venerdì, 26 Giugno 2026

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USA e Italia: alla ricerca dei prodotti biologici

credits:www.assoalimenta.it

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento esponenziale della domanda di prodotti biologici e Ogm free, che vengono sempre più percepiti come salutistici ed utili a prevenire futuri problemi di salute.

Ma cosa sono esattamente i prodotti biologici e Ogm free?

I prodotti biologici sono quelli che provengono da un’agricoltura che esclude l’utilizzo di sostanze chimiche e che pone l’attenzione alla salvaguardia dei sistemi e dei cicli naturali, al benessere, al rispetto delle esigenze degli animali e all’equilibrio tra essi. OGM è un acronimo che significa: organismi geneticamente modificati; si riferisce ad organismi viventi che possiedono un patrimonio genetico modificato in laboratorio dall’uomo quindi, i prodotti Ogm free sono quelli in cui questo procedimento non avviene.

Sul mercato americano, in particolare, c’è scarsità di materie prime Ogm free ma anche di prodotti biologici. In realtà negli USA l’appetito per i cibi bio è un fenomeno in grande ascesa, tanto da allertare i grandi nomi del trading di materie prime. Infatti, attualmente gli USA hanno un deficit di importazioni bio di un miliardo di dollari destinato ad allargarsi, data la velocità in cui contemporaneamente crescono le vendite; che sono infatti raddoppiate arrivando a 36 miliardi di dollari per i prodotti biologici e, a 15 miliardi di dollari per i cibi Ogm free.

credits: www.buonenotizie.it
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Questa situazione dei mercati è stata confermata anche dal Segretario di stato americano all’agricoltura Tom Vilsack: “Il biologico sta crescendo rapidamente in USA ma è un settore relativamente piccolo con una domanda, però, in aumento e i distributori non sanno se avranno una fornitura adeguata”.
Mentre il settore agroalimentare statunitense fatica a colmare la domanda di questi prodotti, ciò può rappresentare un’opportunità importante per il cibo italiano. Secondo i numeri dell’Osservatorio Sana curato da “Nomisma”, la crescita dell’Italia per l’esportazione di cibi bio è stata del 337%

Le informazioni su tali tipi di prodotti sono disponibili per qualsiasi fascia socio-culturale e facilmente reperibili. Questo ha, di conseguenza, cambiato il target dei consumatori consentendo il passaggio del settore biologico da nicchia di mercato a bene di consumo usufruibile da una fascia più ampia di consumatori, indipendentemente dalle loro condizioni sociali. Tali cambiamenti hanno reso necessario un adeguamento delle aziende operanti nel settore alle normative europee e dei Paesi in cui questi prodotti vengono esportati.
Chi meglio dell’Italia saprà rispondere a queste nuove esigenze dato che la nostra legislazione è una delle più restrittive al mondo in fatto di Ogm e una delle meglio posizionate per le produzioni bio, che possono rappresentare una straordinaria leva di marketing per i prodotti alimentari italiani.
Non è più solo una moda ma un vero e proprio trend di lungo periodo.

Carlo Cracco denunciato dagli animalisti. Ecco perchè

Credit: isolafelice.forumcommunity.net

Carlo Cracco, cuoco famosissimo anche per via della sua partecipazione al programma televisivo Masterchef, è stato denunciato dagli animalisti, poiché in una vecchia puntata – risalente al 14 gennaio scorso – il pluristellato chef ha preparato un piatto a base di carne di piccione, uccello considerato “fauna selvatica” e quindi protetto.

Credit: leggo.it
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Le proteste degli animalisti non sono tardate, e Cracco è stato denunciato: “Nessuno discute che Carlo Cracco sia un grande chef – sottolinea il presidente di Aidaa Lorenzo Crocema il fatto che vada in tv a presentare un piatto a base di carne di piccione, che è un animale protetto dalla legge nazionale ed europea, rappresenta un reato penalmente rilevante, che non potevamo far finta di non vedere… Per questo motivo proprio oggi ho firmato e inviato la denuncia contro il signor Carlo Cracco alla procura di Milano per violazione della legge nazione di tutela della fauna selvatica e della direttiva europea 147/2009″.

Il grande Carlo Cracco non è stato denunciato solo per aver violato la normativa europea riguardo alla protetta fauna selvatica, ma anche per aver portato in televisione questa ricetta, e quindi aver istigato altri cittadini a compiere tali crimini in violazione delle normative europee e nazionali a tutela della fauna selvatica”.

Wine sharing, il vino diventa democratico

credits: www.castlexperience.com

È opinione comune che partecipare alle degustazioni organizzate di vini sia difficoltoso poiché i costi sono elevati, soprattutto quando le bottiglie da degustare sono pregiate e quindi vendute a prezzi, spesso, inaccettabili. Bicerìn, un’importante enoteca di Milano in zona Porta Venezia, si è posta proprio questo problema sperimentando un’interessante proposta: il “wine sharing”.

“Wine sharing” significa condivisione del vino. Appassionati di vino, esperti e non, potranno degustare in compagnia bottiglie di annate speciali e dunque condividerle, trasformando una degustazione d’élite in una più democratica.
Bicerìn ha organizzato una serie di sette appuntamenti, ed ogni settimana, sulla pagina web dell’enoteca e “wine room”, si annuncia una preziosa bottiglia in degustazione. Da lì si creano tavoli da massimo sei persone, per offrire a tutti gli appassionati un’occasione per scoprire vini rari.

I soci dell’enoteca, Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola hanno preparato una lista di “Top Wine” che mescola sapientemente etichette rare e prodotti unici in grado di incuriosire i wine lovers. La lista prevede: “Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004”, “Oasi degli Angeli Montepulciano Kurni 2013”, “Chateau de Pommard 2004”, “Amarone Trabucchi Riserva 2004”, “Le Macchiole Scrio 2011”, “Henri Boillot Corton Charlemagne Gran Cru 2008” e “Champagne Bruno Paillard NPU 1999”.
Ad accompagnare la degustazione, inoltre, ci sarà una selezione gastronomica appositamente pensata dalla cucina dell’enoteca, che cambierà di volta in volta a seconda della proposta per meglio abbinarsi alle differenti caratteristiche organolettiche dei vini.

credits: smarknews.it
credits: smarknews.it

Coniugare la passione per i vini di grande qualità e la necessità di non spendere un patrimonio per poterli degustare è possibile grazie al “wine sharing”, che rende democratico il vino e offre a tutti gli appassionati un’occasione per scoprire vini rari, ma soprattutto confrontarsi sulle emozioni che queste preziose bottiglie trasmettono.
Degustare un vino significa analizzarlo attraverso il senso della vista, dell’olfatto, del gusto per valutare la sua qualità, quindi conoscerlo attraverso i profumi e i sapori. Ci sono sapori che ci riportano indietro nel tempo, attivano ricordi sensoriali, emozioni. Se poi al vino sono abbinate delle eccellenze gastronomiche che lo valorizzano e lo completano, e ancor di più si aggiunge a questo l’unione fra più appassionati si ottiene una perfetta armonia.

Il brunch all’italiana

Credit: jack's wife freda

C’è un posto a New York City sulla 224esima, tra Kenmare street e Cleveland Palace che si chiama Jack’s Wife Freda e fa il miglior brunch di sempre. La domenica mattina è costellato da newyorkers affamati alle prese con uova e bacon, waffle, pancakes frutta e miele, french fries. Le tazze di cappuccino schiumoso si fanno largo tra i tavolini tondi attaccati alle vetrate del locale e tutto ha quel sapore di condivisione tipico del buon vecchio pranzo della domenica.

Cosi, da Lafayette street, il brunch attraversa l’oceano atlantico per approdare nei locali più in voga delle nostre città, dando il via ad un rito di fine settimana fatto di caffè, centrifughe, succhi di frutta, cibo a volontà e la giusta dose di pettegolezzi privati.
Questo perché amiamo i nuovi trends, sopratutto se assecondano le nostre comodità.
Così il piacevole palliativo per l’hangover del sabato notte, diventa una moda ben posizionata tra breakfast e lunch, dai gusti anglosassoni, statunitensi e nostrani.

La tendenza recente prevede che il brunch sia il pasto preferito sulle spiagge di Rimini e della Costa Smeralda, in cui vengono proposti piatti freschi, frutta e verdura. Tuttavia la propensione d’introdurre il brunch nella nostra routine è diffuso un po’ in tutta la penisola.

A Roma, ad esempio, da The Perfect Bun il brunch viene servito al buffet e comprende piatti della tradizione americana tra cui: muffin, onion rings, cheescake, omelette. A Milano i luoghi più quotati per il brunch sono Le Fonderie Milanesi, California Bakery sempre di stampo statunitense, con hamburger, bagel farciti, uova strapazzate. In questo locale si può tra l’altro comprare il classico cestino di paglia con un menù perfetto per due persone e noleggiare la coperta e i cuscini per fare un picnic nel parco adiacente. A Genova invece, viene servita un’ottima colazione rinforzata da Blanco, uno dei locali più in della città che propone un menù salato di cui fanno parte arrosti, croissant dolci o con ripieno di creme formaggio e verdure, pizza, piatti a base di farro e torte a base di verdure. Tra le bevande diversi tipi di vino e succo di pomodoro. Infine, chiudiamo il cerchio con Blanc à Manger, a Catania, una sorta di mdoerna bakery nella quale si servono sandwich, minipanini, tapas, dolci di vario tipo accompagnati da succhi di frutta e prosecco.