martedì, 2 Giugno 2026

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Svezzamento vegano, tutto ciò che c’è da sapere

La vicenda del bambino di Pisa, 11 mesi, ricoverato dopo un aggravamento al Meyer di Firenze per malnutrizione, ha fatto scalpore. Il motivo? Semplice, i genitori, vegani integralisti, avevano “scelto” questa strada anche per il piccolo, che aveva mostrato, con lo svezzamento veg, delle carenze nutritive e faceva fatica anche a stare seduto o a gattonare.

Chiaramente la notizia si è diffusa su tutti i giornali in men che non si dica, una notizia del genere è pane per i denti dei mass media che non se la sono lasciata sfuggire e che hanno trattato la news come meglio credevano. Di qui a poco anche le varie polemiche non si sono fatte attendere. Sotto accusa l’alimentazione vegana, in particolar modo per i più piccoli.

L’alimentazione è il motore primario del nostro organismo, ha da sempre e per sempre un ruolo fondamentale nella nostra vita e sulla nostra salute, ancor di più in fase neonatale e di crescita. Va chiarito una volta per tutte che lo svezzamento vegano è altamente consigliato da molti medici e pediatri, che al contrario ritengono quello onnivoro assolutamente non fisiologico per un bebè.
“Non esiste evidenza scientifica che identifichi il modello di svezzamento convenzionale adeguato alle esigenze del bambino.” Ad affermarlo è Luciano Proietti, pediatra tra i principali esperti italiani di nutrizione e alimentazione vegetariana nel bambino.
“I cibi che normalmente utilizziamo per lo svezzamento sono una conseguenza della nostra cultura e non della reale necessità dei lattanti”, ha spiegato il medico. “I cibi che si danno ai bambini nei primi mesi, oltre al latte, sono molto diversi da nazione a nazione: in Italia, ad esempio, si inserisce nelle pappette il parmigiano come toccasana per la salute, mentre è ovviamente assente in quelle dei bimbi inglesi o tedeschi”.
Cambiano le abitudini alimentari, ma col passare del tempo cambia anche il modo di affrontare le questioni dal punto di vista culturale e scientifico. “Mentre nel 1979continua Proiettiquando iniziai a fare ricerca e a esercitare la professione del pediatra, una dieta infantile vegetariana era appena tollerata, ora nel 2014 sta cominciando a essere caldamente consigliata. Siamo passati dal ‘si può’ al ‘si deve’”.

Ma facciamo chiarezza. L’unico cibo di cui un bambino ha bisogno è il latte materno. E questo mette più o meno d’accordo tutti. E dunque è bene allattare il più possibile, senza preoccuparsi che il bambino sia “troppo grande” per mangiare ancora dal seno. “È fondamentale allattare il bambino almeno sino a due anni e mezzo, se non si riesce a continuare più a lungo. La nostra cultura – afferma Proietti – spesso considera un lungo allattamento contrario al buon senso svezzando un lattante precocemente, per poi paradossalmente trasformarlo in un lattante a vita: consumatore di latticini e latte di altre specie”.
Chiaramente ogni bambino è diverso e quindi lo svezzamento o l’integrazione con del cibo solito ci verrà chiesto direttamente dal piccolo, perché magari non si sazierà con la poppata e vorrà esplorare nuovi sapori.

Ma perché lo svezzamento vegetariano o vegano sia positivo per il bambino è importante, come sempre d’altronte, che sia ben pianificato. È stato dimostrato, infatti, che nel caso di svezzamento veg, il piccolo cresce in modo adeguato come i suoi coetanei onnivori ed è meno esposto a obesità infantile e alle malattie infiammatorie tipiche dell’infanzia. Probabilmente avrà un’ottimale qualità della vita da adulto.

L’errore dei genitori del bambino ricoverato è stato solo uno: non farsi seguire da un medico appropriato in questa fase delicata per il piccolo. Anche qui, apriremmo un capitolo a parte sul sostegno o meno di molti pediatri non aperti a stili di vita e scelte alimentari differenti che lasciano soli i genitori in queste fasi della vita del piccolo. Ma concentriamoci sulle informazioni che possono servire per avere un quadro completo dello svezzamento “alternativo” a quello onnivoro.

Il dott. Proietti chiarisce che “dopo il sesto mese si possono inserire succhi di frutta freschi e brodi vegetali senza le fibre e in seguito creme di cereali raffinati: questo è uno dei rarissimi casi in cui sono da preferire a quelli integrali. Infatti, l’intestino del bambino non è ancora pronto a digerire le fibre e i fitati presenti nei cereali integrali rendono più difficoltoso l’assorbimento di alcuni nutrienti”. In generale, ha ricordato il medico, “l’introduzione di cibi sbagliati, ma soprattutto la mancanza di latte materno, nell’alimentazione infantile possono determinare disturbi di vario genere come allergie, infezioni respiratorie, obesità, diabete, celiachia e persino alcune tipologie di tumori”

E la carne? “La carne che spesso viene inserita negli omogenizzati sin dai primi mesi è assolutamente non fisiologica per l’alimentazione infantile ed è altamente sconsigliata. L’errore comune – ha spiegato Proietti – è quello di inserire formaggi e carne nella dieta del bambino credendo che la dose di proteine debba essere alta per la sua crescita. Se consideriamo i dati LARN dagli anni ’80 a oggi la quantità consigliata di proteine si è dimezzata, ma nel credo comune esiste ancora la preoccupazione di non somministrarne abbastanza per la crescita del bambino”.

La questione proteine è molto sentita da parte di tutti, nell’opinione pubblica un vegano non assume le proteine necessarie all’organismo. Anche questa credenza è da smentire. “Secondo gli attuali Larn, la bibbia dei nutrizionisti, è davvero complicato non eccedere nelle proteine e lo è anche nello svezzamento vegano – dice Roberta Bartocci, vegCoach, biologa nutrizionista – E’ più facile esagerare, mettendo a rischio reni e fegato”. “Nessun problema di carenze sul fronte proteine”, dunque.

Quanto alla possibile carenza di vitamina B12, risultata anche nel caso del piccolo di Pisa, Bartocci spiega all’AdnKronos che “la necessità di assumere questa vitamina è dovuta allo stile di vita artificiale che si conduce. Se vivessimo in campagna, immersi nella natura, non ne avremmo bisogno. Quindi, considerato lo stile di vita urbano è il caso di prevedere degli integratori”. Poi “c’è un problema di qualità degli alimenti, abbiamo un suolo che è stato violentato ed è povero e di conseguenza i vegetali che coltiviamo su questi terreni sono a loro volta poveri di micronutrienti”.

Oltre a questi suggerimenti di base bisogna sempre considerare la necessità di affidarsi ad un esperto, per evitare appunto che a pagarne le spese siano i nostri piccoli. Adoperare buon senso ed equilibrio è fondamentale, non considerare il bambino un adulto in miniatura, perché le esigenze di un cucciolo che si sta formando sono palesemente diverse da un uomo adulto. Affidatevi ad un pediatra, la salute dei bambini deve essere la priorità.

I 5 migliori locali di street food a Milano (FOTO)

Credit photo: www.finedininglovers.it

Sempre più popolare e diffuso, lo street food sta invadendo moltissime città, nelle gastronomie, nei banchi ai mercati, nei food truck, in piccole api itineranti e anche nei locali. Ad attirare sempre più pubblico il suo basso prezzo e, soprattutto, la sua bontà: il cibo “di strada” è il migliore, da sempre.

In particolare, in Italia lo street food spopola in piccoli locali, in cui la gente fa la fila per mangiare cibo tipico super gustoso, senza spendere tanto e divertendosi in compagnia. Anche a Milano, la capitale della moda, si possono trovare numerosissimi locali di street food e noi di Blog di Lifestyle abbiamo selezionato i 5 migliori.

Sciatt à Porter – Viale Monte Grappa, 18

Credit photo: www.finedininglovers.it
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Locale che prende il nome dalla tradizionale frittella di grano saraceno ripiena di formaggio Casera fuso, lo Sciatt à Porter è un vero e proprio paradiso dedicato alla Valtellina e al cibo di strada tipico della montagna. Nel locale milanese, il piatto si può decidere di mangiarlo in cartocci oppure di gustarlo sul posto, tranquillamente seduti. Oltre a questo, nel menù vengono proposti altre pietanze tipiche valtellinesi: pizzoccheri, panini con salsiccia, salumi e formaggi del posto, polenta, vini, birre di grano saraceno e succo di mirtilli.

Kiosko – Piazza 24 maggio

Credit photo: blog.urbanfile.org
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Ciò che caratterizza il fantastico Kiosko è il sapore di mare: arancini di pesce, fritti misti e spiedini di pesce sono solo alcuni dei piatti che offre, senza contare che la specialità assoluta è il fishburger. Il baracchino, oltre a cucinare piatti da mangiare direttamente sul posto, dà anche la possibilità di acquistare il pesce da cucinare a casa. Un pesce quello del Kiosko fresco e di assoluta qualità.

Bello&Buono – Viale Sabotino 14

Credit photo: www.modaacolazione.com
Credit photo: www.modaacolazione.com

Bancone e teca di vetro che accolgono i clienti con le loro migliori pietanze: panuozzo farcito con salsiccia e friarielli, cuoppo con il fritto, polpettine di spinaci, melanzane e zucchina, hamburger vegetariano e parmigiana di melanzane nel coccio. Un locale in grado di accontentare tutti, persino coloro che preferiscono mangiare per strada, grazie all’ape, una friggitoria mobile.

Giannasi dal 1967 – Piazza Buozzi

Credit photo: milanononecara.wordpress.com
Credit photo: milanononecara.wordpress.com

La vera specialità del posto è il pollo allo spiedo, anche se ad attirare milioni di clienti sono le numerosissime golosità gastronomiche presenti nel bancone: tra fragranti fritti come crocchette, patate, arancini, cotolette, merluzzo e polenta, non mancano nemmeno risotti, insalate di riso e farro e verdure, sua grigliate che ripiene.

Luini – Via S. Radegonda 16

Credit photo: marliina.blogspot.com
Credit photo: marliina.blogspot.com

Tappa di tutti i milanesi e dei turisti, Luini è la leggenda del panzerotto, che viene preparato in tutte le sue versioni: fritto, al forno, con farciture diverse e anche dolce. La storia del locale parte dalla Puglia, terra d’origine della famiglia, che porta a Milano il suo impasto gustosissimo: nel 1988, infatti, viene conferito a Luini l’Ambrogino, riconoscimento del Comune di Milano.

La carne fa bene al cervello

Credit: wired.it

C’è chi è vegetariano o vegano per moda, e poi c’è anche chi lo è perché crede in quello che fa, e nei valori etici che la sua scelta comporta. E sicuramente queste scelte sono più salutari di alcuni nostri piatti, o del classico cibo americano, ma non sono sufficienti per l’evoluzione umana.

Secondo un recente studio, mangiare la carne ha consentito ai nostri antenati di evolversi, di crescere, e di perfezionarsi sempre più nel giro di un milione di anni. Questa è un’affermazione non nuova, perchè biologi e scienziati evoluzionisti ne avevano già parlato, ma i recenti studi hanno dimostrato che mangiare carne è stato davvero un elemento cruciale per l’evolversi della specie umana e del suo cervello, cosa che sarebbe stata impossibile con una dieta vegana e alimenti crudi.

Gli esperimenti che hanno portato all’affermazione di questa tesi sono condizionati dal fatto che il cervello umano moderno consuma circa il 20% dell’energia del corpo a riposo, cioè il doppio di quanto consumato dagli altri primati. Ne deriva che carne e cibi cotti sono necessari per fornire la spinta di calorie indispensabili per nutrire un cervello in crescita.
Una ricerca pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences, ha analizzato le relazioni che intercorrono tra le dimensioni degli essere umani e quelle del loro cervello. È stato riscontrato che più l’essere umano cresceva in dimensioni più cresceva anche il suo cervello. Ma questo non per l’uomo. Infatti, la nostra specie ha mostrato un cervello più grande e più ricco di neuroni per le sue proprie dimensioni, rispetto per esempio a un gorilla, che è tre volte più massiccio degli essere umani ma ha un cervello decisamente più piccolo.

Perché?

La risposta sembra essere proprio nella dieta vegana (perché priva di proteine animali) dei gorilla, che quindi richiede ore ed ore di nutrimento per fornire abbastanza calorie a sostegno della massa corporea e celebrale. Affinché un gorilla abbia un cervello simile a quello dell’essere umano avrebbe bisogno di 733 ulteriori calorie al giorno, che sarebbero quasi due ore in più dedicate al nutrimento.
Similmente, se i nostri primi antenati mangiavano solo e soltanto vegetazione, avrebbero avuto bisogno di cibarsi per più di 9 ore al giorno per supportare il fabbisogno calorico. Dunque si evince che i nostri antenati abbiamo mangiato carne durante la loro evoluzione, specialmente per via del pericolo, e delle alte difficoltà di reperimento di tutto quel cibo.

La linea di fondo – come spiega lo studioso Herculano-Houzel – è che, certamente si può sopravvivere con una dieta esclusivamente vegetariana o vegana nella nostra era moderna, ma, così facendo, la sopravvivenza sarebbe stata decisamente più improbabile per i nostri antenati.

[Credit: washingtonpost.com]

Matrimoni gay legalizzati, nasce un nuovo gusto gelato (FOTO)

Ben & Jerry’s, uno dei produttori di gelato più famosi al mondo, ha una lunga tradizione di impegno nei confronti della giustizia sociale, inclusi i diritti dei gay. Questo impegno affonda le radici nei valori fondanti della nostra azienda, che includono un profondo rispetto per gli individui che vivono all’interno e all’esterno di essa e un incrollabile convincimento del fatto che tutte le persone meritano pieni e pari diritti civili.

Nasce da qui, il nuovo gusto I DOught, I DOught”, con le “o” a forma di anelli, in occasione della storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti a legalizzare il matrimonio gay in tutta la Nazione. Quale modo migliore di festeggiare un traguardo umano, prima e per l’umanità poi, se non con un bel gelato al cioccolato che grida finalmente “io posso”? Nessuna, chiaro.

Matrimoni gay legalizzati, nasce un nuovo gusto gelato (FOTO)

Già nel 2009, quando il Vermont aveva dato il via libera per i matrimoni gay, Ben & Jerry’s aveva ribattezzato un altro gusto e così “Chubby Hubby” era diventato “Hubby Hubby”.

La notizia, ieri è stata data sui social, quando è apparso un tweet in cui Ben & Jerry’s presentavano il nuovo gusto, che ha riscosso subito un gran successo.

Matrimoni gay legalizzati, nasce un nuovo gusto gelato (FOTO)

Il nuovo gusto gelato sarà disponibile in tutti i punti vendita della catena Ben & Jerry’s ma anche online sul sito per i diritti umani e il ricavato andrà a beneficio delle associazioni che si battono per la parità di diritti.
L’America ha cambiato la storia dell’umanità con questo emendamento, finalmente l’amore ha trionfato. Non incontrerà più ostacoli, e almeno oltre oceano la frase “Amore vincit omnia” ha un significato più realistico.
L’amore vince su tutto. Quando gliene viene data la possibilità.