martedì, 25 Agosto 2026

Costume & Società

Home Costume & Società Pagina 523
Notizie e tendenze sulla società, sul costume, sull’opinione pubblica e sul cambiamento generazionale

E se la Sirenetta si fosse comportata diversamente?

L’Huffington Post ha condiviso la teoria di una fan di Washington, Mary Falls, riguardo un certo buco di trama nel cartone Disney “La Sirenetta.” Tutti conoscono la storia di Ariel, sirenetta che sogna di avere le gambe invece della coda, per poter avere una vita sulla Terra come tutti gli umani che suo padre, Tritone, tanto odia.

“Ariel avrebbe potuto risparmiarsi tanti guai se solo avesse imparato a leggere e scrivere”, racconta la Falls. La Sirenetta avrebbe potuto scarabocchiare la sua situazione e cercare di spiegarla al principe Eric, come “Ehi occhi azzurri, ti ho salvato la vita e ti sei innamorato della mia voce, che potrei riavere se solo tu aprissi il cuore e la bocca”. Ariel avrebbe potuto dir questo ma in un modo più principesco possibile.

Ariel è la figlia di un re e in teoria avrebbe dovuto saper leggere e scrivere, o almeno leggere la musica. E in un certo senso era così: la Sirenetta era la star del mare, con un’orchestra marina molto all’avanguardia, e non c’era spazio per altre facoltà. Perché? Il motivo sembrava semplice: sott’acqua non riuscivano a scrivere se non senza delle penne speciali, e tutti i pesci avrebbero dovuto camminare per andare all’Ikea a comprarsene un paio.

Qui c’è il buco di trama: la nostra Sirenetta sapeva leggere e scrivere poiché aveva letto e firmato il contratto di Ursula con la lisca di un pesce. Sebbene molti di noi oggi comunicano attraverso emojis, la calligrafia di Ariel era piuttosto leggibile e deliziosa. Chiaramente qualcuno aveva prestato attenzione durante la lezione di scrittura.

“Ho dovuto darle il beneficio del dubbio” continua la Falls “e così ho pensato, beh forse non voleva dare spiegazioni perché cercava solo di fare il pesce d’acqua forte e deciso e voleva portare la sua messinscena al livello successivo.” Perdoniamo tutto ad Ariel, tranne per quando ha cercato di creare un abito con quella vela della barca.

Concludendo, Mary Falls dà la sua sentenza finale sulla Sirenetta: “Non avrebbe rinunciato alla sua voce per un uomo che neanche conosceva.”

Ariel ha rinunciato alla sua voce per realizzare il suo sogno: camminare sulla Terra.
Eric era solo una parte di quel sogno.

L’amore spiegato con un libro di economia

Credit: mitindo.it

Un particolare modo di spiegare l’amore quello di Emma Seppala – studiosa che ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in psicologia presso l’Università di Stanford – che analizza le caratteristiche delle coppie che oggi funzionano meglio attraverso precise classificazioni compiute da Adam Grant – una docente di business school presso presso l’Università della Pennsylvania.

Secondo queste precise classificazioni dei due studiosi ci sono tre tipi di categorie di persone e di amatori: i donatori, i prenditori e infine quelli che preferiscono gli scambi, ovvero una via di mezzo di due.
I donatori sono stati classificati come la schiera di persone con la maggior possibilità di vivere una vita sentimentale felice, ma nello stesso tempo, e paradossalmente, i donatori sono coloro che corrono maggiori rischi di essere delusi. Questo perché i donatori sono coloro che si prendono cura degli altri, e pensano continuamente, per esempio, a regali per il/la partner, tenendo conto dei suoi interessi e della sua vita. Sono coloro che più volte chiedendo: “Cosa posso fare per te?”. Sono persone fantastiche, dice Grant nel suo libro, che vedono nel rapporto un’opportunità per dare e prendersi cura.
I prenditori invece sono tutto il contrario: pensano, la maggior parte delle volte, al proprio interesse, e trattano bene solo le persone che possono aiutarli in qualche modo a raggiungere i propri obiettivi.
In mezzo, infine, ci sono gli scambisti, cioè coloro che cercano e vogliono mantenere un equilibrio nel rapporto: ad esempio, quando danno qualcosa lo fanno con la speranza e l’aspettativa di ricevere qualcosa in cambio, così come quando ricevono sentono il bisogno, al contrario, di ricambiare con qualcosa (sono coloro che dicono o potrebbero dire “Io l’ho fatto per te ma tu non hai fatto niente per me”). Vivono una sorta di rapporto matematico con il/la partner, basato spesso su quelle che a tutti gli effetti sono transizioni commerciali.

Credit: giornalettismo.com
Credit: giornalettismo.com

Tirando le somme, si può dunque dire che la condizione ideale è quella del “donatore consapevole”, cioè colui/colei che non rischia di cadere succube delle trappole quotidiane di un prenditore proprio perché conosce l’esistenza di questa categoria e di quella degli scambisti. Nonostante tutto, il “donatore consapevole” ama essere altruista e generoso, e se ben motivato, si sacrifica spesso per il bene delle altre persone.

“Se volete essere felici e avere successo – ribadisce e conclude Grantavete bisogno di essere o diventare un donatore”.

[Credit: giornalettismo.com]

Spunta a Napoli la Pizzeria del Papa

La consegna “al volo” di una delle sue pizze al Papa, ha stupito l’Italia intera: si tratta di Enzo Cacialli, il figlio di Ernesto, pizza-maker dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che ha ben pensato di omaggiare il pontefice in visita a Napoli con uno dei suoi prodotti gastronomici, nonostante Bergoglio fosse in viaggio sulla papamobile verso la Stazione Marittima.

Dopo averlo atteso in via Partenope, la vettura del Papa gli è finalmente sfrecciata davanti ed Enzo ha ben pensato di offrigli una pizza, accettata di buon grado dallo special guest della giornata. Nessuno poteva aspettarsi, però, che a distanza di soli due giorni dall’accaduto il locale di sua proprietà sarebbe stato ribattezzato “La Pizzeria del Papa”. Marketing, sempre sia lodato.

Memoria: uomini e donne ricordano diversamente

Non è un mistero che uomini e donne siano diversi tra loro, ma la scienza ci mette lo zampino e spiega come lei sia meglio di lui quando si tratta di memoria. Infatti, secondo uno studio americano condotto dallo psicologo e terapista di coppia Andrew Christensen, le donne hanno una memoria più “emotiva” rispetto agli uomini, che accusano un declino cognitivo dopo i 40 anni.

Alla base della maggior parte dei litigi di coppia ci sarebbero i “falsi ricordi”, non le bugie. A segnalarlo è il quotidiano La Repubblica che, riportando i risultati degli studi di Christensen, rivela che le nostre versioni dei fatti sono quasi sempre veritiere ma, viste da due punti di vista, appaiono diversi.

Secondo Christensen, le donne tendono a ricordare in maniera più vivida le questioni che hanno a che fare con la relazione. Ecco che lei ricorda ogni compleanno, anniversario, il primo appuntamento in dettaglio, perfino i litigi e le discussioni, e lo fa utilizzando più pathos rispetto al suo lui.

Tuttavia, questo non significa che la memoria delle donne sia la migliore. Infatti, sottoposti a test di memoria standard, i risultati dei candidati risultavano pressoché identici. Non solo: uomini e donne sono soggetti a commettere errori tipici ripetuti frequentemente, come ad esempio la tendenza a ricordare meglio quello che si è fatto in prima persona, soprattutto se si tratta di eventi spiacevoli, trascurando quello che ha fatto il partner. Come viene spiegato tutto ciò? Alcuni studi pubblicati sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” hanno dimostrato che il cervello delle donne è dotato di più connessioni tra i due emisferi, mentre gli uomini ne hanno di più all’interno di ciascuno di essi.

Si cade in errore se si collegano queste differenze di massa celebrale alle differenze comportamentali. Christensen conclude nella maniera più semplice: accettare le inevitabili discrepanze tra uomo e donna, ovvero quelle in cui lei dice di sentirsi trascurata, e lui che giura di non aver mai detto quella cosa lì. “Accettate le differenze e provate a praticare una “memoria collaborativa”, costruendo insieme un pacchetto di ricordi comuni, possibilmente belli, da qui ripartire dopo ogni litigio”.