giovedì, 9 Luglio 2026

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Da Charlie Brown a Eddie the Eagle, come accettare i nostri fallimenti con serenità

Credit: http://www.independent.co.uk/

Questa esistenza è dolorosa. Lo è dal principio e, sul finire, quando tutto di noi comincia a cedere, lo è ancora di più.
A dirlo Desmond Biddulph, presidente della comunità buddista, che ci tiene a ribadire anche che, nel mezzo, questa vita è fatta anche di cose buone.

Il fallimento è una prospettiva di vita costante. Ed è talmente normale che è quasi stupido pensarci o rimanerci male quando ce lo si ritrova davanti agli occhi.
Tutti sbagliamo, tutti cadiamo e angosciarsi rispetto a qualcosa che è inevitabile di certo non aiuta a farci vivere più sereni.

E poi, il fallimento è relativo.
Si pensi a Steve Jobs che non ha mai terminato gli studi, e cosa è scaturito da tutto questo.
A Michael Jordan, scartato dalla squadra di basket del suo liceo che corse a casa a piangere subito dopo il “no” dell’allenatore.
Ai Beatles fu detto che non avrebbero avuto futuro nel campo della discografia ed infine Walt Disney, fu scartato da un giornale a causa di mancanza di creatività e idee originali.

Cos’è veramente il fallimento?
Si può dire che Hitler abbia fallito? Assolutamente sì, dal punto di vista umano.
Ma se a un certo punto si fosse reso conto che sarebbe stato meglio tornare a dipingere, avrebbe fallito negli intenti. Rispetto a quelli che erano i suoi piani quindi non ha fallito fino alla sconfitta da parte degli Americani. Ma se il suo reale fallimento è stato quello di non riuscire ad entrare alla scuola d’arte?
È possibile che sia stato questo a portarlo al lato oscuro?

È l’educazione che ci inculca il culto della sconfitta, l’ansia e la paura che ne derivano e questo è sbagliato.
I genitori spingono talmente tanto i figli a non fare nulla per la quale temono si possa perdere solo tempo, che gli ultimi sono costretti ad arrendersi senza nemmeno provarci. Siamo cresciuti in gabbie dorate così ben sigillate da renderci incapaci di affrontare i rischi e le conseguenze di azioni non perfettamente studiate.

La sconfitta si assapora solo quando si smette di respirare, tutto il resto è solo esperienza” dice Steven Sylvester, psicologo che collabora con atleti e big del business e continua “Se noi guardiamo alla vita solo da una prospettiva legata al vincere o perdere, sarebbe tutto un camminare sul bordo di un precipizio con la paura di cadere da un momento all’altro. Quello che dovremmo fare veramente, specialmente con i bambini, è abbracciarli nel momento in cui le cose non sono andate come si sperava e celebrare con loro l’opportunità di imparare dall’errore e provarci in un altro modo“.

Forse dovremmo tornare a leggere tutti le vignette di Charlie Brown e dei suoi amici Peanuts.
Nelle morali di adesso ci sono grandi lezioni sulla crescita e il successo personale. Ma Charlie Brown non ha mai tirato al pallone e i suoi amici non sono mai cresciuti. Esattamente come noi, si sono arrabbiati, hanno perso le staffe, si sono portati le sconfitte dietro e hanno imparato a conviverci. Shulz aveva capito tutto. Spesso non impari molto dalle sconfitte, ma è tanto riuscire a tenere il cuore aperto alle prossime esperienze. E quella è una bella vittoria.

Le prospettive di riuscita sono personali. Guardiamo anche al caso di Eddie the Eagle – il film a lui dedicato tra non molto uscirà nelle sale – e a cosa vuol dire raggiungere un obiettivo. Eddie Edwards voleva solo essere un atleta olimpionico, il suo unico desiderio era quello. E nonostante i ripetitivi insuccessi, anche molto buffi, nulla l’ha distolto da trovare una disciplina che lo conducesse dritto alle gare sportive più famose di sempre. Non arrivò mai primo ma questo non fece di lui un perdente, tutt’altro. Persino l’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, volle assistere a una sua gara, interrompendo una riunione. Si può dire di lui che abbia fallito?

Sarebbe meglio vivere più rilassati, considerando le perdite e i mancati successi come quotidianità che un giorno cambierà.

Lego: papà hipster con biberon e passeggino

Credit: repstatic.it

Dopo essere stata accusata di non tutelare la diversità con i suoi personaggi, pochi mesi fa, la storica azienda danese famosa in tutto il mondo, ha provveduto alla creazione del primo personaggio sulla sedia a rotelle cambiando così la percezione culturale del concetto di disabilità.

Invenzione attuale della Lego riguarda il modellino che rappresenta l’immagine del papà moderno: look hipster, biberon in mano e passeggino da spingere, affiancato dalla mamma vestita con la divisa lavoro.
Il motivo dell’introduzione di quest’ultima new entry? È sicuramente quello di raccontare il processo evolutivo a cui è sottoposta la famiglia moderna, con l’obiettivo principale di descrivere il mondo che ci circonda senza mai restare indietro.

Infatti secondo un sondaggio effettuato dal centro di ricerca degli Stati Uniti Pew Research, dal 1989 ad oggi il numero dei padri che restano in casa ad accudire i loro figli mentre la donna è a lavoro, è praticamente raddoppiato.

Si tratta di un’inversione di ruolo che implica tanti sacrifici da parte dei due coniugi: perché al giorno d’oggi trovare il lavoro non è affatto facile ed è giusto che sia anche la figura della donna (che tanto ha combattuto per ottenere gli stessi diritti dell’uomo) a darsi da fare per contribuire a supportare economicamente la propria famiglia, così come, in egual misura, è più che giusto che l’uomo impari a prendersi cura dei suoi figli e a compiere le faccende domestiche, che non spettano più unicamente al gentil sesso come nell’epoca precedente.

Quale sarà il prossimo personaggio che entrerà a far parte della grande famiglia Lego? E chi lo sa.
Non ci dispiacerebbe affatto però, l’introduzione di una coppia gay per combattere i pregiudizi contro gli omosessuali e far comprendere ai bambini che essere gay o lesbiche, non vuol dire essere diversi, ma magari, chissà, loro questo lo hanno già capito, anche molto meglio di molti adulti.

Arrivano a settembre nuove emoticon per i nostri smartphone (FOTO)

Credits: www.popsugar.com

All’alba del tormentone delle reaction su Facebook e i nuovi aggiornamenti delle emoij di Whatsapp, per gli amanti delle faccine sono in arrivo nuove soddisfazioni; a settembre infatti, con la nuova versione di iOS 10, arriveranno 30 nuove emoticons che, invece, raggiungeranno i sistemi Android a dicembre.

La decisione, presa dalla Unicode Technical Committee (UTC), responsabile per lo sviluppo e la manutenzione del standard Unicode, è volta a favorire sempre più l’interscambio e la comunicazione a livello mondiale. Ed è subito emoticon mania.

Le nuove arrivate, che faranno raggiungere al catalogo delle emoij 74 simboli, saranno food-emoji, come l’avocado, il bacon, la baguette, l’insalata e i croissant, sporty-emoji con l’arrivo di guantoni da boxe e toghe da karatè, beverage emoij, con l’implemento del bicchiere di whisky con ghiaccio e i calici di champagne e infine le lifestyle emoij, la vespa, il carrello della spesa e l’emoji John Travolta. Inoltre una novità assoluta arriva nel campo delle emoticons che esprimono i gesti, come la stretta di mano, il pugno contro pugno, le dita incrociate e la mano a cornetta.

Questi simboli tanto attesi si andranno ad aggiungere alle numerose altre, utili o semplicemente simpatiche, come le emoij erotiche, le emoij fitness o le Kimoji, le emoticons dedicate a Kim Kardashian.
La Unicode Technical Committee ha voluto sottolineare come ogni nuovo aggiornamento voglia essere più democratico possibile, scelta sottolineata anche dai recentissimi aggiornamenti di Whatsapp, con l’implemento di simboli che permettono la scelta di diversi colori di pelle o l’aggiunta di coppie omosessuali tra le coppie innamorate e le famiglie.
Un tentativo di rendere sempre più facile il dialogo tra lingue e culture diversissime tre loro e sensibilizzare alla diversità e in realtà di non renderla più tale.

Facebook Reactions: ecco tutte le nuove funzioni

credits photo: wired.it

Tra le nuove funzioni mancherà ancora il tanto atteso pollice verso, ma da oggi su Facebook si potranno esprimere altre reazioni ai post di amici e conoscenti. Non solo mi piace, ma anche Love, Ahah, Wow, Sigh e Grrr, con la nuova famiglia Facebook Reactions. 
“Volevamo essere sicuri che tutti quelli che usano Facebook trovassero le loro emozioni, le persone vengono su Facebook per esprimersi, ma non trovavano un modo appropriato per manifestare le diverse reazioni possibili”, ha affermato Sammi Krug, Product Manager di Reactions.

È da circa un anno che un team di progettisti si è riunito per studiare come modificare le interazioni tra i profili Facebook, e cosa aggiungere al ‘mi piace’. “Siamo partiti con un’idea di 13 o 15 diverse possibilità, ma poi abbiamo capito che a livello universale ce ne sono solo 6”, ha poi aggiunto Krug.
La ricerca è stata condotta a livello mondiale, e si è arrivati a scegliere queste “Facebook Reactions” perché sono quelle che più hanno riscosso successo tra gli utenti che hanno testato la novità in anteprima. Le faccine assomigliano alle tante emoji che si vedono in giro per il web, con l’unica differenza che sono animate.

Come funzionano le Facebook Reactions? Semplice, basta tenere premuto sul pollice alzato e si aprirà un menù che ci permetterà di scegliere l’emoticon e, successivamente, scorrendo sulle faccine, apparirà un fumetto per spiegare la reazione associata.
Una volta lasciata la propria reazione, poi, nel post saranno visualizzate sempre le tre emozioni più popolari tra quelle raccolte, mentre il numero indicato si riferirà al totale di tutte le reazioni.

Entro un paio di giorni, la nuova funzione sara disponibile per tutti: desktop e mobile browser. Mentre sugli smartphone sarà sufficiente aggiornare l’applicazione per Android e iOS.

Buon divertimento.