venerdì, 6 Febbraio 2026

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Quando baciare il partner (sul set) diventa una cosa odiosa (FOTO)

Baciare è sempre un toccasana e produce effetti positivi per il nostro corpo: è meno faticoso e più piacevole di una seduta in palestra, combatte lo stress, e ci fa sentire vivi perché rilassiamo i muscoli del nostro corpo. Questo almeno è ciò che succede nella realtà, perché nei set dei film, dove ci si bacia “per finta”, le cose sono ben diverse e non sempre va come le vediamo sullo schermo. Al cinema siamo abituati ad assistere ad effusioni appassionanti, baci rubati e romantici, ma alcune volte gli attori che hanno dovuto farlo “per lavoro” non si sono trovati così coinvolti.

Ecco i retroscena di alcuni dei baci più odiosi condivisi sul set di questi film, e i casi in cui le effusioni possono davvero essere un problema.

Spider-Man

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Se sognate un bacio romantico come quello iconico tra Spider-Man e Mary Jane, scordatevelo. Secondo l’attore che ha interpretato l’Uomo Ragno, Tobey Maguire, essere baciati sotto la pioggia e a testa in giù è stata una pessima idea anche perché per poco rimase senza aria a causa della maschera che indossava.

How I Met Your Mother

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Cosa fare quando il tuo partner fuma e tu rischi di sentirti soffocare? Questo è accaduto agli interpreti di Lily e Marshall, Alyson Hannigan e Jason Segel. L’attore fumava e le scene d’amore non erano il massimo. La cosa positiva è che lui ha dovuto smettere di fumare, guadagnandoci in salute.

Intervista col Vampiro

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Baciare Brad Pitt? Il sogno di tutte. Un po’ meno lo è stato per una giovanissima Kirsten Dunst che aveva 11 anni all’epoca del film e ha definito il bacio col sex symbol “pidocchioso e freddo”. A quanto pare questa è la sensazione che si prova quando si bacia un uomo con i capelli lunghi.

A qualcuno piace caldo

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Come fare se invece non sopporti il tuo partner? Marilyn Monroe e Tony Curtis non si sono mai piaciuti, tanto che lui avrebbe dichiarato che baciare la donna più desiderata d’America era stato come “baciare Hitler”. Paragone tremendo.

Harry Potter e il principe mezzosangue

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E poi ci sono quei baci che attendi da tempo, ma ti rendi conto che non c’è passione tra voi. Può succedere ed è accaduto a Emma Watson e Rupert Grint. L’atteso bacio tra Hermione e Ron è stato strano. Probabilmente i due attori sono troppo amici per poter recitare la parte degli innamorati. Capita.

La ragazza del mio migliore amico

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Prima di baciare qualcuno assicuratevi di avere un alito fresco che non sappia di cipolla, ad esempio. Per questo la scena d’amore tra Dane Cook e Kate Hudson è stata pessima: lei aveva un alito troppo pesante.

Il lato positivo

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Si è discusso più volte sui baci di Jennifer Lawrence con i suoi partner. Quello tra lei e Bradley Cooper ne “Il lato positivo” lo ha definito “bagnato”. Un complimento per niente carino per il bell’attore, ma certamente nessun uomo vorrebbe sentirsi dire una cosa del genere. Perciò attente donne!

Hunger Games

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Come ha definito Josh Hutcherson i suoi baci con la Lawrence? Decisamente “bavosi”. A questo punto ci chiediamo: che sia lei il problema? Ragazze, usate poca saliva in ogni caso. Anche se davanti avete Bradley Cooper.

The beach

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Infine, parliamo di quei baci dove l’alchimia è veramente zero. Come quella tra Virginie Leydoyen e il suo bacio acquatico con Leonardo Di Caprio in “The beach”. Se tu, ragazza, speri solo di non morire annegata durante una scena passionale con un attore così, allora non c’è proprio feeling.

Photos credit: grazia.it

Hilde Kate Lysiak, dalla bambina-reporter al dibattito sulle nuove generazioni (VIDEO)

Credit: facebook

Questa è la storia di Hilde Kate Lysiak, una bambina di 9 anni che vive a Selinsgrove, America.
“Nulla di interessante” penserete, ma le apparenze a volte ingannano.

Così, nel sentir parlare di Hilde, minuta, biondina e con un bel sorriso, non penserete mai che qualche giorno fa ha bruciato tutti i media professionali della Pennsylvania raccontando in anteprima un omicidio avvenuto nella città in cui vive. No, non si tratta di caso fortuito e neanche di coincidenze, era tutto voluto, perché Hilde lavora come una vera report, a 9 anni.
Passione profonda per il giornalismo e per le storie di cronaca, forse ereditata dal padre ex cronista, Hilde dirige ed edita il suo giornale Orange Street News – che ha versione sia cartacea che online. Ed è proprio sulla pagina Facebook del giornale che è stato lanciato per la prima volta lo scoop, arrivato sabato 2 aprile, con un titolo che ha atterrito tutti: “Exclusive: Murder on Ninth Street!”.

Quel giorno Hilde era uscita a caccia di qualche notizia da raccontare, ma mai avrebbe pensato di trovarsi difronte a un vero e proprio omicidio. Arrivata sulla scena del crimine, la giornalista che è in lei è uscita allo scoperto: ha intervistato i vicini, fatto foto e video, e poi pubblicato un pezzo in cui non tralascia nessun dettaglio: “Un uomo è sospettato di aver ucciso sua moglie con un martello”, e ancora “I vicini riferiscono di aver visto una persona portata fuori in barella, ma la polizia non vuole parlare coi media”.

Quando l’articolo venne pubblicato sulla pagina Facebook di Orange Street News non mancarono le polemiche, ma nessuna che avesse a che vedere con l’omicidio appena avvenuto. Dopo lo scoop, infatti, tutti si concentrarono su Hilde e piovvero critiche e commenti pungenti, a volte anche irrispettosi.
Possiamo leggere appunto frasi tipo: “I’m disgusted this cute little girls thinks she is a real journalist. What happens to tea parties?”, “9 years old should be play with dolls, not trying to be reporters”, e anche “Sensationalist trash”. Come succede spesso in rete, il venticello si è trasformato in uragano violento, e oltre ad esserci chi la invita a giocare con le bambole, c’è anche chi accusa i genitori della bambina di autorizzare un gioco molto pericoloso, che può mettere a repentaglio anche la stessa vita di Hilde. Così, la giornalista in erba si è trasformata in un mostro, che ha fatto più scalpore dell’omicidio stesso.

C’è da dire che verrebbe quasi spontaneo crede che questo fenomeno della giornalista-bambina sia costruito ad arte da genitori col pallino dei figli-prodigio, soprattutto dal padre, ex cronista per il Daily News di New York. Ma nel quartiere in cui vive, tutti conoscono Hilde Kate Lysiak, e tutti sanno che la sua passione per il giornalismo è autentica. Nessuna costrizione, nessuna forzatura.
Ed è forse per questa sua purezza d’animo – quella che oggi, purtroppo, possono avere solo i bambini – che Hilde si è messa davanti ad una telecamera per rispondere alle accuse e alle critiche mosse nei suoi confronti, dicendo: “Anche se ho solo nove anni non significa che non possa scrivere una grossa storia. So che questo mette qualcuno di voi a disagio e che volete vedermi seduta e tranquilla perché ho solo nove anni. Ma se volete che smetta di seguire le notizie, abbandonate il vostro computer e fatelo voi!”.

Insomma, 9 anni, ma solo anagraficamente. Hilde per il suo modo di lavorare e di comportarsi sembra molto più di una bambina che non ha ancora cambiato tutti i denti da latte; sembra sapere già chi è chi vuole essere. A conferma di quanto appena detto, il fatto che Hilde ha recentemente affermato: “Vedo un Pulitzer nel mio futuro”.

Ma c’è una domanda che continua a rimbalzare da una parte all’altra della nostra testa: com’è possibile che una bambina di 9 anni non solo abbia già le idee così chiare del suo futuro ma abbia già trovato il modo per andare oltre all’astrazione del suo sogno e realizzare passo dopo passo il suo obiettivo di vita?
La mia risposta è che i tempi sono cambiati, e con essi le persone. Sembrerà una banalità, una frase fatta, ma è la verità delle cose. Tutti quelli che hanno invitato Hilde a dedicarsi alle bambole hanno sbagliato in principio perché ormai quasi nessuna bambina di 9 anni gioca più con le bambole. Ormai non si gioca più come si giocava prima, ormai le bambole e le macchinine sono state rimpiazzate da smartphone e tablet, da app da scaricare e social network in cui iscriversi.

Gli anni non vengono vissuti normalmente e con i giusti tempi, ormai si ha subito fretta di crescere e diventare grandi. Il narcisismo e la voglia di popolarità sono ormai l’unico pensiero fisso di tantissimi ragazzini. Ma vale la pena accelerare così? Sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, rilasciando giudizi che vanno oltre le nostre competenze, ma il caso di Hilde, soprannominata bambina-reporter, fa sicuramente riflettere, e apre un dibattito che non vedrà mai né vincitori né vinti.

Smart home: le case del futuro

www.samsung.co

La casa del futuro? È smart. Vi siete accorti che il modo di viaggiare è cambiato? Che sempre più spesso le persone preferiscono alloggiare in case abitate piuttosto che in hotel?
Con il passare del tempo il turismo è diventato sempre più casalingo e questa tendenza imporrà, in futuro, un cambiamento delle abitazioni, la cui parola d’ordine sarà sharing.

Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb ritiene che, in particolare nelle metropoli, gli spazi abitativi saranno orientati alla condivisione.
Quando parliamo di smart home non ci riferiamo all’ecosistema domotico bensì
a una nuova concezione architettonica che cambierà radicalmente il concetto e le funzioni dell’abitazione e dei suoi spazi. In altre parole ci saranno spazi flessibili e concepiti per la condivisione, senza trascurare ovviamente l’intimità dell’individuo.

Tralasciando il discorso delle abitazioni e alzando un po’ lo sguardo all’intero condominio, si ritiene che esso scomparirà lentamente in favore del residence. In altre parole si tratterà di strutture realizzate per intere comunità, con una funzione spiccatamente turistica.
Gli appartamenti saranno ovviamente separati ma con ampie aree comuni, fatte di giardini e luoghi per mangiare, così come spazi ricreativi per il relax.
La casa condominiale 3.0. sarà dunque diversa da come la intendiamo oggi, ovvero molto più condivisibile ma senza trascurare le esigenze di riservatezza.

Scappare dal Sud per studiare: lo fa il 36% degli studenti

Credits: nonciclopedia

Si aggira intorno al 36,4% la percentuale degli studenti – matricole, per la precisione – che abbandonano il Sud, scappano dalla propria terra, per iniziare un percorso accademico altre regioni, soprattutto quelle del Nord e a Roma. E il fenomeno si verifica per qualsiasi facoltà: studi umanistici o scientifici, psicologici o sociali.

Gli studenti laziali e lombardi, al contrario, sono quelli più “stanziali”, quelli che tendenzialmente – e i numeri lo confermano, tra il 90,1% e il 92,6% dei casi – rimangono nella propria regione d’origine. Questo, naturalmente, perché in città come Roma, Milano o Piacenza ci sono ottimi atenei, pubblici e privati, che offrono tantissimo. Diverso invece il caso di regioni del “profondo Sud”, come quelli della Calabria, che “perde” il 36,6% dei propri studenti, nonostante il tentativo di creare a Cosenza l’unica università “residenziale” oggi attiva in Italia. Anche i dati di Puglia e Abruzzo non sono del tutto confortanti per le due regioni: via vero in Nord, infatti, il 35% degli immatricolati. Non va molto meglio alla Sicilia, con quote del 26% circa.

Come commentare il fenomeno? Questo, sicuramente, non è una novità: sono anni che gli studenti del sud Italia lasciano la loro terra natia per cercare “fortuna” altrove, al Nord, dove possano trovare un’offerta formativa migliore, un futuro migliore, un lavoro migliore e delle opportunità di crescita e progresso professionale e umano. Questo perché, al Sud, mancano le strutture e le possibilità, si cerca sempre di scappare per trovare chissà dove la speranza di un futuro migliore.