lunedì, 1 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Carlo Cracco denunciato dagli animalisti. Ecco perchè

Credit: isolafelice.forumcommunity.net

Carlo Cracco, cuoco famosissimo anche per via della sua partecipazione al programma televisivo Masterchef, è stato denunciato dagli animalisti, poiché in una vecchia puntata – risalente al 14 gennaio scorso – il pluristellato chef ha preparato un piatto a base di carne di piccione, uccello considerato “fauna selvatica” e quindi protetto.

Credit: leggo.it
Credit: leggo.it

Le proteste degli animalisti non sono tardate, e Cracco è stato denunciato: “Nessuno discute che Carlo Cracco sia un grande chef – sottolinea il presidente di Aidaa Lorenzo Crocema il fatto che vada in tv a presentare un piatto a base di carne di piccione, che è un animale protetto dalla legge nazionale ed europea, rappresenta un reato penalmente rilevante, che non potevamo far finta di non vedere… Per questo motivo proprio oggi ho firmato e inviato la denuncia contro il signor Carlo Cracco alla procura di Milano per violazione della legge nazione di tutela della fauna selvatica e della direttiva europea 147/2009″.

Il grande Carlo Cracco non è stato denunciato solo per aver violato la normativa europea riguardo alla protetta fauna selvatica, ma anche per aver portato in televisione questa ricetta, e quindi aver istigato altri cittadini a compiere tali crimini in violazione delle normative europee e nazionali a tutela della fauna selvatica”.

Wine sharing, il vino diventa democratico

credits: www.castlexperience.com

È opinione comune che partecipare alle degustazioni organizzate di vini sia difficoltoso poiché i costi sono elevati, soprattutto quando le bottiglie da degustare sono pregiate e quindi vendute a prezzi, spesso, inaccettabili. Bicerìn, un’importante enoteca di Milano in zona Porta Venezia, si è posta proprio questo problema sperimentando un’interessante proposta: il “wine sharing”.

“Wine sharing” significa condivisione del vino. Appassionati di vino, esperti e non, potranno degustare in compagnia bottiglie di annate speciali e dunque condividerle, trasformando una degustazione d’élite in una più democratica.
Bicerìn ha organizzato una serie di sette appuntamenti, ed ogni settimana, sulla pagina web dell’enoteca e “wine room”, si annuncia una preziosa bottiglia in degustazione. Da lì si creano tavoli da massimo sei persone, per offrire a tutti gli appassionati un’occasione per scoprire vini rari.

I soci dell’enoteca, Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola hanno preparato una lista di “Top Wine” che mescola sapientemente etichette rare e prodotti unici in grado di incuriosire i wine lovers. La lista prevede: “Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004”, “Oasi degli Angeli Montepulciano Kurni 2013”, “Chateau de Pommard 2004”, “Amarone Trabucchi Riserva 2004”, “Le Macchiole Scrio 2011”, “Henri Boillot Corton Charlemagne Gran Cru 2008” e “Champagne Bruno Paillard NPU 1999”.
Ad accompagnare la degustazione, inoltre, ci sarà una selezione gastronomica appositamente pensata dalla cucina dell’enoteca, che cambierà di volta in volta a seconda della proposta per meglio abbinarsi alle differenti caratteristiche organolettiche dei vini.

credits: smarknews.it
credits: smarknews.it

Coniugare la passione per i vini di grande qualità e la necessità di non spendere un patrimonio per poterli degustare è possibile grazie al “wine sharing”, che rende democratico il vino e offre a tutti gli appassionati un’occasione per scoprire vini rari, ma soprattutto confrontarsi sulle emozioni che queste preziose bottiglie trasmettono.
Degustare un vino significa analizzarlo attraverso il senso della vista, dell’olfatto, del gusto per valutare la sua qualità, quindi conoscerlo attraverso i profumi e i sapori. Ci sono sapori che ci riportano indietro nel tempo, attivano ricordi sensoriali, emozioni. Se poi al vino sono abbinate delle eccellenze gastronomiche che lo valorizzano e lo completano, e ancor di più si aggiunge a questo l’unione fra più appassionati si ottiene una perfetta armonia.

Il brunch all’italiana

Credit: jack's wife freda

C’è un posto a New York City sulla 224esima, tra Kenmare street e Cleveland Palace che si chiama Jack’s Wife Freda e fa il miglior brunch di sempre. La domenica mattina è costellato da newyorkers affamati alle prese con uova e bacon, waffle, pancakes frutta e miele, french fries. Le tazze di cappuccino schiumoso si fanno largo tra i tavolini tondi attaccati alle vetrate del locale e tutto ha quel sapore di condivisione tipico del buon vecchio pranzo della domenica.

Cosi, da Lafayette street, il brunch attraversa l’oceano atlantico per approdare nei locali più in voga delle nostre città, dando il via ad un rito di fine settimana fatto di caffè, centrifughe, succhi di frutta, cibo a volontà e la giusta dose di pettegolezzi privati.
Questo perché amiamo i nuovi trends, sopratutto se assecondano le nostre comodità.
Così il piacevole palliativo per l’hangover del sabato notte, diventa una moda ben posizionata tra breakfast e lunch, dai gusti anglosassoni, statunitensi e nostrani.

La tendenza recente prevede che il brunch sia il pasto preferito sulle spiagge di Rimini e della Costa Smeralda, in cui vengono proposti piatti freschi, frutta e verdura. Tuttavia la propensione d’introdurre il brunch nella nostra routine è diffuso un po’ in tutta la penisola.

A Roma, ad esempio, da The Perfect Bun il brunch viene servito al buffet e comprende piatti della tradizione americana tra cui: muffin, onion rings, cheescake, omelette. A Milano i luoghi più quotati per il brunch sono Le Fonderie Milanesi, California Bakery sempre di stampo statunitense, con hamburger, bagel farciti, uova strapazzate. In questo locale si può tra l’altro comprare il classico cestino di paglia con un menù perfetto per due persone e noleggiare la coperta e i cuscini per fare un picnic nel parco adiacente. A Genova invece, viene servita un’ottima colazione rinforzata da Blanco, uno dei locali più in della città che propone un menù salato di cui fanno parte arrosti, croissant dolci o con ripieno di creme formaggio e verdure, pizza, piatti a base di farro e torte a base di verdure. Tra le bevande diversi tipi di vino e succo di pomodoro. Infine, chiudiamo il cerchio con Blanc à Manger, a Catania, una sorta di mdoerna bakery nella quale si servono sandwich, minipanini, tapas, dolci di vario tipo accompagnati da succhi di frutta e prosecco.

Diserbante nelle birre tedesche, ecco i marchi a rischio

Un’analisi dell’istituto per l’Ambiente di Monaco ha riscontrato che in diverse birre tedesche è presente il diserbante glifosato.
Il test ha coinvolto 14 tra le marche più conosciute in Germania: Beck’s, Paulaner, Warsteiner, Krombacher, Oettinger, Bitburger, Veltins, Hasseroeder, Radeberger, Erdinger, Augustiner, Franziskaner, König Pilsener e Jever.
Sono stati registrati livelli di presenza nella birra che oscillano tra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro, in certi casi 300 volte superiori rispetto a 0,1 microgrammi per litro che è il limite da non superare per legge. Questo limite però è specifico solo per l’acqua potabile in quanto, per altre bevande come la birra non è mai stato imposto.

altoadigeinnovazione.it
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La polemica è subito scoppiata tra gli Istituti di ricerca e i produttori.
Nel 2015 il glifosato è stato classificato come “probabile cancerogeno” dall’IARC (International Agency for Research on Cancer) e Sophia Guttenberger, dell’istituto di Monaco che ha compiuto la ricerca, ha detto che “una sostanza, che potrebbe essere cancerogena, non perde nulla né nella birra né nel corpo umano”.
D’altro canto i produttori reputano lo studio “non credibile” e puntano il dito contro le importazioni di malto d’orzo.