domenica, 31 Maggio 2026

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Bioplastic Fantastic, ecco il cibo del futuro

È questo il cibo del futuro? Il progetto di Johanna Schmeer, chiamato “Bioplastic Fantastic“, dispone di sette diversi prodotti che, se combinati, teoricamente potrebbero fornire tutti i nutrienti di cui gli esseri umani hanno bisogno per vivere: proteine, grassi, acqua, fibre, zuccheri, vitamine e minerali.

Bioplastic Fantastic

Miss Schmeer, che abita a Londra, è stata ispirata dai progressi nel campo delle biotecnologie, che potrebbero presto rendere possibile la creazione di cellule viventi, basti pensare alle bistecche vegetariane. Alla fine, questo tipo di scienza potrebbe essere utilizzata per aiutare la scarsità di cibo in tutto il mondo, ma, come sottolinea la signora Schmeer nel progetto, la cucina risultante potrebbe non sembrare come l’abbiamo immaginata.

I cibi sono stati modellate con le forme dei batteri in natura: Rhodococcus, cianobatteri, batteri lattici, e Caulobacter, per citarne alcuni. “I prodotti sono progettati per far parte di uno spazio domestico biologicamente influenzato, e la loro estetica è ideata per sottolineare la vita domestica e le opportunità progettuali che potrebbero verificarsi con questi nuovi tipi di materiali: per rendere il design più sensuale, e meno tecnico, meno industriale” ha detto la sig.ra Schmeer nella sua dichiarazione artistica. Uno degli alimenti sembra un sedano accorciato, un altro ha l’aspetto come un limone pietrificato, ma il nostro preferito sembra un uovo gigante di colore rosso, che sembra una torta al suo interno.

Purtroppo, i prodotti sono ancora lontani dall’essere messi in produzione, perché è un progetto puramente concettuale, e non è tecnicamente possibile oggi renderlo realtà. Ma il progetto si basa sulla ricerca scientifica che sta accadendo oggi, ed è qualcosa che potrebbe essere possibile in 40 o 50 anni, magari potrebbe proprio essere il pranzo a sacco del futuro.

I 5 scandali alimentari che hanno scioccato il mondo

credits photo : lamedicinaestetica.wordpress.com

I consumatori sono sempre più cauti e coscienziosi nel preferire, per quanto possibile, alcune catene di fast food, specialmente dopo che alcuni tra i più grandi marchi sono stati coinvolti in scandali alimentari che hanno scioccato il mondo.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa brittanica, la Reuters, alcuni prodotti alimentari contenevano ingredienti non commestibili o addirittura impensabili, che hanno portato ad azioni legali del valore di milioni di dollari contro queste catene di fast food, minacciando di rovinare il nome dei famosi marchi.

Carne scaduta del McDonald’s

Secondo la Reuters, in Cina i marchi Yum Brands Inc., marchio madre di McDonald’s, e la KFC, si sono scusati con i consumatori nel mese di Luglio, a danno ormai fatto, dopo che è stato scoperto che la Shanghai Husi Food Co Ltd ha fornito carne scaduta alle due catene di fast food. I dati riguardanti il controllo della qualità, della produzione e delle vendite sono stati richiesti dalle autorità competenti che hanno ordinato di sigillare oltre 4.500 scatole di carne sospetta.

Melma rosa nella carne del McDonald’s

Jamie Oliver, cuoco e conduttore televisivo del Regno Unito, ha rivelato che la più grande catena di fast food Mc Donald’s ha utilizzato nella sua carne un riempitivo chiamato “melma rosa“. Il prodotto appiccicoso ha un colore rosa ed è fatto di scarti di carne e grasso lavata in idrossido di ammonio. Ritenuto un composto inadatto al consumo alimentare, Oliver ha vinto contro il famoso marchio McDonald’s, che è stato così costretto a sospendere l’utilizzo di questo disgustoso riempitivo.

Taco Bell senza carne

A scandalo scoppiato, è stato rivelato che il famoso taco era riempito con il suo popolare prodotto solo con il 35% delle carni bovine. La catena è stato denunciata per aver dichiarato che il mix usato era composto per l’88% di manzo. Purtroppo però la maggior parte dei prodotti conteneva anche avena e altri riempitivi.

Carne equina al Burger King

La carne di cavallo è in realtà commestibile e regolarmente acquistata e consumata in paesi come Francia, Belgio e Canada. Nel Regno Unito infatti si è scoperto che la famosa catena Burger King utilizzava carne di cavallo per produrre i famosi hamburger. La catena a sua volta ha incolpato il fornitore della Polonia.

Batteri nel latte di Fonterra

Nel 2013 migliaia di prodotti venduti da Fonterra, azienda casearia della Nuova Zelanda, sono stati richiamati e ritirati dal mercato dopo che i test di sicurezza hanno rilevato nel siero del latte la presenza di numerosi batteri che causano il botulismo, malattia causata da intossicazione alimentare. I prodotti contaminati sono stati tuttavia trasmessi ad altri produttori per produrre bevande sportive e latte artificiale. Circa 1.000 tonnellate di prodotto sono stati richiamati.

Questi sono solo alcuni degli scandali scoperti e denunciati in tutto il mondo. Ancora tanti sono però i consumatori che preferiscono abbuffarsi con il famoso cibo spazzatura, magari inconsapevoli di essere le cavie del prossimo scandalo alimentare.

Humane Eating Project: l’app per mangiare eticamente

Non sempre i ristoranti ben recensiti sono sinonimo di menù adatti al regime alimentare di vegetariani e vegani: ecco perché l’associazione no-profit America for Animals ha messo a punto un’applicazione per smartphone tramite cui trovare i locali dove le pietanze vengono preparate in accordo a principi etici di rispetto nei confronti degli animali e della natura, la Humane Eating Project. Ciò non vuol dire che i carnivori siano estromessi: i ristoranti segnalati non sono esclusivamente vegani o vegetariani, ma sono compresi anche quelli che fanno rifornimento presso allevamenti non intensivi e che propongono sul menù una scelta per il 25% animal-free. Ecco allora recensiti in negativo tutti i locali dove si cucina con crudeltà – si pensi, per esempio, al fegato d’oca – o non ci si preoccupa delle specie a rischio.

L’applicazione contempla attualmente 16.000 ristoranti dai rifornitori sicuri, ma l’intento è quello di ampliare e migliorare questa impostazione, andando a indagare anche su produttori terzi. La divisione tra i ristoranti segue la distinzione tra vegani, vegetariani e “umani” – sarebbe a dire quelli che servono carne e pesce in maniera etica – e la segnalazione sulla mappa avviene mediante l’uso di colori diversi. The Humane Eating Project supporta inoltre i ristoranti che mirano a diventare anch’essi “etici”: grazie alle segnalazioni degli utenti sarà possibile per l’America for Animals inviare ai gestori di queste attività una lettera con dei suggerimenti per modificare il proprio menù e renderlo più “etico”, appunto. L’applicazione esiste già, ma per essere distribuita ha bisogno di essere finanziata: una donazione può essere effettuata al sito indiegogo.com.

Esclusiva giapponese: McNuggets a base di pesce e tofu

Preoccupati della qualità delle carni avicole e bovine dopo gli scandali alimentari in Asia? McDonald’s potrebbe avere la soluzione che fa per voi, ma soltanto in Giappone: i nuggets a base di pesce e tofu. Proprio quest’oggi la filiale giapponese della nota catena di fast food ha infatti lanciato i suoi Tofu Shinjo McNuggets, analoghi ai Chicken McNugget ma farciti di una mistura pesce bianco tritato, tofu e verdure tra cui edamame (fagioli di soia acerbi lessati senza essere sbucciati – ndr), soia e carote. Con l’impanatura dorata dalla frittura e la stessa forma dei loro gemelli a base di pollo, i Tofu Shinjo McNuggets sono croccanti all’esterno e morbidi all’interno.

Non è certo la prima volta che a McDonald’s introduce ingredienti locali nei menù di un Paese: in India, per esempio, esiste il McAloo Tikki, un panino vegetariano a base di patate e polpette di piselli, al quale in Spagna viene aggiunto il gazpacho. I Tofu Shinjo McNuggets saranno disponibili soltanto in Giappone da oggi fino ai primi di settembre: un prodotto esclusivo tra quelli estivi di cui l’azienda aveva programmato il lancio ben prima che scoppiasse lo scandalo alimentare delle carni cinesi. La settimana scorsa, infatti, numerosissimi sono stati i video circolati sui social media cinesi che riprendevano le tecniche sconcertanti utilizzate nelle aziende alimentari di Shanghai da cui si riforniscono molte delle principali catene di fast food internazionali, tra cui appunto McDonald’s e Starbucks: carni maleodoranti o cadute per terra venivano comunque mandate in lavorazione e quelle scadute – di pollo o di bovino – venivano ri-confezionate con etichetta riportante una data di scadenza diversa. Stando alle indagini effettuate dalle autorità locali, le carni raggiungevano poi tutta la Cina, Hong Kong e lo stesso Giappone. Ma da lunedì i McDonald’s nipponici hanno annunciato di aver preso a rifornirsi soltanto dalla Thailandia e di prendere in futuro misure più rigide per quanto riguarda i controlli delle derrate alimentari.