martedì, 7 Luglio 2026

Costume & Società

Home Costume & Società Pagina 607
Notizie e tendenze sulla società, sul costume, sull’opinione pubblica e sul cambiamento generazionale

Partorisce prematuramente negli USA e deve pagare un conto salato

Credits: Facebook

Lee Johnston e la sua fidanzata Katie Amos stavano facendo una breve vacanza a New York quando alla donna si sono rotte le acque durante una passeggiata al Central Park, e, portata in ospedale, ha dato alla luce Dax con 11 settimane di anticipo. Tuttavia, al lieto evento si è aggiunta una sorpresa: la coppia ora non potrà tornare nel proprio paese natale almeno fino a marzo. Motivo? Il conto salato di 130 mila sterline, pari a 166 mila euro, da pagare per le prestazioni cliniche effettuate.

Non vedendo nessun’altra soluzione, Katie e Lee si sono rivolti al web. Le loro famiglie e i loro amici gli hanno incoraggiati a organizzare una raccolta fondi che potesse aiutarli a coprire i costi delle spese negli Stati Uniti. Attraverso il portale gogetfunding.com, che offre una piattaforma a chi cerca aiuto economico di vario genere, hanno così introdotto la loro storia agli utenti del web: “Ciao, il mio nome è Dax Johnston. Mia mamma e mio papà sono andati a New York per una breve vacanza di cinque giorni, ultima fuga prima del mio arrivo. Sono andati in una pasticceria (la mia mamma adora i dolci) e, mentre camminavano per Central Park, mi è sembrato stessero così bene che ho deciso di nascere con 11 settimane di anticipo”.

“Abbiamo bisogno del vostro aiuto: mamma e papà non hanno soldi, vestiti né amici o familiari a cui dire un semplice ciao di persona. – si continua a leggere sul sito – So che sono spaventati ma abbiamo molti buoni amici che stanno lavorando duramente per aiutarmi. Non sono certo che l’assicurazione stipulata da mamma e papà copra i costi dell’ospedale e loro sono parecchio preoccupati visto che il conto supera i 200mila dollari”.

La risposta della rete è stata immediata, commossa dalle ‘parole’ del piccolo Dax, che attualmente sta bene, coccolato da mamma Katie e papà Lee. In poche ore sono stati raccolti già 8.000 euro, e si è in attesa di altri benefattori. Una storia a lieto fine.

5 oggetti che potrebbero sparire nel 2015

La tecnologia non attende niente e nessuno. Men che meno noi. E facciamo fatica a starle dietro, effettivamente. Magari avevamo proprio ora iniziato ad avere confidenza con quel determinato “aggeggio” elettronico che ecco che già viene soppiantato da un altro ancora più tecnologico.

Ecco i 5 oggetti che potrebbero sparire nel 2015, perché obsoleti o perché inutilizzati.

SVEGLIA

La sveglia è superata già da tempo, con tutte le impostazioni e le applicazione che abbiamo sui nostri cellulari e smartphone nessuno la utilizza più. Ma nel 2015 sembra che sia destinata proprio a sparire. Non mancherà certamente a nessuno. Svegliarsi con un suono squillante che con violenza ti catapulta nella realtà mentre sei beatamente nel mondo dei sogni non piace a nessuno.
Con i nostri smartphone possiamo scegliere noi la suoneria che ci sveglierà, dolce, romantica, pop. Quello che vogliamo per iniziare la giornata nel miglior modo possibile.

CABINE TELEFONICHE

Se le ricorderanno bene i nostri nonni e genitori. I figli degli anni ’70 e ’80 facevano la fila con i gettoni in mano per fare qualche chiamata.
Oggi, di cabine telefoniche ne sono rimaste davvero poche in giro. Il 2015 si prevede che sia l’anno della loro completa estinzione. Oltretutto con tutti i telefoni mobili, cellulari, smartphone, tablet che abbiamo i telefoni pubblici sono già da qualche anno inutilizzati.
Certo è che questi “pezzi” urbani mancheranno nelle nostre città, delle quali sono sempre state parte integranti, bagagli di ricordi dei tempi andati ed emblematici del “si stava meglio quando si stava peggio”.

TELECOMANDO

Lo state ancora cercando tra i cuscini del divano, vero? Ammettetelo, non è mai stato simpatico a nessuno. Soprattutto quando ti accorgi di averlo lasciato sul tavolo proprio dopo esserti steso sul divano, con la copertina e la cioccolata calda in procinto di cambiare canale.
Il telecomando vede la sua nascita ben 65 anni fa quando fa il suo ingresso nel mercato collegato alla tv con un cavo abbastanza lungo. Da allora di passi avanti ne ha fatti, certo, ma a noi non è mai andato così a genio.
Ecco perché anche per lui è tempo di pensione. Già Steve Jobs ha proposto il controllo vocale, ma che tutt’ora deve far i conti con alcuni limiti intrinseci.
Il suo erede sarà sempre lui: il nostro smartphone. Si sta sempre di più diffondendo il controllo remoto tramite smartphone e gestori vari, per mettere fine alla ricerca pazza del telecomando tra i cuscini dei divani. Vedremo se questo sarà l’anno giusto.

RETE FISSA DI CASA

Siamo al limite di dichiarazione di guerra a tutti i gestori che persistenti ci chiamano a tutte le ore del giorno e della notte, da qualsiasi parte del mondo per proporci l’offerta del giorno del gestore telefonico X. Nulla di personale per i call center ma non se ne può più. Forse anche per questo, la maggior parte della popolazione si sta avviando all’eliminazione della linea fissa di casa.
Complici le spese esorbitanti e l’inutilizzo (sempre a causa dei nostri amati smartphone) la rete fissa di casa sembra essere giunta al capolinea. A che serve una linea a casa quando abbiamo un cellulare che ci permette di essere reperibili ovunque ci troviamo, quindi anche a casa?

NAVIGATORI

Ormai abbiamo assodato che nel 2015 rimarremo noi da soli con i nostri smartphone che sanno fare tutto, compreso preparare il caffè a breve. Anche qui, dunque la colpa dell’estinzione dei navigatori è dei nostri cellulari. Tom tom e compagnia bella hanno vita breve. Ormai qualsiasi dispositivo elettronico è fornito di navigatore e non abbiamo bisogno di portarci null’altro insieme.

Pino, Napul’è a’ voce tua

Credits photo tgcom24

Ciao Pino,
per tutta la vita ci hai accompagnati con le tue parole. Ora che ci hai lasciato senza, non potevamo non renderti omaggio incrociando il nostro ricordo, in un coro collettivo quello della tua Napul’è.

Serena
Sorriderò, piangendo forse un po’. Lo dicevi tu, Pino, in una delle tue canzoni che mi sono rimaste nel cuore I say I’ sto Cca’ e oggi io mi sento così. Sorrido perché penso a quel primo concerto al San Paolo, era il 18 luglio del 1998, il mio primo vero concerto, sorrido perché ripenso ai falò sulla spiaggia, ai viaggi in macchina, alle camminate sotto la pioggia, a quel bacio rubato: tutto è stato accompagnato dalle tue note. Ma non posso non piangere perché oggi ci hai lasciati quando ancora avevamo bisogno della tua musica, del tuo blues.

Francesca
Forse seguirò il mio cuore, forse l’ho seguito già..
Come quella volta in cui ero alta meno di un metro e ho tentato di arrampicarmi alle transenne per salire sul tuo palco, Pino. Perché mia mamma mi ha cresciuta insegnandomi le tue canzoni, perché le tue canzoni mi hanno insegnato che allora sì c’ val a pen’ i crescere e capì, perché la Terra mia raccontata dalle tue corde è diventata la Terra di tutti, la Napoli dai mille colori, i più belli. E io che non sono mai riuscita a vederti così lontano, oggi non mi voglio ricredere.

Cristiano
Quando, rese un film già bellissimo meraviglioso. Quando parte quella canzone il film tocca il suo momento più alto. È una canzone cucita perfettamente sulla mimica di Troisi, sulle sue movenze, sul ritmo del film. È un miracolo.

Matteo
Io, che sono dell’87, ho potuto conoscere a fondo i colori di Napoli grazie alla sua canzone. Sapeva raccontare tutto con parole adatte e mai banali. Non sono partenopeo, ma sono triste perché, oltre a perdere una delle voci più belle del mondo, perdiamo un uomo con la U maiuscola. “E adesso racconta le sfumature di Napoli da lassù”…

Alessandro
Tornare indietro è come guardare un film, la sua musica le sue parole sono la colonna sonora.

Viviana
Quando penso a Pino Daniele mi torna in mente un ricordo legato alla mia infanzia: avevo all’incirca 5/6 anni e andavo tutti i giorni a giocare con la figlia della vicina di casa di mia nonna. Questa ragazzina aveva un fratello, più grande di noi, che era un fan di Pino Daniele, e mi ricordo che mentre noi giocavamo con le Barbie dall’altra stanza echeggiavano le note di questo grande artista. Tra tutte le sue canzoni quelle che amo di più sono “anima e core” e “il sole dentro me”.

Daniele
Per me “Yes I know My Way” lo descrive benissimo ed in qualche modo è una parte di come sono io.

Chissà che i nostri ricordi in coro non ti arrivino.

“Oppure è tutta suggestione questa vita?”

[a cura di Serena Bonamassa e Francesca Viviana Pagano]

I nati dopo il 1942 a rischio obesità

L’anno di nascita di una persona potrebbe rendere possibile prevedere se andrà incontro a problemi di obesità: gli specialisti hanno infatti scoperto che l’anno di nascita influenza l’attività di un gene legato allo sviluppo di questa patologia. Persone che presentano la mutazione di un gene chiamato FTO – anche detto gene dell’obesità – tendono di più a diventare obese se nate dopo il 1942.

Un recente studio ha dimostrato che le persone che presentano questo gene sono più tendenti a mangiare cibi grassi o contenenti molte calorie durante l’invecchiamento. Così, pare che l’anno di nascita possa andare a incidere sul gene, nel senso che un nato 20 anni dopo i suoi genitori può avere un indice di massa corporea maggiore.

Le evoluzioni al livello culturale, poi, come l’incremento degli strumenti tecnologici e la maggiore disponibilità di cibo potrebbero costituire ulteriori fattori aggravanti, andando a riattivare il gene in questione: volendo indagare l’impatto dei geni sullo sviluppo dell’obesità, i ricercatori hanno analizzato il rischio dell’obesità attraverso le generazioni. Perciò, quello che hanno cercato di scoprire è stato se le diverse condizioni vissute da ciascuna fascia di età possano alterare l’espressione della variazione del gene FTO in questione. Le informazioni utilizzate erano relative alle sequenze di DNA di più di 10.000 genitori, bambini e nipoti. Pertanto, i ricercatori sono riusciti a individuare un nesso tra il gene e l’obesità in quanti fossero nati dopo il 1942.

Gli autori dello studio suggeriscono che fattori legati al Secondo Dopoguerra come l’abitudine sempre più radicata alla tecnologia piuttosto che al lavoro manuale e la larga disponibilità di cibi ad alto contenuto calorico immessi sul mercato possano essere stati delle componenti da non ignorare.