martedì, 7 Luglio 2026

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Referendum trivelle: quando, come e perché si vota

ilsostenibile.it

Il 17 aprile si terrà l’ormai famoso referendum sulle trivellazioni, promosso da nove consigli regionali e appoggiato da numerosi movimenti e associazioni. Tutti gli italiani sono quindi chiamati alle urne a votare per una questione che può risultare ostica. Per farlo dovranno recarsi nel proprio seggio con scheda elettorale e documento d’identità. I seggi resteranno aperti dalle 7 alle 23.

Cosa ci chiede il referendum? Il quesito referendario sarà così posto: ‘Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?‘. Il referendum è quindi abrogativo. In sostanza ci viene chiesto se vogliamo che quando scadranno le concessioni vengano fermate le attività di trivellazione nei mari italiani entro le 12 miglia anche se c’è ancora gas o petrolio. Il risultato del referendum sarà valido solo se si raggiunge il quorum, cioè se andrà a votare almeno il 50% degli aventi diritto.

Se si raggiunge il quorum e vince il ‘sì’ sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, cioè una volta scadute le concessioni le piattaforme che si trovano attualmente in mare entro le 12 miglia nautiche dalla costa, più o meno 20 km, saranno smantellate. Restano escluse le piattaforme presenti sulla terra e in mare oltre le 12 miglia, mentre non ci sarà nessun cambiamento per le nuove perforazioni entro le 12 miglia che sono già vietate. Se a vincere invece è il fronte del ‘no’ le trivellazioni continueranno finché il giacimento non sarà esaurito e ci sarà la possibilità di costruire nuovi impianti.

Chi si schiera dalla parte del ‘no‘ e dell’astensione afferma che il referendum è uno spreco di risorse ed energie e che, in caso di vittoria del ‘sì’, verrebbero sacrificati dei posti di lavoro a causa dello smantellamento delle trivelle. Si contesta, inoltre, che i livelli di inquinamento nei pressi degli impianti non siano significativi e che il rischio di incidenti non sia poi molto alto. Inoltre a causa della mancata produzione, l’Italia sarebbe costretta ad aumentare l’importazioni.

Al contrario, chi si schiera per il ‘sì’, afferma che se a vincere sarà il ‘no’ verrà rinviato il momento in cui anche le piattaforme obsolete verranno smantellate, rimandando a tempo indefinito anche il ripristino ambientale. La vittoria del sì, secondo i sostenitori, non significherebbe una perdita significativa di posti di lavoro, anzi ne produrrebbe per le attività di smantellamento e manutenzione. Si afferma, infatti, che le attività sulle piattaforme interessate non sono labour intensive, cioè non sono basate soprattutto sulla forza lavoro. Lo spreco di risorse sarebbe relativo. Secondo alcune valutazioni infatti le risorse derivanti dai fondali marini (sia entro che oltre le 12 miglia) coprirebbe il fabbisogno nazionale per sole sette settimane. C’è anche da considerare che il consumo di idrocarburi in Italia è costantemente in calo.

Infine, un altro elemento su cui puntano i fautori del sì e che le attività di trivellazione hanno un forte impatto ambientale. Eventuali incidenti potrebbero provocare gravi danni alla fauna e alla flora marina. Greenpeace, riprendendo i dati delle analisi compiute dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca, ha poi fatto notare come nei campioni di cozze raccolti vicino alle piattaforme sia presente un livello di metalli pesanti e idrocarburi elevato.

Per le maniache di Instagram: ecco il selfie T-Rex Hands (FOTO)

Credits: Instagram

Chi ama i selfie conosce a memoria tutti i trucchi del mestiere: luci, posizioni, sguardi, location, hashtag giusti per avere successo su Instagram e like su Facebook. I cosiddetti “maniaci” delle foto si riconoscono subito, come se fossero una specie in via di estinzione protette dalla community degli “spolliciatori seriali”. Ma i maghi dello scatto perfetto, così informati sui nuovi trend per spopolare sul web, conosceranno la nuova moda del momento? Ecco arrivare il selfie T-Rex Hands, pronto a diventare un must in poco tempo.

Tantissime sono le star che si sono fatte prendere la mani dal nuovo selfie: Jennifer Lopez, Rihanna, Selena Gomez e Rita Ora alcune delle fashion vicdim, artiste e VIP internazionali. Ma cos’è, nello specifico, il T-Rex Hands?

È chiamato così il nuovo selfie con le mani bene in vista. Non importa il trucco, l’acconciatura o l’outfit, l’importante è avere una bella manicure – regola fondamentale – e posizionare le mani, le dita e a volte l’intero braccio in qualsiasi punto dell’inquadratura per un selfie a regola d’arte. L’associazione, poi, con il T-Rex che tutti conosciamo deriva proprio da questa attenzione alle unghie: il dinosauro, che le aveva piuttosto lunghe e affilate, ricorda appunto le strane mail art delle star.

5 comportamenti tipici di un megalomane

www.grazia.it

Brutta cosa la megalomania, me lo ripeto ogni volta che mi trovo, mio malgrado, a contatto con persone fuori di testa e completamente scollegate dal pianeta Terra. Ma in fondo di che cosa si tratta? Il dizionario la definisce così: ‘Delirio di grandezza, consistente in una eccessiva considerazione di sé, che spinge a compiere o ad attribuirsi azioni al di sopra delle proprie possibilità o proprietà; sinonimo: manie di grandezza‘.

Avete capito? Il megalomane è un pazzo che non conosce il centimetro; un soggetto che vive in un mondo in cui non potrà mai trovare approvazione che non sia la propria e nel quale verrà evitato, o addirittura deriso, da tutti quelli che lo incontreranno. Se però la mettiamo sul piano ludico, anche il megalomane può avere una sua funzione sociale: quella di far ridere il prossimo.
Quando vi capita a tiro un soggetto simile, fateci caso: nella maggior parte dei casi assumerà uno di questi comportamenti (se vi butta male addirittura tutti quanti).

È Narciso

Certo, il megalomane è convinto di essere bello pur avendo le sembianze di un cefalo; spesso si guarda allo specchio compiaciuto e si pavoneggia manco fosse Brad Pitt in Troy dopo avere quagliato con Briseide (che se non lo sapete era una sacerdotessa vergine, quindi potete comprendere l’importanza dell’opera).
Alcune volte è anche molto vanitoso, gli piace guardarsi lo specchio e ritiene di essere un tipo. Se è particolarmente brutto sostiene comunque di avere del fascino, che agli occhi dei sani di mente può essere paragonato a quello posseduto da i bagni chimici che trovi all’Olimpico.

Inventa

Naturalmente il megalomane inventa qualsiasi balla pur di rendersi figo agli occhi del prossimo. Di solito si tratta di una persona con poca personalità e che, per questo, nutre una profonda sete di approvazione. Al megalomane non interessa un buon risultato, ma solo il successo che ne deriva. Sarebbe capace di bere l’urina di Pietro Savastano in Gomorra se questo potesse renderlo una star. Non gli interessa fare del bene, ma solo essere acclamato dal prossimo. In un certo senso mi ricorda la personalità dell’imperatore Nerone, che detto tra noi era un co****ne della specie peggiore.
Una delle cose divertenti è ovviamente la sua capacità di raccontare frottole anche quando non è necessario oppure quando il rischio di essere scoperti è altissimo. Il megalomane inventa esperienze di vita come cene e viaggi pur di sembrare inserito; passa le nottate intere su Google Eart a imparare nomi di strade e locali pur di dire di essere stato a Miami; conosce Trip Advisor meglio delle sue tasche perché, per sentirsi apprezzato, deve affermare di avere cenato nei ristoranti migliori.

Parla di se in terza persona

La sindrome Hubris è un disordine inquadrato di recente da Lord David Owen sulla rivista ‘Brain’. Il medico e politico inglese descrive minuziosamente il disordine associandolo a comportamenti arroganti e ispirati a presunzione, che si accompagnano ad una preoccupazione maniacale per la propria immagine. Il termine Hubris deriva infatti dal greco e il suo significato indica presunzione e arroganza. Per poter parlare di questa patologia devono essere presenti almeno tre di 14 sintomi ben identificati, tra cui: la predisposizione a compiere azioni che mettano se stessi in buona luce; un’esagerata preoccupazione per la propria immagine; un’esaltazione delle proprie azioni; la tendenza a parlare di sé in terza persona e una fiducia eccessiva nei propri giudizi. Chiaro il concetto?

Si sente superiore

Il megalomane ovviamente crede di viaggiare su una corsia preferenziale rispetto al resto dei Sapiens. È convinto di possedere conoscenze e qualità fuori dal comune, di essere arrivato nella vita e di avere scalato vette superiori a quelle degli altri.
Il problema è che il più delle volte si tratta di un pallone gonfiato senza qualità particolari, ma che ha la fortuna di potersi adagiare su situazioni di comodo o su un successo momentaneo, che a causa dei suoi disturbi di personalità stenterà a portare avanti.

È solo

Chi di voi vorrebbe essere amico di un soggetto simile? La vostra risposta interiore spiega esaustivamente perché i pazzi megalomani non abbiano amici se non quelli in grado unicamente di compatire la sua mediocrità.

Il Libro della Giungla: quando è la famiglia a scegliere te (FOTO)

Credits: cinefilos.it

Tutti conosciamo la storia di Mowgli, il cucciolo d’uomo allevato da un branco di lupi nel cuore della giungla, dove impara a conoscere, rispettare e condividere il suo spazio con gli altri animali, quali elefanti, serpenti e piccoli ratti. Quando scopre che quel posto non è più ospitale per lui, il ragazzino è costretto a intraprendere un viaggio verso il villaggio degli uomini. Il live action de “Il libro della giungla” non è solo una storia sull’importanza della famiglia, ma è anche occasione per espandere il tema, sempre attuale, del valore dell’appartenenza al branco.

Credits: moviesforkids.it
Credits: moviesforkids.it

Come esseri umani abbiamo il bisogno di essere parte di qualcosa, di stare insieme a qualcuno, creare dei legami, e vivere in un posto che possiamo chiamare casa. Queste necessità ci aiutano a dare un senso alla nostra esistenza. Nella società odierna, però, ci siamo divisi, iniziando a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, soprattutto quando si parla di famiglia e di adozioni. Ne “Il libro della giungla”, il piccolo Mowgli è consapevole di non essere un animale a tutti gli effetti, ma la madre lupa, che lo ha cresciuto e coccolato insieme agli altri cuccioli, non vede nessuna differenza poiché per lei resta sempre suo figlio. Al contrario, la tigre Shere Khan sa che Mowgli crescerà prima o poi e diventerà crudele come gli altri uomini, perché quella è la sua natura.

Credits: screenweek.it
Credits: screenweek.it

Perciò il ragazzino esce dal nido famigliare, perché costretto a ritornare nella sua casa, al fine di restare al sicuro. È in quel momento che conosce il mondo, i suoi pericoli e le sue insidie. L’incontro con l’orso Baloo è fondamentale perché è grazie a lui che apre gli occhi e comprende che la sua diversità è in realtà un dono, perciò non deve fuggire, ma restare e combattere per i suoi diritti. Il concetto finale è questo: non sei tu a scegliere la famiglia, ma è lei a scegliere te, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle e dal credo religioso. Perché ci sono certi legami che sono semplicemente destinati ad esistere e che la società non potrà mai spezzare, come quello dell’amore di una mamma per il proprio figlio.