sabato, 7 Febbraio 2026

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Instagram, quanti cambiamenti nel 2016

Adoravo Instagram, ben 5 anni fa era la mia isola felice: un social dove non conoscevo nessuno e dal quale potevo aprire finestre su ogni parte del mondo. Bastava inserire una parola chiave per volare fino alla Tailandia, al Polo Sud o alle Galapagos. Poi le cose sono cambiate notevolmente grazie a Mr. Zuckerberg, il quale non poteva certo rassegnarsi all’idea che ci fosse qualcosa di così tanto figo in giro che non portasse la sua firma. Infatti nel 2012 il signor Facebook ha deciso di comprare il social network più figo del pianeta e di inflazionarlo come tutti gli altri. Il risultato? Resta comunque strafigo, ma ormai lo hanno praticamente tutti. E si è rivelato anche un teatro d’affari perché molte persone lo hanno usato per promuovere la propria attività o la propria immagine.
L’anno 2016 si sta rivelando pieno di novità interessanti per quanto riguarda il mondo di Instagram, proviamo a vedere di che si tratta.

Versione per iPad

Finalmente sta per arrivare la versione per iPad, non se ne poteva più. Di recente infatti Instagram ha annunciato sostanziali novità per l’utilizzo delle API per app di terze parti. Era impensabile escludere dall’universo di Instagram l’utenza tablet. Proprio per questo motivo Instagram rilascerà a breve una versione ottimizzata per iPad.

Multiaccount

Questa è la novità più utile di Instagram: il multiaccount. Pensate a chi utilizzava il social network per lavoro: era scomodissimo dovere uscire e rientrare nei vari profili per condividere i contenuti. Adesso lo stress è finito, si possono memorizzare diversi account e entrare nel loro spazio con un semplice click.

Edge Rank

Secondo una indiscrezione Instagram sarebbe pronta a introdurre nei nostri feed una variante di quello che è l’edge rank su Facebook. Si tratta dell’ algoritmo di Facebook che determina la visibilità di un post, fatto da un utente o una pagina, all’interno dei newsfeed degli amici.

Sempre aggiornata

Instagram durante il 2015 è stata al passo dei tempi perché è riuscita a cogliere le mode del momento realizzando prima Hyperlapse (quando erano di moda i timelapse), Layout (quando erano in voga le foto geometriche) e ora Boomerang.

Commessa di Zara discriminata per i suoi capelli (FOTO)

photo credits: bigodino

In un negozio Zara di Toronto, ha avuto luogo un episodio davvero spiacevole ed al limite del rispetto per lo stile ed il modo di essere di ogni persona.

Cree Ballah, una commessa ventenne di un negozio Zara, si è recata al lavoro durante gli ultimi giorni del mese di marzo con i capelli raccolti in treccine afro.
Uno dei suoi capi, vedendola pettinata in quella maniera, non ha esitato nel chiedere a Ballah di sciogliere immediatamente le sue treccine.

Ballah ha raccontato questa spiacevole esperienza al CBC di Toronto, spiegando come il suo capo l’abbia fatta uscire dal negozio dicendo che la sua pettinatura non era adatta per lavorare da Zara. La strada in cui Ballah è stata ripresa era molto trafficata e piena di clienti.
Successivamente, il suo capo ha aggiunto: ” Non vogliamo offenderti, ma per Zara c’è bisogno di un’acconciatura sobria e professionale”.

L’esperienza di Ballah, ricorda molto quella di Akua Agyemfra: la cameriera di un ristorante di Toronto, mandata a casa perché aveva raccolto i suoi capelli in uno chignon.
In entrambi i casi, queste due donne sono state obbligate ad accantonare le loro tradizioni per abbracciare degli standard di bellezza prettamente occidentali.

Ballah, infatti, ritiene ingiusta questa imposizione in quanto: la sua tipologia di capelli ed il suo modo di acconciarli è collegato alle sue tradizioni ed alla sua persona.
Una discriminazione che colpisce l’etnia di Ballah e gli usi di un particolare popolo.

A riguardo, i responsabili della catena di negozi Zara si sono pronunciati a sfavore della discriminazione di ogni forma. Tuttavia, invitano al rispetto della privacy riguardo questa discussione.
La reazione dei responsabili, quindi, è solamente un bel voltafaccia a quei principi che dovrebbero essere radicati e rispettati in quella parte del mondo che inneggia al rispetto delle tradizioni.
Ci auguriamo almeno che, dopo quanto accaduto, Ballah possa vedere rispettato il suo diritto di pettinarsi come preferisce.

Cambiamenti in Giappone sulle regole legate all’esposizione pubblica dei tatuaggi?

Credit: www.ilpost.it

Se si va in Giappone con l’intenzione di usufruire dei bagni comuni e di quelli termali in alcuni degli alberghi del paese chiamati “ryokan“, bisogna stare attenti a cosa si mostra.
Perché, fino a oggi, il 56% delle strutture citate ha negato l’ingresso ai portatori di tatuaggi, a causa delle connessioni dirette tra questi e la mafia giapponese.
Altri alberghi hanno, invece, adottato contromisure più diplomatiche come la distribuzioni di cerotti coprenti, che andrebbero utilizzati sui tatuaggi prima dell’ingresso ai bagni.

Il tema della “discriminazione” dei visitatori tatuati ha colpito molto non solo gli interessati – che hanno manifestato un serio disappunto – ma anche la stessa Agenzia del turismo giapponese, che sta esortando i proprietari delle locande ad ammorbidire la politica al riguardo.

I tatuaggi sono una questione molto delicata nella terra del sole levante, perché sempre associati alla Yakuza, uno dei gruppi mafiosi più potenti al mondo, che ha fatto dell’inchiostro sottopelle il simbolo indiscusso della sua identità. È proprio per questo motivo che non sono visti di buon occhio e non possono essere mostrati pubblicamente, senza ritorsioni.

Ora però la questiona si sta inasprendo, in vista del crescente numero di consumatori del genere e l’invito a regole meno rigide verrà trasmesso attraverso quanto più canali possibili dalla stessa Agenzia, che almeno momentaneamente consiglia ai futuri visitatori di indossare gli adesivi appositi, di accedere alle strutture termali nelle ore meno frequentate dalle famiglie e di, possibilmente, noleggiare delle cabine private.

Queste regole dovrebbero essere trasmesse anche dalle stesse agenzie di viaggio poiché, come abbiamo già abbozzato, spesso creano disagi per i turisti inconsapevoli.

Royal tour in India: il primo giorno di Kate e William (FOTO)

Credits: vanityfair.it

Ci siamo: il royal tour di Kate e William è iniziato. Un viaggio tra India e Bhutan, che si concluderà nel tempio Taj Mahal, mausoleo che Lady Diana visitò 24 anni fa, senza Carlo. Il primo giorno, i duchi di Cambridge sono stati accolti a Mumbai e ospitati del maestoso Taj Mahal Palace Hotel. Le immagini del loro viaggio in Oriente stanno facendo il giro del mondo, e in particolare non si parla d’altro di Kate Middleton e del suo outfit, un abitino che omaggio la cultura locale, fatto di decori e colori vivaci.

Oltre al suo look, la duchessa ha stupito tutti sul campo di cricket. Eccola intenta a giocare una partita, al fianco del marito William, che orgogliosamente la osserva e partecipa alla sfida, e poi è stato beccato mentre “provava” le ultime novità della Formula 1. La sera, i due sono stati ospiti d’onore a una festa in stile Bollywood, dove Kate ha di nuovo conquistato la platea sfoggiando un abito blu klein firmato Jenny Packham, con ricami e tessuti tipici della moda locale. Insomma, sembra proprio che la duchessa di Cambridge non sbagli mai un colpo, sebbene il suo vestito abbia fatto storcere il naso a qualcuno.

L’India è sempre stata una delle destinazioni di Kate Middleton fin da quando ha conosciuto William, il quale ha confessato, nel corso di un’intervista: “Quando Catherine e io ci siamo sposati, lei mi ha rivelato che l’India era il primo Paese che avrebbe voluto visitare. Dopo cinque anni e due bambini finalmente lo abbiamo fatto, e non potremmo essere più onorati di trovarci qui”. E i piccoli George e Charlotte? Come si troveranno a casa da soli senza mamma e papà? La scelta di lasciare i bambini a casa sembrava obbligatoria per Kate e William, dato il lungo viaggio, le ore di volo a cui non sono abituati, e i ritmi serrati delle visite in Oriente. Chissà se George e Charlotte staranno preparando i festeggiamenti per i 90 anni della bisnonna Elisabetta II?

Credits: vanityfair.it