sabato, 4 Luglio 2026

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Vita sessuale, due donne su tre sono insoddisfatte

Credit photo: medicinaesteticaonline.net

Ben due italiane su tre sono insoddisfatte della propria vita sessuale: è questo il risultato di un’indagine realizzata da Datanalysis e presentata al XI congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità tenutosi a Cagliari.

Da quanto emerge dalla ricerca, effettuata su più di 3.000 uomini e donne tra i 18 e i 65 anni, sembra proprio che 13 milioni di donne sono insoddisfatte della propria vita sessuale, contro gli 11 milioni di uomini.

Le donne, però, a differenza dei loro compagni, sono anche più consapevoli: il 95% vorrebbe parlarne con un medico, rendendosi conto che un disturbo di lui può avere anche conseguenze sul benessere della coppia. Il 20% degli uomini, invece, preferisce non parlarne, e un 60% crede che la soluzione migliore sia parlarne insieme.

I dati rivelano che quando il problema riguarda la disfunzione erettile il 57% delle donne vogliono affrontare il problema, mentre gli uomini che ne vogliono parlare sono solo il 22%. Colpisce poi che il 25% del sesso maschile addossi la colpa del problema alla partner, pensando che sia lei – da sola – a dover trovare una soluzione. Per fortuna c’è anche un 75% di essi che vuole andare dal medico da solo, anche se il 59% delle compagne preferirebbe accompagnarli: il problema è di coppia e come tale va affrontato.

L’unico punto in comune tra uomini e donne riguarda il farmaco ideale contro la disfunzione erettile: questo dovrebbe funzionare velocemente, almeno entro mezz’ora. E questo farmaco già esiste, come ha spiegato Mario Maggi, presidente Siasm e ordinario di Endocrinologia all’Università di Firenze: “Da circa otto mesi è disponibile in Italia un nuovo farmaco, avanafil, che ha proprio questa peculiarità e può aiutare le coppie a ritrovare la serenità sessuale – spiega Maggi – Consente infatti di avere un rapporto già entro 15 minuti dall’assunzione, svincolando il paziente dalla necessità di pianificare con anticipo la sessualità o peggio ancora fare aspettare la partner. Inoltre ha un’efficacia costante, che si mantiene per oltre 6 ore: questo basta a ‘coprire’ una notte d’amore, dando al paziente la libertà e la naturalezza nel rapporto“.

Con P.Ink le cicatrici diventano tatuaggi

Il bisturi lascia segni nel cuore e sulla pelle delle donne che hanno dovuto combattere contro un tumore al seno. Segni visibili, ma non indelebili. Basta infatti un tatuaggio per trasformare un difetto in un bellissimo disegno in grado di mascherare per sempre il ricordo della malattia. I tatuaggi sono però per sempre e decidere di farne uno su una zona così particolare è sicuramente difficile. È proprio da qui che nasce l’idea del pubblicitario Noel Franus che ha creato un’apposita app su consiglio della sorella sopravvissuta a un cancro al seno. La ragazza ha infatti deciso di nascondere i segni dell’operazione sotto un tatuaggio creato su misura per lei. Noel ha pensato allora che questa idea poteva essere utile a molte donne e con l’aiuto di decine di artisti ha creato disegni in grado di coprire in maniera efficace i segni dell’operazione.

“Molte donne che hanno dovuto subire una mastectomia o una ricostruzione non sanno assolutamente se sia il caso di farsi un tatuaggio, specie ne non ne hanno nemmeno uno“, spiega il team di sviluppo di P.Ink. “Così abbiamo creato questa app per mostrare loro quale sarebbe il risultato“.

L’applicazione si chiama appunto P.Ink e sta per “personal ink”, inchiostro personale. Si tratta di un archivio in continua espansione contenente oltre mille bozzetti provenienti da tutto il mondo, che possono essere ridimensionati e modificati per farli combaciare perfettamente con la foto del seno della paziente. Si può avere così la possibilità di vedere in anticipo, sullo schermo del proprio smart phone, come sarà il proprio seno ornato da un tatuaggio.

Una volta trovato quello giusto, lo si può mostrare al proprio tatuatore di fiducia, oppure si può anche contattare uno degli artisti che partecipano al progetto P.Ink. L’applicazione ha anche una sezione dedicata alla sicurezza, in cui vengono elencate e spiegate le regole base per una “decorazione” post-operatoria priva di pericoli e soddisfacente: bisogna infatti attendere almeno 18 mesi dopo l’intervento e comunicare sempre al proprio medico l’intenzione di tatuarsi in quella zona del corpo, sottoposta a un trauma precedente.

Il bacio rafforza il sistema immunitario

Credit photo: esseresani.pianetadonna.it

Il bacio alla francese è un grande esempio di esposizione ad un gigantesco numero di batteri in un breve periodo di tempo“. Queste sono le dichiarazioni del professor Remco Kort, dell’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata, riguardo al bacio alla francese: il bacio appassionato, in cui due lingue e due anime si incontrano e formano qualcosa di unico ed indivisibile.

Secondo un nuovo studio pubblicato su Microbiome, infatti, attraverso il cosiddetto bacio alla francese si possono trasmettere più di 80 milioni di batteri. Un numero molto alto, che non promette niente di buono.
Gli studiosi dell’Organizzazione olandese hanno effettuato la ricerca su 21 coppie: quelle che si erano scambiate una decina di baci in un giorno erano le più portate a passare i batteri, al contrario delle coppie che avevano passato più tempo insieme, che ne condividevano in misura molto minore.

Ma allora, lasciando da parte il piacere che il bacio provoca, perché si continua a baciare? Secondo i ricercatori, al contrario di quanto poteva sembrare, il bacio non è affatto un qualcosa di negativo per la salute, anzi: gli 80 milioni di batteri che si trasmettono costituiscono una sorta di immunizzazione, un modo per difendersi da nuove malattie e malanni, rafforzando il sistema immunitario. Di fatti, il professor Kort conclude il suo discorso in questo modo: “Se si guarda la cosa da questo punto di vista, baciare è molto sano“.

Cosa state aspettando? Baciatevi, è un modo in più per stare bene, sia psicologicamente che fisicamente: proverete forti emozioni e sarete sicuri di avere anche una buona salute.

Il cioccolato rischia di esaurirsi

Credit photo: www.theblazonedpress.it

Mars Inc. e Barry Callebaut, due colossi della produzione dolciaria, hanno lanciato un serio allarme: il cioccolato sta per finire. E la colpa è proprio di coloro che il cioccolato lo amano più di ogni altra cosa al mondo: infatti nel 2013 il mondo intero ha consumato più cioccolato – ben 70.000 tonnellate – di quanto ne è stato prodotto.

La domanda di cioccolato, e quindi i prezzi del cacao, sono sempre più alti e ciò è determinato da vari fattori.
Primo su tutti abbiamo il mercato cinese che consuma soprattutto cioccolato fondente, il quale contiene molto più cacao rispetto agli altri tipi di cioccolato: questo presuppone un uso maggiore dei frutti della pianta.
Gioca un ruolo fondamentale anche la siccità in Africa occidentale, in particolare in Ghana e in Costa d’Avorio: in questi paesi di fatti si produce il 70% del cacao di tutto il mondo.
A contribuire anche un malattia che ha colpito le piante e distrutto quasi il 40% del raccolto, con conseguenza anche sugli agricoltori: hanno smesso di occuparsi del cacao per colture più sicure.

Ma, affinchè il cioccolato non diventi un cibo di lusso, agricoltori ed imprese stanno cercando delle soluzioni.
In Africa stanno studiando una nuova pianta, in grado di produrre sette volte il raccolto di un albero di cacao, ma con la perdita di qualità del frutto.
Inoltre, si sta abbassando il prezzo del cioccolato per esigenze di mercato e anche qui viene meno la qualità: molte tavolette di cioccolato sono quasi senza sapore.

Secondo le due aziende Mars Inc. e Barry Callebaut, se la situazione non migliora si potrebbe arrivare a numeri drastici: il deficit sarà di un milione di tonnellate nel 2020 e di bene due milioni nel 2030.

Il cioccolato rischia davvero di esaurirsi.