sabato, 31 Gennaio 2026

Food

Home Food Pagina 50
Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Gonfiore addominale: i trucchi per sgonfiare la pancia

photo credits. dr giorgini

Una delle problematiche più fastidiose e difficili da contrastare è il gonfiore nella zona addominale.
Nella maggior parte dei casi, questa problematica si presenta a fine pasto ed è accompagnata da continui ed infiniti gorgoglii. Il gonfiore, quindi, oltre ad essere fastidioso è spesso fonte di imbarazzo per chi ne soffre.

Esistono, però, delle buone abitudini che permettono di limitare o eliminare definitivamente questo problema. Se presi tutti in considerazione, infatti, questi piccoli trucchi riescono a combattere il gonfiore e il senso di fastidio che lo accompagna. Scopriamoli insieme.

Masticare lentamente

Il gonfiore si combatte dal principio e non alla fine dei pasti. Mastichiamo lentamente e bene ogni cibo che ingeriamo, la digestione avverrà in maniera più veloce e naturale.

Fibre

Le fibre sono gli alleati principali per contrastare il gonfiore. Fare il pieno di verdure e cereali integrali è il segreto per mantenere sempre attivo il sistema digestivo.

Ridurre il sale

Un piatto salato in maniera esagerata rende difficile l’espulsione di liquidi. Condiamo ogni pietanza in maniera moderata ed i benefici saranno immediati.

Mangiare spesso

La maggior parte delle persone che combatte contro il gonfiore, consuma due o tre pasti al giorno. Piuttosto è consigliabile mangiare poco e spesso, introducendo merende e piccoli snack tra un pasto e l’altro.

Non bere durante i pasti

Evitiamo di bere durante i pasti o almeno di bere poco mentre mangiamo. Perché? La risposta è semplice: se beviamo molta acqua, andiamo a diluire i succhi gastrici e la digestione non avverrà in maniera completa ed il gonfiore si presenterà a fine pasto.

Oltre a questi semplici accorgimenti, sarebbe bene evitare alcuni cibi che causano il gonfiore addominale perché difficili da digerire.
Tra questi troviamo alimenti come: il pane, la lattuga, il caffè, le bevande gassate, i cibi elaborati e le verdure cucinate. Evitandoli e prediligendo bevande come il tè verde e tisane al finocchio, il gonfiore sarà solamente un brutto ricordo.

La Gran Bretagna rivoluziona la tradizione del tè

Credits:www.telegraph.co.uk

L’ora del tè in Gran Bretagna è ad oggi una delle tradizioni più inculcate nel popolo, essa venne istituita nel 19° secolo con la settima duchessa di Bedford. In quegli anni il pranzo veniva fatto presto e la cena molto tardi, quindi la duchessa prese l’abitudine di sorseggiare un tè nel pomeriggio tra le tre e le quattro. La duchessa, invitando i suoi amici ad unirsi a lei, lanciò in pochissimo tempo la moda dell’afternoon tea che riscosse immediato successo. Questo modo di vivere l’incontro del tè diede il via allo sviluppo di utensili, dolci, regole di etichetta e perfino vestiti pensati ad hoc.

Oggi, come nel 19 ° secolo, gli amici o la famiglia sono ancora invitati a condividere il rito del tè, anche se in versione molto semplificata. Il tè comunque è bevuto tuttora più volte al giorno con pause per il tè perfino sul posto di lavoro, proprio come noi italiani viviamo le pause caffè. Oggi però c’è una grande novità che arriva dal nuovo Comins Tea House a Bath, qui a differenza dei tradizionali negozi di tè inglesi non c’è una bustina di tè già confezionata. Rob Comins presenta diversi tipi di tè, tutti nuovi, come ad esempio il Fukamushi Sencha, un tè verde giapponese, profondo e cotto a vapore che viene sorseggiato tra un boccone e un altro.

L’idea sorretta da Rob e sua moglie Michelle è che le varietà di tè sono senza limiti così esse possono creare una base complementare per il cibo contrastandone o sottolineandone il sapore. Il tè è servito a foglie ed è accuratamente abbinato con gnocchi, tartine e torte, in base al profilo aromatico. Negozi di tè specializzati come il Comins stanno aprendo in tutto il Regno Unito, questa è la prova che le tradizioni possono cambiare per adattarsi ad una nuova domanda.

Cambia la società e cambiano le tradizioni infatti, secondo il gruppo di ricerca Mintel consumatori, dal 2010 le vendite dei tè classici sono diminuite di oltre il 20% ma dall’altra parte vi è un trend in crescita per quanto riguarda gli infusi di erbe e di frutta, gli utilizzatori sono soprattutto i consumatori di età compresa tra 25-34 anni. La diversificazione dei gusti di tè e l’apertura di negozi specializzati sta avvenendo proprio come è avvenuta anni fa nell’industria del caffè.

La pizza più buona del mondo? Non si trova a Napoli (FOTO)

Credit: groupon.it

Come ben sappiamo, la pizza è uno – forse l’unico – dei cibi più tradizionali dell’Italia: essa nasce specificatamente a Napoli, nel 1889, grazie al cuoco Raffaele Esposito che, in onore della Regina d’Italia Margherita di Savoia, decise di preparare un impasto, appunto pizza, e condirlo con pomodoro, mozzarella e basilico. Da quel momento in poi, tutti – pizzaioli, cuochi e non solo – si sono sbizzarriti a condire la pizza con qualsiasi ingrediente, seguendo ovviamente i propri gusti culinari.

I napoletani e, più in generale, gli italiani sono fieri di questo cibo che non solo è diventato un vero patrimonio per tutta la penisola – anzi, è stato anche proposto come patrimonio internazionale dell’Unesco – ma è stato copiato dalla maggior parte del mondo, America compresa. Ed è proprio un americano, Daniel Young, il quale lavora presso il sito Condé Nast Traveler, che ha redatto una classifica nella quale sono presenti le città di tutto il mondo dove si mangia meglio la pizza. La cosa che ha scosso molti è che in testa alla classifica non è presente la famosa pizza napoletana o, comunque italiana, bensì quella di Chicago.

Una vera accusa nei confronti dell’italia e molto sdegno per noi italiani, legati fortemente a ciò che ci appartiene e a tutto quello che è tradizione. Ovviamente le reazioni sono state molto dure.
Ricordiamo che, come dice il proverbio latino de gustibus non disputandum est, i gusti sono personali e magari Daniel Young ha messo al primo posto una città americana per un forte spirito patriottico.

Ecco la classifica:

1. Chicago
Credit: giordanos.com
Credit: giordanos.com

2. New York City
Credit: dobianchi.com
Credit: dobianchi.com

3. Roma
Credit: romadpizza.com
Credit: romadpizza.com

4. Orlando
credit: dailybest.it
credit: dailybest.it

5. Napoli
Credit: italianlessons.co.uk
Credit: italianlessons.co.uk

6. New Haven (Connecticut)
Credit: dailybest.it
Credit: dailybest.it

7. Venezia
Credit: dailybest.it
Credit: dailybest.it

8. Edmonton (Canada)
Credit: eater.com
Credit: eater.com

9. Firenze
Credit: puntarellarossa.com
Credit: puntarellarossa.com

10. Palermo
Credit: dailybest.it
Credit: dailybest.it

11. Milano
Credit: tripadvisor.com
Credit: tripadvisor.com

12. Philadelphia
Credit: sithtech.net
Credit: sithtech.net

13. Los Angeles
Credit: seriouseats.com
Credit: seriouseats.com

14. Las Vegas
Creit: dailybest.it
Creit: dailybest.it

La cucina napoletana secondo Luciano Pignataro

Credit photo: Harry di Prisco

La pasta alla Nerano, gli spaghetti al pomodoro e alla colatura di alici di Cetara e poi la genovese di tonno, il ragù, la minestra maritata. Tutti i sapori della tradizione antica napoletana si possono trovare in un raccolto che Luciano Pignataro in una lunga ed appassionante ricerca in rete prima, nel libro poi, racconta il gusto di Napoli e della Campania. Un volume che non potrà assolutamente mancare nelle case e, perché no, dei ristoranti e dei cultori della tavola (quella vera!) per cucinare i piatti illustrati con ricette alla portata di tutti di coloro che si voglio cimentare nella replica.

“La cucina di Napoli, ricette e storie” (edizioni dell’Ippogrifo) di Luciano Pigataro è stato presentato dall’autore, il notissimo giornalista enogastronomo de “Il Mattino” nel locale di Giorgio Moffa, nipote del fondatore del Trianon di Napoli, l’Antica Pizzeria Ciro in Via Unità d’Italia n. 9 a Formia. Le ricette di Napoli, 650 piatti cucinati nelle case e nei ristoranti fra tradizione e modernità, questo il filo rosso che lega l’intero volume, un vero viaggio nelle case e nei locali partenopei attraverso gli antichi sapori.
Un percorso di gusto, accompagnato anche dalla realizzazione dei piatti della tradizione. Moffa da una decina di anni ha “esportato” l’esperienza e la tradizione partenopea nell’area di Latina: un altro suo locale è infatti ubicato sullo splendido Golfo di Gaeta, proprio al lungomare Caboto.

Credit photo: Harry di Prisco
Credit photo: Harry di Prisco

“La cucina napoletana – ha detto Pignataro – è in movimento. L’ultimo grande ricettario risale agli anni ’60 ma dalla fine degli anni ’80 all’inizio degli anni ’90 la cucina napoletana si è arricchita di uno stile più leggero che è stata portato da Don Alfonso piuttosto che da Gennarino Esposito, per citare dei nomi, e che hanno reso meno greve la tradizione partenopea. Questo libro è, dunque, una fotografia della realtà attuale poiché contiene ricette di famiglia, ci sono anche le ricette mia madre, oltre che quelle di ristoranti, stellati e non. Un insieme di saperi che viene presentato ma che può essere anche utilizzato anche in cucina. La mia soddisfazione – ha proseguito il giornalista – è quando qualche lettore pubblica su Facebook la ricetta tratta dal mio libro e poi esclama di essersi trovato bene. Perché, alla fine, il libro deve essere utile”.

Alla serata hanno preso parte anche Marco Infante di Leopoldo 1940, che ha proposto una carrellata di dolci tipici napoletani; Feudi di San Gregorio per i vini; Pastificio Gentile di Gragnano.

E sui tavoli di una sala affollatissima di Ciro a Formia non potevano mancare gli spaghetti ai frutti di mare col trucco che lo stesso Pignataro ha spiegato così: “È una ricetta che nasce dal fatto che da noi le vongole non sanno più di niente, perché le normative europee oltre ad avere introdotto la specie asiatica che cresce molto più velocemente ha fatto perdere sapore a questo frutto di mare determinando l’esigenza di accentuare il sapore. E ciò si può ottenere o aggiungendo più aglio o reinserendo il mare che i burocrati europei ci hanno tolto. E come si fa? Con la colatura di alici”.

Credit photo: Harry di Prisco
Credit photo: Harry di Prisco

Soddisfazione ha espresso Giorgio Moffa, grazie al quale un pezzo della Napoli gastronomica e culinaria è presente a Formia: “La grande partecipazione di appassionati delle tipicità napoletane, che poi sono quelle di Formia – ha detto – dimostra quanto siano vicini i due territori. Anche noi ascoltiamo i vari punti di vista, prestiamo attenzione alle rivisitazioni proposte da grandi chef, ma alla fine, anche per storia familiare, ci piace la semplicità di sempre. E riscontriamo che le virtù e le ricchezze della nostra Napoli, dalla pizza alla cucina che riporta quei sapori, incontra il gusto dei clienti di questa area”.

[A cura di Harry di Prisco]