mercoledì, 24 Giugno 2026

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Salse: 3 tipi per accompagnare il bollito

Il bollito è una pietanza molto diffusa su tutto il territorio Italiano. Ma per essere precisi, il bollito è una ricetta tipica della cucina settentrionale. Per accompagnare a dovere questo squisito piatto a base di carne, esistono diverse idee, in particolare, diversi tipi di salse che vogliamo menzionare in questo articolo e dalle quali, potrete chiaramente prendere spunto.

Salsa verde
È una delle salse caratteristiche della tradizione gastronomica Piemontese. Gli ingredienti essenziali per realizzare la salsa verde sono: prezzemolo, aglio, acciughe, il tuorlo di un uovo sodo, mollica di pane e aceto. Il prezzemolo va sminuzzato insieme alle acciughe e all’aglio. Il tuorlo d’uovo sodo va unito alla mollica precedentemente inzuppata di aceto. Infine il tutto va aromatizzato con sale e pepe e allungato con olio evo.

Salsa di capperi
Non a tutti piacciono i capperi, ma gli amanti dei gusti forti e decisi, sicuramente apprezzeranno questa salsa. La suddetta proviene dalla Brianza ed è stata ideata proprio per affiancare il bollito. Per prepararla occorrono: capperi, aglio, prezzemolo, acqua, olio evo e sale. Il procedimento è molto semplice. Difatti è sufficiente macinare e amalgamare tutti gli ingredienti sopracitati, per poi infine cuocere il composto fino all’ottenimento di una crema omogenea.

La mostarda
La mostarda invece giunge da Cremona e dunque trattasi di una prelibatezza della cucina milanese. Ciò che la differenzia dalle altre salse sono gli ingredienti, poiché questa è a base di frutta. Il suo gusto è pizzicante, saporito e marcato in parte a causa della presenza della senape. La ricetta base della mostarda di solito prevede l’impiego dei seguenti frutti: ciliegie, pere, fichi, mele, mandarini, pesche e albicocche. Per realizzare la mostarda bisogna prima mescolare la frutta con lo sciroppo di zucchero e successivamente va cotta. Infine va aggiunta la senape.

Proprietà e benefici della farina di tapioca

farina di tapioca
farina di tapioca

La farina di tapioca è la farina che si ottiene dai tuberi della manioca. Proprio per questo motivo, è conosciuta anche con i nomi “amido di tapioca” o “farina di manioca”. Si tratta di una farina molto leggera per l’intestino ed è ovviamente spoglia di glutine, peculiarità che la rende molto adatta per le preparazioni alimentari indirizzate ai bambini nel periodo dello svezzamento. In questo articolo vogliamo menzionare tutte le proprietà e i benefici che caratterizzano la tapioca.

La farina di tapioca ha un alto contenuto di carboidrati e solo una piccola parte è riservata alle proteine e ai lipidi. Oltre a ciò, la tapioca è anche un’eccezionale sorgente di potassio, ferro, calcio, fosforo e vitamina B2. Per via del suo elevato potere nutritivo, la farina di tapioca è particolarmente adatta nei casi di convalescenza e per le primissime pappe dei piccoli. Un’altra pregiata caratteristica della tapioca è la sua notevole digeribilità che la rende dunque facilmente assimilabile dall’intestino. Ma non è tutto. Un ulteriore maestoso beneficio della farina di tapioca è quello di fare in modo che alcune sostanze contenute nel latte vengano smaltite facilmente. Difatti, quando la tapioca viene cotta nel latte, i granuli di amido di cui è dotata, aumentano di volume, creando una rete che dissesta e respinge la caseina presente nel latte. Questo permette ai succhi gastrici di attaccarla agevolmente e dunque di assorbirla senza fatica.

In cucina, la farina di tapioca è impiegata in primo luogo come collante o come legante. Difatti, è possibile utilizzarla anche per condensare una vellutata, un passato di verdure o una crema per dolci. E’ molto usata ad esempio nella preparazione di prodotti di pasticceria al posto dell’amido di mais o della farina di riso. Per di più, nei dolci, la farina di tapioca, può essere indicata come sostanza surrogatoria delle uova. Nelle zone più calde e torride, invece, la farina di tapioca è uno degli ingredienti basilari e serve principalmente per realizzare l’impasto del pane.

Come riutilizzare le bucce della frutta

bucce della frutta
bucce della frutta

Tutti noi, per crescere in buona salute, dobbiamo progettare uno stile di vita sano, basato su una corretta alimentazione su un’attività fisica bilanciata. Tra i tanti alimenti preziosi, da dover adottare vi è principalmente la frutta che, spesso consumiamo però escludendo la sua buccia, nonostante sia morbida, in quanto la riteniamo parte meno essenziale del frutto. Ecco che, a tal proposito, potremmo analizzare alcune idee alternative, qui chiarite per apprendere e capire meglio come poter riutilizzare le bucce della frutta.

Sembrerebbe che, oggigiorno, l’idea di sostenere la natura, si stia sempre più diffondendo, tanto da voler riutilizzare ogni cosa che si pensava di gettare, al fine di recuperarla per progettare quel che è, più conveniente ad ognuno di noi, salvaguardando le nostre tasche e l’atmosfera che respiriamo.

Le bucce delle arance e, particolarmente quelle del limone non vanno assolutamente gettate poiché possono essere riutilizzate per detergere e lustrare a meraviglia il fondo della caffettiera, le stoviglie, le posate, gli oggetti di rame e i fornelli che nonostante siano ben puliti con i detersivi abituali, spesso rimangono unti e imbrattati, come se fossero ancora sporchi.

Per arricchire di sapore le nostre insalate in modo eccellente, possiamo adoperare il classico olio extravergine di oliva insaporito, per esempio con scorze di limone o di arancia che pensavamo di gettare. A tal proposito, è ben apprezzata e rinomata la crema di limoncello che si deve realizzare mediante la scorza dei limoni. Va comunque precisato, che in questo caso, trattandosi di preparazioni alimentari, è bene utilizzare la frutta biologica, per poter riciclare le inerenti bucce della frutta.

Inoltre spesso, specialmente quando si devono realizzare i dolci, le ricette richiedono sostanze che possano insaporire quel che si sta cucinando. Certo, si potrebbero adoperare le fialette da acquistare al supermercato ma sarebbe più giusto e opportuno adoperare la scorza di limone o, d’arancio ben lavata e grattugiata.

Nasce il primo “All you can eat” di pizzoccheri e sciatt

Credits photo: www.dailybest.it

La formula “All you can eat”, che ha sempre più successo per ristoranti giapponesi e cinesi e per il sushi, spopola anche per prodotti tipici della Valtellina, ossia per i pizzoccheri e per gli sciatt. L’idea è venuta a Fabio e Mauro, i gestori del ristorante “Crotto Quartino di Piuro“, in Valchiavenna, ristorante famosissimo del luogo da circa 70 anni.

Il locale è conosciuto soprattutto per i suoi super cibi, come salumi, costine, salsicce, polenta taragna e pizzoccheri bianchi della Valchiavenna che, come sottolinea Mauro, “sono diversi da quelli dei cugini Valtellinesi, di grano saraceno e verze, ma di un’altra versione, meno conosciuta, ma altrettanto valida, caratteristica della Valchiavenna, ossia quelli bianchi“. Questi ultimi, infatti, sono tra i piatti più gettonati dell’intero menù. Il tutto, ovviamente, accompagnato dal “Vin del Quartin”, il più scelto fra tutti quelli presenti.

Fabio e Mauro, i gestori del ristorante, hanno deciso di proporre questa formula innovativa nella sola serata del venerdì, che ha l’obiettivo di creare una festa ed un inno ai cibi tipici della Valchiavenna. Il costo è di 20 euro a persona e si può scegliere ciò che si preferisce dal menù, insieme ad acqua, vino – incluso nella promozione, però, solo il “Vin del Quartin” e non altre specialità – e caffè.

L’unica regola che viene imposta ai clienti è quella di non lasciare avanzi nel piatto perché, come dicono i proprietari, “mangiare a volontà è ok, sprecare è peccato“. Se si lascia qualcosa, quindi, si è costretti a pagare una somma più alta di 20 euro.