martedì, 3 Febbraio 2026

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La casa delle bambole – Ghostland: recensione in anteprima

La casa delle bambole

La casa delle bambole – Ghostland: recensione in anteprima

Pronti per una bella delusione?

  1. Le bambole non c’entrano nulla, non è un film di fantasmi
  2. è totalmente no sense e difficile da seguire

So che sto andando contro corrente e che Pascal Laugier sarà osannato come un genio di questo genere, ma per me non ci siamo proprio.

Questo è uno di quei casi in cui uno va a vedere un film aspettandosi una storia e se ne trova una completamente diversa.

La casa delle bambole – Ghostland: trama

Beth, Vera e la loro madre Pauline hanno ereditato una vecchia casa da una zia dispersa nel nulla, piena di bambole.

Decidono di trasferirvisi ma la loro prima notte è un incubo: vengono assalite e torturate.

Dopo questo fatto Beth è diventata una scrittrice e Vera è rimasta a vivere in quella casa.

Un giorno Vera chiama Beth disperata perché la salvi dal suo tormento.

Ma quale delle due vive nella realtà e quale nella fantasia?

Come faranno a liberarsi del loro incubo?

La casa delle bambole – Ghostland: recensione in anteprima

Avete presente Strangers? Ecco qua.

Non c’è nulla di paranormale e le bambole sono forse l’elemento meno inquietante di tutto.

La violenza è continua, gratuita mischiata a depravazione e perversione.

Certo se il genere vi piace ci andate a nozze.

Personalmente l’ho trovato dispersivo, difficile da seguire e no sense. Capisco che non si poteva fare un film su due ragazze chiuse in una casa e torturate, ma tutti i giri e giretti psichici del trauma lo hanno reso pesante.

Ritmo forsennato per questo home invasion di nuova generazione (ma neanche tanto).

Horror truce con significati e allusioni sottili. Voyeurismo puro sul dolore e la violenza. Se magari avesse fatto del trauma il soggetto forse si sarebbe salvato.

Non toglie e non aggiunge nulla di nuovo agli altri home vision.

Bocciato.

Troppo rumore per nulla. Lo vieterei ai minori di 18 anni.

Cosa comprare a Tokyo: souvenir per tutti i gusti

Cosa comprare a Tokyo

Cosa comprare a Tokyo quando ci si va in vacanza?

Ok, mi trovate in una città magica, chissà quando ci tornerete, e davvero non ve ne andrete con un souvenir?

Che poi andare in Giappone e tornare a mani vuote secondo me è difficilissimo.

Vediamo fra le tante proposte d’acquisto cosa possiamo comprare.

Vacanze in Giappone: cosa comprare a Tokyo

Fra i souvenir giapponesi che possiamo acquistare troviamo:

  1. il gatto porta fortuna (Maneki Neko), la statuetta del gatto che alza la zampina in segno di saluto è un classico
  2. i tabi, i calzini da portare con le infradito (comprate anche un bel paio di sandali japo)
  3. la bambolina daruma, si deve deve disegnare la pupilla dell’occhio sinistro esprimendo un desiderio. Il secondo dovrà essere dipinto solo quando il desiderio si avvererà
  4. un paio di bacchette personali da sfoggiare quando tornerete a casa e andrete a mangiare il sushi (esercitatevi)
  5. una tazza da thè, se siete amanti della bevanda, o un servizietto carino (ed ovviamente l’originale the verde)
  6. il furin, ovvero quella campanella che si appende vicino alle porte o alle finestre e che ha sotto delle strisce di carta di riso o di tessuto sulle quali possono essere raffigurati paesaggi o scritte delle frasi
  7. un Sarubobo ovvero una bambolina porta fortuna dalla forma umana ma senza volto. Ecco il significato dei colori: blu (successo a lavoro o scuola), rosa (amore), verde (salute), giallo (soldi), nero (per proteggersi dalla sfortuna)
  8. snack: mochi, pocky, oreo e kit kat di tutti i gusti. Impossibile non portarsene qualcuno a casa
  9. maschere per il viso, ce ne sono di tutti i tip e per tutte le esigenze
  10. fazzoletti di stoffa bellissimi, imparate come fanno i pacchetti i giapponesi (furoshiki) e poi usate questi per incartare i regali a casa
  11. stickers e oggetti di cancelleria che sono carinissimi e sempre utili
  12. omamori, i famosissimi talismani in tessuto al cui interno si trova una preghiera (non vanno mai aperti, porta male!)

Voi cosa avete comprato a Tokyo?

http://116.203.40.97/viaggio-in-giappone-attraverso-la-lettura-90653.html

Origini di Halloween: storia e curiosità

Origini di Halloween

Origini di Halloween, quanto ne sapete?

L’altro giorno in palestra si parlava di Halloween e qualcuno ha tirato fuori la vecchia tiritera “Basta con queste feste americane!Basta copiare gli americani!”.

Ho pensato “oddio, ancora questa storia?”.

Quindi breve storia di come ha avuto origine questa festa.

Le vere origini di Halloween

Partiamo dall’etimologia: il nome Halloween è una variante scozzese, dal nome completo All Hallows’ Eveche tradotto significa “Notte di tutti gli spiriti sacri”. E’ stato modificato in “hollowing” per via della leggenda di Jack O’ Lantern che porta in giro una zucca scavata ovvero “to hollow” l’atto di scavare.

Le origini della festa risalgono ai tempi dei romani e dei celti, in questo periodo gli antichi romani festeggiavano Pomona, dea dei frutti ed i morto nella festa Parentalia.

Origini di Halloween

Samhain e le origini di Halloween

Prima che fosse Halloween era Samhain, ovvero il capodanno celtico (dal gaelico [ˈsaṽɨnʲ] ovvero fine dell’estate).

Si trattava di una festa europea diffusa in Inghilterra, Irlanda e Francia.

In questo giorno si festeggiava la fine della stagione calda e l’inizio dell’inverno che coincideva con l’inizio dell’anno nuovo, si mettevano da parte le provviste per la stagione fredda, si ricoverava il bestiame e ci si preparava ai lunghi giorni bui.

Si ricordavano gli spiriti buoni ed i defunti, si accendevano grandi falò e ci si travestiva per spaventare gli spiriti cattivi.

Si facevano divinazioni sul futuro, giochi e si intagliavano le rape dove si ponevano delle candele e le si usavano come lanterne.

La festa è arrivata in America con la migrazione irlandese.

Ognissanti è una festa cattolica, inventata da papa Gregorio IV, nell’840, per offuscare il culto pagano.

In Italia era particolarmente diffuso il culto dei morti, come in Sardegna dove si festeggiava Is Animeddas, ma questi culti sono poi andati perduti.

Cerchiamo di riscoprirli, informiamoci. Ritorniamo alle nostre radici.

Recensione film in anteprima: Ti presento Sofia

Recensione film

Recensione film in anteprima: Ti presento Sofia, nelle sale dal 31 ottobre.

Metti una domenica mattina, al cinema (gratis). Sala piena, profumo di pop corn.

Ci mettiamo comodi, inizia il film.

Ti presento Sofia: recensione film in anteprima

Gabriele lavoro nel negozio di chitarre della famiglia. E’ un ex musicista rock che ha rinunciato per seguire la figlia ed il fratello minore.

Padre assente, un divorzio che ancora gli pesa, la sua ex che aspetta un figlio da un altro ed in tutto questo torna Mara.

Vecchia conoscenza, fotografa, sempre in giro per il mondo.

E come se non bastasse torna pure papà che vuole conoscere Sofia e legare con i due figli: Chicco il minore è disponibile ma Gabriele non ne vuol sentir parlare.

Tra Mara e Gabriele è colpo di fulmine, lui la fa entrare nella sua vita ed il grande passo è presentarle Sofia.

Ma Mara detesta i bambini, si è costruita una vita #childenfree. Gabriele non può far finta per sempre che Sofia non esista e non vuole rinunciare a Mara.

Come uscirne?

Ti presento Sofia: recensione film in anteprima

Come al solito Fabio De Luigi non mi convince granchè, bene invece la Ramazotti (c’è da dire che Michaela ha dovuto lavorar molto sul suo personaggio perché ha due figli e non le veniva naturale far finta di detestarli).

Film con brio, divertente che racconta il tema attuale dei padri che non sanno come muoversi fra donne e figli e donne che i bambini non li vogliono manco sentir nominare.

Gabriele è confuso, un po’ codardo, quali sono le priorità della sua vita? Perchè non riesce ad accettare la realtà e a vivere senza dover rinunciare a qualcosa?

Nel film Ti presento Sofia il messaggio è molto chiaro: o si accetta l’altro per come è oppure è meglio lasciar perdere.

Sofia chiedendo al padre della nuova fidanzata si sente tradita ma soprattutto esclusa, posta in una zona non ben definita.

C’è poi un altro argomento in ballo: il #childrenfree. Persone o anche coppie che non solo non vogliono bambini ma non li vogliono neppure intorno. Si stanno diffondendo in Europa (in Italia non ne ho mai viste) le strutture che negano l’ingresso a famiglie con figli. I #childrenfree sostengono “voi avete diritto di far figli e noi di non averli intorno”.

Una questione molto delicata perché le due fazioni sono molto agguerrite, per cui abbiamo locali per famiglie e locali dove i bambini non sono ammessi.

Sinceramente a me i bambini piacciono, non mi danno fastidio a patto che si comportino bene, e questo non dipende da loro ma dai genitori.

Bel film, consigliato.