venerdì, 26 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Il lato oscuro dell’alta cucina

Alta cucina e chef stellati
CREDIT: www.viagginews.com

Ogni grande Chef ha un grande sogno nel cassetto: ottenere le fantomatiche stelle della guida Michelin, cosi’ come i grandi atleti aspirano alle medaglie olimpioniche per raggiungere i tre podi.
Tale riconoscimento rappresenta, infatti, un segno distintivo dell’alta cucina e conferisce prestigio e maggiore visibilità. La stella nasce dalla Guida Michelin, che oggi è uno dei riferimenti più autorevoli nel campo del turismo enogastronomico, uno strumento nelle mani di ogni viaggiatore che si rispetti, e che cerca l’eccellenza della tavola in tutti i luoghi che decide di visitare.

Oggi, considerarla una semplice guida è riduttivo: è un fenomeno di massa che ha la capacità di orientare le scelte culinarie dei ristoratori e di chi fa cucina, prima ancora che vengano presi in considerazione i gusti degli utenti della ristorazione. Ma le stelle influenzano anche le scelte del viaggiatore. Con una stella la cucina è di buon livello, ma tradizionale. Due stelle significa che la cucina è l’espressione creativa dello chef. Con tre stelle si tratta davvero di un grande ristorante, dove tutto deve essere perfetto, in ogni dettaglio.

Sebbene sia vero che la Michelin Star è riconosciuta al ristorante, il credito è riferito allo chef responsabile della cucina. La stella permette di entrare in un mondo diverso in cui la considerazione da parte degli altri chef è molto elevata. Successo, fama, interviste e nuovi clienti: il tutto tradotto in visibilità. Se poi si è in gamba si cresce, altrimenti la stella può essere anche un’arma a doppio taglio e causare parecchi disastri.

Il potere che questo strumento ha di decidere le fortune o le sfortune dei ristoranti di alta cucina ha sempre creato forti pressioni sui cuochi e i ristoratori. Tormentati dalla ricerca della perfezione, in molti hanno deciso di togliersi la vita per motivi legati alla professione che li mette costantemente alla prova: tra la necessità di inventare sempre nuovi piatti, la volontà di non deludere le aspettative dei clienti, il perfezionismo nel proporre sempre un impeccabile servizio e una vita privata spesso vittima dei ritmi forsennati. La presenza di guide, blog, siti di recensioni dei ristoranti non ha certo migliorato le cose negli ultimi anni.

Il caso più celebre è quello che riguardò Bernard Loiseau, cuoco francese tra i più famosi e apprezzati, proprietario di La Côte d’Or in Borgogna e di altri tre ristoranti, autore di libri di cucina e di prodotti gastronomici di larga distribuzione, che nel 2003 si suicidò pochi giorni dopo aver appreso che il suo locale avrebbe potuto perdere la terza stella, che deteneva fin dal 1991 (cosa che poi non avvenne: La Côte d’Or ha tre stelle Michelin tutt’ora). A lui dedicato “Il perfezionista”, un romanzo che cerca di raccontare i retroscena della vita del grande chef francese, le implicazioni del successo, la lotta estenuante per restare ai vertici della haute cuisine, ma anche il suo eccessivo perfezionismo, la paranoia, i vizi e gli eccessi che, forse, lo hanno spinto a compiere il gesto estremo.

L’ultimo chef a decidere di farla finita è stato Benoît Violier, a capo del ristorante con tre stelle Michelin all’Hotel de Ville a Crissier vicino Losanna, da poco eletto primo del mondo dalla classifica francese “La Liste”. A 44 anni, il giorno prima della presentazione dell’edizione francese della guida Michelin, Violier si è sparato nella sua casa svizzera.
Il mestiere di chef è delicato, serve una vocazione vera. Servono talento, la calma ascetica di un monaco zen e molta resistenza alla fatica.

Gli alcolici più disgustosi in circolazione (FOTO)

Credits: Mashable

Quante tipologie di alcolici conosciamo? E quante, di queste, ci piacciono o beviamo abitualmente? Rum, Vodka, Gin, Grappa, alcuni dei nomi più gettonati. Ma in commercio, soprattutto negli ultimi anni, sono state messe delle bevande davvero disgustose: si parla di “elettricità”, “wasabi”, mix improponibili di sapori e odori, da non poter piacere neanche al più pazzo della compagnia.

Eppure, se sono lì, sugli scaffali dei negozi e supermercati della città, ci sarà un perché: piacciono? Attirano? Chi lo sa.

Alcol aromatizzati

Avete mai pensato a degli alcolici aromatizzati? Qualcuno l’ha già fatto: ecco in vendita la vodka al bacon, a 29$, oppure aromatizzata alla mela caramellata, per un gusto dolce e cremoso. Cosa dire poi del Wasabi, 19$, o dei “popcorn al burro” per “condire” i nostri cocktail?

Alcol strani

Cosa ne pensate della nuova e rivoluzionaria birra alla pizza? O ancora la vodka gusto “cookies”? E, come se non bastasse, ecco altre novità alcoliche in commercio: la vodka al peperone, per digerire al meglio la super cena di qualche ora prima, la vodka alla “ciambella” di cui non si sa ancora quale sia il gusto preciso, e quella, ancora più ricercata, al “salmone affumicato”.

Voi avete mai visto o assaggiato questi alcolici? Lo fareste mai?

Cibo creativo o creatività folle?

credits: www.mashable.com

Un’idea del tutto stramba ma che potrebbe dare inizio ad un nuovo trend è quella ipotizzata sarcasticamente dell’editoriale Mashable, nel quale si prevede che il cibo possa essere servito in modo del tutto “creativo” ovvero in dei bicchieri. Tale ispirazione ha luogo dopo l’impazzata dei molteplici frullati tra cui il Bloody Mary, cocktail condito con succo di pomodoro servito con costosa coda di aragosta, il che fa si che il confine divisorio tra un pasto e un drink non sia più così netto.

La fantasia e la creatività di grandi cuochi e di gente comune ha creato nel corso degli anni un numero enorme di ricette di cucina che non appartengono a nessuna regione specifica. Tale trend si è trasformato al giorno d’oggi in una vera e propria mania nel fotografare e postare sui social cibi e bevande. Il cibo non è più solo da gustare e annusare ma anche – e sopratutto – da vedere.

Ecco che il sito Mashable ha deciso così di divertirsi esasperando le ipotetiche creazioni culinarie che si potrebbero presentare ad un happy hour, sostenendo che il look del “meals in glasses” prevarrà sulla reale esperienza sensoriale del buon cibo. Gli ingredienti previsti in ogni bicchiere sono volutamente i più disparati dal salato ad un cucchiaio di dessert.

Attenzione solo per chi è di stomaco forte, ecco alcuni “meals in glasses” creati e fotografati da Mashable

Il principale social responsabile della mania di condividere istantaneamente ogni creazione culinaria, sia essa eccezionale o terribile, è sicuramente Instagram; nel quale la gente comune può avere un suo spazio per esibire una propria creazione al fine dei più variegati scopi, dalla pura condivisione con altri utenti al prendersi poco sul serio su qualche “pasticcio” culinario.

A sostegno di quanto appena detto non è infatti un caso che i migliori account Instagram da seguire quanto a cibo, si ritrovano nel tag preferito dei buongustai ovvero #foodporn. Ad oggi in tutto il mondo, chi pubblica foto di piatti, di ricette in lavorazione, di portate appena recapitate al tavolo del ristorante viene ripagato da moltissimi “mi piace” e seguito rapidamente da centinaia di persone.

La dieta quasi vegetariana di Tom Brady e Gisele Bundchen

credits: http://www.grazia.it

Non c’è da stupirsi se Tom Brady, campione di Super Bowl e Gisele Bundchen, celebre top model, siano una delle coppie più in forma del mondo dello spettacolo. Ciò è dovuto al loro stile di vita che, oltre all’attività fisica regolare, prevede un rigido regime alimentare, basato sul rispetto della natura.
Il loro chef personale, Allen Campbell, ha rivelato in un’intervista che l’80% della loro dieta è costituita da verdure e il 20% da carne magra, come manzo e pollo, e da pesce, in particolare il salmone. Per quanto riguarda i cereali invece, la coppia consuma riso integrale, quinoa e miglio.

Campbell, grande sostenitore della dieta vegetariana, spiega che un’alimentazione di questo tipo può portare notevoli benefici ed è utile per prevenire le malattie.
Tra gli alimenti banditi ci sono lo zucchero bianco, la farina, la caffeina, i funghi e i latticini. La coppia inoltre utilizza l’olio di cocco e al posto del sale iodato il sale rosa dell’Himalaya.

Tra le verdure, invece, sono vietati i pomodori, i peperoni e le melanzane, a causa della loro natura infiammatoria e Tom evita anche la frutta.
Anche i bambini seguono la stessa dieta e Gisele, per merenda, prepara loro frutta o biscotti al cioccolato poveri di grassi.

Allan Campbell segue spesso Gisele e Tom nei loro impegni in giro per il mondo ma, quando non è possibile, dà indicazioni molto precise ai ristoranti degli hotel in cui le due star sono ospiti. Quando la coppia vuole concedersi qualcosa di più succulento, optano per il sushi, ma solo quello vegetariano.

Tom e Gisele non sono le uniche celebrità ad aver scelto una dieta prevalentemente verde. L’anno scorso anche Beyoncè ha fatto notizia annunciando la sua scelta di diventare vegana e il cuoco Jamie Oliver ha rivelato che sta riducendo il consumo della carne.

La ragione è soprattutto di natura salutistica, in quanto, come spiega Roberta Anding, direttrice della nutrizione sportiva presso l’Ospedale dei bambini del Texas, una dieta vegetale aiuta a combattere le malattie cardiovascolari, abbassa la pressione sanguigna, l’indice di massa corporea, il grasso corporeo e i trigliceridi.