martedì, 3 Febbraio 2026

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Tutto quello che non vi avevano detto sul selfie

Più del 40% delle persone tra i 18 e i 34 anni si scattano almeno un selfie alla settimana, e una buona parte di loro li ritocca pure. Stando ai dati emersi da un’infografica della Sony creata per promuovere la sua nuova campagna “Pro Selfie Smartphone”, le principali modifiche apportate agli autoscatti riguardano i difetti della pelle (33%), l’ovale del viso (16%), il colore della pelle (15%), la grandezza degli occhi (5%), le labbra (5%) e il colore degli occhi (4%). Soltanto il 2% afferma invece di non ritoccare mai i propri selfie.

L’incremento dei selfie non mostra alcun segno di calo – scrive la Sony – Si tratta di una pratica che dal 2012 è aumentata del 17.000% – e che ha visto persino la normalizzazione linguistica del termine, aggiunto ufficialmente all’Oxford English Dictionary nel 2013“.
L’azienda di elettronica ha peraltro rilevato che le donne si scattano selfie 1,3 volte in più rispetto agli uomini. Ma non è tutto: se erano in tanti a credere che la città dell’autoscatto per antonomasia fosse New York, pare proprio che la Grande Mela sia stata invece surclassata da Makata City nelle Filippine, che l’ha fatta scivolare al secondo posto della classifica.

L’infografica della Sony offre inoltre ulteriori informazioni, anche di carattere storico: è da queste che si può apprendere che, malgrado si credesse fosse un fenomeno di recente creazione, l’hashtag #selfie esiste in realtà da ben 10 anni, essendo apparso per la prima volta sul sito di photo-sharing Flickr nel 2004.

E il primo selfie della storia? Si crede che a scattarlo sia stato Robert Cornelius addirittura nel lontano 1839, adottando peraltro la tecnica del dagherrotipo ovvero il primo procedimento fotografico riuscito grazie all’uso di una lastra di rame ricoperta elettroliticamente di uno strato d’argento.

Paese che vai, odori e colori che trovi

Credits photo cloudfront.net

Ogni popolo ha il proprio modo di percepire e associare gli odori e i colori. A rivelarlo è una ricerca svolta da un gruppo internazionale di ricercatori, che ha pubblicato il proprio lavoro sulla rivista “PlosOne”. Secondo quanto scritto, l’associazione odore-colore non dipende da esperienze innate dettate dal nostro cervello e inconscio, ma dalle differenze culturali di un paese.

Infatti, le persone di uno stesso paese, con alle spalle un passato etnico-culturale in comune, tendono a condividere le stesse associazioni.
Per degli oggetti in particolare, come il sapone o la plastica, per definirne il loro colore e il loro odore entrano in gioco le differenze culturali: ecco che un olandese farà delle associazioni molto diverse da un cinese, o un tedesco da un americano.

La ricerca

Per condurre l’esperimento, il gruppo di ricercatori ha reclutato 122 persone, tutte provenienti da sei gruppi di popolazione: olandesi, cinesi residenti da poco in Olanda, tedeschi, malesi, malesi-cinesi, e statunitensi. I partecipanti dovevano annusare da una pennetta 14 odori (senza sapere di che cosa si trattava), tra cui odore di bruciato, di caramella, frutta, fiori, carne, legno, e indicare da una palette di colori i tre che più congruenti con l’odore e i tre più incongruenti.

Dal risultato della ricerca è emerso che le persone appartenenti a una stessa nazionalità fanno scelte molto più simili di quelle di paesi diversi. Quelli che si sono trovati maggiormente nell’associazione odore-colore sono risultati americani e tedeschi, e tedeschi e malesi; i più distanti malesi e cinesi residenti in Olanda, e olandesi e malesi-cinesi.
Alcune scelte appaiono del tutto imprevedibili: se per la maggior parte delle persone l’odore di sapone è associato a sfumature pastello di azzurro, verde, giallo, per i tedeschi e i cinesi che abitano in Olanda è grigio scuro. La plastica fa pensare soprattutto a colori scuri, ma tedeschi e olandesi la associano al rosa accesso e all’arancione.

Secondo gli autori dello studio, questo risultato conferma che l’associazione colori-odori sia un’acquisizione derivata dalla cultura di un popolo. Tuttavia, è bene vedere che le differenze culturali potrebbero essere dovute alle abitudini alimentari e culinarie di ciascuna popolazione e al ruolo dei profumi e fragranze nelle varie società.
Per esempio, altre ricerche hanno mostrato che percepire un odore piacevole o spiacevole è fortemente influenzato dalla cultura di un paese. Negli Stati Uniti, anice e cannella sono associati con i dolci, in Francia con le medicine, in Vietnam con odori di fiori e medicina tradizionale.

Il mondo è bello perché variegato: paese che vai, odori e colori che trovi.

Adottaunragazzo.it, il sito di incontri che fa polemica

yourfashionchic.it

Il concetto alla base di adottaunragazzo.it è semplice. Il cliente è re, in questo caso, è regina. È questa la filosofia che sta alla base del sito di incontri più famoso in Francia e che sta spopolando anche in Italia.

Nato nel 2012 dalla mente di Florent Steiner e Manuel Conejo, questa chat room conta ad oggi nella nostra penisola più di 300 mila utilizzatori. Rilanciato in Italia da 4 spot divertenti e ironici, il sito basa tutto il suo successo su un concetto chiave: l’inversione dei ruoli. La donna è stata infatti fin dai tempi antichi – e purtroppo anche nei giorni nostri – una costante vittima della mercificazione. Donne oggetto, i cui corpi o la cui immagine vengono usati senza alcun rispetto per la dignità e il ruolo che la figura femminile riveste nella società.

La boutique online di adottaunragazzo.it ha invertito questo processo. L’uomo è oggetto, prodotto, merce. E come in un vero discount gli utenti del gentil sesso vengono divisi per generi, in base alle caratteristiche inserite nella loro “scheda tecnica”. La donna è invece la cliente che decide, sceglie e si porta a casa l’articolo che preferisce.

Un vero e proprio supermercato online adatto al gentil sesso che ami fare shopping e sia alla ricerca dell’anima gemella. Le offerte ironiche che campeggiano sulla pagina ufficiale del sito – “settimana internazionale del baffo”, ” liquidazione totale di tutti i nostri ricci”, “serie speciale carote, coltivatele con cura” – nonchè la campagna pubblicitaria hanno scatenato una serie di polemiche: l’uomo-oggetto, la mercificazione del rapporto passionale, la vendita dei sentimenti sono i temi chiavi che alimentano le critiche.

Ma la questione non si dovrebbe neanche porre: ognuno è libero di agire come meglio crede. E chi decide di iscriversi al sito e prendere parte a questo “gioco” di inversione dei ruoli lo fa in completa autonomia e libertà, consapevole del brand che contraddistingue adottaunragazzo.it.

Armani: a Milano nascerà il Museo dello stilista

È da tempo che Giorgio Armani ha annunciato il suo progetto, ma solo da poco il Comune di Milano ha approvato.

Nascerà infatti un nuovo spazio dedicato a moda, design e arte, grazie alla riqualificazione di un immobile industriale in via Bergognone 46, zona Tortona, nel quartier generale della maison, in uno spazio progettato dal giapponese Tadao Ando. Lo spazio sarà inoltre vicino all’Armani Teatro, in un silos che apparteneva alla Nestlè.

L’apertura è programmata per maggio 2015, proprio per l’inizio dell’Expo. L'”Armani Silos” – questo dovrebbe essere il nome del museo – sarà, stando alle parole di Re Giorgio, “un centro di vita, di arte, aperto agli studiosi e in alcuni giorni a chi è interessato alla Moda. Sarà la mia Tate Gallery tutta bianca“.

Questo nuovo progetto attua anche il recupero dello spazio pubblico su cui si affaccerà il museo, al quale sono coinvolti sia il Comune di Milano – che partecipa a costo zero – sia Giorgio Armani Spa.

I punti di questo accordo, che cercheranno di organizzare attività culturali ed espositive che possano esaltare abiti, disegni ed esperienze dello stilista, sono state approvate dalla Giunta di Palazzo Marino. Proprio nella delibera di legge si dice che il nuovo spazio espositivo “potrà partecipare alla rete museale del Comune mediante iniziative di valorizzazione delle risorse culturali cittadine con progetti di carattere nazionale e internazionale“.

Il nuovo museo, oltre ad avere al suo interno la collezione di immagini, disegni ed abiti realizzate da Armani, avrà anche mostre d’arte tematiche temporanee legate al campo della moda e del design. Inoltre, proprio per non farsi mancare niente, ci saranno anche spazi utili per la formazione, la ricerca e lo studio della storia della moda: aule, biblioteche, spazio conferenze.

Lo stilista non rinuncia nemmeno agli eventi, con servizi per l’intera città. Ci saranno moltissime agevolazioni per i cittadini, soprattutto per studenti e per visitatori con un età superiore ai 65 anni. Ingresso gratuito, poi, per tutti, nelle giornate di blocco dl traffico.

E perché scegliere Milano come città per il suo grande progetto? Giorgio Armani ha dichiarato: “È Milano la città dove ho scelto di vivere e di lavorare e che è stata per me una dura, leale maestra. Ho sempre pensato che il mio lavoro in altre città sarebbe stato diverso e che difficilmente il mio stile sarebbe stato così fortemente italiano e nello stesso tempo internazionale. Per questo ho deciso di mettere a disposizione della mia città il frutto del mio lavoro, fatto non soltanto di abiti, ma anche di senso della materia ed esperienza. Ho ritenuto che potesse essere interessante per tutti. In particolare per i giovani che si avvicinano numerosi alla moda e al design, e che in questo patrimonio potranno trovare ispirazione e spunti per dare vita a nuove idee e alle aziende del futuro. Quel futuro che bisogna imparare a costruire giorno per giorno“.

E ovviamente lo stilista non ha dimenticato di ringraziare il comune per aver trovato “piena sintonia per questo progetto con il Comune e le istituzioni milanesi che hanno dimostrato sensibilità e attenzione verso un settore così importante per l’economia cittadina di oggi e di domani“.

Ma anche il Comune si dichiara pienamente soddisfatto. La vicesindaco Ada Lucia De Cesaris dichiara che “Milano avrà un nuovo spazio espositivo grazie alla collaborazione tra pubblico e privato nell’ottica di una città sempre più europea e internazionale“, mentre l’assessore alla Cultura Filippo del Corno afferma che “il nuovo spazio espositivo Armani si inserisce perfettamente nel processo di cambiamento in atto nella zona di via Tortona“.

Che dire, un’altra trovata vincente di Re Giorgio.