martedì, 7 Aprile 2026

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Selvaggia Lucarelli, la proposta di matrimonio al Ministro Boschi diventa una petizione on line

Cerchi marito? Ti sposo io.

Così Selvaggia Lucarelli qualche giorno fa intitolava la sua lettera al Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, dalle pagine del quotidiano Libero.

Tocco pungente misto a ironia: tanto è bastato per far viaggiare le parole di Selvaggia Lucarelli che in poche ore sono diventate un tormentone. Selvaggia non ha risparmiato, da donna a donna, qualche critica anche al look della Boschi, che puntuale ha risposto: “Onestamente non me ne può importare di meno, ormai non ci faccio più caso, Credo che non sia giusto per le ragazze più giovani di me che si impegnano ma che poi pensano che saranno giudicate, diversamente da quel che accade con gli uomini, per come ti vesti o ti stiri i capelli“.

E la proposta di matrimonio? Non è ovviamente passata inosservata sul web e c’è chi ha anche aperto una petizione on line per far convolare a nozze la Lucarelli e la Boschi.

Lui è Luca Baldini, promotore dell’iniziativa e ne ha parlato con Blog di Lifestyle.

Luca come mai quest’idea?

Seguo da tempo Selvaggia Lucarelli, da quando era fidanzata con il figlio di Pappalardo, la trovo molto brillante, è divertente, mai banale ed arguta. Ho letto l’articolo che ha scritto su Libero dove chiedeva alla Boschi di sposarla.

Un pezzo molto ironico, dove di fondo veniva detto che se alle parole non seguono i fatti la situazione non cambierà. Contemporaneamente era un paio di giorni che pensavo a quante persone provano ogni giorno a fare dei cambiamenti concreti anche molto piccoli, ma continuano a provarci…

E quindi hai scelto di aprire una petizione on line per dare un seguito alla lettera di Selvaggia Lucarelli?

In realtà non sono un grande fan della democrazia diretta e della rete come panacea di tutti i mali, ma ho pensato di unire le due cose: di prendere spunto dalla lettera di Selvaggia per cercare di usare un mezzo molto serio (se vogliamo Serioso) come Change.org per provare a mandare un messaggio con uno stile più ironico.

Che tipo di messaggio hai voluto lanciare?

Il fidanzamento sarebbe la via migliore per dimostrare con i fatti che c’è una seria intenzione di cambiare culturalmente l’Italia, insieme poi sarebbero una vera forza della natura e mediaticamente non si parlerebbe d’altro.
Il primo freno ad un’Italia moderna, sono gli italiani e la loro naturale propensione alla tradizione, il cambiamento spaventa, siamo un popolo con una zona di comfort enorme!

Selvaggia Lucarelli ti ha risposto?

Sì, attraverso un post su twitter.

E se il Ministro Boschi dovesse rifiutare, hai un’altra proposta per Selvaggia Lucarelli?

Beh sì, lei dovrebbe sposare Kaddour Kouachi che qualche tempo fa le scrisse una proposta di matrimonio stupenda.
Della serie, se non rose…

Tutto quello che non vi avevano detto sul selfie

Più del 40% delle persone tra i 18 e i 34 anni si scattano almeno un selfie alla settimana, e una buona parte di loro li ritocca pure. Stando ai dati emersi da un’infografica della Sony creata per promuovere la sua nuova campagna “Pro Selfie Smartphone”, le principali modifiche apportate agli autoscatti riguardano i difetti della pelle (33%), l’ovale del viso (16%), il colore della pelle (15%), la grandezza degli occhi (5%), le labbra (5%) e il colore degli occhi (4%). Soltanto il 2% afferma invece di non ritoccare mai i propri selfie.

L’incremento dei selfie non mostra alcun segno di calo – scrive la Sony – Si tratta di una pratica che dal 2012 è aumentata del 17.000% – e che ha visto persino la normalizzazione linguistica del termine, aggiunto ufficialmente all’Oxford English Dictionary nel 2013“.
L’azienda di elettronica ha peraltro rilevato che le donne si scattano selfie 1,3 volte in più rispetto agli uomini. Ma non è tutto: se erano in tanti a credere che la città dell’autoscatto per antonomasia fosse New York, pare proprio che la Grande Mela sia stata invece surclassata da Makata City nelle Filippine, che l’ha fatta scivolare al secondo posto della classifica.

L’infografica della Sony offre inoltre ulteriori informazioni, anche di carattere storico: è da queste che si può apprendere che, malgrado si credesse fosse un fenomeno di recente creazione, l’hashtag #selfie esiste in realtà da ben 10 anni, essendo apparso per la prima volta sul sito di photo-sharing Flickr nel 2004.

E il primo selfie della storia? Si crede che a scattarlo sia stato Robert Cornelius addirittura nel lontano 1839, adottando peraltro la tecnica del dagherrotipo ovvero il primo procedimento fotografico riuscito grazie all’uso di una lastra di rame ricoperta elettroliticamente di uno strato d’argento.

Paese che vai, odori e colori che trovi

Credits photo cloudfront.net

Ogni popolo ha il proprio modo di percepire e associare gli odori e i colori. A rivelarlo è una ricerca svolta da un gruppo internazionale di ricercatori, che ha pubblicato il proprio lavoro sulla rivista “PlosOne”. Secondo quanto scritto, l’associazione odore-colore non dipende da esperienze innate dettate dal nostro cervello e inconscio, ma dalle differenze culturali di un paese.

Infatti, le persone di uno stesso paese, con alle spalle un passato etnico-culturale in comune, tendono a condividere le stesse associazioni.
Per degli oggetti in particolare, come il sapone o la plastica, per definirne il loro colore e il loro odore entrano in gioco le differenze culturali: ecco che un olandese farà delle associazioni molto diverse da un cinese, o un tedesco da un americano.

La ricerca

Per condurre l’esperimento, il gruppo di ricercatori ha reclutato 122 persone, tutte provenienti da sei gruppi di popolazione: olandesi, cinesi residenti da poco in Olanda, tedeschi, malesi, malesi-cinesi, e statunitensi. I partecipanti dovevano annusare da una pennetta 14 odori (senza sapere di che cosa si trattava), tra cui odore di bruciato, di caramella, frutta, fiori, carne, legno, e indicare da una palette di colori i tre che più congruenti con l’odore e i tre più incongruenti.

Dal risultato della ricerca è emerso che le persone appartenenti a una stessa nazionalità fanno scelte molto più simili di quelle di paesi diversi. Quelli che si sono trovati maggiormente nell’associazione odore-colore sono risultati americani e tedeschi, e tedeschi e malesi; i più distanti malesi e cinesi residenti in Olanda, e olandesi e malesi-cinesi.
Alcune scelte appaiono del tutto imprevedibili: se per la maggior parte delle persone l’odore di sapone è associato a sfumature pastello di azzurro, verde, giallo, per i tedeschi e i cinesi che abitano in Olanda è grigio scuro. La plastica fa pensare soprattutto a colori scuri, ma tedeschi e olandesi la associano al rosa accesso e all’arancione.

Secondo gli autori dello studio, questo risultato conferma che l’associazione colori-odori sia un’acquisizione derivata dalla cultura di un popolo. Tuttavia, è bene vedere che le differenze culturali potrebbero essere dovute alle abitudini alimentari e culinarie di ciascuna popolazione e al ruolo dei profumi e fragranze nelle varie società.
Per esempio, altre ricerche hanno mostrato che percepire un odore piacevole o spiacevole è fortemente influenzato dalla cultura di un paese. Negli Stati Uniti, anice e cannella sono associati con i dolci, in Francia con le medicine, in Vietnam con odori di fiori e medicina tradizionale.

Il mondo è bello perché variegato: paese che vai, odori e colori che trovi.

Adottaunragazzo.it, il sito di incontri che fa polemica

yourfashionchic.it

Il concetto alla base di adottaunragazzo.it è semplice. Il cliente è re, in questo caso, è regina. È questa la filosofia che sta alla base del sito di incontri più famoso in Francia e che sta spopolando anche in Italia.

Nato nel 2012 dalla mente di Florent Steiner e Manuel Conejo, questa chat room conta ad oggi nella nostra penisola più di 300 mila utilizzatori. Rilanciato in Italia da 4 spot divertenti e ironici, il sito basa tutto il suo successo su un concetto chiave: l’inversione dei ruoli. La donna è stata infatti fin dai tempi antichi – e purtroppo anche nei giorni nostri – una costante vittima della mercificazione. Donne oggetto, i cui corpi o la cui immagine vengono usati senza alcun rispetto per la dignità e il ruolo che la figura femminile riveste nella società.

La boutique online di adottaunragazzo.it ha invertito questo processo. L’uomo è oggetto, prodotto, merce. E come in un vero discount gli utenti del gentil sesso vengono divisi per generi, in base alle caratteristiche inserite nella loro “scheda tecnica”. La donna è invece la cliente che decide, sceglie e si porta a casa l’articolo che preferisce.

Un vero e proprio supermercato online adatto al gentil sesso che ami fare shopping e sia alla ricerca dell’anima gemella. Le offerte ironiche che campeggiano sulla pagina ufficiale del sito – “settimana internazionale del baffo”, ” liquidazione totale di tutti i nostri ricci”, “serie speciale carote, coltivatele con cura” – nonchè la campagna pubblicitaria hanno scatenato una serie di polemiche: l’uomo-oggetto, la mercificazione del rapporto passionale, la vendita dei sentimenti sono i temi chiavi che alimentano le critiche.

Ma la questione non si dovrebbe neanche porre: ognuno è libero di agire come meglio crede. E chi decide di iscriversi al sito e prendere parte a questo “gioco” di inversione dei ruoli lo fa in completa autonomia e libertà, consapevole del brand che contraddistingue adottaunragazzo.it.