lunedì, 9 Febbraio 2026

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Europa, in quale nazione si vive più a lungo? (FOTO)

Credits: wakeupnews

Dove si vive meglio e più a lungo in Europa? In quale paese, quindi, la popolazione è più longeva? Il Nordest dell’Italia, il nord della Spagna, e la Francia occidentale e meridionale, Andorra: sono questi i luoghi del vecchio continente in cui si vive di più, grazie anche alla dieta mediterranea, al clima favorevole e a uno stile di vita più sano.

La “mappa della longevità in Europa” è stata realizzata grazie ad uno studio dell’Università di Porto, pubblicato sul britannico Journal of epidemiology and community health. La ricerca dell’università ha analizzato la percentuale di uomini e donne che nel 2001 avevano tra i 75 e gli 84 anni e che, nel 2011, erano ancora vivi, arrivando quindi all’età di 85 e 94 anni. Le aree più scure nella mappa indicano proprio le zone in cui quella percentuale di “anzianità” è maggiore: i Paesi della Loira, Ile de France e Provenza sono quelli con i tassi più alti.

Europa, in quale nazione si vive più a lungo? (FOTO)
Allo stesso modo questa ricerca ha analizzato anche quelle zone in cui la percentuale si abbassa: tra queste regioni abbiamo le aree industriali del Nord Europa, in particolare in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Svezia ma anche nel Sud della Spagna.

Europa, in quale nazione si vive più a lungo? (FOTO)E l’Italia? In Italia il Veneto e la Romagna sono le aree in cui si vive di più, la zona attorno a Napoli in Campania e tra Bari e Foggia in Puglia invece quelle in cui la percentuale analizzata precedentemente è più bassa.

[Fonte e Credits: Repubblica]

Vent’anni: 15 consigli per viverli al meglio

Credits: youngstershub.com

Avere vent’anni significa essere consapevoli del fatto che, in un modo o nell’altro, si potrà riparare agli inevitabili errori che tutti finiamo col fare prima di capire come funziona davvero il mondo.

Detto ciò, da alcune cattive scelte derivano talvolta delle conseguenze infelici: basti pensare al non saper mettere i soldi da parte o a quanto si trascuri oggigiorno la salute, fisica e psicologica.

Niente paura, però, perché si tratta di scelte facilmente evitabili: abbiamo raccolto, proprio per questo motivo, una serie di consigli che imprenditori e scrittori hanno pubblicato sul social network Quora. Facciamone tesoro.

1. Non credere che l’educazione e il talento siano sufficienti a riuscire nella vita.

Grande intelligenza, talento naturale e lauree conseguite presso università esclusive sono tutti ottimi assi nella manica, ma ci non garantiscono affatto un posto di lavoro una volta portato a termine il nostro percorso accademico.
Ho passato i miei vent’anni in ambienti d’azienda: ricordo perfettamente che lavoravo la notte e anche nel weekend – dice Sylvie di Giusto, fondatrice di Executive Image Consulting. “Sudore, paura, ma anche diligenza, perseveranza e tantissimo sacrificio: di questo è stata fatta ed è tuttora fatta la mia carriera. Non ci sono mezzi termini quando si tratta di far carriera: il successo non arriva improvvisamente, ce lo costruiamo noi”.

2. Non trascurare la salute.

Man mano che si diventa più grandi, ci si rende conto che non si può continuare a fare bagordi come quando si stava al primo anno dell’università. “Le sbornie a 28 anni saranno sempre più difficili da affrontare: così, l’idea di bere tutta la nottata non ti sembrerà più una genialata come un tempo”, scrive Meggie Sutherland Cutter su Quora.

E cosa dire, poi, di tutto il fumo e le terribili abitudini alimentari che si sedimentano proprio durante quegli anni? Il professore di Comunicazione
Michael Weston dice, peraltro, che i ventenni dovrebbero fare molta attenzione anche alla salute mentale, poiché tutte le potenziali problematiche psicologiche che ci portiamo dietro sorgono proprio a vent’anni.

3. Non spendere tutti i propri averi.

Per quanto la pensione ci sembri lontana, non c’è nulla di male a riconoscere l’importanza dell’incominciare mettere da parte dei soldi quanto prima. Del resto, come ricorda l’imprenditrice Aditya Rathnam, se non si hanno dei fondi da cui partire per i propri investimenti, non si avrà mai neanche la possibilità di un rientro economico per la propria compagnia.

4. I soldi non fanno la felicità.

Prestigio e libretto di assegni possono renderci persone più felici, ma esistono cose molto più efficaci, secondo il parere di Joe Choi. Il rischio è quello di rimpiangere poi il fatto di aver inseguito tutta la vita il denaro, invece della propria autentica passione.

5. Non mollare, anche nelle difficoltà.

Mettere fine a una relazione importante, essere licenziati, assistere al fallimento della propria startup possono sembrare tutte cose devastanti, quando ti succedono per la prima volta.
Ma invece di arrendersi o puntare più in basso la prossima volta, bisogna usare i fallimenti come delle opportunità per imparare e per migliorare. L’editor di Vogue Anna Wintour, per esempio, ha affermato che essere stata licenziata verso la metà degli anni ’70 è stata uno dei più importanti momenti della sua carriera.

6. Non lasciar decidere agli altri.

Quando si inizia una nuova avventura lavorativa si è sempre tentati di avere l’appoggio di qualcuno che sappia indicare la via migliore. Eppure, anche secondo la businesswoman Lori Greiner, non bisogna mai lasciarsi influenzare dalle opinioni altrui al livello personale: “il successo ha a che fare con il modo in cui ci concepiamo: è il modo in cui concepiamo noi stessi a determinare il modo in cui ci concepiscono gli altri”.

7. Non lasciarsi prendere dall’impazienza.

Non c’è necessariamente bisogno di ritrovarsi sposati, proprietari di casa, e con dieci anni di esperienza lavorativa alle spalle entro i trent’anni: bisogna essere pazienti e concentrarsi sul presente. Questa sensazione di dover a tutti costi raggiungere tutti i propri obiettivi il prima possibile è solo una controproducente fonte di stress.

8. Non voler piacere per forza a tutti.

Sulle prime che si inizia a lavorare, si vuole essere sempre in buoni rapporti col proprio capo, coi propri colleghi e coi proi clienti. Ma, una volta che ci siamo resi conto che non gli piacciamo, facciamocene una ragione e andiamo avanti. È inevitabile.

9. Le amicizie non durano per sempre.

I nostri amici del liceo pensavano che il nostro rapporto sarebbe rimasto invariato per sempre. Alcune amicizie, in effetti, restano vive fino ai quarant’anni. Ma la maggior parte della gente, da un certo punto in poi, pensa giustamente ai propri affari”, scrive Sutherland Cutter su Quora.

10. Trasferirsi altrove non risolve nessun problema.

Viaggiare e vivere in altri luoghi può rappresentare un arricchimento culturale, ma non bisogna credere che trasferirsi dall’altro lato del mondo significhi necessariamente che tutta la propria vita acquisisca improvvisamente più senso.

11. Non isolarsi.

Importante è crearsi delle relazioni solide con i propri colleghi, ma se ci si isola si cominciano a guardare le cose da un’ottica miope. “Le persone che ci stanno intorno hanno un’influenza diretta sulla nostra vita lavorativa– dice Jon Levy, fondatore dell’ Influencers network – da quanto esercizio fisico facciamo fino al tipo di abiti che indossiamo. Se perciò vogliamo vivere una vita felice e soddisfacente bisogna diventare bravi a costruire delle relazioni con le persone che stimiamo, lasciando perdere quelle che invece riteniamo negative”.

12. Niente “o bianco o nero”.

Lo scrittore James Altucher è dell’opinione che molti ventenni ragionano secondo termini assoluti. Per esempio, alcuni di loro sentono come se dovessero scegliere tra un percorso lavorativo che privilegia loro stessi e uno che privilegia gli altri, senza rendersi conto che coltivare un proprio interesse non significa per forza il contrario di “fare del bene” al mondo.

13. Nessuna ossessione per l’anima gemella.

Alcuni scelgono vivere i propri vent’anni da single, senza legami. Altri cercano la persona giusta da sposare. Proprio questi ultimi possono restare intrappolati nella fantasia di trovare qualcuno con cui l’amore scatta all’improvviso, senza alcuno sforzo. Ma nella vita vera, il requisito più significativo ed effettivo in una relazione a due è proprio l’impegno, così come la dedizione.

14. Non pianificare gli anni in anticipo.

Cerchiamo sempre di non perdere la testa facendo programmi con cinque anni di anticipo: teniamoci concentrati sugli obiettivi più prossimi.

15. Capire che non si è soli.

Diventare adulti e intraprendere una nuova strada lavorativa ci fanno pensare di essere gli unici ad affrontare certe difficoltà? Sbagliato. I nostri colleghi e nostri amici non se la vedono meglio di certo.

McDonald’s, paese che vai menu che trovi (FOTO)

Wikipedia

Chi non ha desiderato almeno una volta nella vita di concedersi una serata a base di panino e patatine acquistate da McDonald’s? La catena di fast food americana più famosa del mondo è certamente una icona per quelli che amano i cibi easy e pieni di calorie, nonché un rifugio per chi si trova in un paese straniero e non sa cosa mangiare e dove consumare un pasto veloce.
La verità è che i menu del McDonald’s non sono perfettamente uguali in tutti i paesi del globo; la catena tiene ovviamente conto delle tradizioni culinarie di tutti i paesi in cui si insedia, operando delle modifiche ai piatti da proporre ai suoi avventori.

James McGowan, nato in Ontario (Canada) e ora residente a Bangkok, ha raccolto le immagini dei vari ‘pasti’ firmati McDonald’s acquistati in giro per il mondo.
Gli scatti dimostrano quanto affermato sopra e cioè il fatto che la catena proponga pietanze cucinate in maniera diversa a seconda del paese in cui si trova. È molto divertente osservare i menu disponibili nei paesi asiatici, dove le spezie la fanno da padrone. McGowan ha affermato di avere visitato i McDonald’s di tutto il mondo, avendo così la possibilità di creare una piccola classifica dei menu che ha maggiormente apprezzato durante il suo tour culinario.

1. Tailandia

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2. Hong Kong

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3. Sri Lanka

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4. Giappone

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Da Charlie Brown a Eddie the Eagle, come accettare i nostri fallimenti con serenità

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Questa esistenza è dolorosa. Lo è dal principio e, sul finire, quando tutto di noi comincia a cedere, lo è ancora di più.
A dirlo Desmond Biddulph, presidente della comunità buddista, che ci tiene a ribadire anche che, nel mezzo, questa vita è fatta anche di cose buone.

Il fallimento è una prospettiva di vita costante. Ed è talmente normale che è quasi stupido pensarci o rimanerci male quando ce lo si ritrova davanti agli occhi.
Tutti sbagliamo, tutti cadiamo e angosciarsi rispetto a qualcosa che è inevitabile di certo non aiuta a farci vivere più sereni.

E poi, il fallimento è relativo.
Si pensi a Steve Jobs che non ha mai terminato gli studi, e cosa è scaturito da tutto questo.
A Michael Jordan, scartato dalla squadra di basket del suo liceo che corse a casa a piangere subito dopo il “no” dell’allenatore.
Ai Beatles fu detto che non avrebbero avuto futuro nel campo della discografia ed infine Walt Disney, fu scartato da un giornale a causa di mancanza di creatività e idee originali.

Cos’è veramente il fallimento?
Si può dire che Hitler abbia fallito? Assolutamente sì, dal punto di vista umano.
Ma se a un certo punto si fosse reso conto che sarebbe stato meglio tornare a dipingere, avrebbe fallito negli intenti. Rispetto a quelli che erano i suoi piani quindi non ha fallito fino alla sconfitta da parte degli Americani. Ma se il suo reale fallimento è stato quello di non riuscire ad entrare alla scuola d’arte?
È possibile che sia stato questo a portarlo al lato oscuro?

È l’educazione che ci inculca il culto della sconfitta, l’ansia e la paura che ne derivano e questo è sbagliato.
I genitori spingono talmente tanto i figli a non fare nulla per la quale temono si possa perdere solo tempo, che gli ultimi sono costretti ad arrendersi senza nemmeno provarci. Siamo cresciuti in gabbie dorate così ben sigillate da renderci incapaci di affrontare i rischi e le conseguenze di azioni non perfettamente studiate.

La sconfitta si assapora solo quando si smette di respirare, tutto il resto è solo esperienza” dice Steven Sylvester, psicologo che collabora con atleti e big del business e continua “Se noi guardiamo alla vita solo da una prospettiva legata al vincere o perdere, sarebbe tutto un camminare sul bordo di un precipizio con la paura di cadere da un momento all’altro. Quello che dovremmo fare veramente, specialmente con i bambini, è abbracciarli nel momento in cui le cose non sono andate come si sperava e celebrare con loro l’opportunità di imparare dall’errore e provarci in un altro modo“.

Forse dovremmo tornare a leggere tutti le vignette di Charlie Brown e dei suoi amici Peanuts.
Nelle morali di adesso ci sono grandi lezioni sulla crescita e il successo personale. Ma Charlie Brown non ha mai tirato al pallone e i suoi amici non sono mai cresciuti. Esattamente come noi, si sono arrabbiati, hanno perso le staffe, si sono portati le sconfitte dietro e hanno imparato a conviverci. Shulz aveva capito tutto. Spesso non impari molto dalle sconfitte, ma è tanto riuscire a tenere il cuore aperto alle prossime esperienze. E quella è una bella vittoria.

Le prospettive di riuscita sono personali. Guardiamo anche al caso di Eddie the Eagle – il film a lui dedicato tra non molto uscirà nelle sale – e a cosa vuol dire raggiungere un obiettivo. Eddie Edwards voleva solo essere un atleta olimpionico, il suo unico desiderio era quello. E nonostante i ripetitivi insuccessi, anche molto buffi, nulla l’ha distolto da trovare una disciplina che lo conducesse dritto alle gare sportive più famose di sempre. Non arrivò mai primo ma questo non fece di lui un perdente, tutt’altro. Persino l’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, volle assistere a una sua gara, interrompendo una riunione. Si può dire di lui che abbia fallito?

Sarebbe meglio vivere più rilassati, considerando le perdite e i mancati successi come quotidianità che un giorno cambierà.