giovedì, 9 Aprile 2026

Costume & Società

Home Costume & Società Pagina 711
Notizie e tendenze sulla società, sul costume, sull’opinione pubblica e sul cambiamento generazionale

Amici, spiaggia e chitarra: è Ferragosto

Ognuno ha il suo ruolo: c’è l’amico che suona la chitarra (anche se solo una volta l’anno), poi c’è l’organizzatore perfetto e quello che si occupa di trovare la spiaggia giusta. Perchè non sarebbe Ferragosto senza amici, chitarra e spiaggia per festeggiare il momento più atteso dell’estate.

Quello in cui tradizionalmente ci si ritrova a fare l’alba e a pensare che c’è tempo per ricominciare l’anno.
Alcuni festeggiano nella notte tra il 14 e il 15, altri invece a cavallo del 16 agosto, ma poco cambia: le spiagge di tutta Italia saranno illuminate da tanti fuochi (che devono essere assolutamente pacifici).

Ecco quindi qualche consiglio utile per organizzare al meglio la festa di ferragosto.

Il falò

Prima regola: bisogna accertarsi di avere l’autorizzazione per accendere il fuoco nella spiaggia prescelta.
Per accendere e mantenere vivo il fuoco, meglio che se ne occupi una persona esperta.
La carta da giornale è il modo più indicato per dare il via al nostro falò, importante comunque non soffocare la fiamma e bisogna fare attenzione al vento: la fossa che ospiterà la legna deve essere non troppo profonda.
Nonostante il momento di euforia, non bisogna dimenticare alcune basilari norme di sicurezza, ovvero mantenere la giusta distanza dal fuoco, non gettare materiale infiammabile. Per cui divertirsi, ma con attenzione.

La chitarra

Non sarebbe Ferragosto senza una sana schitarrata attorno al fuoco. Il repertorio ogni anno probabilmente è sempre lo stesso, ma tanto serve per scaldare l’atmosfera. Da Vasco Rossi a Ligabue, dai Pink Floyd ai Rem: a Ferragosto tutti i gusti musicali sono accontentati, l’importante è partecipare. E se siete stonati, nessuno probabilmente ci farà caso.

Il menù

Perchè il falò sia perfetto deve esserci un menù all’altezza. Non possono mancare: patatine, stuzzichini in abbondanza, si può poi optare per una grigliata oppure la soluzione più pratica è portare qualcosa di già pronto come torte rustiche, pizze ripiene.
Resta sempre un po’ di spazio per il cornetto delle 6 del mattino, quello che concilia il sonno e unisce magicamente la buonanotte con il buongiorno.

Buon Ferragosto.

Cartoline e souvenir per riportare alla mente i viaggi

redit: mammagiramondo.blogspot.com

Cartoline e souvenir esistono ancora? In un mondo globalizzato dove si fa shopping online di qualsiasi cosa vi frulli per la testa, e dove il numero di fotografie scattate da ciascuno giornalmente ha raggiunto numeri esorbitanti, questi ricordi-di-vacanza stanno perdendo vita, finendo sconsolatamente nel dimenticatoio.

Premetto, io colleziono cartoline da tutto il mondo. Ora, mentre sto scrivendo, ho davanti a me più o meno una trentina di cartoline appese ad una bacheca. Dalle più comuni come Londra, New York, Amsterdam, Barcellona, a quelle meno note, a partire da Strasburgo, Stratford-upon-Avon fino ad arrivare a Ciutadella e a piccoli paesaggi di montagna dalla vista mozzafiato.
Ed è per il modo in cui mi fanno sentire appena alzo lo sguardo che dico che delle cartoline non si può fare a meno. E vale lo stesso per i souvenir.

Prima di diventare una forma di saluto e di ricordo delle vacanze, le cartoline erano gli antichi rotocalchi, cronache di pagine di vita di persone che comunicavano ad altre fatti stati d’animo e quant’altro. Da qualche decennio, però vengono emesse cartoline postali celebrative, che riportano disegni di avvenimenti particolari o angoli di paradiso da non dimenticare mai.

L’uso di acquistare souvenir, invece, è sempre esistito, ma solo con l’avvento del XVIII secolo, epoca in cui i viaggi per il mondo ebbero un notevole incremento, che si cominciò a sfruttare commercialmente questo interesse.
La parola souvenir è francese, e il significato letterale è proprio “ricordo”, tradotto più grossolanamente come “oggetto-ricordo”, cioè quella cosa che si acquista o si regala quando, visitando luoghi di particolare interesse turistico, si vuole conservarne la memoria.

Sono pezzi di vacanza che porterete a casa, che saranno sempre lì a ricordarvi i momenti passati. Valgono quanto rivedere il mare dopo tutto il grigiore dell’inverno, quanto quell’indimenticabile notte trascorsa, quanto le risate degli amici. Valgono quanto i migliori ricordi, con un pregio in più: saranno sempre nitidi nel tempo rispetto alle immagini che abbiamo solo nella nostra mente.

Regole di sopravvivenza per le coppie in vacanza

La coppia scoppia d’estate? Be, sicuramente con tutto lo stress e le tensioni accumulate durante l’inverno la vostra fantasia vi ha riempito la testa di immagini idilliache di voi in vacanza, rilassate sul lettino e con un cocktail analcolico in mano, insieme al vostro amato. Sappiate però che la maggior parte delle volte le aspettative non si avvicinano neanche lontanamente alla realtà.

Diego Divenuto e Daniela Rossi, ideatori del programma “Coaching per la coppia”, ci forniscono un preciso manuale di istruzioni per l’uso in modo tale da salvare le ferie tanto attese da eventuali tensioni e litigi amorosi.
Il vademecum salva-coppia e salva-vacanza, un programma su misura per essere felici in due, ci offre sei preziosi consigli:

1. Condividete le aspettative reciproche prima di scegliere dove andare in vacanza. Confrontatevi con tranquillità e serenità, ma – come consiglia la psicologa Daniela Rossi – “fate in modo di scegliere una destinazione e una sistemazione che possa incontrare i bisogni di entrambi: se il mio sogno è l’idillio del rilassante villaggio all inclusive e decidiamo per il campeggio con tenda e fornelletto da campo, può essere che il romanticismo ne risenta, a causa dello stress da adattamento, almeno per uno di noi”.

2. Mettete in conto delle difficoltà; non preoccupatevi, può accadere a chiunque. Semplice ma per niente banale questo secondo consiglio, ricordatevi che i primi gironi di vacanza sono i più difficili: cambiare ritmo, abbandonare lo stress e le corse del quotidiano, non è sempre cosa immediata né facile, può capitare che ci si irriti a vicenda per delle banalità. Ognuno ha i propri tempi per adattarsi, rispettateli.

3. Mettete in valigia quanta più autoironia avete. Questo è un consiglio che non vale solo per le vacanze: una buona dose di autoironia permette di cogliere con leggerezza alcuni aspetti del proprio carattere, o di quello del partner. Del resto, non possiamo essere sempre perfetti.

4. Dedicatevi completamente a voi stessi; lasciate la solita routine, il lavoro e le preoccupazioni a casa. Dedicatevi solo ed esclusivamente alla vostra coppia, senza intrusioni o terzi incomodi che potrebbero alimentare gelosie o sentimenti di solitudine, non c’è nulla di peggio che sentirsi soli insieme. Ascoltatevi, condividete spazi e bisogni, (ri)imparate a stare insieme.

5. Lasciate libera la fantasia ed esaudite i più segreti desideri sotto le lenzuola. Se il vostro è un rapporto che dura da molto tempo, non c’è come sperimentare e fare cose nuove, cose diverse, per affiatarvi maggiormente.

6. Non tutta la tecnologia vien per nuocere. Usate lo smartphone in maniera intelligente: “fotografate i momenti più belli, perché riguardare le foto aiuterà a recuperare quelle emozioni e a ricordare chi siete e come potete stare bene”.

Ricordatevi sempre che la vacanza è un momento di svago e leggerezza, ma soprattutto un’occasione per ri-trovarsi e ri-conoscersi; non sprecatela per inutili battibecchi.

[Credit: Ansa.it]

“Aiuto, non c’è campo”, arriva la sindrome della nomofobia

Credits photo huffpost

Possibile che qui il cellulare non prenda? Non c’è segnale!

Se l’avete esclamato spesso, potreste essere affetti dalla nomofobia, la sindrome da no mobile.
Sono stati gli inglesi a catalogare la dipendenza da smartphone come una vera e propria malattia, in ascesa negli ultimi anni. Ad essere colpiti giovanissimi e non solo, tutti alle prese tra notifiche, email, sms, chiamate: controllare il cellulare e rendersi conto di non essere raggiungibili è sempre più motivo di ansia e agitazione.

Per gli affetti da nomofobia la scena si ripete di frequente: ci si sposta verso una finestra, una porta sperando che magari lì ci sia almeno una tacchetta sul nostro smartphone. Perchè nell’epoca 2.0 dobbiamo essere sempre raggiungibili in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
E anche le email di lavoro non possono più aspettare in un continuo confondersi con il tempo libero di bisogni e priorità. Pensiamo di non poterci permettere di ignorare il cellulare ed essere sempre rintracciabili è il nuovo must.

In Italia sono soprattutto i milanesi ad essere dipendenti dallo smartphone: a dirlo è uno studio condotto dalla catena di hotel di lusso Boscolo Hotels, in collaborazione con l’Associazione “Donne e Qualità della vita”.

Si stima in media che i milanesi passino fino anche a 2 ore al giorno attaccati allo smartphone, seguiti dai torinesi, con un’ora e quaranta circa di connessione,subito dopo i fiorentini con un’ora e mezza. Di contro a L’Aquila sono solo quaranta i minuti totali al giorno, a Catanzaro 35 e ultimi i molisani, con una media di mezz’ora al giorno di connettività a Campobasso.

Smartphone mania, quindi, che in Italia risulta in crescita: due terzi degli italiani hanno almeno uno smartphone in casa, contro il 49% dello scorso anno. Rispetto al 2013, aumenta il numero di persone che ogni giorno accede dal cellulare a internet e quindi a social network e whatsapp.

Ma senza un cellulare cosa accadrebbe? L’85% degli intervistati ha risposto che senza si sentirebbe pù solo, il 62% che così lavorerebbe di meno, il 45% avrebbe una vera e propria crisi di astinenza e il 28% attacchi di panico. Solo il 6% dichiara di non essere dipendente.

Fonte ansa.it