lunedì, 1 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Agnello pasquale e vino, tutti i possibili accompagnamenti

credits: mangiarebuono.it

La Pasqua si avvicina ed è opinione comune scegliere, come pietanza principale del pranzo pasquale, l’agnello.
Le ricette che prevedono la preparazione di agnello sono tante e varie ma soprattutto, ormai, alla portata di tutti.
Ma quali sono i vini che possono abbinarsi ed adattarsi al meglio a questa pietanza? E quali sono le caratteristiche che dovrebbero avere?

Sicuramente il vino da abbinare cambia in base al metodo di preparazione dell’agnello; per quanto questo abbia delle proprie caratteristiche gustative, l’aggiunta di uno o più ingredienti diversi può totalmente modificare la scelta del vino in abbinamento, quindi occorre stare attenti alla ricetta di partenza.

Nonostante la presenza di varie ricette a base di agnello con o meno aggiunta di salse e contorni, la ricetta che in Italia va per la maggiore è l’agnello al forno.
L’agnello al forno è un piatto strutturato e dal punto di vista gustativo ha: succulenza data dalla carne, aromaticità e speziatura data dall’aggiunta di erbe aromatiche ed eventuali spezie, pancetta per ammorbidire la carne che darà al piatto un tono untuoso.

Partendo da queste caratteristiche i vini che meglio si abbinano sono rossi, di buona gradazione alcolica, tannici e con un importante quadro aromatico.
I tannini e l’alcool servono a contrastare e asciugare la presenza di liquido in bocca data dalla succulenza della carne, il quadro aromatico serve a bilanciare la persistenza gustativa data da aromaticità e speziatura del piatto.

I vini italiani da abbinare all’agnello potrebbero essere: Brunello di Montalcino, Barbaresco, Chianti, Aglianico del Vulture.
Sono tutti vini importanti non solo per il nome e per il riconoscimento legislativo, ma anche dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche che possiedono; questi vini sono strutturati come lo è anche il piatto in questione, sono tannici ma non in modo eccessivo, possiedono quel quadro aromatico e quindi una persistenza gustativa tale da sorreggere quella propria dell’agnello al fine di valorizzare il gusto della pietanza senza coprirlo e viceversa.

Vero è che occorre dare al piatto tanta importanza, alla sua preparazione, agli ingredienti da utilizzare, ma è altrettanto importante saper scegliere il vino giusto per magnificarlo e allo stesso tempo esaltare il piatto.
Significa creare una perfetta fusione tra gli elementi del cibo, l’agnello in questo caso, e quelli del vino, raggiungendo un perfetto ed appagante risultato gustativo.

È boom di golossissimi dolci: i doughnut cone (FOTO)

Credits:mashable.com

Se dovessimo pensare a come rendere più buono un cono gelato non sarebbe semplice trovare dei modi per migliorarlo. I più golosi, probabilmente, penserebbero all’aggiunta di panna montata o cioccolata mentre dei “geni alimentari” sono riusciti a creare i “trdelníks” (torte camino), conosciuti anche come “doughnut cone” (coni ciambella). Sono dei dolci di origine Ceca a forma di cono a spirale e al gusto di cannella, conditi all’interno con cioccolato e gelato. Una vera goduria.

I “doughnut cone” trasformano i nostri sogni (golosi) in realtà. L’idea nasce dall’unione di due buonissimi dolci: il gelato e la ciambella. La modernità che caratterizza questo dolce, il quale può essere facilmente consumato per strada, trova ispirazione da un dolce tradizionale Slovacco: una torta condita con zucchero e noci. Esso inoltre si presenta come un’ottima alternativa al classico wafer.

I Caffè di Praga hanno reso i trdelniks le loro specialità e li stanno usando come coni gelato rivisitati in differenti gusti per soddisfare le specifiche richieste. Nello specifico il Caffe di Praga chiamato Good Coffee Food and Bakery è diventato famoso e sta spopolando su tutti i social media con le foto postate delle dolci prelibatezze da loro preparate.

Per gli amanti dei dolci l’idea di poter mangiare qualcosa di così gustoso è una vera tentazione nonostante non sia un dolce “light”. Oltre alla bontà (assicurata) un punto di forza sta nel poter “personalizzare” il proprio “cono-ciambella” a proprio piacimento con: smarties, panna, creme di cioccolato, cannella e tanto altro ancora.

Una cosa è certa, per il momento non ci resta che aspettare che questa golosa moda arrivi anche in Italia ma per chi ha già programmato un viaggio a Praga non può lasciarselo scappare.
Gli americani dopo il cronut, lo stravagante mix di ciambella e brioche, sono già “impazziti” per questi nuovi dolci postando sul web queste golosità.

Ecco a voi i “doughnut cone”

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Credits:www.dailyedge.ie
Credits:www.dailyedge.ie

Plasmon: arrivano i biscotti privi di olio di palma

Credit: makemefeed.com

L’azienda Plasmon, ha deciso di eliminare il tanto discusso olio di palma, dalla ricetta degli amati biscotti.
In questi ultimi anni si è sempre più parlato dell’olio di palma, e dei suoi possibili effetti dannosi sull’organismo, essendo esso presente in tanti alimenti.
Di questo, le aziende produttrici di alimenti, ne hanno dovuto prendere atto, adeguando le loro ricette alle richieste dei consumatori.

La notizia interessante è che , tra le aziende che hanno accettato di rivedere gli ingredienti dei propri prodotti, c’è la Plasmon. La famosa casa produttrice di alimenti per l’infanzia, ha infatti deciso di eliminare l’olio di palma dalla ricetta dei famosi biscotti omonimi, essendo loro consumati principalmente da bambini anche molto piccoli.
Tutto è iniziato da alcune richieste di eliminazione, poi l’informazione sui media, ed infine le proteste.
Di fronte ad una richiesta così esplicita, l’industria alimentare non ha potuto non adeguarsi, e offrire un prodotto adatto alle esigenze, e soprattutto anche alle scelte dei consumatori.

Ed è così che la Plasmon, ha lanciato la campagna e l’hashtag ‘Ti abbiamo ascoltato’, per far capire ai consumatori che, la scelta di eliminare l’olio di palma dalla ricetta dei famosi biscotti, è stata fatta in seguito alle numerose loro richieste.
Il goloso biscotto, amato da grandi e piccini, non avrà più tra i suoi ingredienti l’olio di palma, che sarà sostituito dall’olio di girasole e dall’olio di oliva, proprio per andare incontro a questa presa di posizione.

Plasmon informa, però, che i biscotti con la nuova ricetta non sono ancora in commercio, ma arriveranno molto presto, sostituendo la vecchia generazione.

Cioccolato, toccasana per la mente

Credits: www.benesserenergia.it

Lo psicologo Merrill Elias a metà degli anni ’70 iniziò a monitorare le capacità cognitive di più di 1000 persone a New York. L’obiettivo era: osservare il rapporto tra la pressione del sangue e le prestazioni del cervello. Per decenni ha studiato proprio questo col Maine-Syracuse Longitudinal Study (MSLS) per capire i fattori di rischio cardiovascolari. Dopo 40 anni la ricerca porta a delle conclusioni del tutto inaspettate: il cioccolato ha influenza sulle nostre capacità cognitive.

Si è giunti a questo risultato solo nelle ultime sessioni di ricerca (le sessioni totali sono 7), quando Elias e il suo team hanno avuto l’idea di inserire tra le variabili in esame, le abitudini alimentari dei partecipanti. Le diete, dopo tutto, avevano già mostrato di influenzare i fattori che stavano monitorando. In effetti, avevano a disposizione questo grande numero di partecipanti, un’occasione perfetta per conoscere le scelte alimentari che le persone fanno quotidianamente.

Nella sesta ondata di raccolta dei dati, avvenuta tra il 2001 e il 2006 si è scoperto che le persone che mangiano cioccolato, almeno una volta alla settimana, tendono a rendere meglio cognitivamente.
I risultati, ottenuti in un nuovo studio pubblicato il mese scorso, sono in gran parte merito di Georgina Chichton, una nutrizionista-ricercatrice presso University of South Australia, che ha condotto l’analisi. Tanti “altri” avevano dimostrato che mangiarlo portava a molteplici risultati positivi per la salute, ma pochi si erano focalizzati sull’effetto che esso ha nel cervello. La Crichton aveva intuito che questa era un’occasione da non perdere in quanto la dimensione dei campioni era grande e il dato conoscitivo che ne è venuto fuori è stato forse il più completo di qualsiasi altro studio effettuato.

La ricercatrice Crichton insieme ad Elias e ad Alà’a Alkerwi un epidemiologo hanno effettuato due analisi. Nella prima analisi hanno confrontato i punteggi medi dei vari test cognitivi dei partecipanti che hanno segnalato di mangiare cioccolato almeno una volta alla settimana con coloro che hanno riportato il punteggio più basso. Hanno trovato “una significativa associazione positiva” tra l’assunzione di questa sostanza e le prestazioni cognitive. Tali associazioni sono state assestate con altre variabili quali: età, sesso, istruzione, fattori di rischio cardiovascolare e le abitudini alimentari. In termini scientifici, mangiare cioccolato era significativamente associato ad una superiore “memoria/organizzazione”. Crichton spiega che queste funzioni si traducono in attività quotidiane come: ricordare un numero di telefono, o la lista della spesa, o di essere in grado di fare due cose in una volta, come parlare e guidare allo stesso tempo”.

Nella seconda analisi, i ricercatori hanno testato se il consumo di cacao aumentava la capacità cognitiva, o se le persone con migliori performance celebrali tendevano a gravitare verso il cioccolato. Per far questo questo, i ricercatori si sono concentrati su un gruppo di oltre 300 partecipanti che avevano già partecipato alle prime quattro ondate MSLS così come al sesto, che ha incluso il questionario dietetico. Se una migliore capacità cognitiva prevedeva il consumo di cacao, avrebbe dovuto esserci un’associazione tra performance cognitiva della gente prima di rispondere al questionario e la loro successiva assunzione di cacao riportata dopo. Ma non c’era. “E ‘quasi impossibile parlare di causalità con il nostro sistema”, dice Elias. “Ma il nostro studio indica sicuramente che il consumo di cioccolato colpisce le capacità cognitive”.

Dopo quest’ultima analisi i ricercatori hanno cercato di spiegare come il cioccolato ha questi effetti sulle nostre attività cognitive: i nutrienti chiamati flavanoli del cacao sembrano avere un effetto positivo sul cervello delle persone, essi “influenzano positivamente i processi psicologici”.
Il sospetto è che mangiare cioccolato fa aumentare il flusso di sangue al cervello, che a sua volta migliora le sue funzioni. Inoltre, il cioccolato contiene le metilxantine, dei composti vegetali di produzione che migliorano varie funzioni corporee, tra i quali, il livello di concentrazione.
Il messaggio più corretto, alla luce di quanto sappiamo oggi, non è quello di mangiare cioccolato senza misura ma mangiarlo a piccole quantità senza sensi di colpa. Inoltre, la ricerca non è ancora finita. Dice Elias “Noi non abbiamo fatto distinzioni tra cioccolato fondente e cioccolato light.Questo ci potrebbe dire molto di più su quello che sta succedendo. Non abbiamo inoltre esaminato le persone che assumono il cioccolato mai o raramente rispetto a una volta alla settimana o più. Mi piacerebbe davvero vedere cosa succederebbe se la gente cominciasse a mangiare tonnellate di cioccolato …