Oltre il selfie c’è di più. Se pensavate di aver visto tutto in casa autoscatto social, vi sbagliate di grosso, l’ultima tendenza infatti riguarda il photoshop. Narcisisti, psicopatici, egoncentrici: chi si immortala continuamente in selfie era già prima etichettato come una persona con comportamenti particolari, ma ora, uno studio dell’Università dell’Ohio fa un passo in avanti.
Arriva infatti un fondamento scientifico a quanto fino ad ora solo supposto.
La ricerca si riferisce in particolare a persone di sesso maschile (campione tra i 18 e i 40 anni) e il risultato è che sono gli uomini a pubblicare sui social un numero superiore di foto da soli, piuttosto che con altri. Tali soggetti avrebbero mostrato chiari segnali di egocentrismo e narcisismo.
Ed è proprio il photoshop a fare la differenza, a quanto pare: chi ritocca la foto prima di pubblicarla dà sicuramente più importanza all’apparenza e vuole essere perfetto, a tutti i costi.
Come riprotato dall’Ansa, secondo Jesse Fox, che ha condotto la ricerca “È interessante vedere come queste persone mostrino tratti antisociali anche e di auto-oggettificazione” . Ovvimente non è detto che chi esagera con i selfie soffra di questi disturbi, ma alcuni presentano dei tratti antisociali.
Di cosa si tratta? Nel caso del narcisismo la tendenza è di sentirsi al di sopra degli altri. La psicopatia invece porta a nutrire interesse solo verso se stessi.
Quando si arriva a spegnere trenta candeline ci si rende conto di essere entrati in una fase di vita particolare: si è distanti dalla gioventù, ma lontani anche dalla maturità. Di solito, a trent’anni si tracciano i primi bilanci: lo stile di vita inizia a cambiare, figli e matrimoni sono presenti nella vita di molti e si ha la voglia di dare una svolta alla propria esistenza. L’illustratrice Jessica Saia, attraverso simpatici e divertenti grafici colorati, ci racconta cosa significa avere 30 anni e sono tante le differenze, ovviamente, rispetto a chi di anni ne ha venti.
Ti iscrivi ai social network da ragazzina: scrivi le peggiori stupidate, condividi serate in discoteca e selfie divertenti. Con lo scoccare dei 30 anni, invece, le cose cambiano. Non posti più serate fino a tarda notte perchè preferisci il divano e la copertina, alla musica assordante scegli un film al cinema e mai più giovani coppie sull’orlo di una crisi di nervi, ma felici matrimoni. A questa età molte donne sentono il bisogno di avere dei figli e altrettanti uomini decidono di convolare a nozze, dicendo addio alle avventure di una sera.
Hai trent’anni se hai una casa arredata Ikea, non reggi più l’alcol e digerire il cibo dei fast food è sempre più difficile. Non hai più l’età per la Carta Verde e la tariffa giovani per l’Interrail, ma se conservi il badge dell’università vedrai che qualche sconto nei musei riuscirai ancora a rimediarlo.
Avere trent’anni non è poi così male: hai accumulato esperienza per evitare di ricommettere gli stessi errori e hai imparato a scegliere le persone con cui vale la pena passare il tuo tempo. Hai capito quali sono le cose davvero importanti nella tua vita e guardi al futuro in modo più realistico, ma senza rinunciare ai tuoi sogni.
Wahaca, una catena di ristoranti messicani di Londra co-fondata da Thomasina Miers, vincitrice di Masterchef UK nel 2005, è sede di un incredibile evento: il mistero dei cucchiai scomparsi. Ogni anno infatti ne vengono rubati oltre 4000. E questa storia va avanti da anni. Già nel 2012 infatti, i gestori dei locali, avevano lanciato un’iniziativa dal titolo “S.O.S. Save Our Spoons”, ma i ladri di cucchiai non si sono lasciati impietosire, e recidivi, hanno continuato a compiere il misfatto facendo crescere esponenzialmente il numero di cucchiai scomparsi.
Vi chiederete, ma cosa avranno di tanto particolare questi cucchiai? La risposta la troviamo sui poster “WANTED”, in cui sotto la famosa scritta appare l’immagine del cucchiaio, che sono stati pubblicati online dalla catena di ristoranti e citano “Certo, sono irresistibilmente brillanti e alcuni dicono ergonomicamente perfetti. È vero, non c’è mestolo più fine per il vostro ultimo boccone, ma per favore, PER FAVORE possiamo averli indietro?”
Ai ladri, non di merendine ma di cucchiai, è stata però concessa la possibilità di redimersi ed essere perdonati. E l’idea che hanno avuto i gestori di questa catena di ristoranti per incentivare i propri clienti a restituire i cucchiai consiste nel concedergli un pasto gratis in cambio della posata. I commensali che prima di ordinare, restituiranno al cameriere di turno un cucchiaio, avranno diritto ad un piatto di tapas gratuito. Un solo mese a disposizione per chiedere il riscatto. Questa iniziativa infatti è valida solo per il mese di gennaio. Dal 1° febbraio non sarà più possibile beneficiare di cibo gratis. Decisione così motivata da Oli Ingham, portavoce di Wahaca “Siamo convinti che i buoni clienti di Wahaca non avrebbero intascato nulla subdolamente e la maggior parte dei nostri cucchiai sono stati semplicemente presi in prestito. Un mese basterà per rimediare alla svista“. Peccato che non li restituiscano dal 2012.
“Mamma, come nascono i bambini?” è la voce di un figlio che cerca risposte. Di fronte a sé dei genitori che spesso non sanno come comportarsi e si imbarazzano nel parlare di uno dei processi più naturali e intimi per l’essere umano, il sesso. Non è però il caso dei protagonisti del video pubblicato on line nei giorni scorsi, in cui alcune coppie con una serie di domande e diversi tipi di approccio cercano di spiegare ai propri figli come è avvenuto il loro concepimento.
Sesso è una parola che spesso e volentieri fa paura pronunciare, soprattutto quando è arrivato il momento di spiegare a dei bambini che cosa sia realmente. Le coppie, in questo simpatico ed educativo video, hanno deciso però di sfatare il mito della cicogna o del cavolo da cui nascono i bambini e svelare per la prima volta ai propri figli il vero processo. Detto così sembra che si parli di un esperimento scientifico, ma in realtà – come emerge dalle parole delle mamme e dei padri – si tratta di un semplice atto d’amore tra due persone che si vogliono bene.
Ed è proprio da qui che inizia il discorso dei genitori, che cercano all’inizio di capire, che cosa già sappiano i propri figli.
Le reazioni sono le più diverse: c’è l’imbarazzo di chi non vuol sentire nemmeno la parola amore, l’incomprensione ma anche la curiosità di chi non sa ancora rispondere ed infine la prontezza di chi sorprende i propri genitori con una risposta acuta e inaspettata. Sì, perché al giorno d’oggi, la parola sesso non è più un tabù come lo era ai tempi dei nonni. Complice il mutamento dei valori ma anche la nascita e diffusione di internet, l’informazione raggiunge ormai varie classi sociali e anche fasce di età diverse e ai genitori spetta l’arduo compito di avvicinarsi ai propri figli e proteggerli, almeno in parte, dai rischi di questo overload.
Come dire dunque ad un bambino come si svolge l’atto d’amore? La risposta non è affatto semplice. Si potrebbe iniziare parlando degli organi genitali, che si contraddistinguono in un uomo e una donna, usare, all’inizio, i termini pisellino e farfallina per rendere la conversazione più leggera e semplice e ricorrere, alla fine, a termini più appropriati, tra cui quello che indica l’organo genitale femminile, la vagina.
Una parola che, all’inizio, può turbare soprattutto i maschi, ma che così detta fa sì che si rompa il mistero, perché – come spiegano i protagonisti del video – è con la penetrazione dell’organo genitale maschile in quello femminile, che può avvenire il concepimento del bambino.
Ovviamente riuscire a parlare di tematiche di questo tipo con i propri figli significa già essere in grado di superare un primo step, che col tempo dovrà essere approfondito. D’altronde i bambini nel video sono troppo piccoli per conoscere tutto sull’amore, ma non troppo per sapere che anche donna e donna possono amarsi e fantasticare su come sua madre e suo padre li abbiano messi al mondo. Per il resto c’è tempo, in fondo è sempre meglio scoprire il mondo a piccole dosi.