domenica, 27 Settembre 2026

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Le reazioni positive del cervello alla nostra canzone preferita

La canzone dedicataci dalla nostra dolce metà, quella che abbiamo dedicato ad un amico o a una persona cara: la reazione del nostro corpo, dalla testa ai piedi, è sempre la stessa. La ascoltiamo col cuore, ma il nostro cervello attiva meccanismi di introspezione che ci fanno viaggiare con la testa, per quei pochi minuti di durata.

I neuroscienziati dell’Università del North Carolina, e della Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem (USA), hanno studiato e capito perché si attivi questo specifico network di connessioni cerebrali all’ascolto di una melodia a cui si è emotivamente legati, a prescindere dalle parole o dal genere di musica,che può essere magari anche diverso dal nostro preferito.

Le risonanze magnetiche funzionali (fMRI) di 21 volontari, sottoposti all’ascolto di brani musicali di vario genere, in particolare un pezzo del genere che piace, un pezzo di un genere a cui si è indifferenti e il brano preferito, hanno infatti evidenziato come all’ascolto dell’ultimo, il cervello attivi un vero e proprio circuito fondamentale per il lavoro di introspezione che ne scaturisce. Il suo nome è default mode network (DMN) ed è la rete di aree del cervello che si attiva all’ascolto di un brano altamente emozionale per l’ascoltatore e che, viceversa, si disattiva all’ascolto di una canzone che non ci piace.

Inoltre l’ascolto del nostro brano preferito, potenzia la connettività tra l’apparato uditivo e l’ippocampo, zona cerebrale imputata alla memoria e alle emozioni. “Questi risultati possono spiegare perché persone che ascoltano brani molto diversi, come quelli di Eminem o Beethoven, sperimentino gli stessi stati emotivi e mentali“, hanno dichiarato gli autori dello studio.

Fondamentali sono queste scoperte per l’avanzamento di tecniche mediche come la musicoterapia.

Dunque, più musica, più immaginazione, più felicità.

Pazzo di lei? Ecco come conquistarla su Whatsapp

Whatsapp, mille e uno modi per conquistarla. Perché prendere carta e penna per una bella lettera d’amore fa troppo mainstream, senza parlare poi del “conoscersi di persona”. No, è troppo underground. Sei vecchio, ora non si fa più così. Ora basta una “Whatsappata” (sì, sui piedi), uno stato super swag e una foto profilo doppio effetto Chrome per stenderle tutte ai tuoi piedi. Come? Ecco come si fa.

Sìì misterioso

Niente “nome e cognome” quando ti presenti virtualmente, farebbe di te un vero e proprio duro. Su Whatsapp meglio un nickname a regola d’arte, specie se con qualche emoticon bimbominkia level 2.0 da boss. È la prima mossa per conquistarla in quattro e quattr’otto – dopo aver salvato il suo numero, ovvio.

Colpiscila (in testa) con lo status

Uno status, mille parole. Le frasi poetiche che fanno molto intellettuale dei poveri vanno per la maggiore. Qualche filosofo, cantante o artista come citazione e saranno tutte tue; è sempre apprezzato, soprattutto dalle più romanticone. Meglio se con qualche “k” è “XD” qua e là, onde evitare di sembrare troppo acculturati e incutere terrore di saggezza. Per i più trasgressiv ci sono i classici status whatsapp “Disponibile” e “Occupato” per rimanere nel “chi va là” senza svelare troppo.

Foto profilo: occhiolino, muscolo e pelo virile

Sacrifici in palestra, estetista 3 volte a settimana, oli e creme super abbronzanti e pelo incarnito sotto la canotta sudata? Ecco il momento perfetto per un selfie degno di Whatsapp. Assolutamente da evitare le foto ironiche, senza senso e quelle in compagnia di altri amici: la figura peggiore sarebbe quella di esser confuso con qualcun altro di “più bello” della comitiva.

Le frasi che conquistano

Ecco una lista di frasi whatsapp da conquistatore discoteca ramarro level expert:
– “Ma non ti senti le gambe stanche? Sono giorni che mi cammini per la testa XD” (l’XD sempre presente, vedere punto 2)
– “Oggi mi sei mancata. Ho studiato, giocato a pallone, visto un film e cenato con i miei. Mancava la cosa più bella: perdermi nel tuo sorriso e cercare la strada attraverso il mare dei tuoi occhi”. Ecco, frase perfetta per partecipare al concorso di poesia infantile del paesello di campagna. Tempo un paio d’ore e ti chiederà in marito.
– “Sei bellissima in foto, hai i capelli che sembrano oro luccicante al sole”. “Ehm, veramente io sono quella mora a destra” (vedere punto 3): mossa audace e degna di standing ovation.
– “Il tuo aspetto curato, il tuo volto truccato quanto basta perché 6 bella anche senza, il tuo profumo simile a quello di una rosa, mi fanno sentire fortunato e aver voglia di condividere altri momenti belli, come questo, con te”, anche Rosario Miraggio si commuoverebbe.

Se poi visualizza e non risponde, beh, allora mettiti l’anima in pace.

Al Festival delle Lettere ‘scrivere è parlare con la mente’ (INTERVISTA)

Il Festival delle Lettere celebra il suo 10° anno con una settimana interamente dedicata alle missive. Nella bellissima e calda atmosfera del Teatro Litta di Milano tanti i temi affrontati. Uno dei più belli, “lettere ad un ex” ha visto come protagonisti di bellissimi messaggi volti noti del mondo dello spettacolo, da Fabio Troiano a Stefano Gabbana, Carolina Crescentini e tanti altri.

Noi di Blog di Lifestyle abbiamo avuto l’onore e l’esclusiva di parlare con Luca Carminati, presidente del Festival delle Lettere, quest’anno alla 10ª edizione targata 2014.

Il festival delle lettere: come, quando e perché nasce quest’idea di celebrare con questa bellissima manifestazione la lettera, la parola?

Nasce tutto 10 anni fa, questo è il nostro 10º compleanno, da un’intuizione di Marco Corbani, il direttore artistico. È semplicemente nato tutto una sera, rientrando a casa, quando in metropolitana si interrogò sul fatto che effettivamente pensavamo di aver perso questo modo di scrivere, di comunicare, che rimane ancora molto carico di emotività. Andiamo cominciato a lavorare sulla lettera in quanto elemento pieno e ricco di emozioni, vero. È un territorio universale perché non devi gestire tecnologie, non devi avere strumenti particolari: tutti possono scrivere, tant’è vero che al Festival delle Lettere scrivono dai bambini di quattro anni fino ad una nonnina di 97 anni; ci rivolgiamo a tutta Italia, 20 regioni e tutte le età.

Uno dei temi della serata è stato “lettera ad un ex” che ha visto la partecipazione di molti volti noti dello spettacolo: adesso, quanto la tradizione della scrittura di una lettera, soprattutto d’amore, si è persa tra i giovani?

Secondo noi i ragazzi tendono ad accorciare un po’ tutto, anche nella vita, nella relazione, nell’attesa; hanno bisogno di uno stimolo in più rispetto a quello che tipicamente è per loro più comodo gestire, come per esempio i social network. Secondo me non si è perso, è un modo che deve affrontare nuove sfide anche per riportare in auge il senso della lettera. Uno dei nostri concorsi è “lettera a metà” che invita due persone a scrivere da una parte e dall’altra di uno stesso foglio pensieri per far rinascere nel cuore, anche dei ragazzi, il desiderio di comunicare con la scrittura.

Al Festival delle Lettere scrivere è parlare con la mente

Quanto sono importanti le parole?

Sono importanti. Resto dell’idea che siamo quello che facciamo più di quanto diciamo, però le parole contano ancora molto, soprattutto perché la parola detta nel momento giusto o al contrario detta nel modo sbagliato segna positivamente o negativamente.

In un mondo fast come può essere il 21º secolo dovremmo fermarci di più e scrivere di più?

Dovremmo fermarci di più e pensare di più e scrivere di più. Quando ti metti di fronte ad un foglio bianco e cominci scrivere una lettera stai immediatamente segnando un momento solenne anche solo per il fatto che non rappresenta una quotidianità: c’è qualcosa di davvero importante. È come una certificazione, quindi sì, prendiamoci il tempo e scriviamo, perché abbiamo voglia di condividere.

Carolina Crescentini rievoca il ricordo di un ragazzo scomparso, Stefano Gabbana parla del suo amore eterno nei confronti di Domenico Dolce: la scrittura può essere sia un modo per dichiararsi, per dire cose che probabilmente non si è mai avuto il coraggio di dire, ma anche un modo per ricordare e quindi segnare in eterno qualcosa che così sarà destinato a non scomparire?

Queste tema è molto caro per noi: ogni anno, infatti, attiviamo un tema che è quello della “lettera nel cassetto”, una lettera che deve avere almeno vent’anni, e ci siamo immaginati che probabilmente tra vent’anni non avremo più le e-mail stampate, le missive non saranno più conservate negli hard disk di computer e scompariranno per sempre. E invece le lettere ci arrivano, arrivano anche quelle più vecchie: abbiamo ricevuto delle lettere bellissime scritte ancora con una grafia molto ricercata, proposte di matrimonio, parole che arrivano dalla fine del 15º secolo. Abbiamo richieste di persone che hanno scambi epistolari, ricordi di famiglia che non sanno più dove conservare e ci chiedono disponibilità di accoglierle e archiviarle per loro. È un patrimonio che rimane.

Al Festival delle Lettere scrivere è parlare con la mente

Scrivere è come?

Scrivere è come come sognare, e parlare, soprattutto con il cuore.

Fabrizio Corona: lettera aperta alla Toffanin

credits photo www.passionetecno.com

Un Fabrizio Corona provato, quello che emerge dai racconti della sua mamma a Verissimo, su canale 5. Ma anche molto cambiato. “Il carcere a mio figlio ha fatto bene poiché lo ha fatto riflettere e cambiare, ma in questo momento è molto depresso e molto dimagrito, per cui spero di farlo uscire da lì al più presto per poterlo far curare bene” racconta Gabriella, la madre di Fabrizio.

Tuttavia, la lettera che Adriano Celentano ha scritto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto uno spiragli di speranza. Il cantante il cantante ha chiesto la grazia per il paparazzo più famoso d’Italia.
“Pensi -scrive il `Molleggiato´- che io non l’ho mai conosciuto, ma ho seguito le sue vicissitudini attraverso i giornali e la televisione. E ogni volta, quando lo vedevo e lo sentivo parlare, avvertivo come un qualcosa che spaccava in parti uguali due sentimenti fra di loro contrastanti: da un lato mi irritava la sua spavalderia nell’ostentare tanta sicurezza, dall’altro avvertivo un senso di profonda tenerezza come chi, bisognoso di affetto, improvvisamente si rendesse conto di quanto grande fosse il sacrificio che lo attendeva per aver rincorso una ribalta attraverso il gioco di una carta sbagliata: di uomo forte, rude, che deve piacere alle donne e che non piange mai, neanche quando il giudice lo condanna, perché fotografi e giornalisti sono lì pronti a immortalare la lacrima che invece lo salverebbe da una pena così eccessiva”.

Nella lettera a Silvia Toffanin che ha ospitato la signora Gabriella, Fabrizio ha scritto: “Ti seguo sempre, sei diventata veramente brava, bravissima. Ti chiedo solo una cosa per l’intervista a mia madre. Mettici il cuore. E tu ce l’hai grande. Un bacio grande Fabrizio”.
La madre ha commentato a caldo la lettera del figlio dicendo:“Questa lettera mi ha profondamente sconvolto. E’ stata un’emozione forte e profonda. Innanzitutto voglio ringraziare di cuore Adriano Celentano che è un mito per tutti noi ed è una persona con una grande anima. Celentano – ha proseguito – è stato il primo a comprendere chi è veramente Fabrizio, un misto di spavalderia e tenerezza.”

L’intervista su canale 5 si è conclusa con un messaggio della signora Gabriella Corona a suo figlio:“Avrei voluto condividere con te questa gioia immensa. Vedo tutta questa gente che ti vuole bene e ora, addirittura il grandissimo Celentano si è schierato con te. Cosa posso dirti, è una cosa troppo bella e allora dobbiamo avere la speranza che presto tutto si potrà risolvere nel migliore dei modi. Ti voglio bene”.