domenica, 21 Dicembre 2025

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Un flash mob per sorprendere il fidanzato (VIDEO)

Alexander Kasi, 25enne londinese, è all’aerporto di Heathrow per aspettare un suo amico al gate. Mai avrebbe immaginato che all’uscita dei passeggeri avrebbe trovato, invece, la sua fidanzata, Alexandra Suriano, 27enne, con al seguito un gruppo di coristi che hanno iniziato a cantare e dar via a un flash mob.

L’intento della giovane è sicuramente dolce: sorprendere il fidanzato in aeroporto, eppure il risultato ha imbarazzato un po’ i passeggeri, che si sono ritrovati nel mezzo del gruppo a-cappella, chiamato All The Kings Men, mentre intonava canzoni. A sua insaputa, Alexander è stato ripreso fin dall’inizio, mentre attende al gate l’arrivo dei passeggeri. Improvvisamente, il gruppo inizia a cantare “Rather Be” dei Clean Bandit e “I Wanna Be Your Lover” di Prince, sotto lo sguardo delle persone – chi indifferente, chi divertito – e rendendo la performance come una delle più imbarazzanti della rete.

Inizialmente confuso e spaesato, Alexander cambia espressione quando vede Alexandra uscire dal gate incamminarsi sorridente verso di lui, mentre in mano ha dei cartelloni in cui spiega il motivo che l’ha spinta a fargli questa sorpresa. “Ho viaggiato (molto emozionata) attraverso l’Oceano Atlantico per 5,000 km e sette ore”, si legge su di essi, mentre Alexandra li fa girare uno ad uno, “per passare un romantico weekend insieme. Ti amo tanto. Ti unirai a me? E mi abbraccerai?”

Senza pensarci due volte, anche se visibilmente imbarazzato, il giovane corre verso la sua fidanzata baciandola e abbracciandola, mentre restano ad ascoltare il gruppo che finisce di cantare. Alexandra ha poi spiegato così il suo romantico gesto: “Alex vive a Londra e io a New York. Abbiamo una relazione a distanza ma cerchiamo di vederci almeno ogni mese. Lui è svizzero, io di El Salvador, ma siamo entrambi molto internazionali. Un amico in comune ci ha presentato a New York, e dopo un mese abbiamo deciso di intraprendere questa relazione a distanza. Stiamo insieme da otto mesi.”

“Ho deciso di fargli questa sorpresa”, continua Alexandra, “perché lui mi aveva sorpresa a New York, venendo in luglio, e anche io volevo fare una cosa simile.” La giovane spiega che ha in programma di affittare un’auto così da guidare verso Essex, per passare il weekend in un bellissimo hotel. “Alex ama le macchine, ha guidato una Lamborghini e una Aston Martin.”

Una fidanzata romantica oppure imbarazzante? La risposta dipende dai punti di vista, ma non si può negare il fatto che nonostante la lunga distanza che li separi, Alexandra e Alexander stiano facendo del loro meglio per portare avanti la loro storia d’amore.

http://www.youtube.com/watch?v=PzU6CvrgQR8

Venezuela, manichini di bambine incinte in un centro commerciale

Sta facendo discutere la campagna shock che arriva dal Venezuela, più precisamente dalla capitale Caracas, che vede la presenza nelle vetrine di un centro commerciale di tre manichini di bambine incinte. Tre ragazzine pronte per andare a scuola, con tanto di zainetto e divisa azzurra (che le bambine venezuelane indossano fino all’età di 15 anni), sotto la quale nascondono il pancione di baby-mamme.

Si tratta della campagna di sensibilizzazione promossa da due associazioni di carità locali, Fundana e Construyendo Futuros, che hanno l’hanno ideata e messa in scena negli store per puntare i riflettori sul problema delle gravidanze sotto i 18 anni. Secondo le statistiche, nel Paese sudamericano ogni tre minuti una minorenne rimane incinta, con il 23% di tutte le madri in attesa, che non hanno ancora compiuto la maggiore età. Problema segnalato anche dalle Nazioni Unite.

La notizia, accompagnata dalle fotografie scattate negli store di Caracas, ha fatto rapidamente il giro del mondo, facendo molto discutere anche sui media internazionali. L’opinione pubblica appare spaccata a metà: c’è chi si scandalizza e protesta e chi invece approva, sostenendo il progetto delle due associazioni, che hanno intenzione di promuovere la campagna anche fuori dalla capitale Caracas.

Gli effetti della marijuana? Cervello più piccolo ma più veloce

Credit: zerottonove.it

Dal mondo della scienza arrivano notizie positive e notizie negative per gli abituali fumatori di cannabis. Uno nuovo studio sugli effetti che ha questa sostanza stupefacente ha scoperto che gli utenti regolari hanno un cervello più piccolo rispetto a qualunque altra persona – e questa è la cattiva notizia – però è stato anche dimostrato che il cervello dei fumatori di canne lavora più velocemente degli altri – e questa è la buona notizia.

Ma affrontiamo una questione alla volta.
La ricerca su chi fa uso “cronico” di marijuana conferma negli esseri umani un fenomeno che prima era apparso negli studi sui topi di laboratorio, cioè appunto la riduzione della materia grigia. Il team degli scienziati dell’Università del Texas e del Research Network Mente, che hanno pubblicato il loro studio sul Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ha affermato che i fumatori di erba a lungo termine avevano “significantly less volume” della loro corteccia orbitofrontale – una regione del cervello comunemente associata con il sistema motivazionale e il processo decisionale, oltre a determinare il grado di dipendenza da determinati “vizi”.

Gli effetti derivati dall’uso cronico di marijuana dipendono dall’età in cui si inizia a farne uso e dalla durata. Il team di scienziati ha analizzato 48 consumatori adulti di marijuana e 62 non consumatori (di cui però sono stati monitorati i livelli di assunzione di tabacco e alcol). I test, per un consumo medio di 3 canne al giorno, hanno dimostrato che i consumatori di marijuana avevano un quoziente di intelligenza più basso, anche se le differenze non sembrano essere correlate alle anomalie del cervello, perché non esiste un legame diretto tra deficit di intelligenza e diminuzione del volume cerebrale.

Ma allo stesso tempo, per compensare la perdita, il cervello del soggetto dipendente crea nuove connessioni, aumentando così la velocità di lavoro dello stesso.
“Ciò che rende unico questo lavoro è che combina tre diverse tecniche di risonanza magnetica per valutare le diverse caratteristiche del cervello – ha affermato un altro studioso, Sina Aslan – e i risultati – fa notare – suggeriscono aumenti di connettività, sia strutturali che funzionali, che possono compensare le perdite di materia grigia. Anche se alla fine, tuttavia, con l’uso prolungato di marijuana la connettività del cervello inizia a degradarsi”.

È parzialmente incompleto lo studio però: sono necessari ulteriori ricerche per determinare se questi cambiamenti ritorneranno alla normalità una volta sospeso il consumo di erba, così come se sono presenti effetti simili nei consumatori occasionali (rispetto a quelli cronici) e se questi effetti sono il risultato diretto della marijuana o di una certa predisposizione.

[Credit: independent.co.uk]

Matrimonio o convivenza? Ecco cosa scelgono i giovani

Credits photo: grazia.it

E vissero felici e contenti. Che si tratti di Biancaneve, di Cenerentola o della Bella Addormentata questo è il finale imprescindibile che da piccole ci siamo sempre abituate a sentire. Tanto che il matrimonio è uno dei momenti su cui ogni ragazza ha fantasticato almeno una volta: l’abito da favola, le foto, il taglio della torta, il lancio del bouquet. Ma arrivate al grande passo cosa succede? Si cresce, si fanno i conti con la realtà e si accettano soluzioni diverse.
Noi di Blog di Lifestyle abbiamo intervistato alcuni giovani, ecco cosa ci hanno raccontato.

Arianna, 23 anni, estetista, dice: “Sicuramente io sono a favore della convivenza. Da lì si capisce il vero senso di stare con una persona e se sei in grado di affrontarlo. Però io poi mi sposerei, vorrei un matrimonio in chiesa, ma solo perché amo l’idea dell’abito bianco”.

Sempre più spesso infatti la convivenza viene usata come una prova per verificare la solidità dell’unione. Gioia, 26 anni, e Remigio, 33 anni, entrambi impiegati, hanno scelto di convivere e comprato casa. Sostengono che “non puoi sposarti e poi non avere una casa dove vivere. Il matrimonio è un impegno di soldi, tempo ed energie; cose che per ora non abbiamo”.
Gioia continua dicendo: “La convivenza mi lascia una maggiore via di fuga nel caso le cose cambiassero. E poi il mio ragazzo non è praticante. Perché dovrei chiedergli di fare una cosa in cui non crede? Però gli ho posto una condizione: mi deve sposare se e quando avremo un bambino, perché in quel caso saremmo proprio una vera famiglia. Mi piacerebbe il matrimonio in chiesa, non quello in Comune, ma per il momento non voglio assillarlo, come fanno tante ragazze coi loro fidanzati. Vedremo”.

Giulia, 21 anni, studentessa, la pensa diversamente: “Sono religiosa, per me la promessa fatta davanti a Dio ha un vero significato ed è più solida di qualunque altro tipo di unione. Poi coi tempi che corrono, magari inizialmente, potrei accettare una convivenza, ma solo temporanea”.

Se da un lato dunque il fattore economico ha notevole importanza, per le spese che una scelta di andare ad abitare assieme sicuramente comporta, anche quello religioso non è affatto da sottovalutare. Tuttavia da una statistica dell’Istat pubblicata nel novembre 2013 si evince che il numero dei matrimoni, rispetto agli anni precedenti, si è abbassato, nonostante risultino in aumento sia le convivenze pre-matrimoniali che i matrimoni civili.

Il minor numero di matrimoni religiosi non significa per forza una perdita dei valori tradizionali, semmai una maggiore accettazione sociale per scelte che, fino a poco tempo fa, erano considerate immorali. Ogni coppia può al giorno d’oggi fare una scelta più consapevole e libera dalle pressioni sociali. Sicuramente c’è però una maggiore precarietà economica e una mancanza di fiducia nel futuro, che fa restare con i piedi ben piantati per terra, prima di fare grandi passi.

Andrea, 30 anni, rappresentante me lo conferma, con un sorriso: “Prima ci vuole assolutamente un periodo di prova con la convivenza. Poi soprattutto da un punto di vista legale, sarebbe importante celebrare anche il matrimonio. E poi anche perché, diciamolo, non può non esserci una festa!”

E festa sia, qualunque scelta si faccia, purché non manchi la voglia di stare assieme. E perché così, noi donne, se anche non avremo l’abito bianco, potremmo continuare a sognare e a pretendere l’amore da favola.