mercoledì, 30 Settembre 2026

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A volte ritornano: Pennywaise è sempre vivo

Vi siete mai liberati di Pennywaise? Questo è il vero nome di It, il malvagio clown inventato da Stephen King.

Fu interpretato da Tim Curry in una miniserie degli anni ‘90, talmente bene che terrorizzò un’intera generazione scatenando la fobia dei clown nella maggior parte delle persone che lo hanno guardato.

Ma It è morto? Nella miniserie, e poi nel film, il clown alla fine muore sconfitto dai perdenti. Oppure no?

Dove abbiamo rivisto Pennywise?

In realtà Pennywise non è morto, per niente. È stato temporaneamente sconfitto.

Riappare in diversi romanzi di Stephen King, ad esempio ne Le creature del buio dove un personaggio incontra “un clown con occhi argentati e un mazzo di palloncini in una mano” che si suppone fosse It. In Later il protagonista effettua il rito di Chud per sconfiggere un’entità malefica che lo perseguita.

In altri romanzi, come L’acchiappasogni e L’ultima missione di Gwendy, compare Derry e compaiono riferenti sul fatto che It in realtà sia riapparso anni dopo esser stato sconfitto dai Perdenti ormai adulti.

In realtà It non può morire, in quanto la sua vera forma è i Pozzi Neri, ovvero un’entità oscura che vive in un altro mondo.

Quindi no, non è mai morto e non può essere sconfitto.

Pennywise che ha ispirato Stranger Things

Inutile negarlo, in Stranger Things, Pennywise è ovunque.

Partendo dai ragazzi in bici, che ricordano tantissimo i Perdenti per arrivare all’inizio della storia: un ragazzino viene rapito, come inizia la storia di It con il rapimento di Georgie.

La città di Hawkins subisce più o meno lo stesso destino di Derry, un mondo malvagio e parallelo è attaccato ad essa.

E poi c’è Vecna, che sfrutta gli incubi e le paure delle persone, proprio come It, facendo vedere loro cose terribili che però non stanno in realtà accadendo.

Ricorrono anche la possessione e la levitazione delle vittime e la casa maledetta in cui si trova il mostro.

Pennywise: The Story of IT

It ritorna a vivere nel documentario Pennywise: The Story of IT dove vengono raccontati i retroscena della miniserie.

Il documentario è stato realizzato da John Campopiano (Unearthed and Untold: The Path to Pet Sematary) e Christopher Griffiths (Leviathan: The Story of Hellraiser and Hellbound: Hellraiser II), ed è stato prodotto da Gary Smart, Brady William Gorman e Laurance Gornall.

Hanno partecipato alcuni attori e lo stesso Tim Curry, che nonostante la malattia ha voluto dare il suo contributo.

Ci sono filmati inediti, dietro le quinte e interviste su come il team sia riuscito a rendere così spaventoso il personaggio creato da King.

Ma la domanda di sempre è: King scriverà mai un altro libro su It?

Estate 2022: I tormentoni musicali

estate 2022
estate 2022

L’estate con tutti i suoi tormentoni. Anche per il 2022 non ci sono state eccezioni anzi, sono moltiplicate le canzoni pensate per le spiagge piene di ombrelloni. Quali sono le HIT dell’estate 2022?

Abbiamo fatto una lista di tormentoni estivi italiani che hanno suonato per l’intera estate 2022, nella lista abbiamo deciso di non fare alcuna classifica basata su views o vendite, ma semplicemente una lista di nomi che hanno segnato l’estate

  • Bagno a mezzanotte – Elodie
  • Shakernado – Rhove
  • I love you baby – Jovanotti
  • 5 gocce – Irama e Rkomi
  • Mamma mia – Sfera Ebbasta
  • L’eccezione – Madame
  • No stress – Marco Mengoni
  • Bluff – ControPenna
  • Scossa – Sangiovanni
  • Supermodel – Maneskin
  • Essere liberi – Coez
  • Bandana – LDA

Social, come sta cambiando il mondo della rete

10 segnali per scoprire se sei dipendente dai Social Network
facebook

C’è un trend nuovo, pericoloso e inquietante, per quanto riguarda i social network, italiani e non solo. Un trend fatto di discussioni e parole chiave, di insulti e minacce a volte, di scambi e di impressioni all’apparenza neutri ma che sfociano spesso nel volgare, nell’intimidatorio. 

Il progetto romano

Lo ha dimostrato il Center of Data Science and Complexity dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” che ha deciso di porre sotto la lente di ingrandimento oltre 100 milioni di profili. L’obiettivo? Semplice ma allo stesso tempo all’avanguardia: misurare il livello di odio dei nostri social. In particolare si guarda alla Legge di Godwin, avvocato statunitense che negli anni Novanta ha formalizzato questa teoria secondo la quale le dinamiche dei commenti sulle bacheche virtuali sono portate per forza a degenerare, a snaturarsi, a guardare all’eccesso, all’estremo. In poche parole: basta che una discussione online sia sufficientemente lunga che verrà chiamato in causa il nazismo oppure Hitler. 

La legge di Godwin nel pratico

“La legge di per sé è al limite dell’ovvio. In una stanza che si affolla di persone, le probabilità che si incontri qualcuno esacerbato diventa certezza su base statistica – ha spiegato ai microfoni di Repubblica Matteo Cinelli, il curatore del progetto ed esperto di ingegneria gestionale – Ciò che è meno evidente sono le modalità con cui la legge di Godwin tende a manifestarsi, ovvero se esistono delle molle precise e un tempo medio per la comparsa dell’accusa di nazismo, che è un termine con un valore semantico perfetto per uno scontro verbale da tastiera. Soprattutto se tali variabili cambiano secondo la piattaforma e l’argomento. Studiare una tale dinamica speriamo possa portare ad avere un metro accurato per misurare il livello di tossicità di singoli social network”. 

Che sia quindi un gruppo di giochi o di gambling, i cui numeri sono incredibilmente in aumento, o che si parli di sport o di cibo, i due argomenti che, stando alle indagini di mercato, raccolgono le più alte interazioni tra gli utenti, la tossicità verrà a galla. L’obiettivo del progetto dell’Università romana è capire la ricorrenza di certe parole e il tempo necessario alla loro comparsa, in maniera tale da capire se un social è più “odioso” degli altri. Facebook, Twitter, Instagram, TikTok ma anche Reddit, YouTube, Gab, tutti sul banco degli imputati. Vediamo chi la scamperà, alla fine. 

Quanti tipi di mal di testa esistono?

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha sofferto di mal di testa. È stato stimato, in Europa, che almeno quattro persone su cinque, accusino i sintomi del mal di testa causato da stress.

Ma la media è sicuramente molto più alta, perché questo disturbo, in determinati periodi dell’anno o anche raramente tocca più meno tutti, dai più piccoli ai più grandi.

La società internazionale delle cefalee ne ha distinti addirittura 200 tipi, ognuno causato da ragioni differenti.

In questa sede non li elencheremo tutti, ma ci limiteremo solo ai raggruppamenti principali.

Le diverse tipologie di mal di testa

Il mal di testa può essere identificato anche con il nome di cefalea o emicrania e si distingue in tre diverse categorie: le cefalee primarie, quelle secondarie, causate da traumi o malattie, e la neuropatia.

Le più diffuse, chiaramente, sono le cefalee di tipo primario, in cui rientrano i più comuni mal di testa.

Ma andiamole a conoscere più da vicino.

Cefalea Tensiva

Come si evince dal nome questa è causata generalmente da uno stato di tensione e una sensazione di testa stretta in una morsa.

Si manifesta sporadicamente e ha una durata che può spaziare da poche ore a diversi giorni, fino a diventare cronica solo in alcuni casi.

Le cause che originano la cefalea tensiva sono, generalmente, carenza di ferro, mal di denti, gravidanza, mestruazioni, stress o tensioni al collo.

A quest’ultimo proposito bisogna stare attenti a capire come riconoscere il mal di testa da cervicale e distinguerlo da tutti gli altri, per focalizzare l’attenzione sulla causa principale e non confonderlo con le altre.

A queste, si affiancano poi il raffreddore, specie se è presente tosse, le condizioni meteo, soprattutto per chi afferma di soffrire di meteoropatia.

Anche l’esposizione a particolari condizioni climatiche come vento, freddo, eccessiva umidità ed esposizione prolungata al sole, possono causare una cefalea di tipo tensivo.

Non va trascurata, infine, la compressione con indumenti troppo stretti, come cappelli o berretti, che a lungo andare possono provocare mal di testa.

Emicrania

Spesso utilizziamo il termine emicrania per identificare il comune mal di testa, ma è ben diverso dalla più diffusa cefalea.

L’emicrania, infatti, colpisce solo il 10% della popolazione ed è caratterizzata, a differenza della più sopportabile cefalea, da un dolore intenso, che coinvolge entrambi i lati della testa, è duraturo e pulsante.

A questa possono essere associati, in alcuni casi, anche vomito, nausea o forte sensibilità a suoni e luci.

Nelle sue forme più acute può essere persino invalidante.

Cefalea a grappolo

Probabilmente la forma più fastidiosa e rara del mal di testa, colpisce prevalentemente gli uomini.

Coinvolge sempre e solo un lato della testa, è intenso, lancinante, pulsante e a volte si associa anche a lacrimazione e rossore agli occhi.

Si definisce così, perché si manifesta più volte nell’arco della giornata e dura tra i 15 e i 180 minuti, per settimane o mesi interi, fino a sparire e ricomparire dopo anni.

Le cause non sono certe, ma tra i fattori scatenanti sono stati identificati il consumo di alcool, l’assunzione di nicotina e alcuni tipi di alimenti, come la frutta secca.