domenica, 28 Giugno 2026

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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Expo 2015, 7 ricette da tutto il mondo (FOTO)

expo 2015 ricette

Il tema di questa edizione dell’esposizione universale è il cibo e l’alimentazione, “Nutrire il pianeta” è proprio lo slogan di Expo 2015. Attorno a questo argomento principale ruotano quindi tutti gli eventi della manifestazione. Ogni paese, attraverso il suo padiglione, presenterà al mondo la propria personale cultura culinaria.

Oltre 130 paesi di tutto il mondo porteranno a Milano le loro ricette. Proprio per questo, tra le tante iniziative legate ad Expo 2015, in questi giorni è stata lanciata anche un app che raccoglie le ricette provenienti da tutto il mondo. Abbiamo selezionato le dieci più originali e creative da fare anche a casa.

Dalla Bolivia Quinoa rossa con verdure

expo 2015 ricette quiona

La quinoa era considerata dagli Inca la madre di tutti i semi, poco conosciuta in altri paesi, negli ultimi tempi però l’abbiamo vista comparire in diverse tavole salutiste perché ricca di fibre e assolutamente priva di glutine. Si prepara con asparagi, pomodori pachino, cipolle e mais giallo.

Da Cuba Frijoles Negros

expo 2015 ricette cuba

I Frijoles Negros sono un piatto unico della cucina cubana tradizionale, realizzato con un unico di fagioli accompagnato da peperoni, riso bianco lesso condito con succo di limone e spezie.

Dal Giappone Nikuman alle verdure

expo 2015 ricette giappone

Dall’estremo oriente arriva la Nikuman, una merenda che magari molti di noi ricordano bene perché sempre presente nei cartoni animati giapponesi degli anni ’80. Si tratta di morbidi fagottini cotti al vapore che normalmente vengono riempiti con carne di maiale, verdure o marmellata di fagioli rossi.

Dall’Iraq la Mujaddara

expo 2015 iraq

La Mujaddara irachena è un piatto a base di cipolle caramellate da abbinare a lenticchie e riso bianco bollito. Gli ingredienti vengono cotti tutti insieme e poi mescolati con yogurt.

Dalla Slovacchia Cesnakova Polevka

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Un piatto tipico della cucina ceca e slovacca. Si tratta di una zuppa d’aglio che spesso viene servita all’interno di una pagnotta di pane priva della mollica.

Dal Medio Oriente la Rishta con lenticchie

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Sembra un piatto di normali tagliatelle, ed in effetti il nome arabo “rishta” indica proprio un genere di pasta all’uovo che ha origini antichissime e che viene di solito accompagnate da lenticchie.

Dall’Albania il Qif Qi

expo 2015 ricette albania

Per concludere questa carrellata di ricette provenienti da paesi presenti ad Expo 2015, presentiamo il Qif Qi un piatto della tradizione albanese a base di acqua, farina, aglio e yogurt bianco. Veniva considerato un piatto povero perché a base di yogurt un ingrediente sempre presente nelle tavole dei pastori albanesi.

Tutte le caratteristiche del latte vegetale

Credit: faredelbene.net

Sembra in tutto e per tutto il latte che probabilmente molti di noi beviamo al mattino, seppur con un po’ di caffè; stesso aspetto, stesso colore, ma diverse proprietà benefiche. Parliamo del latte vegetale.

Quali sono le differenze? Rispetto al latte animale, che non fa così bene come pensiamo, contiene più proteine e più ferro, ma è privo di colesterolo e di lattosio, che, come dice la dottoressa, biologa nutrizionista, Elisabetta Macorsini “è di uno zucchero contenuto solo nel latte di origine animale, ecco perché per chi è intollerante il latte vegetale risulta un valido sostituto. Visto che le caratteristiche organolettiche e nutrizionali sono differenti, per chi soffre di intolleranza al lattosio, è importante consumare anche altri alimenti ricchi di calcio e di vitamina D, dei quali il latte vegetale è invece privo”.

Più digeribile e più leggero, quindi, il latte vegetale. E ha anche meno calorie e meno grassi. Il latte vaccino è ricco di calcio, vitamine (in particolare A e D) e caseina, ma non quello vegetale, che è infatti adatto alla dieta di chi presenta problemi di intolleranza al lattosio e alle proteine del latte di mucca.

Altra importante caratteristica del latte vegetale è che non deriva da animali. “È una bevanda – dice l’esperta – che viene ricavata da noci, piante, cereali, semi e legumi”. I diversi tipi di latte vegetale (soia, mandorle, riso, avena, cocco) sono reperibili nei negozi specializzati e nella grande distribuzione, ma andrebbero acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica; inoltre, è importante verificare che il latte scelto non contenga aggiunte di grassi e sodio.

Allergie e intolleranze a parte, le varietà vegetali sono indicate anche per chi ha problemi di ipercolesterolemia: il contenuto molto ridotto di grassi saturi non espone a rischi l’apparato cardiovascolare. C’è anche da dire, però, che l’assenza di alcuni importanti nutrienti implica, nel caso di assunzione esclusiva di latte vegetale, la necessità di introdurli mediante altri cibi tra cui tofu, legumi, verdure, frutta secca e uova o di optare per bevande vegetali addizionate.

Stampare il cibo in 3D: la novità del futuro (FOTO)

Mancano solo pochi giorni all’apertura dell’Expo e, come ormai tutti sapranno, il tema principale sarà il cibo e le innovazioni fatte in questo campo. Se però da una parte, a Milano, c’è chi afferma di voler promuovere il diritto ad un’alimentazione sana, dall’altra, oltreoceano, alcuni esperti vedono il cibo stampato in 3D come l’avanguardia del futuro.

Si è sempre parlato di cucina come di un’arte in cui istinto e creatività sono doti essenziali, ma fin’ora solo pochi eletti come gli scienziati della Nasa avevano osato proporre un connubio tra stampa e cibo.

Pare però che questa pratica inusuale sia destinata a trovare sempre più spazio, specialmente negli Stati Uniti. Allo show dei consumatori elettronici a Las Vegas, l’Istituto Culinario d’America (CIA) ha svelato di aver avviato una partnership con System 3D, creatore di Chef Jet. Grazie a questa il Cia avrà l’opportunità di iniziare i suoi test di prova con il chef jet, mentre System 3D guiderà alcuni studenti all’interno della sua sede a Los Angeles con dei tirocini appositi.

Una pratica che potrebbe davvero far nascere nei giovani la passione per il cibo, al di là della sua forma tradizionale, e innescare un processo di start up, come accade spesso da incontri tra due mondi diametralmente opposti. Ma scopriamo nel dettaglio che cos’è e come viene prodotto il cibo stampato in 3d.

Hod Lipson, direttore del Cornell University’s Creative Machines Lab, alla conferenza Inside 3D Printing a New York, ha parlato di tre modi in cui si possono stampare i cibi: effusori, materiali in polvere e laser.

In particolare il 3D Systems ChefJet cristallizza strati sottili di zucchero in configurazioni geometriche virtuali, mentre il Natural Foods’ Choc Edge dispone il cioccolato dalle siringhe, ricreando dei modelli particolarmente belli.

Altro metodo, simile a quello scelto dalla Nasa, è quello di Foodini, che usa ingredienti freschi inseriti in delle capsule per creare dei piatti sorprendenti. A differenza del primo questo però stampa semplicemente delle paste crude da cucinare normalmente.

Proprio per ciò, uno degli ingegneri della Nasa, Anajan Contract, sta sviluppando una stampante che produce pizza e a tal proposito afferma che questo tipo di stampante non solo contribuirà a ridurre l’impatto ambientale, ma anche ad offrire una forma rinnovabile di sostegno per la crescita della popolazione mondiale.

3d-printed-pizza

Il cofondatore delle Macchine naturali, Kucsma, aggiunge che Fodini potrebbe aiutare anche a ridurre gli additivi chimici nei cibi e i consumi extra.

Ma supponendo che tali nobili scopi siano raggiungibili, cibo e tecnologia possono davvero stare nella stessa frase?
Le perplessità maggiori stanno dalla parte di cuochi d’élite e cittadini che amano vedere e gustare il cibo nella sua forma tradizionale, ma come tutte le innovazioni anche questa potrebbe entrare nelle nostre vite, lasciando semplicemente il tempo di abituarsi piuttosto che decidere se usufruirne o no.

[Credits photo: digitaltrends.com]

Le abitudini alimentari di centenari e ultracentenari (FOTO)

Esistono paesi in cui si vive più a lungo di altri e questo avviene grazie alle buone abitudini alimentari dei loro abitanti. A dimostrarlo sono le ricerche di Dan Buettner, autore ed esploratore del National Geographic, che nel suo libro “Zone Blue Solution” ha indicato le 5 aree del mondo con il numero più elevato di centenari, tra queste c’è anche la Sardegna.

Ci sono voluti più di 10 anni, ma le indagini di Dan Buettner sui centenari sparsi in regioni sconosciute ai diversi capi del nostro pianeta hanno avuto i risultati desiderati. Buettner, infatti, insieme ad un gruppo di archeologi, antropologi, epidemiologi e altri ricercatori ha viaggiato per il mondo per comprendere come e dove vivessero le persone più longeve.

Le conclusioni delle sue ricerche sono state così inserite nel suo libro “Zone blue Solution”, il quale non solo indica i nomi di questi paesi, ma segnala anche i cibi che la popolazione consuma in genere.

Per concludere, prima di svelarvi i preziosi consigli di Buettner per arrivare alla soglia dei cent’anni, ecco quali sono le terre in cui si vive più a lungo.

Ikaria, Grecia

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Icaria, il cui nome deriva dalla leggenda mitologica di Icaro, è da tempo considerata una delle isole più belle della Grecia. Recentemente è stata di nuovo riconosciuta in tutto il mondo per l’elevato numero di centenari e ultracentenari che vi abitano, facendola entrare di diritto nel “blue zone solution”.

Il motivo principale della buona salute della sua popolazione si deve al regime alimentare, costituito da latte di capra, miele, legumi come i ceci, i fagioli, i fagiolini e le lenticchie, salvia e maggiorana, formaggio feta, verdure selvatiche, limoni, piccole quantità di pesce.

Okinawa, Giappone

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Nel caso del Giappone, gli ultracentenari vivono in una piccola isola circondata dall’Oceano, Okinawa. Si dice che qui 6.5 persone ogni 10.000 arrivino ai 100 anni: il dato è sorprendente se paragonato a quello degli Stati Uniti, che si fermano a 1.73 su 10.000.

Nei loro piatti si trovano spesso melone amaro, tofu, aglio, riso marrone, tè verde, funghi shitake.

Ogliastra, Sardegna

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Anche l’Italia ha la sua isola di benessere: in una delle zone più incantevoli e meno conosciute della Sardegna, l’Ogliastra, la prospettiva di vita delle persone è più elevata rispetto al resto d’Italia.

Il merito è da attribuire non sono all’alimentazione, che vedremo in dettaglio di seguito, ma anche alla natura incontaminata che permette di respirare un’aria salutare.

Gli ultracentenari consumano qui latte di capra e formaggio di pecora (il famoso pecorino sardo), carboidrati in misura moderata come il pane piatto conosciuto come carasau, lievito e orzo, finocchi, fave, ceci, pomodori, nocciole, latte cardo, vino fatto in casa.

Loma Linda, California

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Difficile da credere, ma anche la California ha la sua fetta di salute e benessere: parliamo di Loma Lima, centro universitario riconosciuto dal Blue Zone per il gran numero di centenari che ci vivono. Qui le persone non bevono alcol, non fumano e non ballano e consumano davvero poco zucchero mentre amano molto l’acqua. E la tv? Meglio una passeggiata fuori piuttosto che rimanere incantati ad uno schermo.

I loro cibi preferiti sono invece tofu, avocado, salmone, nocciole, fagioli, latte di soia, pane intero.

Penisola della Nicoya, Costa Rica

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C’è una zona nel cuore del Costa Rica che si distingue per alcuni cibi come la ‘peach palm’, ricca di vitamina A e C, e per una dieta alimentare particolare che la inserisce tra le regioni con il maggior numero di centenari. Qui si mangiano uova, papaya, patate, banane, fagioli, limonata e mais.

Se non abitate in uno di questi luoghi, non temete, Buettner ha una serie di consigli per voi. Tra questi, se si vuole davvero vivere a lungo, c’è il sapersi contenere a tavola, senza saltare mai i pasti, mangiare carne cinque volte al mese e bere alcol con moderazione: obiettivi che facilmente mettiamo da parte per alimentarci di ciò che fa piacere al nostro palato piuttosto che di quello di cui ha davvero bisogno il nostro corpo.