mercoledì, 24 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Cose che fanno arrabbiare un pugliese a tavola

Un pugliese, del buon cibo – tipico, è ovvio -, una tavola imbandita, qualcosa da bere e il profumo e il rumore del mare come sottofondo musicale. Un mix tanto bellissimo quanto letale. Bisogna fare attenzione a cosa dire, cosa fare, cosa pensare, ma soprattutto a cosa non dire, fare e neanche minimamente pensare quando c’è un pugliese a tavola. Per gli abitanti del tacco d’Italia il pasto è sacro, meglio evitare situazioni spiacevoli o discussioni davanti ad un piatto caldo, o meglio, fresco e di stagione.

Ecco una serie di consigli, anzi, ordini, da seguire e rispettare assiduamente per non far arrabbiare un pugliese a tavola.

Non si rifiuta mai

Mai dire no, i “preferisco evitare, grazie lo stesso ma non mi va” sono tabù. Nonne e mamme in preda ad attacchi di panico improvvisi o finta indifferenza davanti a certe eresie. Mai rifiutare, mai dire basta, mai e poi mai.

Mai chiedere spiegazioni, saranno sempre sbagliate

Non perdere tempo e fiato per chiedere spiegazioni precise e dettagliate su piatti, ingredienti, prodotti tipici, condimenti e cottura. Saranno tutti approssimativi, personali e soggettivi. Non per questo sintomo di incompetenza o incapacità, tutt’altro, ma solo un velato e intrinseco messaggio: “Mangia e stai zitto”.

Rispettare i primati e accettare nuove sfide

Nessuna resa, niente mani in alto, la parola “fallimento” è fuori da ogni dizionario. Il pugliese ama le sfide, soprattutto se culinarie. In famiglia c’è sempre, in maniera random, chi detiene un record in cucina: tra panzerotti, focacce, pizze, pesce crudo o pasta fresca, c’è sempre chi “ne ha mangiate di più in meno tempo”; chi “ne ha provate di diverse” e chi “li prepara con una mano sola, in equilibrio sulla punta del piede, ad occhi chiusi”. Ma niente paura, così come si devono “rispettare” i record bisogna anche “superarli”: il perfetto pugliese ama le sfide, soprattutto se si tratta di cibo. Chi si fa sotto?

Fare SEMPRE la scarpetta, con il pane di Altamura

Un pugliese ci tiene, bisogna farlo a tutti i costi. La scarpetta è uno dei must più importanti del tacco più bello di tutto il mondo del fashion. Pane rigorosamente di Altamura, per non sbagliare mai.

Prodotti tipici confezionati? No grazie

Taralli importati e in busta sigillata? Olive senza nocciolo e focaccia surgelata? Eresia.

Mai alzarsi da tavola prima di aver finito

Sedere incollato alla sedia dall’inizio alla fine. E la fine prevede caffè e ammazzacaffè (amaro o limoncello). Non ci si alza, mai. Nè prima, né dopo, né durante, mai. È un ordine. E non importa quanto durerà, bisogna resistere.

MAI METTERE IL LIMONE SULLE COZZE E PESCE CRUDO

Non servono altre parole: il limone non si mette sul pesce crudo.
Oltre a rovinare il sapore del pesce “così come viene pescato”, senza cottura, non è un gesto tipicamente pugliese. Soprattutto a Bari, il capoluogo, è vietato.

“Complimenti al cuoco”

Sono d’obbligo, questo è certo. Mai dimenticarli, è un gesto tipico e altamente gradito. Soprattutto per un pugliese.

“Su i bicchieri e giù i pensieri”: il brindisi

Nessun legame tra il brindisi e Brindisi, città pugliese. Il brindisi si fa sempre, altrimenti “sei di Milano”. Il più quotato è “Bvim alla facc d c’ng’vol mal” (beviamo alla faccia di chi ci vuole male).

La creanza (la buona educazione)

È buona educazione mangiare tutto (anche se soprattutto nel Brindisino e al sud in generale si lascia “il ricordino nel piatto”), ringraziare, essere soddisfatti, essere sazi.

La “sudata”

Non si tratta del caldo improvviso, dell’afa di Agosto o del risultato di una corsa sul lungomare. La sudata è la birra, la PERONI.

La focaccia con le mani e il caffè da seduti

Sono delle regole basilari in Puglia. Nessuna eccezione.

Patate, riso e cozze: zucchina sì o no? Mai chiedere

Mai chiedere se la zucchina vada o no in patate, riso e cozze. Potrebbe nascere una di quelle dispute infinite. Risse. Stragi.

Vegetariani pentiti tornano a mangiare la carne

Credit photo: carnisostenibili.it

Negli ultimi anni sono sempre più le persone che decidono di adottare uno stile di vita vegetariano o vegano: in entrambe le diete è assolutamente vietato il consumo di alimenti che hanno origine animale – come la carne e il pesce -, ma nella seconda non rientrano nemmeno uova, latte e latticini.

Che siano stili di vita equilibrati o meno, che facciano bene alla salute o abbiano effetti negativi sul nostro corpo poco importa in questo caso: infatti uno studio americano rivela che l’84% dei vegetariani e dei vegani torna a mangiare alimenti di origine animale.

La ricerca è stata condotta dall’organizzazione no profit Humane Research Council, con l’istituto Harris Interactive, e aveva come obiettivo quello di individuare ed analizzare le abitudini alimentari più frequenti nella popolazione americana. Durante l’indagine sono state fatte diverse domande riguardo l’alimentazione a 11.399 persone, tutti con un’età maggiore ai 17 anni.

Stando a quanto emerso dallo studio, l’età media in cui i vegetariani hanno adottato questo stile di vita è circa 34 anni e le ragioni sono varie: compassione verso gli animali, voglia di essere alla moda e difficoltà di adattamento sono le più comuni. E la carne è stata tolta dall’alimentazione in modo radicale: forse è proprio questa velocità che poi ha portato al pentimento, come affermano i due terzi degli ex vegetariani. Anche perchè cambiare alimentazione in maniera così drastica non è cosa facile.

Ma sono davvero pochi quelli che sono riusciti a portare avanti quest’impegno, soprattutto se abituati ad una dieta molto varia: infatti la principale motivazione del pentimento è una mancata resistenza fisica perchè è raro trovare la stessa energia e la stessa soddisfazione in cibi che non hanno origine animale.

Dallo studio è emerso che il 2% degli americani è ancora vegetariano o vegano, mentre il 10% si dichiara pentito. Tra questi ultimi la metà ha lasciato lo stile vegetariano dopo circa un anno e ben un terzo ha resistito solo fino a tre mesi, forse influenzati dai proprio coinquilini: chi vive con un non vegetariano tende, il più delle volte, a ricominciare a mangiare la carne.

Quinoa: un alimento per combattere la denutrizione

La quinoa è una pianta erbacea, i cui semi macinati forniscono una farina con molto amido, che le consente di essere classificata come un cereale, nonostante non appartenga alla famiglia botanica delle graminacee. Per millenni è stata l’elemento base di tutta la popolazione delle Ande e da cibo povero è diventata un ingrediente pregiato utilizzato dagli chef.

La quinoa ha la capacità di adattarsi a climi e ambienti ecologici differenti. Resistente alla siccità, può crescere in terreni poveri e con alto tasso di salinità. La sua coltivazione, oltre che in Bolivia, Perù, Ecuador, Cile, Colombia ed Argentina, è oggi diffusa anche negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, nel Regno Unito, in Svezia e in Danimarca. Il Direttore generale della FAO ha dimostrato che in Kenya e in Mali la coltivazione sta dando notevoli frutti. Studi preliminari mostrano che la quinoa potrebbe essere coltivata anche sull’Himalaya, nelle pianure del nord dell’India, nel Sahel, nello Yemen ed in altre regioni aride del mondo.

La produzione di quinoa in Italia mostra dei limiti a causa delle elevate temperature estive, della maggiore piovosità e dell’elevata umidità atmosferica. Mentre si studia il genotipo che si adatta meglio ai nostri ambienti, stanno sorgendo dei piccoli appezzamenti tra Avellino, Latina e Pavia. L’unico produttore a pieno campo, con 20 ettari di terreno, si trova ad Ancona.

La quinoa è la sola pianta alimentare che contiene tutti gli amminoacidi essenziali, micronutrienti e vitamine, a partire da fibre e minerali, come fosforo, magnesio, ferro e zinco. Vanta inoltre un notevole apporto proteico, tanto da essere consumata anche da vegetariani e vegani. È ricca di antiossidanti, soprattutto di flavonoidi e di vitamina E. Contiene, inoltre, grassi insaturi ed essendo priva di glutine può essere consumata dai celiaci. Indicata nelle diete ipocaloriche, può essere mangiata anche da chi soffre di diabete.

Purtroppo nonostante questo successo nel mondo, tra gli altipiani andini sta modificando paesaggi e abitudini alimentari. Dal 2000 a oggi le esportazioni di quinoa verso l’America del Nord e l’Europa sono più che triplicate. E anche i prezzi sono esplosi. Attratti dagli alti guadagni, i contadini vendono tutta la loro produzione, senza tenerne parte per il loro consumo e nutrendosi così di cereali con un più basso potere nutritivo. I casi di malnutrizione restano ancora molti, nonostante qui si produca uno dei cibi più nutrienti al mondo. Inoltre, intensificando la produzione, non si rispettano le rotazioni e i periodi di riposo dei terreni, alterando l’equilibrio tra agricoltura e pastorizia.

Lo scorso anno, l’ONU ha dichiarato il 2013 come anno internazionale della quinoa. “L’Anno Internazionale della Quinoa servirà non solo a stimolare lo sviluppo di questa coltivazione in tutto il mondo, ma anche a riconoscere che le sfide del mondo moderno possono essere affrontate facendo ricorso al sapere dei nostri antenati e dei piccoli coltivatori che attualmente ne sono i principali produttori”, ha affermato Graziano da Silva, direttore Generale della FAO.

La quinoa ha più di 200 varietà. Le più note sono quelle a semi neri, bianchi o rossi. I costi sono abbastanza elevati: nei negozi bio un pacchetto da 500 grammi costa dai cinque agli otto euro.
Anche in Italia si comincia a intuirne il potenziale economico e si spera che aumentando la produzione e di conseguenza l’offerta, il prezzo possa scendere e diventare accessibile anche alle fasce più povere della popolazione.

Arriva la ‘Nutellasagna’, un mix di Nutella e lasagne (FOTO)

Credit photo: inagist.com

Negli Stati Uniti, precisamente a New York, è stato creato un nuovo dolce perfetto per chi ama i gusti salati, ma non vuole rinunciare ad un tocco di dolcezza. Si tratta della “Nutellasagna“, una sorta di lasagna farcita con la famosa crema al cioccolato marcata Nutella.

La “Nutellasagna”, che unisce due prodotti italiani di successo, è stata creata da Allison Ribocelli, titolare e chef della Bakery House Ribocelli’s di New York. Il dolce nasce per partecipare ad un contest di cucina e di pasticceria che premia chi ha più fantasia ed originalità in cucina.

E non si può dire che non sia originale, proponendo un mix di Nutella e lasagne. E, osservandola meglio, noi italiani – che al cibo siamo affezionati – potremmo giudicare il nuovo dessert, almeno nella forma, un vero e proprio tiramisù, ma decisamente diverso da quello che siamo abituati a mangiare nel nostro bel paese. Il dolce è formato infatti da diversi strati di lasagne, in mezzo ai quali vengono spalmate ricotta e Nutella, e, per finire, viene ricoperto da delle noccioline – cosparse di cioccolato fuso – e dai dei marshmallows tostati.

Un piatto che può essere consumato sia caldo che freddo, in base al proprio gusto. Ma siamo davvero sicuri che si tratti di buon gusto? Gli americani apprezzeranno certamente il nuovo dolce e noi italiani non vediamo l’ora di assaggiarlo, ma solo per far capire – ancora una volta – chi comanda in fatto di cibo.