado di comprendere il processo di invecchiamento di una bottiglia, e rischiare così di aprirla troppo presto, o troppo tardi; perché poi, una volta aperta, non c’è più rimedio. Sulle etichette si possono trovare delle informazioni, ma la completezza di queste è relativa. Per esempio, lo sapevate che il vino di Bordeaux, il Barolo o il Brunello di Montalcino possono essere eccellenti anche 10 anni dopo la vendemmia?
In ogni caso, la cosa più importante resta la cura della bottiglia prima di aprirla: non tenetela in mostra su una mensola della cucina, perché il calore aumenta sempre verticalmente e andrebbe a rovinare il vino. Inoltre, se non si dispone di una cantina refrigerata, tenere le bottiglie al buio, in un luogo umido, senza sbalzi di temperatura e preferibilmente a circa 18 ° C.

5. Vino bianco con il pesce, vino rosso con la carne

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Nulla da ribattere, questa è una combinazione più che sicura. Tuttavia, se si desidera mostrare agli amici il vero sapere di un amante del vino non si dovrebbe attenersi a questa dogma pur corretta ma banale. A causa della loro componente tannica, alcuni vini rossi sono molto corposi, e questa loro caratteristica può scontrarsi con il cibo. Molti di loro sono infatti adatti per piatti elaborati o comunque molto pesanti, come gli stufati di carne, tipicamente invernali. Ciò non vuol dire che bisogna abbandonare i rossi durante l’estate, basta scegliere quelli più freschi, con una percentuale di alcool leggermente inferiore (circa 13°), in modo da poterli utilizzare per accompagnare piatti di pesce come le zuppe di crostacei (ovviamente serviti a una temperatura più bassa). E cosa scegliere per le grigliate domenicali con gli amici? Un buon rosè sarà perfetto.

[Credit photos: swide.com]

Ségolène Royal: “Non mangiate più la Nutella”

Un fulmine a ciel sereno questo, che distrugge i cuori di tutti quegli amanti (inutile dire che sono decisamente numerosi) della crema al cioccolato firmata Ferrero. La Nutella.

Arriva dall’Eliseo e risuona in tutto il mondo l’appello del ministro francese dell’ecologia Ségolène Royal: “Non mangiate più la Nutella per salvare il pianeta“. Effettivamente questa prelibata delizia, capace di trasformare una giornata no in una giornata da “non va poi così male”, le lacrime per un amore finito in un “fa niente, ci ha perso lui”, il mattino in un piacevole momento perché “per colazione mangio pane e Nutella”, contiene l’olio di palma, sostanza che è una delle principali cause della deforestazione.

“Dobbiamo ripiantare massicciamente gli alberi perchè c’è stata una grande deforestazione che ha causato anche il riscaldamento globale” dice il ministro, che appunto consiglia di non mangiare la famigerata crema di nocciole. Il motivo è più che nobile, cara Ségolène Royal, ma come puoi chiederci una cosa simile?